Gianni ha scritto: ↑sabato 17 ottobre 2026, 2:11
Che la storia delle religioni mostri un panorama molto più articolato, AEnim, non ci sono dubbi, ma il monoteismo fu un caso unico.
इन्द्रं मित्रं वरुणमग्निमाहुः
एकं सद्विप्रा बहुधा वदन्ति
indraṃ mitraṃ varuṇam agnim āhuḥ
ekaṃ sat viprā bahudhā vadanti
La l'essere/ciò-che-è/la-realtà (sat) è una (ekam); i sapienti la chiamano in molti modi
Ṛgveda 1.164.46
hiraṇyagarbhaḥ samavartatāgre
bhūtasya jātaḥ patir
eka āsīt
In principio sorse Hiraṇyagarbha (il germe/embrione d'oro - il grembo dorato - oro, dorato come luminoso, di luce); nato, fu l'unico signore di tutto ciò che esiste.
Ṛgveda 10.121
ānīd avātaṃ svadhayā
tad ekaṃ
tasmād dhānyan na paraḥ kiṃ canāsa
Quell'
Uno tad ekam respirava senza vento, per propria forza; al di fuori di esso non esisteva null'altro
Ṛgveda 10.129, Nāsadīya Sūkta .
Poi ricordo che anche quella vedica è una rivelazione.
Vogliamo continuare darshana per darshana dentro tutte le evoluzioni? La quantità di scritture e di riferimenti in esse è leggiermente ampia.
Se poi andiamo a guardare la storia degli ebrei da un punto di vista prettamente e squisitamente accademico vi troverai come sia evidenziato un processo di trasformazione da politeismo a monolatria e solo in seguito monoteismo, il quale ultimo attraverso opportune narrazioni avrebbe coperto il passato retrodatandosi.
Sottolineo il fatto che di questo alcuni anni fa non ero per niente convinta tanto che ho avuto la faccia di bronzo di affrontare di petto il Prof. Boccaccini con un bel: Dove sono le prove? Portami la prove. Facendogli anche presente che la tradizione non accetta come vere e comprovate queste affermazioni ed addirittura le taccia di antisemitismo. Il ragazzo con molta calma mi stracciò in 15 righe con tutte le prove storiche ed archeologiche del caso. Mi spiace oggi di non aver conservato la risposta e non poterla condividere. Ma d'altronde tendo a non conservare tutto ciò che esula dal mio interesse diretto ed io mi interesso alla visione emica (dall'interno della tradizione) dell'ebraismo e non a quella etica (accademica) per cui sapere ed approfondire questo non mi cambia nulla. Di conseguenza questi aspetti solitamente li trascuro.
Questo naturalmente non piace e non fa piacere a chi lo vive dall'interno (e lo capisco perchè per alcuni evidenziarlo ha purtroppo delle implicazioni anche di natura geopolitica) però è così che invece risulta accademicamente parlando prove alla mano.
Io non ho nulla contro alle narrazioni interne quindi a me va bene la narrazione dall'interno del credente che crede di avere il copyright del monoteismo, in quanto è narrazione dei vissuti e sentimenti personali. Visto che mi interesso alla visione emica e non a quella etica, comunemente la accetto, più o meno come di preferenza accetto il modo in cui ognuno narra se stesso.
A patto però che non si esageri troppo in apologie, ecco.
Quindi un conto sono i fatti e un conto le narrazioni sui fatti (tu stai usando una narrazione). Accademicamente parlando sono ben conosciute e studiate entrambe le cose.
Ciò a parte non capisco questo tuo entusiasmo per il dio unico (che peraltro è solo una pia illusione come fenomeno su larga scala ma anche come fenomeno locale: visto che non una sola mente vi proietta la stessa cosa. Tre religioni almeno dichiarano di avere lo stesso dio unico, peccato che queste tre facce di questo dio unico non si assomiglino per niente).
E' tutto da stabilire che sia più utile e vantaggioso di altre diverse forme di religiosità.
Il fatto che sia uno solo non impedirebbe nessuno di inventarsi un dio discutibile.
Infatti ciò che nella cultura ebraica viene descritto come poco raccomandabile politeismo, non sembra dipendere prevalentemente dalla messa in discussione del numero, ma piuttosto il fatto che essi siano, ciascuno di essi, singolarmente, un dio discutibile, almeno agli occhi di chi li giudica. In particolare solitamente gli elohim akerim legiferano molto male, ovvero sono il vessillo/simbolo di sistemi giuridici e di organizzazioni sociali e governative discutibili, e sollecitano pratiche insensate e cruente.
Poi ricordo che il Dio di Israele sostiene due cose, un patto per la terra di Israele, ed un preciso sistema giuridico e giudiziario per una nazione. Ed io evidentemente ritengo questo il dato dirimente per la unicità. Escludere altri 'dèi' significa escludere altri assetti geopolitici ed escludere altri diversi sistemi giuridici, giurisprudenziali, governativi, ed altri ordini sociali. Quel sistema è organizzato in questo modo, altri sistemi possono invece ospitare una molteplicità di credenze diverse sostanzialmente perchè il sistema giuridico non dipende da esse ma è autonomo ed indipendente. Convertirsi all'ebraismo invece significa assumere quella giuridicità e quella giurisprudenzialità. Esattamente come quando vivi nel territorio di un altro Stato sei sottoposto alle leggi di quello Stato e non più al codice civile e penale del tuo proprio. Quindi se sistema giurisprudenziale e giuridico = dio, ne consegue che in quella nazione può essercene uno solo, ma non in tutte le religioni vale quella equivalenza. Proporre Torah non è proporre delle credenze, è proporre uno specifico sistema giuridico e giurisprudenziale che regola la vita sociale (matrimonio, divorzio, potestà genitoriale, sistemi di ereditarietà familiare ... giusto per citare qualche voce) incluse le autorità preposte, le credenze seguono di conseguenza.
Quindi quando fai apologia di un dio unico di fatto mi staresti proponendo di vivere sotto il codice civile e penale ebraico. Al momento preferisco il mio. Il tuo discorso sul monoteismo qui si sfrange. Solo che nel mio sistema non ho bisogno di un dio per giustificare il mio codice civile e penale, essendo questo fatto una sudata conquista.
Al cristianesimo, che per esempio ci impediva di divorziare, non facciamo più decidere niente.
Se un Tdg vuole impedire una trasfusione ad un minore interviene il giudice tutelare con un decreto di autorizzazione al personale medico di procedere al trattamento sanitario reputato necessario.
Quando si parla di 'monoteismo' non capisco perchè se ne voglia parlare ignorando tutte queste cose e facendo finta che non ci siano tutte le implicazioni che ho enucleato.
Anche noi siamo internamente "monoteisti", abbiamo un solo codice civile, un solo codice penale, un solo sistema giuridico: il nostro. Non può esisterne un secondo. Gli altri sono elohim akerim.
Nemmeno tu vorresti monoteismo, lo stesso dio. Perchè sono sicura che se andassi a sfrugugliare nella giurisprudenza israeliana troveresti diverse cose che non ti piacerebbero per niente, magari diverse da quelle che non assumerei io, ma comunque troveresti cose che non ti piacciono.
Noi facciamo una bella differenza fra giurisprudenza e religione. E così pensiamo che ebraismo sia accendere le candeline, dimenticandoci di tutto il terreno retrostante di quelle candeline. E non pensiamo che quando si studia seriamente Torah si studiano anche istituizioni di diritto ro... pardon talmud = istituzioni di diritto ebraico, esattamente il corrispettivo della prima materia che si studia nel primo anno di diritto, cioè appunto Istituzioni di diritto romano. Su quella si è fondata la nostra giurisprudenza, non sui santi vangeli. Il rito che ho fatto in vita mia più vicino al senso dell'essere ebrei, è stato quando ho avuto un contratto a termine in Procura della Repubblica ed ho giurato. A nessun dio, ma ho giurato. Un rito per un atto legale, non religioso.
Quindi guardando le cose in profondità, l'elogio astratto del monoteismo che senso ha?
Non so, ti aspetti che nell'India secondo te politeista ci sia un sistema giuridico e giurisprudenziale arcaico, confusionario e scarso? Ebbene pare invece che sia uno dei più all'avanguardia in mediazione giuridica interculturale.
Quindi quando dici 'monoteismo' esattamente cosa stai proponendo? Mi stai proponendo di buttare via i miei codici civile e penale ed assumere quello israeliano o il diritto canonico cattolico?
Di fatto, ad occhi attenti, è questo che significa.
Non ci penso nemmeno.
Oppure quando dici monotesimo e pensi ad ebraismo e cristianesimo, allora invece delle solite su cosa si mangia, su cosa si fa o no di shabbat, questo sarebbe interessante: perchè il diritto ebraico contempla il divorzio e quello canonico cattolico che dovrebbe appartenere allo stesso monoteismo non lo contempla? Giusto perchè con questa cosa il diritto canonico cattolico ha distrutto la vita di un infinito numero di persone.
Oppure quando dici 'calendario di dio' ci vuoi far diventar matti con il calendario lunare? Ci sarà pure un motivo, peraltro non religioso, per cui il mondo intero ha preferito quello solare o no?
Va bene conservare in sovrapposizione la memoria del lunare, fa un po' cosplay ma è bello e poi serve a calcolare epoche bibliche, eppure nemmeno loro ci diventano matti ed eseguono tutti gli spostamenti necessari.
Quando parliamo di tutte queste cose, non so perchè, ma improvvisamente sembra davvero di aver varcato uno stargate temporale ed essere entrati in un cosplay storico per cui dopo aver appreso per secoli, per esempio, a distiguere fra il diritto dello Stato, le regole religiose e rituali, le norme etiche e quelle morali (di costume, il mores), le consuetudini sociali, le regole di buona educazione, le prescrizioni igieniche, le abitudini alimentari, le regole di un'associazione o di una comunità, a distinguere le norme vincolanti da quelle che non lo sono, eccetera, ex abrupto il linguaggio diventa arcaico e ci si mette a chiamare 'legge' persino il suggerimento di non parlare a bocca piena, cioè qualsiasi cosa, dal precetto rituale alla più banale regola di convivenza.
E' vero, io discuto volentieri delle due cucine e del pollo al latte, fondamentalmente perchè lo trovo tremendamente rilassante in confronto alle complicazioni che devo affrontare tutti i giorni.
Dopo 100 anni almeno di studio davvero rinnovato e davvero serio sulle religioni e sul fenomeno religioso, di cui gli ultimi circa 50 veramente importanti, che hanno permesso a tutti che lo vogliano di venire a conoscenza dei raffinati sistemi di pensiero che troviamo quasi in ciascuna, e dei ruoli sociali che hanno rivestito in ciascuna civiltà, ancora discorsi sul primato del monoteismo?
Un dato dai telegiornali di non molti giorni fa:
Francia: Circa 216.000 vittime stimate di pedofilia ecclesiastica fra il 1950 e il 2020; indagine statistica rappresentativa della popolazione. La stima sale a 330.000 includendo gli abusi commessi da laici credenti in contesti legati alla Chiesa.
Prima si erano contati fra il 1940 e il 1980 circa (perchè per l'epoca la conta precisa era più difficile)
30.000 vittime di abusi psicologici e violenze negli istituti femminili gestiti da religiose, le cosiddette
écoles de préservation, ovvero i collegi femminile cattolici che curavano la istruzione pubblica delle bambine e ragazze francesi (mia madre e mia zia avevano fatto le scuole lì, quindi ho un'idea precisa di cosa ci succedesse dentro).
Nelle Magdalene Irandesi, istituti religiosi destinati all'educazione di donne e ragazze, invece il rapporto governativo del 2013 ha registrato 14.607 vittime di violenze ed abusi di ogni natura, quasi il cento per cento delle persone che vi sono entrate.
A conti fatti sto monoteismo non lo direi un gran successo. Ma magari tu dirai che non è vero monoteismo, vabbè.
Io al monoteismo gli trovo un difetto fondamentale, dove tutto è e deve essere uguale, dove c'è ovunque una unica cosa, un unico ambiente, un pensiero unico - che include sempre anche il pensiero integralista - e dove non esiste la possibilità di altro, quando c'è un problema serio ti sono state sbarrate precedentemente tutte e qualsiasi via di scampo ed alternativa, o di costruire le alternative. E' come entrare in un vicolo cieco, in una strada senza uscita, dove una ed una unica cosa diventa fonte di tutto, da cui si deve dipendere, e il tutto in uno è sempre un cul del sac. Tutto ciò che è mono, tutto ciò che è una ed una sola fonte, è l'unico posto dove non c'è salvezza alcuna. La salvezza è sempre fuori, sempre nella pluralità e nella diversificazione, mai in qualcosa che ti imprigiona. Forse un giorno dio era uno, ma il mondo è molteplice, e casomai lo avesse fatto proprio lui, lo ha fatto proprio così.
Quindi io che sono buddhista, e pratico interbuddhisticamente, quando il lama è bravo e insegna la madyamaka bene vado dal lama, ma quando il lama dà fuori di matto e dice stupidaggini non me ne faccio carico, vado dall'acharya, quando l'acharya mi fa venire sonno, vado dal sensei che mi sveglia, ma quando voglio danzare vado dagli shaiva, quando fumano me ne vado, e vado dai vaisnava, quando mi stufano tutti vado in accademia.
Le cose non esistono perchè sono buone o cattive, ma perchè si conciliano o meno con le esigenze, attitudini ed inclinazioni diverse delle persone. Quello che per uno è salute, per un altro è veleno.