Non esiste alcuna continuità tra ebraismo e cristianesimo

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Gianni
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Re: Non esiste alcuna continuità tra ebraismo e cristianesimo

Messaggio da Gianni »

Caro Naza, tu dici che nei due filoni da me suggeriti è «già stabilita una conclusione». Non hai, a quanto pare, confidenza col mondo accademico. Non si tratta infatti di conclusione ma di tesi (dal greco antico ϑεσις, thèsis, "posizione"). La tesi è un enunciato (che tu confondi con una conclusione già stabilita) di cui si vuole accertare la validità al termine di un ciclo di studi universitari. È chiaro che qui, in questo forum, non siamo a quei livelli. Consideralo però, se vuoi, un allenamento.

Sai tra i miei studi quello che considero il meno utile (per non dire inutile, sotto certi aspetti)? La teologia. Intendiamoci: io sono un appassionato di teologia, ma biblica. Quella delle religioni mi interessa meno che niente. Perché allora l’ho studiata e mi ci sono perfino laureato? Per conoscerne gli sbagli nel confronto con la Sacra Scrittura.

Tu ami fare discorsi lunghissimi, ma non è più profittevole andare al sodo? In un mio precedente intervento avevo scritto che la cosa migliore è, secondo me, distinguere tra “parola di Dio” e «tradizione religiosa».

“Figlio mio, sta' in guardia: si fanno dei libri in numero infinito; molto studiare è una fatica per il corpo. Ascoltiamo dunque la conclusione di tutto il discorso: «Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo è il tutto per l'uomo»”. -Ec 12:14,15.

Quanto alla divinità egizia Aton, con Akhenaton, quel dio non fu posto semplicemente al di sopra degli altri dèi, ma gli altri dèi vennero dichiarati inesistenti. Era rappresentato unicamente dal disco solare da cui partono raggi terminanti con mani che offrono il simbolo della vita. La popolazione egizia non pregava direttamente Aton. Aton era il Dio del Faraone, e il Faraone (unitamente alla regina Nefertiti) era l'unico intercessore per il popolo. Il popolo, in pratica, doveva adorare Akhenaton per giungere ad Aton. A differenza del vero monoteismo (quello biblico, in cui Dio pone una legge morale universale per tutti gli uomini), il culto di Aton era focalizzato sulla cosmologia, sulla luce, sul ciclo della natura e sulla celebrazione della regalità. Il fenomeno fu un'imposizione di un singolo sovrano. Alla morte di Akhenaton (e sotto il regno del giovane Tutankhaton, che cambiò il nome in Tutankhamon), l'Egitto ripristinò immediatamente il politeismo tradizionale, bollando Akhenaton come criminale e cancellando la sua memoria. Studia, Naza, ma non troppo, perché “molto studiare è una fatica”. ;)
chelaveritàtrionfi
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Re: Non esiste alcuna continuità tra ebraismo e cristianesimo

Messaggio da chelaveritàtrionfi »

Caro Gianni, i due filoni che hai riportato sono formulati come affermazioni che sembrano dare per acquisito un risultato, anziché lasciare aperta la questione da indagare. Appunto perché siamo in un forum, devi lasciare le questioni aperte e non chiuderle con paletti e premesse come hai fatto dall’inizio. Certo che poi si finisce per arrivare a scontri.

Ogni volta finiamo sempre per parlare di cose extra. Io non menziono mai i miei titoli accademici o faccio allusioni ad altro o cerco di mettere l’utente volontariamente su un piano inferiore in maniera diretta o presupposta.

Da un certo punto di vista, potrei dire che molti di voi non hanno competenza per affrontare alcune questioni come quelli della ricerca e sui metodi di ricerca. Ma preferisco commentare ciò che leggo senza prendere posizioni perché non lo trovo giusto nei confronti degli utenti e non è detto che un utente "non titolato" non possa procedere e scrivere cose corrette e sensate. Meglio non mettersi al di sopra di nessuno.

Una tesi deve comunque essere formulata in modo sufficientemente preciso e sostenuta da argomentazioni adeguate.

Per esempio, affermare che non esista continuità tra ebraismo e cristianesimo, mentre esisterebbe tra ebraismo, Yeshùa e i suoi discepoli, significa già proporre una distinzione che deve essere dimostrata, non semplicemente assunta come punto di partenza.

Bisognerebbe innanzitutto chiarire che cosa intendiamo per continuità: storica, culturale, testuale, teologica…? Sono aspetti differenti e non necessariamente coincidono.

Il movimento di Yeshùa e dei suoi discepoli si colloca nel contesto del giudaismo del I secolo, ma il cristianesimo successivo non è comparso in un vuoto storico e culturale. Si è sviluppato anche attraverso la rielaborazione di tradizioni, testi e concetti ebraici, oltre che attraverso l'incontro con il mondo ellenistico già a partire dagli autori del NT. Di questo stavamo discutendo.

Ho proposto di sviluppare l’argomento separando varie questioni semplicemente non per arrivare ad una soluzione definitiva, ma per esaminare quali elementi di continuità siano rimasti, quali siano stati reinterpretati e quali siano emersi nel corso del tempo.

Il fatto che il culto di Aton avesse caratteristiche diverse da quello biblico non dimostra che il monoteismo biblico fosse un caso unico. Ti avevo risposto su questo punto. Quindi, credo che stai confrontando due concezioni della divinità sulla base di criteri differenti e definendo "vero monoteismo" quello biblico. Ma questa è una valutazione teologica, non una dimostrazione storica. Io sto parlando del piano storico.
Sul piano biblico possiamo anche considerare il monoteismo ancora prima di Aton.

Quindi piuttosto che perdersi in temi extra andiamo al punto. E i miei commenti li ho già esposti.
Per me contano i documenti scritti perchè li possa verificare. "Ora i bereani .. accolsero il messaggio con grande entusiasmo e esaminarono ogni giorno le Scritture per vedere se questi insegnamenti erano veri". Atti 17:11 BSB
AEnim
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Re: Non esiste alcuna continuità tra ebraismo e cristianesimo

Messaggio da AEnim »

Gianni ha scritto: ↑sabato 17 ottobre 2026, 2:11 Che la storia delle religioni mostri un panorama molto più articolato, AEnim, non ci sono dubbi, ma il monoteismo fu un caso unico.
इन्द्रं मित्रं वरुणमग्निमाहुः
एकं सद्विप्रा बहुधा वदन्ति
indraṃ mitraṃ varuṇam agnim āhuḥ
ekaṃ sat viprā bahudhā vadanti
La l'essere/ciò-che-è/la-realtà (sat) è una (ekam); i sapienti la chiamano in molti modi
Ṛgveda 1.164.46

hiraṇyagarbhaḥ samavartatāgre
bhūtasya jātaḥ patir eka āsīt
In principio sorse Hiraṇyagarbha (il germe/embrione d'oro - il grembo dorato - oro, dorato come luminoso, di luce); nato, fu l'unico signore di tutto ciò che esiste.
Ṛgveda 10.121

ānīd avātaṃ svadhayā tad ekaṃ
tasmād dhānyan na paraḥ kiṃ canāsa
Quell'Uno tad ekam respirava senza vento, per propria forza; al di fuori di esso non esisteva null'altro
Ṛgveda 10.129, Nāsadīya Sūkta .

:YMPARTY:

Poi ricordo che anche quella vedica è una rivelazione.

Vogliamo continuare darshana per darshana dentro tutte le evoluzioni? La quantità di scritture e di riferimenti in esse è leggiermente ampia.

Se poi andiamo a guardare la storia degli ebrei da un punto di vista prettamente e squisitamente accademico vi troverai come sia evidenziato un processo di trasformazione da politeismo a monolatria e solo in seguito monoteismo, il quale ultimo attraverso opportune narrazioni avrebbe coperto il passato retrodatandosi.
Sottolineo il fatto che di questo alcuni anni fa non ero per niente convinta tanto che ho avuto la faccia di bronzo di affrontare di petto il Prof. Boccaccini con un bel: Dove sono le prove? Portami la prove. Facendogli anche presente che la tradizione non accetta come vere e comprovate queste affermazioni ed addirittura le taccia di antisemitismo. Il ragazzo con molta calma mi stracciò in 15 righe con tutte le prove storiche ed archeologiche del caso. Mi spiace oggi di non aver conservato la risposta e non poterla condividere. Ma d'altronde tendo a non conservare tutto ciò che esula dal mio interesse diretto ed io mi interesso alla visione emica (dall'interno della tradizione) dell'ebraismo e non a quella etica (accademica) per cui sapere ed approfondire questo non mi cambia nulla. Di conseguenza questi aspetti solitamente li trascuro.

Questo naturalmente non piace e non fa piacere a chi lo vive dall'interno (e lo capisco perchè per alcuni evidenziarlo ha purtroppo delle implicazioni anche di natura geopolitica) però è così che invece risulta accademicamente parlando prove alla mano.
Io non ho nulla contro alle narrazioni interne quindi a me va bene la narrazione dall'interno del credente che crede di avere il copyright del monoteismo, in quanto è narrazione dei vissuti e sentimenti personali. Visto che mi interesso alla visione emica e non a quella etica, comunemente la accetto, più o meno come di preferenza accetto il modo in cui ognuno narra se stesso.
A patto però che non si esageri troppo in apologie, ecco.

Quindi un conto sono i fatti e un conto le narrazioni sui fatti (tu stai usando una narrazione). Accademicamente parlando sono ben conosciute e studiate entrambe le cose.

Ciò a parte non capisco questo tuo entusiasmo per il dio unico (che peraltro è solo una pia illusione come fenomeno su larga scala ma anche come fenomeno locale: visto che non una sola mente vi proietta la stessa cosa. Tre religioni almeno dichiarano di avere lo stesso dio unico, peccato che queste tre facce di questo dio unico non si assomiglino per niente).
E' tutto da stabilire che sia più utile e vantaggioso di altre diverse forme di religiosità.
Il fatto che sia uno solo non impedirebbe nessuno di inventarsi un dio discutibile.
Infatti ciò che nella cultura ebraica viene descritto come poco raccomandabile politeismo, non sembra dipendere prevalentemente dalla messa in discussione del numero, ma piuttosto il fatto che essi siano, ciascuno di essi, singolarmente, un dio discutibile, almeno agli occhi di chi li giudica. In particolare solitamente gli elohim akerim legiferano molto male, ovvero sono il vessillo/simbolo di sistemi giuridici e di organizzazioni sociali e governative discutibili, e sollecitano pratiche insensate e cruente.
Poi ricordo che il Dio di Israele sostiene due cose, un patto per la terra di Israele, ed un preciso sistema giuridico e giudiziario per una nazione. Ed io evidentemente ritengo questo il dato dirimente per la unicità. Escludere altri 'dèi' significa escludere altri assetti geopolitici ed escludere altri diversi sistemi giuridici, giurisprudenziali, governativi, ed altri ordini sociali. Quel sistema è organizzato in questo modo, altri sistemi possono invece ospitare una molteplicità di credenze diverse sostanzialmente perchè il sistema giuridico non dipende da esse ma è autonomo ed indipendente. Convertirsi all'ebraismo invece significa assumere quella giuridicità e quella giurisprudenzialità. Esattamente come quando vivi nel territorio di un altro Stato sei sottoposto alle leggi di quello Stato e non più al codice civile e penale del tuo proprio. Quindi se sistema giurisprudenziale e giuridico = dio, ne consegue che in quella nazione può essercene uno solo, ma non in tutte le religioni vale quella equivalenza. Proporre Torah non è proporre delle credenze, è proporre uno specifico sistema giuridico e giurisprudenziale che regola la vita sociale (matrimonio, divorzio, potestà genitoriale, sistemi di ereditarietà familiare ... giusto per citare qualche voce) incluse le autorità preposte, le credenze seguono di conseguenza.
Quindi quando fai apologia di un dio unico di fatto mi staresti proponendo di vivere sotto il codice civile e penale ebraico. Al momento preferisco il mio. Il tuo discorso sul monoteismo qui si sfrange. Solo che nel mio sistema non ho bisogno di un dio per giustificare il mio codice civile e penale, essendo questo fatto una sudata conquista.
Al cristianesimo, che per esempio ci impediva di divorziare, non facciamo più decidere niente.
Se un Tdg vuole impedire una trasfusione ad un minore interviene il giudice tutelare con un decreto di autorizzazione al personale medico di procedere al trattamento sanitario reputato necessario.
Quando si parla di 'monoteismo' non capisco perchè se ne voglia parlare ignorando tutte queste cose e facendo finta che non ci siano tutte le implicazioni che ho enucleato.
Anche noi siamo internamente "monoteisti", abbiamo un solo codice civile, un solo codice penale, un solo sistema giuridico: il nostro. Non può esisterne un secondo. Gli altri sono elohim akerim.
Nemmeno tu vorresti monoteismo, lo stesso dio. Perchè sono sicura che se andassi a sfrugugliare nella giurisprudenza israeliana troveresti diverse cose che non ti piacerebbero per niente, magari diverse da quelle che non assumerei io, ma comunque troveresti cose che non ti piacciono.
Noi facciamo una bella differenza fra giurisprudenza e religione. E così pensiamo che ebraismo sia accendere le candeline, dimenticandoci di tutto il terreno retrostante di quelle candeline. E non pensiamo che quando si studia seriamente Torah si studiano anche istituizioni di diritto ro... pardon talmud = istituzioni di diritto ebraico, esattamente il corrispettivo della prima materia che si studia nel primo anno di diritto, cioè appunto Istituzioni di diritto romano. Su quella si è fondata la nostra giurisprudenza, non sui santi vangeli. Il rito che ho fatto in vita mia più vicino al senso dell'essere ebrei, è stato quando ho avuto un contratto a termine in Procura della Repubblica ed ho giurato. A nessun dio, ma ho giurato. Un rito per un atto legale, non religioso.
Quindi guardando le cose in profondità, l'elogio astratto del monoteismo che senso ha?
Non so, ti aspetti che nell'India secondo te politeista ci sia un sistema giuridico e giurisprudenziale arcaico, confusionario e scarso? Ebbene pare invece che sia uno dei più all'avanguardia in mediazione giuridica interculturale.
Quindi quando dici 'monoteismo' esattamente cosa stai proponendo? Mi stai proponendo di buttare via i miei codici civile e penale ed assumere quello israeliano o il diritto canonico cattolico?
Di fatto, ad occhi attenti, è questo che significa.
Non ci penso nemmeno.
Oppure quando dici monotesimo e pensi ad ebraismo e cristianesimo, allora invece delle solite su cosa si mangia, su cosa si fa o no di shabbat, questo sarebbe interessante: perchè il diritto ebraico contempla il divorzio e quello canonico cattolico che dovrebbe appartenere allo stesso monoteismo non lo contempla? Giusto perchè con questa cosa il diritto canonico cattolico ha distrutto la vita di un infinito numero di persone.
Oppure quando dici 'calendario di dio' ci vuoi far diventar matti con il calendario lunare? Ci sarà pure un motivo, peraltro non religioso, per cui il mondo intero ha preferito quello solare o no?
Va bene conservare in sovrapposizione la memoria del lunare, fa un po' cosplay ma è bello e poi serve a calcolare epoche bibliche, eppure nemmeno loro ci diventano matti ed eseguono tutti gli spostamenti necessari.

Quando parliamo di tutte queste cose, non so perchè, ma improvvisamente sembra davvero di aver varcato uno stargate temporale ed essere entrati in un cosplay storico per cui dopo aver appreso per secoli, per esempio, a distiguere fra il diritto dello Stato, le regole religiose e rituali, le norme etiche e quelle morali (di costume, il mores), le consuetudini sociali, le regole di buona educazione, le prescrizioni igieniche, le abitudini alimentari, le regole di un'associazione o di una comunità, a distinguere le norme vincolanti da quelle che non lo sono, eccetera, ex abrupto il linguaggio diventa arcaico e ci si mette a chiamare 'legge' persino il suggerimento di non parlare a bocca piena, cioè qualsiasi cosa, dal precetto rituale alla più banale regola di convivenza.
E' vero, io discuto volentieri delle due cucine e del pollo al latte, fondamentalmente perchè lo trovo tremendamente rilassante in confronto alle complicazioni che devo affrontare tutti i giorni.

Dopo 100 anni almeno di studio davvero rinnovato e davvero serio sulle religioni e sul fenomeno religioso, di cui gli ultimi circa 50 veramente importanti, che hanno permesso a tutti che lo vogliano di venire a conoscenza dei raffinati sistemi di pensiero che troviamo quasi in ciascuna, e dei ruoli sociali che hanno rivestito in ciascuna civiltà, ancora discorsi sul primato del monoteismo?

Un dato dai telegiornali di non molti giorni fa:
Francia: Circa 216.000 vittime stimate di pedofilia ecclesiastica fra il 1950 e il 2020; indagine statistica rappresentativa della popolazione. La stima sale a 330.000 includendo gli abusi commessi da laici credenti in contesti legati alla Chiesa.
Prima si erano contati fra il 1940 e il 1980 circa (perchè per l'epoca la conta precisa era più difficile)
30.000 vittime di abusi psicologici e violenze negli istituti femminili gestiti da religiose, le cosiddette écoles de préservation, ovvero i collegi femminile cattolici che curavano la istruzione pubblica delle bambine e ragazze francesi (mia madre e mia zia avevano fatto le scuole lì, quindi ho un'idea precisa di cosa ci succedesse dentro).
Nelle Magdalene Irandesi, istituti religiosi destinati all'educazione di donne e ragazze, invece il rapporto governativo del 2013 ha registrato 14.607 vittime di violenze ed abusi di ogni natura, quasi il cento per cento delle persone che vi sono entrate.

A conti fatti sto monoteismo non lo direi un gran successo. Ma magari tu dirai che non è vero monoteismo, vabbè.

Io al monoteismo gli trovo un difetto fondamentale, dove tutto è e deve essere uguale, dove c'è ovunque una unica cosa, un unico ambiente, un pensiero unico - che include sempre anche il pensiero integralista - e dove non esiste la possibilità di altro, quando c'è un problema serio ti sono state sbarrate precedentemente tutte e qualsiasi via di scampo ed alternativa, o di costruire le alternative. E' come entrare in un vicolo cieco, in una strada senza uscita, dove una ed una unica cosa diventa fonte di tutto, da cui si deve dipendere, e il tutto in uno è sempre un cul del sac. Tutto ciò che è mono, tutto ciò che è una ed una sola fonte, è l'unico posto dove non c'è salvezza alcuna. La salvezza è sempre fuori, sempre nella pluralità e nella diversificazione, mai in qualcosa che ti imprigiona. Forse un giorno dio era uno, ma il mondo è molteplice, e casomai lo avesse fatto proprio lui, lo ha fatto proprio così.

Quindi io che sono buddhista, e pratico interbuddhisticamente, quando il lama è bravo e insegna la madyamaka bene vado dal lama, ma quando il lama dà fuori di matto e dice stupidaggini non me ne faccio carico, vado dall'acharya, quando l'acharya mi fa venire sonno, vado dal sensei che mi sveglia, ma quando voglio danzare vado dagli shaiva, quando fumano me ne vado, e vado dai vaisnava, quando mi stufano tutti vado in accademia.

Le cose non esistono perchè sono buone o cattive, ma perchè si conciliano o meno con le esigenze, attitudini ed inclinazioni diverse delle persone. Quello che per uno è salute, per un altro è veleno.
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Gianni
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Re: Non esiste alcuna continuità tra ebraismo e cristianesimo

Messaggio da Gianni »

Dunque. Così si dovrebbe dire facendo il punto della situazione, nel nostro caso della discussione.
Ma qui non c’è alcun dunque con cui tirare le somme. Anzi, non c’è neppure una discussione. C’è invece una discussione sulla discussione e, ancor prima, una contestazione (che ha originato una discussione) sul titolo della discussione: «Non esiste alcuna continuità tra ebraismo e cristianesimo».

Naza contesta il titolo. Come ho cercato di spiegare, il titolo che ho dato propone una tesi. Ogni tesi va dimostrata: si chiama discussione della tesi. Rifiutare il titolo a priori, affermando che vi è «già stabilita una conclusione», comporta nel contempo una ovvietà e un pregiudizio. È semplicemente ovvio che chi propone una tesi intende dimostrare qualcosa, e il titolo lo sintetizza. Se si contesta ancor prima di discuterla è pregiudizio.
Proviamo altri titoli. ‘C’è continuità tra ebraismo e cristianesimo’: personalmente vaglierei questa tesi, se non altro per vedere come l’autore – tanto per fare degli esempi - riesca a conciliare un dio trino con il Dio Uno e Unico del Tanàch oppure come riesca a collegare il sabato biblico con la domenica cristiana. Proviamo con ‘C’è continuità tra ebraismo e cristianesimo?’. In tal caso non è neppure una tesi, ma solo una domanda generica che, non essendo aperta, lascia il tempo che trova; al massimo può essere posta dall’autore della tesi «Non esiste alcuna continuità tra ebraismo e cristianesimo» al termine della tesi stessa per tirare le sue conclusioni.

Contestando il titolo, Naza ha domandato perfino cosa si intente per ebraismo. Beh, si potrebbe anche chiedere di definire “continuità” e, perché no?, contestare il tempo verbale di “esistere” (forse esisteva o esisterà?). Per dirla tutta, Naza contesta anche il termine “continuità”. Si potrebbe parlare di estensione o di progresso? Naza domanda se storica, culturale, testuale, teologica. Manca però la parola magica: biblica, che è quella che conta.

Tutto ciò è peggio che discutere sulla forma del tavolo (rettangolare o rotondo?) a cui sedersi per discutere.
Non so come, si è finiti a parlare in sanscrito nella grafia devanagari, a parlare di visione emica e di giurisprudenza israeliana.

È tanto difficile entrare nel merito e confrontare la “parola di Dio” con la «tradizione religiosa»?
Per ciò che mi riguarda, rinuncio a questa discussione. Apritene altre voi. Io parteciperò.
France
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Re: Non esiste alcuna continuità tra ebraismo e cristianesimo

Messaggio da France »

[quote=AEnim post_id=94136
[/quote]

[/quote]

Leggendo l’ultimo intervento di Aenim ricordo cosa ho sempre pensato in proposito. Ho letto la Bibbia dalla prima parola di genesi all’ultima di apocalisse.
Per me la Bibbia è universale dal capitolo 1 di genesi fino al capitolo 20.
Dal 21 con la nascita di Isacco si ha il primo bivio: Ismaele ed i successivi popoli arabi ed Isacco gli ebrei.
A voler andare oltre si può arrivare alla nascita di Esaù e Giacobbe; ulteriore bivio con Esau-Roma e Giacobbe-Israele! Punto!
Già nei primi capitoli di genesi vengono dati ai popoli noachidi le sette leggi universali, tutto il resto sono leggi, prescrizioni, codici, norme civili, penali, religiose che riguardano solo ed esclusivamente il popolo e la nazione d’Israele.
I popoli arabi dopo i primi 20 capitoli di genesi possono tranquillamente passare al Corano.
I cristiani passare direttamente alle scritture greche. Basta Finito Stop!
Certo, da parte del cattolicesimo prima e poi da ortodossi ed evangelici in tutte le loro salse, ci sarebbe voluta o ci vorrebbe una rottura con l’ebraismo, togliere Gesù dalla linea Davidica.
Dire che, Dio, dopo aver parlato con i profeti d’Israele in questi giorni si rivolge a tutti i popoli tramite il figlio, vuoi dio incarnato per alcuni, vuoi figlio di Maria e Giuseppe oscura famiglia palestinese per altri.
Ognuno per la sua strada un solo ed Unico Dio; tre profeti Mose’ Maometto Gesù!
Tutti felici e contenti con le loro leggi riti insegnamenti catechismi.
In attesa degli ultimi giorni quando Dio sarà in tutti senza forzature da rabbini, vescovi , iman,missionari, di turno. Tempo al tempo!
marco
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Re: Non esiste alcuna continuità tra ebraismo e cristianesimo

Messaggio da marco »

Caro Naza, la linea interpretativa delle profezie ebraiche ci è stata data dagli autori del NT. Per i credenti in Gesù è l’unica ammissibile. Non possiamo dubitarne.
L’autore della Lettera agli Ebrei nei capitoli 8 e 10 interpreta la profezia di Geremia alla luce della venuta del Figlio di Dio.
Metto per intero il cap.8 perché è importante che si legga e non che si ricordi ciò che è scritto.
1 Il punto capitale delle cose che stiamo dicendo è questo: noi abbiamo un sommo sacerdote così grande che si è assiso alla destra del trono della maestà nei cieli, 2 ministro del santuario e della vera tenda che il Signore, e non un uomo, ha costruito.
3 Ogni sommo sacerdote infatti viene costituito per offrire doni e sacrifici: di qui la necessità che anch'egli abbia qualcosa da offrire. 4 Se Gesù fosse sulla terra, egli non sarebbe neppure sacerdote, poiché vi sono quelli che offrono i doni secondo la legge. 5 Questi però attendono a un servizio che è una copia e un'ombra delle realtà celesti, secondo quanto fu detto da Dio a Mosè, quando stava per costruire la Tenda: Guarda, disse, di fare ogni cosa secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte.
6 Ora invece egli ha ottenuto un ministero tanto più eccellente quanto migliore è l'alleanza di cui è mediatore, essendo questa fondata su migliori promesse. 7 Se la prima infatti fosse stata perfetta, non sarebbe stato il caso di stabilirne un'altra. 8 Dio infatti, biasimando il suo popolo, dice:
Ecco vengono giorni, dice il Signore,
quando io stipulerò con la casa d'Israele
e con la casa di Giuda
un'alleanza nuova;
9 non come l'alleanza che feci con i loro padri,
nel giorno in cui li presi per mano
per farli uscire dalla terra d'Egitto;
poiché essi non son rimasti fedeli alla mia alleanza,
anch'io non ebbi più cura di loro, dice il Signore.
10 E questa è l'alleanza che io stipulerò con la casa d'Israele
dopo quei giorni, dice il Signore:
porrò le mie leggi nella loro mente
e le imprimerò nei loro cuori;
sarò il loro Dio
ed essi saranno il mio popolo.
11 Né alcuno avrà più da istruire il suo concittadino,
né alcuno il proprio fratello, dicendo:
Conosci il Signore!
Tutti infatti mi conosceranno,
dal più piccolo al più grande di loro.
12 Perché io perdonerò le loro iniquità
e non mi ricorderò più dei loro peccati.
13 Dicendo però alleanza nuova, Dio ha dichiarato antiquata la prima; ora, ciò che diventa antico e invecchia, è prossimo a sparire.


Che gli ebrei non accettino questo ci può stare, ma per noi deve essere l’unica interpretazione possibile.

Esiste continuità tra le Scritture Ebraiche e quelle Greche?
Certamente, ma non spetta a noi dimostrarlo; è già stato fatto dagli autori del NT.

Esiste continuità tra l’ebraismo e cristianesimo?
Certamente, perché sono due facce della stessa medaglia, che al momento non possono guardarsi.
chelaveritàtrionfi
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Re: Non esiste alcuna continuità tra ebraismo e cristianesimo

Messaggio da chelaveritàtrionfi »

Caro Marco, temo che il problema principale sia non tanto l’approccio fideistico , ma il modo in cui esso viene utilizzato.

Per un ricercatore sarebbe ideale adottare un approccio il più possibile imparziale, anche se credente, distinguendo tra ciò che attestano le fonti, ciò che si può ragionevolmente dedurre, ciò che si crede per fede e ciò viene interpretato e reinterpretato a ruota libera.

Nel nostro caso, dobbiamo distinguere ciò che scrive l'autore di Geremia da come gli autori del NT reinterpretano i passi che hai riportato e dalle successive reinterpretazioni che troviamo ancora oggi. Ciò che ad esempio scrive l’autore di Ebrei lo possiamo leggere tutti. Ciò che scrive Geremia andrebbe analizzato con cura. Dopo si possono fare confronti e porsi domande.

Tu parli di interpretazione corretta e consideri tutte le altre errate. Questo pone un problema, perché nei testi non troviamo una distinzione esplicita tra interpretazioni corrette ed errate nel senso in cui la proponi tu.

Queste tue affermazioni rischiano di trasformare il confronto in uno scontro con chi non condivide la tua interpretazione.

Avevo già scritto che nel mondo antico era diffusa la pratica di riprendere testi precedenti e reinterpretarli alla luce di nuove convinzioni e tradizioni. Basta esaminare altri scritti dell'epoca per riscontrare questo fenomeno, ma anche quelli successivi al periodo apostolico fino ad oggi. In questo contesto rientrano anche gli autori del NT.

Perciò, bisogna distinguere ciò che possiamo ricostruire del significato originario di un testo da come viene ripreso e interpretato in un nuovo contesto.

Se parti stabilendo quali interpretazioni siano corrette e quali errate, rischi di annullare in partenza il significato originario del testo.

Secondo te gli antichi non lo sapevano a cosa si riferisse Geremia? Personalmente porrei altro genere di domande, ma capisco che ognuno agisce a suo modo.

Per comprendere ciò che un autore intende , la prima indagine deve riguardare lo scritto originario, prima di passare alle reinterpretazioni successive.

Questo è il problema dell'approccio fideistico quando viene utilizzato in questo modo: non sono le fonti ad adattarsi alla conclusione, ma è la conclusione che deve derivare dall'analisi delle fonti.

Parlando di continuità tra le Scritture ebraiche e il NT, bisogna specificare in che senso, perché spesso la si dà per scontata. Se consideriamo le diverse forme testuali, come la Settanta, le reinterpretazioni delle Scritture e le altre tradizioni del giudaismo dell'epoca, il quadro diventa molto più complesso.

Tradurre da una lingua all'altra comporta già delle scelte che possono influenzare il significato. Gli autori del NT, inoltre, non si limitano a citare alcune Scritture, ma spesso le rileggono nel contesto delle proprie convinzioni e delle tradizioni del loro tempo.

Per questo, non basta citare alcuni passi canonici per stabilire una continuità testuale e interpretativa con le Scritture ebraiche. Bisogna considerare anche come vengono interpretate, quali tradizioni entrano in gioco e in che modo gli autori del NT le utilizzano. Senza questo quadro complessivo, la continuità rischia di essere una conclusione data per scontata, anziché dimostrata attraverso l'analisi di tutti questi aspetti.

Mi rendo conto che molte cose che ho scritto in precedenza non sono state recepite e che l'attenzione si è concentrata soprattutto sulla parte critica, trascurando il quadro complessivo che cercavo di evidenziare.

Se già risulta complesso parlare di continuità testuale e interpretativa tra le Scritture ebraiche canoniche e il NT, considerando testi, tradizioni e ambienti culturali, viene da sé che bisogna interrogarsi anche su ciò che è stato sviluppato successivamente.

E qui subentra l’altro discorso: partendo direttamente dalle Scritture Greche arrivando al cristianesimo successivo, c’è continuità testuale e interpretativa? Per me non c'è una continuità in questo senso, perché nel corso del tempo ci sono state continue rielaborazioni, non solo interpretative, ma anche testuali, oltre allo sviluppo di dottrine e interpretazioni che non sono esplicitamente presenti nelle fonti originarie, ma che vengono ricavate da esse attraverso successive elaborazioni.
Queste cose possono essere verificate tranquillamente

Che poi uno le accetti o meno, che aderisca ad una forma di religione piuttosto che ad un’altra a me personalmente non interessa e non devo condurre alcuna battaglia o convincere nessuno.

La mia attenzione in questo caso é rivolta allo studio e alla maggior chiarezza possibile con tutte le distinzioni che ho proposto.
Per me contano i documenti scritti perchè li possa verificare. "Ora i bereani .. accolsero il messaggio con grande entusiasmo e esaminarono ogni giorno le Scritture per vedere se questi insegnamenti erano veri". Atti 17:11 BSB
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Re: Non esiste alcuna continuità tra ebraismo e cristianesimo

Messaggio da AEnim »

Gianni ha scritto: ↑domenica 18 ottobre 2026, 5:33
Non so come, si è finiti a parlare in sanscrito nella grafia devanagari, a parlare di visione emica e di giurisprudenza israeliana.
Ma perchè Marco e da un po' spesso anche tu fate affermazioni apologetico-propagandistiche tipo la lode al monoteismo tu e le catto-interpretazioni uniche vere di Marco. Sembra di stare in parrocchia. Non ci ho più messo piede da 50 anni.
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Gianni
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Re: Non esiste alcuna continuità tra ebraismo e cristianesimo

Messaggio da Gianni »

Guardandomi bene dal riprendere questa specifica discussione, mi sia consentito di fare alcune osservazioni sui due ultimi interventi di Naza e di AEnim, dai cui traggo degli spunti per parlare di metodo di studio, argomento non discusso mai abbastanza.

Inizio dal più facile. AEnim osserva che si fanno «affermazioni apologetico-propagandistiche» e «catto-interpretazioni». Dicendomi del tutto d’accordo con lei, va da sé che quanto da lei denunciato non rientra minimamente nel corretto metodo di studio biblico.

Le osservazioni di Naza sono molto interessanti. Lui dice: «Per un ricercatore sarebbe ideale adottare un approccio il più possibile imparziale, anche se credente, distinguendo tra ciò che attestano le fonti, ciò che si può ragionevolmente dedurre, ciò che si crede per fede e ciò viene interpretato e reinterpretato a ruota libera». Anche qui va da sé che ciò che «viene interpretato e reinterpretato a ruota libera» non rientra minimamente nel corretto metodo di studio biblico.
Cosa a volte non facile, «adottare un approccio il più possibile imparziale, anche se credente» merita considerazione. Vi ravviso due aspetti: 1) Il credente e la credente, se istruiti, possono/dovrebbero cercare le ragioni della propria fede: ciò in cui si crede deve essere vero, se no è credulità. 2) Anche un ateo o un miscredente può immedesimarsi in chi crede e fare la stessa analisi: magari arriverà a dire alla fine che non ci crede lo stesso, ma intanto ha compreso le ragioni della fede, e non è poco; avrà come minimo rispetto per chi crede (ho sentito perfino dire da dei miscredenti che invidiavano chi ha fede).

Osserva ancora Naza: «Nel mondo antico era diffusa la pratica di riprendere testi precedenti e reinterpretarli alla luce di nuove convinzioni e tradizioni». Vero, e occorre prenderne atto. Bisogna però distinguere tra «nuove convinzioni e tradizioni» e attualizzazione biblica. In Gn 32:25 è detto che durante una lotta ingaggiata da Giacobbe, questo fu toccato alla giuntura dell'anca e iniziò a zoppicare (v. 31), poi l’agiografo spiega al v. 32 che “per questo, fino al giorno d'oggi, gli Israeliti non mangiano il nervo della coscia che passa per la giuntura dell'anca”. Ecco una tradizione nata di sana pianta. È un precetto per comando divino? No. È da osservare? Nella tradizione ebraica il divieto di consumare il nervo sciatico viene considerato un precetto della Toràh e la tradizione rabbinica lo annovera fra i 613 precetti. In Mt 2:6 si legge: “Tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei affatto la minima fra le città principali di Giuda; perché da te uscirà un principe, che pascerà il mio popolo Israele”; qui Matteo cita Michea 5:1 che diceva il contrario: “Da te, o Betlemme, Efrata, piccola per essere tra le migliaia di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele”. Ora che il Messia è nato, Betlemme non è più la cittadina più piccola di Giuda. Si tratta di attualizzazione.

Osserva ancora Naza: «Per comprendere ciò che un autore intende, la prima indagine deve riguardare lo scritto originario, prima di passare alle reinterpretazioni successive». Verissimo. Troppo spesso confondiamo una traduzione biblica con la Bibbia vera, che è solo quella dei testi originali.

Ancora Naza: «Parlando di continuità tra le Scritture ebraiche e il NT, bisogna specificare in che senso, perché spesso la si dà per scontata. Se consideriamo le diverse forme testuali, come la Settanta, le reinterpretazioni delle Scritture e le altre tradizioni del giudaismo dell'epoca, il quadro diventa molto più complesso».
Due osservazioni: 1) Dare per scontata la continuità tra Tanàch e Scritture Greche non è un errore, ma un requisito; dove non c’è continuità c’è un problema, e non da poco. 2) «La Settanta, le reinterpretazioni delle Scritture e le altre tradizioni del giudaismo dell'epoca» possono e magari devono essere vagliate, ma non possono essere decisive, perché ciò che conta è sempre e solo il testo biblico originale.

Di nuovo Naza: «Non basta citare alcuni passi canonici per stabilire una continuità testuale e interpretativa con le Scritture ebraiche. Bisogna considerare anche come vengono interpretate, quali tradizioni entrano in gioco e in che modo gli autori del NT le utilizzano». Come sopra.

Quanto detto da Naza qui di seguito mi trova del tutto d’accordo: «Subentra l’altro discorso: partendo direttamente dalle Scritture Greche arrivando al cristianesimo successivo, c’è continuità testuale e interpretativa? Per me non c'è una continuità in questo senso, perché nel corso del tempo ci sono state continue rielaborazioni, non solo interpretative, ma anche testuali, oltre allo sviluppo di dottrine e interpretazioni che non sono esplicitamente presenti nelle fonti originarie, ma che vengono ricavate da esse attraverso successive elaborazioni».

Che fare con tutte le varie interpretazioni postume delle Scritture? Il mio compianto insegnante alla Facoltà di Scienze Bibliche, Fausto Salvoni, dava un taglio particolare ai suoi studi. Ad esempio, trattando la questione «Maria sempre vergine», ecco la sua trattazione: Il teologo Tale afferma che, lo studioso Tizio ritiene che, il prof. Sempronio argomenta che … Li citava tutti, poi li passava in rassegna mostrando come ciascun loro argomento veniva smentito da qualche passo biblico.
marco
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Re: Non esiste alcuna continuità tra ebraismo e cristianesimo

Messaggio da marco »

Pongo una domanda: è possibile per noi dichiarare falsa (cioè non corrispondente al vero), o anche vera in parte (tipo “salvare capre e cavoli”) l’interpretazione di una profezia dell’AT che, secondo gli autori del NT, riguarda Gesù e che soprattutto si è avverata?
Sì o no?
Se la risposta è sì, anche solo in parte, dobbiamo prendere atto che il Paraclito (lo spirito di verità) ha mentito. Li ha mal istruiti.