Gianni ha scritto: ↑sabato 24 ottobre 2026, 3:36
Per la nostra cara AEnim, che si sta appassionando alla materia, un compito difficile: scoprire la caratteristica particolare del ritornello che troviamo in Salmo 107, che si ripete in 6-8, 13-15, 19-21 e 28-31.
Allora questo salmo è strutturatissimo, e la struttura è complessa.
In realtà una apertura ed una chiusura lo suddividono in 5 parti/sezioni, 5 gruppi di versetti.
L'apertura di ciascuna sezione è
Rendano grazie al Signore: egli è buono; compie per l’uomo opere stupende.
Ma questa varia in apertura della prima sezione, dove appare come
Lodate il Signore: egli è buono, eterno è il suo amore per noi.
Segue a questo verso l'indicazione di chi deve Lodare e ringraziare e come
Lo dicano quelli che
ma solo nella sezione 1 - 4 - 5
In uno devono
dire
ma nel 4 e 5 c'è un crescendo
in 4 devono offrire un sacrificio per ringraziare
ed in più raccontare cantando
nel 5 tornano a dire ma nell'assemblea del popolo, a proclamare ma innazi agli anziani.
Sembrano una serie di parallelismi progressivi in crescendo rispetto all'iniziale 'lo dicano'
La sezione 2 e la 3 invece in quel punto ripetono un altro schema.
Quindi c'è uno schema che si svolge con ordinate variazioni, interlacciature e progressioni,
ma di cui più di tanto non posso dire senza studiarmi il testo ebraico
Ma intorno al ritornello di chiusura delle sezioni
"Allora nell’angoscia gridarono al Signore ed egli li salvò da ogni pericolo" che si ripete 4 volte esclusa l'ultima, lo schema è invece fisso e statico.
In genere l'ultimo emistico del versetto precedente descrive la situazione che ha condotto ad un certo stato d'animo (il trauma, diciamo) o lo stato d'animo stesso,
a ciò segue la descrizione delle conseguenze sulla persona, incluso lo stato d'animo di arrivo.
Erano oppressi dalla fame e dalla sete,
avevano già perso ogni speranza.
Poi il testo procede con il ritornello
Allora nell’angoscia gridarono al Signore ed egli li salvò da ogni pericolo.
La sezione si chiude con la descrizione del rimedio
7 Fece loro trovare il giusto sentiero
verso una città abitata.
Questo schema non ha variazione.
L'ultima sezione è diciamo riassuntiva.
Per esempio questo 'schema fisso'
viene riassuntivamente rappresentato da frasi come
"Il Signore cambia fiumi in deserto ... ma può cambiare il deserto in lago".
Un po' come dire che certe alternanze sono uno schema fisso dell'uomo,
mentre le progressioni con variazioni ed interlacciature sono lo schema variabile progressivo di dio.
Un po' come dire che dove non c'è evoluzione ma uno stesso schema si ripete invariato c'è un po' meno salute rispetto ad una diversa progressione. Ma non voglio diventare troppo psicanalitica anche se in verità ci sarebbe un casino da commentare, perchè uno schema così raffinato ti fa pensare che quello che ha scritto avesse presenti cose in modo molto chiaro. Insomma qui il rapporto trauma /sintomo /terapia c'è tutto in modo molto netto, e un paio di versetti mi dicono che c'è anche una teoria psicologica restrostante già formata. Lì magari non la condividerei in toto, e la definirei 'ideologica', senza però sottovalutarne ciò che è valido.
In ogni caso qui la successione di testo e concetti ha delle proporzioni direi matematiche e testo e concetti sono 'messi insieme' come si fa in una composizione musicale, e sappiamo che questo flusso matematico di proporzioni in musica ha degli effetti sull'ascoltatore.
Non so Gianni se era quello che volevi che io rilevassi, o che se era altro,
però tornando alla tua domanda precedente poesia che cerca l'arte e poesia che cerca una certa "armonia" quasi 'musicale', ecco differenziare le due cose dipende molto dalla concezione di 'arte' che possediamo.
Però per me questa è arte.
La differenza la farei su un altro piano ed è questo:
quando per esempio all'uscita dal mare si formano e si pongono uno innanzi all'altro i due cori degli uomini e delle donne e suonano, cantano e ballano, almeno apparentemente tutto questo è descritto come vissuto dall'interno, mentre la grecia fece precocemente un passo diverso, e tutto questo sarebbe stato in Grecia sulla scena teatrale, ne consegue che c'è uno spettatore, che viene posto nella posizione di terzo osservatore (superio) ad osservare anche se stesso in un contesto, quindi posto nelle condizioni di assumere una posizione critica, distanziarsi e governare la sitazione (è il modo in cui la Grecia si è liberata dell'Olimpo), mentre qui anche allo spettatore che legge o ode le narrazioni viene invitato a fare il passo inverso ovvero guadare come fosse all'interno, anche qualora non lo sia.