Lo scopo era capire quanto fosse facile o difficile.
Non mischiare carne e latte o derivati è la cosa che trovo più difficile.
Rav Di Segni una volta ha fatto una battuta sulla cucina romana dicendo qualcosa del tipo che la kashrut annulla in un colpo solo tutto il ricettario della cucina romana
Una volta ho assistito ad una lunga discussione fra ebrei, e c'era una signora, israeliana, che era arrabbiatissima, ma proprio infuriata perchè i rabbini avevano iniziato a vietare il pollo al latte e lei diceva che prima non era così e da giovane lo mangiava sempre. Insomma si è messa a dire peste e corna dei rabbini, ed a litigare con gli altri in questa discussione, per colpa di questo pollo al latte che non poteva più fare, servire e mangiare.
Allora mi sono fatta l'idea che questo pollo al latte evidentemente fosse una delizia irrinunciabile. Se si arrabbia così deve essere stratosferico, pensai.
Così, curiosa, mi sono detta, beh, proviamolo, non lo ho mai mangiato! Insomma per chi è abituato ai saltimbocca alla romana che vuoi che sia un pollo al latte?
Mi sono procurata la ricetta e lo ho cucinato, ma sono rimasta veramente delusissima. L'ho trovato persino quasi cattivo. Tutta sta fatica per niente, ed ho detto: mai più. Fra me e me mi sono anche domandata se valeva la pena dire peste e corna dei rabbini per un pollo al latte. Al che ho concluso che in realtà forse non era che non vi potesse rinunciare, ma che proprio aveva voglia di dire peste e corna dei rabbini, e di litigare nella discussione, il pollo al latte forse era solo una scusa, e magari il vero motivo per cui ce l'aveva contro i rabbini era un altro.
In realtà credo che il divieto di cuocere il capretto nel latte di sua madre sia interessante, perchè se guardiamo all'immagine attentamente mostra una crudelta non immediatamente visibile, perchè magari uno non pensa di mettersi nei panni della madre del capretto che vedesse il proprio figliolo cotto e cucinato, ove il suo latte forse servito quasi come strumento di morte per il proprio figlio. E nemmeno nei panni del capretto, che non può vederlo perchè è morto, ma avviene che il latte di sua madre che doveva nutrirlo e farlo crescere diventa lo strumento per cuocerlo. Facilmente si direbbe: non vede, dunque che importa? Ma la crudeltà che ci sarebbe se vedesse, davvero non c'è più se non vede? Poi è interessante perchè non dice 'non mangiare', ma non cuocere, un atto che viene prima dell'eventuale cibarsi.
Poi perchè se volessi rispettare la lettera potresti cuocerlo nel latte di un'altra capra che non è sua madre, oppure potresi dire: non l'ho cotto io, io solo lo mangio. Qui si che potresti dire: "Fatta la legge trovato l'inganno". Se ci pensi sarebbero comportamenti diametralmente opposti all'arrivare a separare le stoviglie. Quindi invece ci si tiene molto lontani dal 'fatta la legge trovato l'inganno'.
Ha poca importanza che un dio lo abbia comandato davvero o meno, ma ha molta importanza fare esperienza di come si elaborano le parole. Insomma se anche lo avesse detto Pippo, però tu vedi che qualcosa, il latte, dovrebbe essere il sostentamento della vita di un essere, ma ne viene invece invertita la funzione, diventando simbolo della sua morte, strumento di massimo sfruttamento di tale morte.
Quindi da un lato non si dice la motivazione, dall'altro non si dice neppure 'Ah, che crudeltà'. Però ci si tiene particolarmente lontani (due stoviglie, cucine separate, meno pensieri ed anche meno gesti per gestire). Anche questa è una comunicazione.
Ne viene fuori dunque anche una riflessione su quando sia il caso di attaccarsi alle parole o andare oltre ed il loro limite.
A questo punto per coerenza ci si dovrebbe domandare se la frase "non quello che entra nella bocca rende impuro l’uomo, ma quello che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo" possa davvero significare 'mangia come ti pare'. Se 'mangiare il capretto cotto nel latte della madre' non ti rende impuro, però uno ha fatto diverse cose molto prima di mangiare per poi poter mangiare. Incluso magari dire che non c'è nessun problema. Magari potrebbe voler dire che tanto quando mangi è già troppo tardi, il problema c'è stato già prima. Nella kashrut non è importante solo cosa mangi, ma anche, per esempio come viene ucciso l'animale e come viene trattato.
Non solo ma ho trovato un video in cui Rav. Di Segni spiega che cibarsi di animali, quindi uccidere per nutrirsi, è 'concesso' in deroga, in vista di un futuro in cui se ne possa fare a meno. Si dice anche che Israele sia il luogo ove sia quasi più facile essere vegetariani
Sotto questo punto di vista le due cucine separate e due set di pentole e stoviglie è interessante:
all'atto pratico, quando devi organizzare una vita familiare, ti accorgi che il problema fattualmente non è il latte, è la carne. I latte e derivati è molto più presente della carne, a colazione, nei dolci, nel caffè, nei condimenti per pasta e riso, nell'abbinamento con i legumi, nelle ricette di uova, etc. , in una delle due per pura comodità finirai per soggiornare molto di più, con magari molta poca voglia, la pigrizia, di trasferirti nell'altra per mangiare carne.
Quello di cui presto ti accorgi è che basta una decisione sola, per trasformare tutta l'organizzazione di un fare e vivere di un gruppo di persone, e questa organizzazione a sua volta si porterà dietro altre abitudini. Nel mio esperimento, soprattutto di osservazione, ma per osservare bisogna pensare e quindi almeno fare come se si volesse davvero realizzare la cosa, ero partita vedendo come problema il latte e derivati. E' stato solo quando mi si è accesa la lampadina ed ho capito che la stavo prenendo a rovescio, ed il vero problema è la carne, che sono riuscita qualche giorno ad organizzare di tenerli davvero lontani. Due cucine separate è la soluzione per non stare a diventare matti, stoviglie e pentole vanno di conseguenza. E' semplicemente la cosa più pratica da fare per realizzare ciò che si vuole.
Molte religioni poi pongono delle discipline del cibarsi. Sono diverse ma hanno in comune il fatto di suggerire di porre attenzioni.
Nella religione vedica il brahmano è l'unica persona autorizzata a cucinare per gli altri nelle occasioni collettive. Ci si fida solo di lui. Curiosamente il rabbino, non cucina, ma presiede tutto perchè certifica la kashrut, quindi niente ti entra nel piatto che non sia stato verificato e certificato dal Rabbino. E lo spirito di cucinare del brahmano è esattamente lo stesso. A proposito del brahmano e della religione vedica, esiste un saggio contenuto in un libro intitolato "Cuocere il mondo", che è scritto da un accademico ebreo, che quasi nessuno sa che lo sia, perchè lo tiene molto riservato.
Quindi, per noi, due set di stoviglie e due cucine sembra una assurdità esagerata, ma per chi ha acquisito per generazione il know-how, è semplicemente la cosa fattualmente più pratica da fare, e tutto diventa facile e quasi scorre da sè. E il problema è la carne, non il latte.
Certamente essere completamente vegetariani sarebbe più facile, ma l'ebraismo in questo caso costitusce una mediazione molto sensata. Una volta fu proprio Lea a dire: permettere è molto più difficile che proibire.