Janira ha scritto: ↑martedì 13 ottobre 2026, 16:45
Cara AEnim, una premessa dovuta: quello che dico è la mia comprensione dato il mio livello attuale: tante cose sicuramente possono essere dette diversamente e meglio.
Cos'è il sacrificio? È un'offerta per avvicinarsi al Creatore. Offerta di cosa? Del proprio desiderio di ricevere egoista. Per la Kabbalah prima di tutto dobbiamo mettere una restrizione sul desiderio:non lo usiamo perché sappiamo che non abbiamo lo schermo con l'intenzione di dare.
Questo è il korban. Yeshua inizia questo percorso nel deserto, quando rifiuta la tentazione. Ma annullare i desideri non porta alla correzione finale. È necessaria la resurrezione dei morti: i desideri che avevamo annullato devono essere ripresi e corretti. Completata la correzione, l'individuo ha completato il suo compito, ha corretto la sua parte di Adam HaRishon e contemporaneamente ha corretto tutta l'immagine dentro sé di Adam HaRishon . E chiunque cerchi una connessione spirituale con quell'individuo, riceverà la Luce che riforma e avanzerà a sua volta.
Cara Janira,
leggendo questo tuo testo ho notato che questo testo non si limita a interpretare alcuni passi del Vangelo attraverso la Kabbalah: piuttosto adotta un sistema di concetti già definito (quello della Kabbala di Al Sulam e Rabash) e, attraverso di esso, riassegna un significato a tutto ciò che leggi.
Il sacrificio, la tentazione, la resurrezione, la salvezza e perfino il rapporto con un maestro spirituale finiscono per diventare momenti di un unico processo di trasformazione interiore.
Nella tua lettura i concetti di Baal Al Sulam e Rabash diventano una griglia interpretativa applicata anche a Gesù e alle Scritture greche.
Questo però non significa che tale lettura rappresenti il significato storico originario dei testi evangelici.
*Lo schema tratto da quella forma di Kabbala è più o meno questo:
Desiderio egoistico / sospensione dell'azione egoistica / trasformazione dell'intenzione / recupero del desiderio corretto / compimento spirituale / aiuto alla trasformazione altrui.
La tua lettura di Gesù non si limita a dire che Gesù offre un esempio morale. Lo colloca in una sequenza precisa di tappe spirituali, interpretando gli episodi evangelici come manifestazioni di quel processo.
Questa è un'operazione ermeneutica in cui tu non parti dal significato storico e letterario del testo per arrivare a una dottrina, ma al contrario parti da una dottrina ben precisa (quel particolare tipo di Kabbala) senza curarti di quale dottrina sia contenuta nei vangeli, e rileggi il testo alla sua luce.
E' chiaro che alla fine di questo processo trovi ciò che vuoi, che desideri trovare, ma lo trovi esclusivamente perchè lo hai costruito tu.
Un po' come vengono trattate certe piante grasse, che non crescono affatto a forma di albero, ma spesso strisciano, tuttavia opportunamente guidate su dei supporti in seguito anche rimossi magari, e con una bella potatura iniziale e finale, finisco per apparire come dei begli alberelli.
Se non conosci quella pianta e la vedi, trattata così, per la prima volta, pensi che sia un alberello e se la vedrai come è realmente non la riconoscerai.
Una cosa che mi colpisce è il linguaggio pseudo-tecnico.
Un trucchetto di molte spiritualità è quello che io chiamo 'mettere a bagno qualcosa dentro una nuova salsa', spesso questa salsa è costituita semplicemente da linguaggio.
I condimenti cambiano, però la pasta è sempre la stessa. Stranamente con la pasta lo accettiamo, con il riso un po' meno, con le patate, non so perchè, arriva il fatidico: ma ancora patate?!
Una volta un mio amico che precedentemente aveva voluto conoscere il buddhismo mi disse: senti, ma io ormai ho preso un sacco di iniziazioni - e me le elenca tutte - ho impiegato un sacco di tempo a studiare ciascuno di questi insegnamenti, ma alla fine trovo che è sempre la stessa cosa, ma allora cosa me le hanno fatte prendere a fare? (non se le è presa con me perchè io glielo avevevo detto 'lascia stare'! Ma non riuscivo a fermarlo!)
Eh, eh, ho sorriso e gli ho risposto: Beh, tu ti rivolgi sempre a me per spiegarti il buddhadharma, io non ne ho presa manco una

, però le cose te le ho sempre dette giuste come stanno o no?

Si è messo a ridere

.
Questo significa che si presentano agli ascoltatori tanti insegnamenti apparentemente diversi l'uno dall'altro, ma in realtà è sempre la stessa cosa detta in tanti modi diversi.
Si getta un po' di fumo negli occhi cambiando il linguaggio, ma la solfa che viene così riciclata è sempre la stessa.
In parole più semplici quello che hai scritto
si può dire in questo modo (seguo pedestremente lo schema di cui sopra*):
"Per avvicinarsi a Dio bisogna imparare a non vivere soltanto per soddisfare i propri bisogni o i desideri.
-Il primo passo consiste nell'imparare a fermarsi: se ci accorgiamo che stiamo agendo per interesse personale, per possesso o per soddisfazione egoistica, dobbiamo evitare di assecondare automaticamente quell'impulso.
-Ma rinunciare ai propri desideri non basta. Non si tratta di diventare persone che non vogliono più niente. Si tratta di imparare, col tempo, a desiderare e ad agire senza mettere sempre al primo posto il proprio vantaggio.
-Gesù, quando nel deserto rifiuta le tentazioni, rappresenta l'inizio di questo percorso: non si lascia guidare dalla ricerca del potere, della sicurezza o della soddisfazione personale.
-Il cammino, però, non finisce con la rinuncia. Bisogna recuperare la capacità di desiderare, vivere e agire, trasformando il modo in cui si usano i propri desideri. Ciò che prima ci spingeva a cercare soltanto il nostro vantaggio può diventare uno strumento per fare del bene.
-Quando una persona porta a compimento questa trasformazione, realizza pienamente la propria parte del percorso spirituale dell'umanità. E la sua realizzazione può diventare una fonte di ispirazione e di aiuto per gli altri: chi entra in rapporto con lei può essere incoraggiato a compiere a sua volta lo stesso cambiamento."
Scritta così questa versione rende visibile il nucleo psicologico ed etico del discorso ed anche, per chi volesse vederle, le pecche del ragionamento.
La stessa tua rilettura la potrei fare e scrivere con il linguaggio buddhista. Ne adotto però in prima istanza una esposizione semplice, evitando il linguaggio tecnico, e seguendo ancora una volta pedestremente lo schema Ashlag. Quindi viene così:
"L'essere umano è abitualmente condizionato dall'attaccamento, dall'avidità e dal bisogno di soddisfare se stesso. Cerca di ottenere ciò che desidera, di evitare ciò che teme e di costruire la propria felicità mettendo al centro il proprio interesse.
-Il primo passo del cammino spirituale consiste nel riconoscere questi condizionamenti e imparare a non esserne dominati. Quando nasce un impulso dettato dall'avidità, dall'orgoglio o dal desiderio di affermare se stessi, si impara a fermarsi, a osservarlo e a non trasformarlo automaticamente in azione.
-Ma reprimere i desideri non significa aver raggiunto la liberazione. La pratica non consiste nel nell'eliminare ogni desiderio. Consiste nel comprendere la natura degli attaccamenti e nel trasformare il rapporto che abbiamo con essi.
-Il passo successivo è sviluppare una motivazione autenticamente altruistica (bodhicitta). Non agire più soltanto per ottenere qualcosa per sé, ma imparare a mettere la propria energia, le proprie capacità e le proprie aspirazioni al servizio della liberazione dalla sofferenza.
-In questa prospettiva, la tentazione affrontata da Gesù nel deserto può essere letta come il rifiuto di lasciarsi dominare dalla brama, dal potere e dall'interesse personale.
-La trasformazione non si completa con la semplice rinuncia. Occorre integrare la propria esperienza umana, riconoscere i propri impulsi e trasformarli attraverso la saggezza e la compassione. Le energie che prima alimentavano l'attaccamento possono essere orientate verso un agire libero dall'egoismo.
-Il compimento del cammino consiste nel superare progressivamente l'illusione di un io separato che deve continuamente procurarsi vantaggi. La pratica spirituale si apre allora alla dimensione universale della compassione: il risveglio non viene perseguito soltanto per se stessi, ma per poter contribuire alla liberazione di tutti gli esseri.
-Chi incontra una persona profondamente realizzata può trarre beneficio dalla sua presenza, dai suoi insegnamenti e dal suo esempio. Questo incontro può risvegliare in lui la fiducia, la saggezza e il desiderio di intraprendere a sua volta il cammino."
Tecnicamente invece funzionerebbe così (più sintetica e ovviamente ciascuno di noi sà tutto ciò a cui rimanda ciascun termine tecnico).
Il praticante riconosce la taṇhā (brama) e l’upadana (attaccamento), applica sīla e sati per interrompere la reattività samsarica e coltiva nekkhamma (rinuncia). La mera soppressione degli impulsi non conduce tuttavia al risveglio: occorrono panna (saggezza) e trasformazione dei samskara(formazioni condizionate), fino al superamento di avidya (ignoranza) e ahamkara (costruzione dell’io).
La bodhicitta mahayana — relativa e ultima — orienta il cammino verso la Buddhataa per il beneficio di tutti gli esseri senzienti, sostenuta da karuna (compassione), prajna (saggezza trascendente) e shunyata (vacuità). Non si tratta di annientare il desiderio, ma di recidere l’attaccamento mediante la comprensione della coproduzione condizionata (pratityasamutpada).
Il Buddha e il kalyanamitra (amico spirituale) costituiscono condizioni favorevoli al risveglio altrui attraverso il Dharma, la pratica e il merito (punya).
E così faremmo di Gesù un praticante buddhista mahayana nello stesso modo in cui la tua lettura ne fa un praticante di Kabbala.
Va tutto bene però capisci da te che si tratta di rilettura, non di coincidenza, coerenza o continuità.
E' il fatto di applicare lo schema della visione della realtà di un'altro sistema (kabbala, buddhadharma) che può tranquillamente creare quasi dal nulla questo coincidere, coerenza e continuità.
Ciò che si fa è creare un'illusione ottica.
E con queste illusioni ottiche si possono fare giochi straordinari.
Ciò che rende possibile il gioco è il fatto che spesso ciò che vediamo non è la realtà delle cose così come è, ma le proiezioni che facciamo su di essa.
Il Gesù che viene visto, che vede il credente, o anche esterni che vivono gomito a gomito con il cristianesimo, non è Gesù, è uno schema proiettato su di esso.
Questi schemi sono anche abbastanza standardizzabili e standardizzati.