Gianni ha scritto: ↑lunedì 29 giugno 2026, 4:18
In pratica, Giovanni usa i titoli della regalità terrena che i suoi lettori ebrei conoscevano perfettamente nella Scrittura, ma usa i sette “segni” per dimostrare che quella regalità e quel legame filiale erano infinitamente più profondi, cosmici, molto più alti di quanto qualunque re d'Israele avesse mai potuto incarnare.
Troppo, troppo poco.
Giovanni non scrisse il suo Vangelo per presentarci Gesù come il più alto Re di Israele.
Dal mio punto di vista significa non aver compreso il potenziale di questo Vangelo.
Se mai fosse così, come dice Gianni, occorrerebbe spiegare perchè Giovanni, giudeo osservante, figlio del suo tempo, definì Gesù un monogenes (unico nel suo genere). Non è paragonabile a nessun uomo. Solo in Gesù alberga la luce Divina.
Quindi un uomo speciale?
Assolutamente no.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni ci sta dicendo che i suoi occhi hanno contemplato Dio in forma umana. Lo scrive nel modo altamente rispettoso che hanno i giudei quando si rivolgono a Dio. Non dice direttamente che Gesù è Dio, ma la prende alla larga come diremmo oggi.
Dio non si può vedere, ma tramite Gesù, Giovanni lo ha visto e lo dimostra nel dialogo con Filippo:
Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.
Questo è il limite che mette Giovanni alla fede. Questa frase, se non vuole dire ciò che difendo, non ha nessuna logica nel contesto giudaico del primo secolo. Nessun ebreo sano di mente organizzerebbe un pensiero del genere in riferimento al suo rabbì.
Vorrei aggiungere una nota storica.
Ignazio di Antiochia (33d.C 107d.C) fu il secondo successore di Pietro. Nato pagano fu convertito niente di meno che da Giovanni l'evangelista e come da triste tradizione cristiana di quel tempo martirizzato tramite le bestie feroci. Quindi parliamo di uomini venuti a contato con gli Apostoli che hanno sentito dalle loro bocche ciò che noi adesso leggiamo nei vangeli. Ebbene Ignazio scrive nella sua lettera agli efesini in rapporto a Gesù queste parole:
7- Vi sono alcuni che portano il nome, ma compiono azioni indegne di Dio. Bisogna scansarli come
bestie feroci. Sono cani idrofobi che mordono furtivamente. Occorre guardarsene perché sono
incurabili. Non c'è che un solo medico, materiale e spirituale, generato e ingenerato,
fatto Dio in carne,
vita vera nella morte,
nato da Maria e da Dio, prima passibile poi impassibile, Gesù Cristo nostro Signore.
Noiman questo lo scrive anche per te: nato da Maria e da Dio!
18 - Il mio spirito è vittima della croce che è scandalo per gli infedeli e per noi salvezza e vita eterna.
Dov'è il saggio? il disputante? la vanità di quelli che si dicono scienziati?
Il nostro Dio, Gesù Cristo è stato
portato nel seno di Maria, secondo l'economia di Dio, del seme di David e dello Spirito Santo. Egli è nato
ed è stato battezzato perché l'acqua fosse purificata con la passione.
Vogliamo credere che Ignazio dopo essere stato catechizzato dagli Apostoli abbia prevaricato dalla retta via inventandosi una Divinità che loro non avevano mai espresso?
Si è lasciato martirizzare per una dottrina falsa?
Ma dai...