Continuità tra Scritture Ebraiche e Scritture Greche
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Gianni
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Continuità tra Scritture Ebraiche e Scritture Greche
Giovanni, cugino e apostolo di Yeshùa scrisse nel suo racconto evangelico: “Gesù fece in presenza dei suoi discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro; ma questi sono stati scritti affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio” (Gv 20:30,31). Tenendo conto che Giovanni era un giudeo, da dove trasse i due titoli “il Cristo” e “il Figlio di Dio”, e che valenza avevano nella Palestina del primo secolo?
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stella
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Re: Continuità tra Scritture Ebraiche e Scritture Greche
BUON GIORNO A TUTTI..
caro GIANNI nessuno risponde , ci provo io anche se poi ,magari non condividi il mio pensiero , io rispondo da ''cristiana'' ..
..
-Tenendo conto che Giovanni era un giudeo, da dove trasse i due titoli “il Cristo” e “il Figlio di Dio”,..
secondo me dalla scrittura stessa dai profeti , per GIOVANNI ERA IL CRISTO IL MESSIA PROMESSO . .
-in Isaia 35:4-5 .. Isaia 42 , -
.1. (1-4) Il carattere del Servo.
«Ecco il mio servo, che io sostengo, il mio eletto in cui la mia anima si compiace. Ho posto il mio Spirito su di lui; egli porterà la giustizia alle nazioni. Non griderà, non alzerà la voce, non farà udire la sua voce per le strade. Non spezzerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante; presenterà la giustizia secondo verità. Egli non verrà meno e non si scoraggerà, finché non avrà stabilito la giustizia sulla terra; e le isole aspetteranno la sua legge..
GESU aveva questi requisiti ,.
.Michea .E tu, Betlemme di Efrata così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall'antichità, ..
salmo 2 e tanti altri salmi .
quindi GIOVANNI da buon ebreo che era e conoscendo le scritture ne deduce che GESU era il MESSIA ..
FIGLIO DI DIO , vero che a quei tempi figlio di DIO era ISRAELE , ma anche giustamente ai RE discendenti da DAVID ...
GESU' era un discendente di DAVID ..
.Ho scritto affinché crediate... e affinché abbiate vita." ..
Conclusione GIOVANNI da Ebreo parla principalmente a chi conosce le scritture , ai suoi confratelli , non certo a noi ''pagani o futuri ''cristiani'' ,..
Non so che cosa chiedi GIANNI diciamo che valenza aveva essere figli di DIO a quei tempi , ..
come detto ISRAELE E' SUO FIGLIO , ma GIOVANNI descrive la comunione che GESU ha con il padre ,..e' figlio nel senso '' indica la relazione unica ed eterna tra Gesù Cristo e Dio Padre ''
.Figlio di Dio perché è la Sapienza divina,..e' il pensiero di Dio, generato dal Padre ..
anche figlio dell'uomo ,come si definisce GESU stesso , due nature ,
E morto l'uomo ,ma DIO lo ha risuscitato , perche DIO non muore ..
non aggiungo altro ,poi usciamo a battibecchi ,e cio non e' buono ..ma solo per avvicinarci alla scrittura alla verita ...
SIGNORE ,non vogliamo solo conoscenza ,ma la tua saggezza , un cuore rinnovato , che la Tua Parola illumini la nostra mente, che ci doni pace ,il tuo SHALOM ..
Shabbat Shalom .stella
caro GIANNI nessuno risponde , ci provo io anche se poi ,magari non condividi il mio pensiero , io rispondo da ''cristiana'' ..
-Tenendo conto che Giovanni era un giudeo, da dove trasse i due titoli “il Cristo” e “il Figlio di Dio”,..
secondo me dalla scrittura stessa dai profeti , per GIOVANNI ERA IL CRISTO IL MESSIA PROMESSO . .
-in Isaia 35:4-5 .. Isaia 42 , -
.1. (1-4) Il carattere del Servo.
«Ecco il mio servo, che io sostengo, il mio eletto in cui la mia anima si compiace. Ho posto il mio Spirito su di lui; egli porterà la giustizia alle nazioni. Non griderà, non alzerà la voce, non farà udire la sua voce per le strade. Non spezzerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante; presenterà la giustizia secondo verità. Egli non verrà meno e non si scoraggerà, finché non avrà stabilito la giustizia sulla terra; e le isole aspetteranno la sua legge..
GESU aveva questi requisiti ,.
.Michea .E tu, Betlemme di Efrata così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall'antichità, ..
salmo 2 e tanti altri salmi .
quindi GIOVANNI da buon ebreo che era e conoscendo le scritture ne deduce che GESU era il MESSIA ..
FIGLIO DI DIO , vero che a quei tempi figlio di DIO era ISRAELE , ma anche giustamente ai RE discendenti da DAVID ...
GESU' era un discendente di DAVID ..
.Ho scritto affinché crediate... e affinché abbiate vita." ..
Conclusione GIOVANNI da Ebreo parla principalmente a chi conosce le scritture , ai suoi confratelli , non certo a noi ''pagani o futuri ''cristiani'' ,..
Non so che cosa chiedi GIANNI diciamo che valenza aveva essere figli di DIO a quei tempi , ..
come detto ISRAELE E' SUO FIGLIO , ma GIOVANNI descrive la comunione che GESU ha con il padre ,..e' figlio nel senso '' indica la relazione unica ed eterna tra Gesù Cristo e Dio Padre ''
.Figlio di Dio perché è la Sapienza divina,..e' il pensiero di Dio, generato dal Padre ..
anche figlio dell'uomo ,come si definisce GESU stesso , due nature ,
E morto l'uomo ,ma DIO lo ha risuscitato , perche DIO non muore ..
non aggiungo altro ,poi usciamo a battibecchi ,e cio non e' buono ..ma solo per avvicinarci alla scrittura alla verita ...
SIGNORE ,non vogliamo solo conoscenza ,ma la tua saggezza , un cuore rinnovato , che la Tua Parola illumini la nostra mente, che ci doni pace ,il tuo SHALOM ..
Shabbat Shalom .stella
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Gianni
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Re: Continuità tra Scritture Ebraiche e Scritture Greche
Buongiorno, cara Stella (caldo anche da te oltralpe?). Dunque … tu rispondi da cristiana tenendo conto che Giovanni era un giudeo. Qualcosa non quadra nell’impostazione. Se un tuo vicino svizzero esprime un pensiero con mentalità tedesca e tu lo interpreti da italiana con mentalità italiana, ne esce un giudizio (che può essere positivo o negativo, non importa), ma è falsato dal filtro.
Da parte cattolica (e anche protestante) sento dire che “Gesù” è Dio perché è “figlio di Dio”. Ecco cosa comporta rispondere da cristiani.
Il punto è: siccome Giovanni era un giudeo, da dove trasse i due titoli “il Cristo” e “il Figlio di Dio”, e che valenza avevano nella Palestina del primo secolo?
Qualcosa hai trattato, ma la domanda rimane.
Da parte cattolica (e anche protestante) sento dire che “Gesù” è Dio perché è “figlio di Dio”. Ecco cosa comporta rispondere da cristiani.
Il punto è: siccome Giovanni era un giudeo, da dove trasse i due titoli “il Cristo” e “il Figlio di Dio”, e che valenza avevano nella Palestina del primo secolo?
Qualcosa hai trattato, ma la domanda rimane.
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stella
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Re: Continuità tra Scritture Ebraiche e Scritture Greche
GIANNI ,si qui caldo ,peggio che da te e di tutta italia , ..
allora andiamo avanti io non sono una erudita c'e' ne tanti ,ma io terra terra dico la mia
,cosa vuol dire il CRISTO ??
L'UNTO IL CONSACRATO , il Cristo appunto il ruolo come Messia, il Salvatore atteso..
Yeshua (in aramaico יֵשׁוּעַ) o Yehoshua (in ebraico יְהוֹשֻׁעַ), che significa "Yahweh salva" o "Il Signore è salvezza .(questo naturalmente non e' farina del mio sacco)---
. e e ancora chiedi ''che valenza avevano nella Palestina del primo secolo?..
cioe ti riferisci a FIGLIO DI DIO ??--
.STRETTA RELAZIONE CON IL PADRE ,
caro GIANNI , '' si dice che la lingua batte dove il dente duole???
dove vuoi arrivare cosa vuoi dirci , non dico dirmi , mahh ..dirci ..(( trinita))
-Gesù” è Dio perché è “figlio di Dio...
.Diciamo e' l'immaggine di DIO , .DIO mai nessuno lo ha visto CRISTO ha il ''carattere di DIO , essenza del padre , ha per me due personalita' ..-
certamente io per capirci meglio entro nel concetto cultura del mio ''vicino''
Il vichingo
..quindi adesso entriamo in Palestina ai tempi di Gesu !,
ma anche a quei tempi era l'unto il consacrato il messia ,
Figlio come ho detto gia , RE ..ISRAELITA .. ,ma anche principalmente come relazione ..
tu non ti puoi fermare Gianni solo a questi due versetti o capitolo , GIOVANNI parla di CRISTO , di DIO gia nel primo capitolo ..
che era un uomo qualunque ,no..era discendenza di RE di sicuro ,DAVID , era nato non da uomo qualunque ma da DIO --
GIANNI LA TRINITA NON SI SPIEGA '''scrivo a caratteri grandi ,ma non voglio gridare solo mettere in evidenza '' conosci vito mancuso ?
Vito Mancuso filosofo teologo · ( e cattolico credo il dottor Mancuso ,
31 maggio alle ore 07:05.
·
LA TRINITÀ
Dopo oltre due secoli di dispute, dichiarazioni, documenti, condanne e anatematismi, la conclusione della dogmatica ecclesiastica fu che la natura divina del Figlio era del tutto equivalente a quella del sommo Dio. Lo stabilì nel 325 il concilio di Nicea, che parlò di Cristo come del Figlio homooúsios tô Patrí, «della stessa sostanza del Padre». Il dogma della homoousía o consustanzialità tra Padre e Figlio venne stabilito dalla professione di fede nicena che proclama di credere «in un solo Signore, Gesù Cristo, il Figlio di Dio, generato unigenito dal Padre, cioè dalla sostanza del Padre, Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato non fatto, consostanziale al Padre, per mezzo del quale tutte le cose furono originate». Ovvero: dalla sostanza del Padre si genera eternamente il Figlio che è della stessa sostanza del Padre. La pienezza della divinità iniziò così a essere attribuita non più a una sola persona, ma a due: Dio Padre e Dio Figlio. Nel 381 a Costantinopoli si tenne il secondo concilio ecumenico in cui si definì dogmaticamente l’esistenza anche di un Dio Spirito Santo, attribuendo così la pienezza della divinità a tre persone. Nacque così la Trinità e con essa venne infranto in modo definitivo e irrimediabile il monoteismo ebraico.
Quanto tale definizione sia realmente riconducibile alla vera identità del Gesù terreno, e quanto egli l’avrebbe accettata con la sua religiosità totalmente ebraica, sono domande destinate a rimanere senza una risposta definitiva, perché in mancanza di dati inequivocabili tutto dipende dalla teologia che guida la mente dell’interprete. Per quanto mi riguarda, sono convinto che Gesù, sentendo quello che i vescovi di Nicea convocati dall’imperatore dicevano di lui, dapprima non avrebbe capito, poi non avrebbe gradito. Ma ciò che qui in ogni caso occorre ribadire è che la proclamazione della divinità di Cristo infranse il monoteismo ebraico e fece nascere il dogma della Trinità e la conseguente teologia trinitaria...
il sole la luce e il calore tre cose , ma sempre sole ...
stella ..
allora andiamo avanti io non sono una erudita c'e' ne tanti ,ma io terra terra dico la mia
,cosa vuol dire il CRISTO ??
L'UNTO IL CONSACRATO , il Cristo appunto il ruolo come Messia, il Salvatore atteso..
Yeshua (in aramaico יֵשׁוּעַ) o Yehoshua (in ebraico יְהוֹשֻׁעַ), che significa "Yahweh salva" o "Il Signore è salvezza .(questo naturalmente non e' farina del mio sacco)---
. e e ancora chiedi ''che valenza avevano nella Palestina del primo secolo?..
cioe ti riferisci a FIGLIO DI DIO ??--
.STRETTA RELAZIONE CON IL PADRE ,
caro GIANNI , '' si dice che la lingua batte dove il dente duole???
dove vuoi arrivare cosa vuoi dirci , non dico dirmi , mahh ..dirci ..(( trinita))
-Gesù” è Dio perché è “figlio di Dio...
.Diciamo e' l'immaggine di DIO , .DIO mai nessuno lo ha visto CRISTO ha il ''carattere di DIO , essenza del padre , ha per me due personalita' ..-
certamente io per capirci meglio entro nel concetto cultura del mio ''vicino''
ma anche a quei tempi era l'unto il consacrato il messia ,
Figlio come ho detto gia , RE ..ISRAELITA .. ,ma anche principalmente come relazione ..
tu non ti puoi fermare Gianni solo a questi due versetti o capitolo , GIOVANNI parla di CRISTO , di DIO gia nel primo capitolo ..
che era un uomo qualunque ,no..era discendenza di RE di sicuro ,DAVID , era nato non da uomo qualunque ma da DIO --
GIANNI LA TRINITA NON SI SPIEGA '''scrivo a caratteri grandi ,ma non voglio gridare solo mettere in evidenza '' conosci vito mancuso ?
Vito Mancuso filosofo teologo · ( e cattolico credo il dottor Mancuso ,
31 maggio alle ore 07:05.
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LA TRINITÀ
Dopo oltre due secoli di dispute, dichiarazioni, documenti, condanne e anatematismi, la conclusione della dogmatica ecclesiastica fu che la natura divina del Figlio era del tutto equivalente a quella del sommo Dio. Lo stabilì nel 325 il concilio di Nicea, che parlò di Cristo come del Figlio homooúsios tô Patrí, «della stessa sostanza del Padre». Il dogma della homoousía o consustanzialità tra Padre e Figlio venne stabilito dalla professione di fede nicena che proclama di credere «in un solo Signore, Gesù Cristo, il Figlio di Dio, generato unigenito dal Padre, cioè dalla sostanza del Padre, Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato non fatto, consostanziale al Padre, per mezzo del quale tutte le cose furono originate». Ovvero: dalla sostanza del Padre si genera eternamente il Figlio che è della stessa sostanza del Padre. La pienezza della divinità iniziò così a essere attribuita non più a una sola persona, ma a due: Dio Padre e Dio Figlio. Nel 381 a Costantinopoli si tenne il secondo concilio ecumenico in cui si definì dogmaticamente l’esistenza anche di un Dio Spirito Santo, attribuendo così la pienezza della divinità a tre persone. Nacque così la Trinità e con essa venne infranto in modo definitivo e irrimediabile il monoteismo ebraico.
Quanto tale definizione sia realmente riconducibile alla vera identità del Gesù terreno, e quanto egli l’avrebbe accettata con la sua religiosità totalmente ebraica, sono domande destinate a rimanere senza una risposta definitiva, perché in mancanza di dati inequivocabili tutto dipende dalla teologia che guida la mente dell’interprete. Per quanto mi riguarda, sono convinto che Gesù, sentendo quello che i vescovi di Nicea convocati dall’imperatore dicevano di lui, dapprima non avrebbe capito, poi non avrebbe gradito. Ma ciò che qui in ogni caso occorre ribadire è che la proclamazione della divinità di Cristo infranse il monoteismo ebraico e fece nascere il dogma della Trinità e la conseguente teologia trinitaria...
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stella ..
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AEnim
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Re: Continuità tra Scritture Ebraiche e Scritture Greche
Ciao Gianni,Gianni ha scritto: ↑venerdì 26 giugno 2026, 3:25 Giovanni, cugino e apostolo di Yeshùa scrisse nel suo racconto evangelico: “Gesù fece in presenza dei suoi discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro; ma questi sono stati scritti affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio” (Gv 20:30,31). Tenendo conto che Giovanni era un giudeo, da dove trasse i due titoli “il Cristo” e “il Figlio di Dio”, e che valenza avevano nella Palestina del primo secolo?
ho fatto una piccola ricerca su quanto emerge dagli studi accademici, e riassumo gli esiti:
Giovanni: molto più probabilmente uno pseudoepigrafo, cioè un non-si-sa-chi che si è dato nick e firmato 'Giovanni';
Cugino: piuttosto dubbio.
Apostolo: facilmente no.
Giudeo: è probabile, nel senso che è l'ipotesi che per ora richiede meno passaggi aggiuntivi, pur lasciando questioni irrisolte; poichè nella stessa comunità potevano convivere ebrei, greci, proseliti, "timorati di Dio", pagani convertiti, è del tutto plausibile che quel vangelo sia nato in un ambiente culturalmente misto tanto che molti studiosi parlano di una comunità giovannea composta da credenti con origini diverse.
Quindi si profila anche lo scenario secondo il quale, poichè chi ha scritto materialmente il testo non sembra essere la stessa persona a cui appartengono i ricordi:
- un discepolo giudeo vissuto in terra di Israele racconta la propria testimonianza
- la comunità di Efeso la conserva
- uno o più redattori, magari perfettamente bilingui e ben inseriti nel mondo greco e giudaico, le danno la forma letteraria che conosciamo. A questo punto, il/gli autori che riferiscono i ricordi di un altro, potrebbero essere altrettanto bene giudei o greci inseriti in una comunità 'mista' dove si pratica l'ebraismo (quale?), ma di cui dovremmo capire molto di più le influenze culturali, e la prevalenza di quali rispetto a quali altre.
Ma questa prospettiva spiegherebbe problemi non da poco ovvero perché proprio quel vangelo unisce:
- una conoscenza molto "ebraica" degli eventi
- un greco elegante, raffinato, molto colto
- una riflessione teologica capace di dialogare con un pubblico ellenistico
Data del Vangelo: intorno al 90 d.c. (all'incirca sotto Domiziano governatore romano), mooolto ottimisticamente non prima del 70, pessimisticamente non dopo il 110.
Luogo: molto prob. Efeso, quindi non Palestina.
Efeso era una ex colonia Greca, prima di trovarsi sotto l'Impero Romano, non era quindi in Grecia, ma nell'Impero Romano in quel tempo. Geograficamente si trovava nell'Asia Minore occidentale (l'odierna Turchia), ma culturalmente era una delle città più greche del mondo.
Era una città molto importante nell'Impero, molto popolosa.
Includeva una comunità ebraica anch'essa importante.
Quindi io riformulerei.
Perchè affermare che fosse certamente un giudeo mi pare soprattutto una premessa per voler creare a tutti i costi una "continuità" fra le scritture anche laddove non ci fosse.
Allora dovremmo domandarci anche: un giudeo con quali contaminazioni in testa?
E poi' c'è da domandarsi quali scritture?
Perchè ormai abbiamo ritrovamenti di tutto e di più.
Le idee che circolavano erano tante, ma il fatto che qualche giudeo le abbia scritte in ebraico non conferma di per se che siano ebraiche o ebraico compatibili.
Ora l'accademia fa un giochino, una cosa, strana:
Se studiasse per esempio il cattolicesimo italiano di oggi fra 2000 anni, considererebbe come 'cattolicesimo' un grandissimo ombrello etichetta all'ombra del quale avvengono e vengono pensate e dette le cose più disparate e fra loro contraddittorie, fregandosene bellamente del dettato catechistico.
Cioè l'unica cosa che l'accademia non farebbe è dire: questi sono dentro, questi sono fuori, queste erano le idee con le quali dirsi cattolici ma qui nessuno pare professarle.
Ecco, l'accademia prenderebbe per buono da mettere sotto il grande ombrello 'cattolicesimo' tutto quello che emerge, diremmo, per così dire, antropologicamente.
E' una forma di politicamente corretto.
Ora io sono rimasta abbastanza sconvolta da questa cosa che ho scoperto, e presenta un sacco di problemi.
Di fatto gli studiosi di cattolicesimo che guardassero la nostra epoca nell'anno 4000, avrebbe comunque un CCC, mentre quando si parla di Giudaismo del secondo Tempio non vi esiste nulla di simile, ma questo non autorizza tante cose lo stesso.
Per cui:
è l'apostolo,
è il cugino
è giudeo
sono i presupposti non necessari ma funzionali a dichiarare le continuità.
Invece sarebbe più corretto verificare se la continuità esiste veramente estrapolando semplicemente cosa sia un "Cristo" e cosa sia un "Figlio di Dio" in Giovanni, e paragonare il risultato con cosa sia un Mashiach e cosa un 'figlio di dio', non genericamente presso qualunque individuo nella terra di Israele prima della conquista romana, ma nella rappresentazione più alta e dotta del giudaismo di quell'epoca.
Per fare questo le premesse apostolo, cugino e giudeo non servono.
מחלוקת לשם שמים
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Gianni
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Re: Continuità tra Scritture Ebraiche e Scritture Greche
AEnim, hai messo davvero tanta carne al fuoco. Troppa. Per cui ce n'è da esaminare e da discutere. Da dove iniziamo? Se prendiamo una cosa alla volta, ce la faremo. Da quale vuoi iniziare?
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AEnim
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Re: Continuità tra Scritture Ebraiche e Scritture Greche
Ecco non mi soffermerei su se Giovanni fosse giudeo o meno, apostolo o meno, cugino o meno.
Anche perchè ho usato delle formulazioni disruptives per rendere l'idea che tutte ste certezze potremmo anche lasciarle da parte. Apostolo, cugino, e giudeo in quanto apostolo, sono una formulazione un po' 'confessionale'.
Il mio problema è mettere certe cose in premessa come 'certe' quando almeno un 'ni' bisognebbe porlo.
Secondo me il punto è questo:
estrapoliamo cosa sono 'Cristo' e 'Figlio di Dio' in Giovanni e poi li paragoniamo.
Emergeranno comunanze e differenze.
Ma poi con che cosa lo facciamo il paragone?
Con il TaNaKh senz'altro, ma con tutte le difficoltà del caso dato che è un testo poi al fine sempre 'interpretato' e questo problemini ne crea, in quanto le parti che ne parlano sono i due interpreti (ebraismo rabbinico e cristianesimo).
Non abbiamo a disposizione un CCC dell'unico ed autentico "Giudaismo" dei tempi immediatamente antecedenti la distruzione del tempio, quindi con cosa lo paragoniamo?
Con le visioni dei farisei? Con le visioni dei sadducei? (quanto materiale scientificamente valido abbiamo per ricavare qualcosa di sufficiente a fare i dovuti paragoni?). Con quelle degli Esseni? Con altro ancora? Facciamo di tutto un po' un minestrone andandoci a pescare quello che si concilia un po' di qua e un po' di là? Se prendiamo l'ebraismo rabbinico poi ci sono le solite polemiche, però dovremmo prendere anche quello come termine di paragone.
Insomma occorre trovare un metodo accettabile in relazione al materiale disponibile.
Ma ho scoperto oggi pomeriggio (sono ancora qui che sto studiando la questione) che potremmo prendere Enoch 1, 4 Ezra, e 2 Baruch. Non perchè nessuno di essi rappresenti una ortodossia ma perchè almeno è il materiale disponibile su cui si può lavorare. 4 Ezra e 2 Baruch li ho scoperti oggi.
Così si va a vedere che cosa si sviluppa e cosa non si sviluppa invece nell'ambiente ebraico che invece si sviluppa nel vangelo di Giovanni.
E' un approccio un po diverso: invece di dire 'da dove prende, cosa e come' andiamo direttamente a vedere cosa lì sviluppa che non sviluppa altrove. E poi vediamo se i suoi sviluppi sembrano una così naturale e scontata evoluzione.
La condizione dei tre testi (Giovanni, 4 Esra, 2 Baruch), che non sembra si influenzino l'un l'altro, è la stessa: il tempio è stato distrutto, e ciascuno presenta la propria 'reazione' al fatto. Enoch ci serve per il titolo 'Figlio di Dio'.
Secondo te ci perdiamo qualcosa se evitiamo di dare per scontato che l'autore del "Vangelo di Giovanni" sia Giudeo o meno ed in che modo lo sia, anzi, se non ce ne interessiamo affatto?
Secondo me no, ma può darsi che mi sfugga perchè ci tieni tanto a partire proprio da quel punto/dato lì come premessa certa.
Può darsi che io la stia approcciando con un taglio/prospettiva diverso dal tuo che mi sfugge quale sia.
4 Ezra e 2 Baruch: il primo è un testo coevo o quasi, il secondo un poco posteriore, e sviluppano in qualche modo in veste apocalittica la figura del Mashiach alla luce della distruzione del secondo Tempio ormai avvenuta. Quindi sebbene l'autore del 'vangelo di Giovanni' non abbia prelevato da lì, vi emergono delle idee comuni - sviluppatesi indipendentemente le une dalle altre - ma vi emergono anche le radicali differenze.
Il problema non sono tanto i "titoli" ma la valenza.
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AEnim
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Re: Continuità tra Scritture Ebraiche e Scritture Greche
In pratica andando a guardare cosa Giovanni condivide con l’apocalittica giudaica e cosa invece va oltre, viene fuori - in un sintetico riassunto degli studi accademici in merito un prospetto di questo tipo -:
Elementi in comune fra Giovanni ed apocalittica giudaica
1) forte dualismo luce / tenebre
1 Enoch: figli della luce vs figli delle tenebre
Giovanni: “la luce splende nelle tenebre”
E questa sarebbe una medesima grammatica simbolica
2) Forte giudizio escatologico
4 Ezra / 2 Baruch: giudizio finale di Dio sulla storia
Giovanni: giudizio già presente nella risposta a Gesù
Dove l'elemento comune è che il giudizio diventa strutturale e inevitabile
3) Rivelazione progressiva o visionaria
apocalittica: densa di visioni e rivelazioni mediate
Giovanni: rivelazione attraverso segni e parole di Gesù
Dove l'elemento comune è una medesima idea di “verità non immediata”
4) Polarizzazione etica
giusti vs empi
credenti vs non credenti
Dove questo sarebbe un tipico schema apocalittico,
eppure, tuttavia, la differenza fra "giusti verso empi" (inerisce il comportamento) e "credenti verso non credenti" (inerisce il pensiero) è una variazione significativa..
5) Attesa di un intervento decisivo di Dio
apocalittica: fine dei tempi
Giovanni: “ora è il giudizio di questo mondo”
Dove l'elemento comune è un forte senso di svolta storica
Elementi di continuità solo parziale dove Giovanni prende qualcosa ma lo trasforma molto.
Evidentemente -chiarisco- non prende direttamente da quegli scritti ma ha una comunanza con il sostrato culturale di quell'ambiente in quell'epoca
1) Figlio dell’uomo / figura celeste
1 Enoch: figura celeste giudicante
Giovanni: “Figlio dell’uomo” ma identificato con Gesù storico
Si ritrova una medesima categoria ma nel primo caso è celeste nel secondo è incarnata
2) Giudizio finale
apocalittica: futuro
Giovanni: già presente (“chi non crede è già condannato”)
Qui lo slittamento temporale è particolarmente deciso
3) Rivelazione del mistero divino
apocalittica: misteri svelati a visionari
Giovanni: rivelazione diretta nel Figlio
Qui si passa dall'utilizzo di un concetto di mediazione a uno di incarnazione
Elementi che invece si trovano in Giovanni ma non si ritrovano nell'apocalittica giudaico post 70 d.c.
1) Logos incarnato
“In principio era il Logos…”
Questo non trova paralleli diretti in 1 Enoch, 4 Ezra e 2 Baruch
Il concetto di “parola/figura divina che diventa carne” è nuovo come struttura teologica
2) Identificazione di Gesù come rivelazione piena di Dio
Nell’apocalittica il messaggero rivela Dio
In Giovanni il rivelatore "è Dio reso visibile"
Qui il salto qualitativo è enorme
3) Croce come glorificazione
Nell’apocalittica la vittoria finale è escatologica e futura (e soprattutto direi che è vittoria in coerenza con il Tanakh).
In Giovanni lo strumento di morte è già “gloria”
Qui si trova una inversione simbolica radicale
4) Vita eterna già presente
Nell’apocalittica vita futura dopo giudizio
In Giovanni vita eterna “già ora”
Qui c'è una ristrutturazione completa della temporalità
5) Assenza della figura messianica classica come agente politico o restauratore
Nell’apocalittica Messia = agente di restaurazione o giudizio
In Giovanni Cristo = rivelatore ontologico del Padre
Non c'è più una funzione storica ma una identità teologica
In pratica Giovanni condivide con l’apocalittica giudaica il linguaggio del dualismo, del giudizio e della rivelazione, ma lo trasforma spostando tutto da un livello escatologico futuro a un livello cristologico presente e incarnato.
Tradotto più semplicemente nell'apocalittica giudaica Dio interviene alla fine della storia mentre in Giovanni Dio interviene in una persona nel mezzo della storia
In conclusione, posto che Giovanni non dipende dall’apocalittica giudaica di 4 Esra e 2 Baruch, direttamente, lui utilizza il linguaggio apocalittico, si, giudaico, MA lo ristruttura in una teologia dell’incarnazione e della presenza nel presente (pardon per la tautologia) del giudizio e della salvezza.
Quindi attraverso tutti questi spostamenti i titoli restano ma il contenuto cambia radicalmente.
Allora dove sono, questi 'cambiamenti', nel Tanakh?
Elementi in comune fra Giovanni ed apocalittica giudaica
1) forte dualismo luce / tenebre
1 Enoch: figli della luce vs figli delle tenebre
Giovanni: “la luce splende nelle tenebre”
E questa sarebbe una medesima grammatica simbolica
2) Forte giudizio escatologico
4 Ezra / 2 Baruch: giudizio finale di Dio sulla storia
Giovanni: giudizio già presente nella risposta a Gesù
Dove l'elemento comune è che il giudizio diventa strutturale e inevitabile
3) Rivelazione progressiva o visionaria
apocalittica: densa di visioni e rivelazioni mediate
Giovanni: rivelazione attraverso segni e parole di Gesù
Dove l'elemento comune è una medesima idea di “verità non immediata”
4) Polarizzazione etica
giusti vs empi
credenti vs non credenti
Dove questo sarebbe un tipico schema apocalittico,
eppure, tuttavia, la differenza fra "giusti verso empi" (inerisce il comportamento) e "credenti verso non credenti" (inerisce il pensiero) è una variazione significativa..
5) Attesa di un intervento decisivo di Dio
apocalittica: fine dei tempi
Giovanni: “ora è il giudizio di questo mondo”
Dove l'elemento comune è un forte senso di svolta storica
Elementi di continuità solo parziale dove Giovanni prende qualcosa ma lo trasforma molto.
Evidentemente -chiarisco- non prende direttamente da quegli scritti ma ha una comunanza con il sostrato culturale di quell'ambiente in quell'epoca
1) Figlio dell’uomo / figura celeste
1 Enoch: figura celeste giudicante
Giovanni: “Figlio dell’uomo” ma identificato con Gesù storico
Si ritrova una medesima categoria ma nel primo caso è celeste nel secondo è incarnata
2) Giudizio finale
apocalittica: futuro
Giovanni: già presente (“chi non crede è già condannato”)
Qui lo slittamento temporale è particolarmente deciso
3) Rivelazione del mistero divino
apocalittica: misteri svelati a visionari
Giovanni: rivelazione diretta nel Figlio
Qui si passa dall'utilizzo di un concetto di mediazione a uno di incarnazione
Elementi che invece si trovano in Giovanni ma non si ritrovano nell'apocalittica giudaico post 70 d.c.
1) Logos incarnato
“In principio era il Logos…”
Questo non trova paralleli diretti in 1 Enoch, 4 Ezra e 2 Baruch
Il concetto di “parola/figura divina che diventa carne” è nuovo come struttura teologica
2) Identificazione di Gesù come rivelazione piena di Dio
Nell’apocalittica il messaggero rivela Dio
In Giovanni il rivelatore "è Dio reso visibile"
Qui il salto qualitativo è enorme
3) Croce come glorificazione
Nell’apocalittica la vittoria finale è escatologica e futura (e soprattutto direi che è vittoria in coerenza con il Tanakh).
In Giovanni lo strumento di morte è già “gloria”
Qui si trova una inversione simbolica radicale
4) Vita eterna già presente
Nell’apocalittica vita futura dopo giudizio
In Giovanni vita eterna “già ora”
Qui c'è una ristrutturazione completa della temporalità
5) Assenza della figura messianica classica come agente politico o restauratore
Nell’apocalittica Messia = agente di restaurazione o giudizio
In Giovanni Cristo = rivelatore ontologico del Padre
Non c'è più una funzione storica ma una identità teologica
In pratica Giovanni condivide con l’apocalittica giudaica il linguaggio del dualismo, del giudizio e della rivelazione, ma lo trasforma spostando tutto da un livello escatologico futuro a un livello cristologico presente e incarnato.
Tradotto più semplicemente nell'apocalittica giudaica Dio interviene alla fine della storia mentre in Giovanni Dio interviene in una persona nel mezzo della storia
In conclusione, posto che Giovanni non dipende dall’apocalittica giudaica di 4 Esra e 2 Baruch, direttamente, lui utilizza il linguaggio apocalittico, si, giudaico, MA lo ristruttura in una teologia dell’incarnazione e della presenza nel presente (pardon per la tautologia) del giudizio e della salvezza.
Quindi attraverso tutti questi spostamenti i titoli restano ma il contenuto cambia radicalmente.
Allora dove sono, questi 'cambiamenti', nel Tanakh?
Ultima modifica di AEnim il domenica 28 giugno 2026, 14:56, modificato 1 volta in totale.
מחלוקת לשם שמים
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marco
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- Iscritto il: mercoledì 2 aprile 2014, 18:47
Re: Continuità tra Scritture Ebraiche e Scritture Greche
Giovanni utilizza i titoli “Cristo” e “Figlio di Dio” riferiti a Gesù, colmandoli di sostanza Divina.
Se non si è in grado di vedere questo si è ciechi nella fede.
Il Messia ebraico, secondo l’interpretazione rabbinica, non ha il potere di risuscitare nessun uomo. Non spetta al Messia questo compito. Dio solo può far sì che accada.
Il Cristo di Giovanni sembrerebbe avere questo potere, non parla da profeta, ma da colui che detiene con sicurezza questo potere.
Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. [Marta] Credi tu questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo». Gv 11,26-27
Nella Bibbia Ebraica molti sono i figli di Dio. Si inizia con Gn 6 fino a ad arrivare ad Israele come popolo.
Il titolo di Figlio di Dio in Giovanni non è paragonabile con l’interpretazione comune. Gesù è l’unico Figlio di Dio. Più unico che raro. E’ un monogenes: unico nel suo genere. Non ci sono altri come lui.
I sinottici per spiegare questo concetto hanno scritto della sua nascita miracolosa: non da sperma umano, ma sua madre fu coperta dallo Spirito Santo. Giovanni utilizza il Prologo per mostrarci la sua vera natura. Un concetto espresso in maniera più raffinata.
Se non si è in grado di vedere questo si è ciechi nella fede.
Il Messia ebraico, secondo l’interpretazione rabbinica, non ha il potere di risuscitare nessun uomo. Non spetta al Messia questo compito. Dio solo può far sì che accada.
Il Cristo di Giovanni sembrerebbe avere questo potere, non parla da profeta, ma da colui che detiene con sicurezza questo potere.
Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. [Marta] Credi tu questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo». Gv 11,26-27
Nella Bibbia Ebraica molti sono i figli di Dio. Si inizia con Gn 6 fino a ad arrivare ad Israele come popolo.
Il titolo di Figlio di Dio in Giovanni non è paragonabile con l’interpretazione comune. Gesù è l’unico Figlio di Dio. Più unico che raro. E’ un monogenes: unico nel suo genere. Non ci sono altri come lui.
I sinottici per spiegare questo concetto hanno scritto della sua nascita miracolosa: non da sperma umano, ma sua madre fu coperta dallo Spirito Santo. Giovanni utilizza il Prologo per mostrarci la sua vera natura. Un concetto espresso in maniera più raffinata.
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AEnim
- Messaggi: 150
- Iscritto il: giovedì 28 maggio 2026, 14:50
Re: Continuità tra Scritture Ebraiche e Scritture Greche
Marco, questo non è un forum di fede.
Nonostante i fatto che sia frequentato anche da persone di fede, di fedi diverse, nonostante ci siano degli angolini ove persone di fede possano scambiarsi i proprio affetti di fede, tuttavia:
questo non è un forum di fede. Come forums di fede ci sono i rispettivi forums confessionali: vedi cattolici romani, piuttosto che qualche forum Tdg, piuttosto che qualche forum evangelico, protestante etc.
Ci sono tanti threads e post passati a questo proposito. Gli ultimi quando io uscii dal forum perchè veniva lasciato monopolizzare da 'discorsi di fede' ma per giunta spesso di fedi molto personali, che comunque nulla hanno a che fare con le discipline che studiano i testi, la storia, ed i fenomeni inerenti una o un'altra religione, o pensiero, o visione del mondo, etc.
Ad un certo punto ci fu un ingresso massivo nei 3d da parte di anziani partecipanti tutti orientati allo studio accademico a ricordare che questo non è un forum di fede e che, per dirlo con chiarezza, la fede non possiede nessuna prerogativa di comprensione nè del testo, nè della storia, nè del fenomeno.
Tutto il resto va bene, nel senso che magari esprimendole in modo meno apologetico e con meno enfasi, ovvero più come dati che come affetti di cui essere entusiasti e di cui tutti dovrebbero esserlo, tuttavia il resto sono gli elementi che tu vedi ed a parte forse verificarne qualcuno un po' di più è più o meno quello che sembra a molti faccia Giovanni, o perlomeno così è stato recepito all'interno del contesto complessivo che include Paolo, gli altri Evangelisti, le lettere e l'apocalittica cristiana.
Più o meno lo sappiamo ma non erano queste le domande di Gianni che chiede 'da dove deriva' i due titoli, e questo lo dobbiamo ancora vedere, e che valenza avevano questi titoli nel giudaismo in terra di Israele diciamo 'fino al momento in cui arrivano i romani' e da quel momento fino alla nascita di Gesù, durante la sua vita e poi dopo la distruzione del Tempio.
Lui più genericamente dice: "che valenza avevano nella Palestina del primo secolo".
Il primo secolo va dall'anno zero, fino al 99 d.c., per me è un po' generico e lo dividerei in periodi, includendo però anche un elemento di raffronto inerente i momenti precedenti alla conquista romana.
Si tratta prima di tutto per lo più di verificare che documentazione valida utile allo scopo abbiamo e vedere cosa includere.
In tutto questo periodo e nella 'Palestina' del I secolo ed un po' prima non c'era sicuramente solo il pensiero di Giovanni, eh.
Non si tratta di avere fede, che a me non interessa punto per niente, fra l'altro: si tratta di osservare dati e proprio nudi e crudi, senza il filtro della fede.
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