Cara Lea, non mi sembra il caso di riaprire e continuare la discussione sul lunario biblico: ha già fatto troppi danni. Una cosa è certa e l’abbiamo capita: ognuno rimarrà della propria opinione.
Parliamo però, se vuoi, del mese sinodico, che hai menzionato. (Il mese siderale è di 27,3 giorni).
Il mese sinodico (ovvero la lunazione) è pari a 29 giorni, 12 ore, 44 minuti e 3 secondi. Il ciclo di dodici mesi lunari (354¼ giorni) è più breve dell'anno solare (365¼ giorni). È per questo che periodicamente deve essere inserito il mese intercalare è adàr (veadàr o adàr II), ovviamente alla fine dell'anno.
Tu fai notare che: «L’accumulo dei residui decimali genera una deriva temporale». È per questo – ripeto - che periodicamente deve essere inserito il mese intercalare di adàr. Ora, se ci si attiene (come è naturale e logico) al fatto che il giorno e il minuto in cui si verifica la luna nuova segna il 1° del mese, e se si aggiunge periodicamente il mese intercalare, il sistema solare regolato dalla luna diventa un perfetto orologio-lunario astronomico.
In Tehillìm 104:19 è detto: “Fece la luna per le Feste, il sole conosce il suo tramonto”. Il Sole si limita a tramontare, ma è la Luca che indica le Feste.
Bruno ha svelato lo scopo del lunario rabbinico: «I Saggi hanno stabilito delle regole, le Dechiyot. Invece di aggiungere quel giorno obbligatorio a caso magari facendo cadere lo Yom Kippur di venerdì e creando un blocco totale del paese per 48 ore, hanno deciso di applicare lo slittamento in funzione dello Shabbat». Mi domando se soppesate la gravità di quanto scritto: «Hanno deciso di applicare lo slittamento».
Permettimi una domanda, Lea: Davvero pensi che Hashèm non sapesse che lo Yòm Kippùr può cadere di venerdì? E davvero pensate che i rabbini dovessero rimediare per non farlo cadere di venerdì?
Cara Lea, le sante Feste stabilite da Hashèm dipendono dalle lune nuove, e non viceversa.
Come però ho detto, non è il caso di riaprire e continuare la discussione sul lunario biblico. Ognuno rimarrà della propria opinione. Eppoi, detto tra e me e te, ti sembra che io con la mia piccolezza possa combattere contro i rabbini? Sarebbe come combattere contro il papa.
Calendario ebraico
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Gianni
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Bruno
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Re: Calendario ebraico
Caro Gianni, ti chiedo cortesemente di evitare toni irrispettosi verso i rabbini e il Papa. Presentare il tuo calendario come l'unico fedele alla Bibbia, accusando gli altri di averla alterata, è una contraddizione, specialmente quando affermi di non volerne parlare. La Bibbia non menziona né intercalazioni né il ciclo metonico, dunque definire il tuo sistema come puramente 'biblico' è tecnicamente impreciso. Anche sul caso di Ezechia, trovo sia più opportuno lasciare la parola alla professoressa Lea per un chiarimento autorevole. Le opinioni sono tutte legittime, ma sostenere che i rabbini abbiano modificato i Salmi è un’accusa infondata, vista la loro millenaria venerazione per le Scritture.
Se vogliamo definire un calendario puramente biblico, attenendoci esclusivamente ai dati forniti dalla Scrittura, dobbiamo riconoscere che il novilunio non funge da primo giorno del mese, né il sistema necessita di intercalazioni arbitrarie basate su calcoli. In questo modello, l'unico parametro esterno è la maturazione dell'orzo che, alla fine del sesto anno, richiede di attendere il segno naturale per il corretto inizio del nuovo ciclo. Secondo l'esegesi di Abramo del vecchio forum biblico, questo rappresenterebbe il calendario originale della Bibbia, un sistema perfetto successivamente modificato dopo la cattività di Babilonia per conformarsi a modelli astronomici esterni.
Questa architettura del tempo non è solo una questione di precisione, ma una deliberata scelta teologica. Abramo sottolineava come gli autori biblici volessero prendere le distanze dalla venerazione delle creature celesti, tipica dei popoli pagani. Adottando un mese fisso di trenta giorni, il fedele si pone esattamente "a metà strada": non onora la Luna (il cui ciclo è di circa 29,5 giorni) né onora il Sole. Il calendario biblico non "serve" i luminari, ma serve il Creatore. Restando equidistante dai cicli astronomici puri, il popolo di Dio afferma che il tempo non appartiene agli astri, ma alla Parola.
Questa struttura è una costante matematica che attraversa l'intero canone. Nel resoconto del Diluvio, la Parola di Dio attesta che un intervallo di 5 mesi corrisponde esattamente a 150 giorni (Genesi 7,11; 8,3-4), rivelando la costante del mese di 30 giorni esatti. Tale precisione è ribadita profeticamente nel libro dell’Apocalisse, dove un periodo di 42 mesi viene equiparato a 1260 giorni (Apocalisse 11,2-3). Per la Bibbia, dunque, il mese non è un'entità variabile, ma una porzione di tempo fissa di 30 giorni, che non inizia quasi mai con il novilunio.
In questo quadro, il novilunio cade all'interno di un tempo già ordinato. Può cadere il primo del mese come al 5 del mese.
Il ciclo calendariale biblico ha 7 anni che culmina con l'anno sabatico con anni di 12 mesi (1 Re 4,7) e il sesto di 13 mesi. La sapienza del sesto anno interviene per armonizzare questo sistema al ciclo delle stagioni. In Levitico 25,21 il Signore garantisce una provvidenza speciale per l'anno sesto, affinché dia frutti per tre anni. Questo è l'anno che il profeta Ezechiele identifica con il numero 390 (Ezechiele 4,5), ovvero un anno di tredici mesi da trenta giorni. L'inserimento di questo mese extra è la misura biblica necessaria per riallinearsi alla maturazione dell'orzo, rispettando il comando di osservare il mese di Aviv (Deuteronomio 16,1).
Il vertice di questo sistema è il Giubileo, l'anno cinquantesimo (Levitico 25,10), che funge da regolatore universale. In questo anno di totale liberazione, il calendario trova il suo definitivo ricalibramento attraverso un anno di 14 mesi, pari a 420 giorni. Il numero 420 ben richiama il 42 profetico: come 42 sono le generazioni di Cristo (Matteo 1,17) e 42 i mesi del tempo stabilito in Apocalisse, così i 420 giorni del Giubileo firmano il tempo della restaurazione finale.
Matematicamente, l'anno di 420 giorni permette di assorbire lo scarto solare accumulato nel mezzo secolo precedente, riportando il calendario in una posizione di leggera precedenza rispetto al sole, che viene poi armonizzata dall'attesa dell'orzo Aviv. Questa combinazione rende il sistema straordinariamente robusto, in mille anni la stabilità rimane intatta senza bisogno di algoritmi complessi. Un ritmo divino che si rinnova, riportando ogni cinquant'anni l'umanità al punto zero della creazione, in perfetta armonia tra la Parola scritta e la terra che germoglia.
Se vogliamo definire un calendario puramente biblico, attenendoci esclusivamente ai dati forniti dalla Scrittura, dobbiamo riconoscere che il novilunio non funge da primo giorno del mese, né il sistema necessita di intercalazioni arbitrarie basate su calcoli. In questo modello, l'unico parametro esterno è la maturazione dell'orzo che, alla fine del sesto anno, richiede di attendere il segno naturale per il corretto inizio del nuovo ciclo. Secondo l'esegesi di Abramo del vecchio forum biblico, questo rappresenterebbe il calendario originale della Bibbia, un sistema perfetto successivamente modificato dopo la cattività di Babilonia per conformarsi a modelli astronomici esterni.
Questa architettura del tempo non è solo una questione di precisione, ma una deliberata scelta teologica. Abramo sottolineava come gli autori biblici volessero prendere le distanze dalla venerazione delle creature celesti, tipica dei popoli pagani. Adottando un mese fisso di trenta giorni, il fedele si pone esattamente "a metà strada": non onora la Luna (il cui ciclo è di circa 29,5 giorni) né onora il Sole. Il calendario biblico non "serve" i luminari, ma serve il Creatore. Restando equidistante dai cicli astronomici puri, il popolo di Dio afferma che il tempo non appartiene agli astri, ma alla Parola.
Questa struttura è una costante matematica che attraversa l'intero canone. Nel resoconto del Diluvio, la Parola di Dio attesta che un intervallo di 5 mesi corrisponde esattamente a 150 giorni (Genesi 7,11; 8,3-4), rivelando la costante del mese di 30 giorni esatti. Tale precisione è ribadita profeticamente nel libro dell’Apocalisse, dove un periodo di 42 mesi viene equiparato a 1260 giorni (Apocalisse 11,2-3). Per la Bibbia, dunque, il mese non è un'entità variabile, ma una porzione di tempo fissa di 30 giorni, che non inizia quasi mai con il novilunio.
In questo quadro, il novilunio cade all'interno di un tempo già ordinato. Può cadere il primo del mese come al 5 del mese.
Il ciclo calendariale biblico ha 7 anni che culmina con l'anno sabatico con anni di 12 mesi (1 Re 4,7) e il sesto di 13 mesi. La sapienza del sesto anno interviene per armonizzare questo sistema al ciclo delle stagioni. In Levitico 25,21 il Signore garantisce una provvidenza speciale per l'anno sesto, affinché dia frutti per tre anni. Questo è l'anno che il profeta Ezechiele identifica con il numero 390 (Ezechiele 4,5), ovvero un anno di tredici mesi da trenta giorni. L'inserimento di questo mese extra è la misura biblica necessaria per riallinearsi alla maturazione dell'orzo, rispettando il comando di osservare il mese di Aviv (Deuteronomio 16,1).
Il vertice di questo sistema è il Giubileo, l'anno cinquantesimo (Levitico 25,10), che funge da regolatore universale. In questo anno di totale liberazione, il calendario trova il suo definitivo ricalibramento attraverso un anno di 14 mesi, pari a 420 giorni. Il numero 420 ben richiama il 42 profetico: come 42 sono le generazioni di Cristo (Matteo 1,17) e 42 i mesi del tempo stabilito in Apocalisse, così i 420 giorni del Giubileo firmano il tempo della restaurazione finale.
Matematicamente, l'anno di 420 giorni permette di assorbire lo scarto solare accumulato nel mezzo secolo precedente, riportando il calendario in una posizione di leggera precedenza rispetto al sole, che viene poi armonizzata dall'attesa dell'orzo Aviv. Questa combinazione rende il sistema straordinariamente robusto, in mille anni la stabilità rimane intatta senza bisogno di algoritmi complessi. Un ritmo divino che si rinnova, riportando ogni cinquant'anni l'umanità al punto zero della creazione, in perfetta armonia tra la Parola scritta e la terra che germoglia.
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roberto
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- Iscritto il: giovedì 17 aprile 2014, 23:00
Re: Calendario ebraico
Caro Bruno, la scrittura non è mai cambiata nel corso dei millenni, ma i rabbini si, non sono esenti da errori di interpretazione. Tu parli di un sistema perfetto successivamente modificato dopo la cattività di Babilonia, per conformarsi a modelli astronomici esterni. Cosa vuol dire?
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stella
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- Iscritto il: giovedì 3 aprile 2014, 17:44
Re: Calendario ebraico
Io l’ultima ruota del caro ,vorrei dire la mia … senza studi ..siamo in una babilonia moderna ..
La parola di Dio ,non si cambia ,
noi ci dobbiamo far cambiare dalla ,Parola „ .
Dio ha stabilito ogni cosa fin dall‘inizio ,..
Dio non sbaglia mai , luomo si …chiunque sia ,nessuno e infallibile ..
La parola di Dio ,non si cambia ,
noi ci dobbiamo far cambiare dalla ,Parola „ .
Dio ha stabilito ogni cosa fin dall‘inizio ,..
Dio non sbaglia mai , luomo si …chiunque sia ,nessuno e infallibile ..
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Bruno
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Re: Calendario ebraico
Da un punto di vista biblico, è fondamentale distinguere tra la legge divina e i sistemi umani di misurazione del tempo. Dopo la cattività babilonese, gli ebrei adottarono un altro calendario, ma ciò che conta non è la struttura tecnica del calendario stesso, bensì il rispetto del precetto biblico: la Pasqua deve coincidere con la maturazione dell’orzo.roberto ha scritto: ↑lunedì 27 aprile 2026, 21:49 Caro Bruno, la scrittura non è mai cambiata nel corso dei millenni, ma i rabbini si, non sono esenti da errori di interpretazione. Tu parli di un sistema perfetto successivamente modificato dopo la cattività di Babilonia, per conformarsi a modelli astronomici esterni. Cosa vuol dire?
Questa è l'unica condizione vincolante posta dalla Scrittura per permettere l'offerta del sacrificio dell'Omer. Dio non ha dettato un sistema matematico universale, ma ha legato l'inizio dell'anno a un evento stagionale regolato dal ciclo solare e naturale. Non esiste un calendario divino predefinito; i calendari sono strumenti umani creati per servire il comando di Dio.
Riguardo alla critica mossa ai rabbini, trovo l'argomentazione di Gianni non solo generica, ma fuorviante.
Roberto, affermare che la Scrittura non cambia, ma i rabbini sì è un’ovvietà che però, in questo contesto, sembra voler colpire una categoria specifica in modo ingiusto. Se ogni uomo può sbagliare, siano essi rabbini, sacerdoti o pastori, perché accanirsi proprio sui rabbini senza citare fonti, nomi o contesti storici precisi?
L'accusa di Gianni, secondo cui i rabbini avrebbero alterato il senso di un versetto dei Salmi, è una calunnia documentabile. Prima di muovere accuse così gravi sull'integrità dei testi sacri e di chi li custodisce, bisognerebbe portare prove testuali. Se non si è in grado di indicare chi, dove e quando avrebbe compiuto tale errore, si scade nel pregiudizio invece di fare sana esegesi