La preghiera: da contemplazione empatica a meditazione

marco
Messaggi: 2747
Iscritto il: mercoledì 2 aprile 2014, 18:47

Re: La preghiera: da contemplazione empatica a meditazione

Messaggio da marco »

Gianni ha scritto: mercoledì 27 maggio 2026, 8:45
Inizia a leggere con calma … trova la parola “peccato” e si ferma. Qui innesta la sua meditazione personale: «Signore, quali miei peccati vorrei che tu cancellassi?». La mente va ad alcuni, magari all’ultimo. Non si deve aver timore di menzionarli a Dio parlando in silenzio dentro di sé a capo chino, forse con gli occhi chiusi.
Alleggeriti dalla sincera confessione, si continua a leggere con calma e con consapevolezza. La mente è attratta ora da “le mie colpe”. Di nuovo si innesta nel testo la preghiera personale: «Signore, voglio riconoscere le mie colpe. Quali sono le mie responsabilità che ho trascurato?». Si sviluppa così un colloquio con sé stessi fatto in preghiera alla presenza di Dio.
Caro Gianni, continuo a preferire la preghiera spontanea.
Se Gesù è dentro il tuo cuore sai esattamente quali sono le tue colpe e i tuoi peccati, istantaneamente. Volontariamente e con coscienza commettiamo il peccato. Non ci sono scuse che tengano. Lo conosci qualche secondo prima di commetterlo. In tutte le sue sfaccettature.
La preghiera inizia dovunque ti trovi appena il male ha cessato di avere la meglio su di te.

Poi ci sono le preghiere di lode spontanee. Tutte le volte che osservi le bellezze della natura, parte una lode sentita senza formulazione di frasi. Pura gioia!
Avatar utente
Gianni
Site Admin
Messaggi: 11095
Iscritto il: giovedì 12 marzo 2009, 10:16
Località: Viareggio

Re: La preghiera: da contemplazione empatica a meditazione

Messaggio da Gianni »

Come vuoi, Marco.
stella
Messaggi: 4439
Iscritto il: giovedì 3 aprile 2014, 17:44

Re: La preghiera: da contemplazione empatica a meditazione

Messaggio da stella »

salve , a tutti ,

Ogni preghiera se fatta con il cuore mente ,spontanea o con l'aiuto della parola e' accettevole .
molte volte ci troviamo nel deserto e abbiamo bisogno di acqua viva ..quindi vado coi salmi .

in questi giorni ascoltando un predicatore ho meditato su .ESODO 3

.Mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. 2L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. 3Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». 4Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». 5Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!». 6E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio.


..MA cio' che mi ha dato da pensare e' ((Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!».))

Ecco come avvicinarsi a DIO al padre ,liberi puri santi,..
non perfetti ,ma a piedi nudi ,umilta --
Dio non era interessato ai sandali i calzari sono il simbolo del cammino della polvere della strada, delle occupazioni umane se vogliamo della quotidianita ..
Toglierseli significava riconoscere che davanti a Dio si entra con riverenza, umiltà e disponibilità ad ascoltare la sua voce ,..

quando Mosè si toglie i calzari, i suoi piedi toccano direttamente la terra santa...
come se nulla dovesse più separarlo dalla presenza di Dio.--

liberiamo da ogni cosa profana, Liberiamoci del nostro IO del nostro IDOLO ...
Signore, non permettere che il mio IO copra la tua voce.
Insegnami a deporre ai tuoi piedi ciò che sono,
affinché tu possa fare di me ciò che vuoi..AMEN ..

stella buona estate , speriamo ci risentiamo ..
stella
Messaggi: 4439
Iscritto il: giovedì 3 aprile 2014, 17:44

Re: La preghiera: da contemplazione empatica a meditazione

Messaggio da stella »

visto che nessuno piu scrive in questo spazio di preghiera ,continuo io nel mio ''piccolo ''

.Che noi tutti possiamo lasciare alle spalle i pensieri, le fatiche e le preoccupazioni della settimana lavorativa. Entriamo ora in uno spazio di pace, di armonia e riposo per l'anima."--

-Lechà dodì likràt kallà, penè Shabhàt nekabbelà...
Vieni, mio diletto, incontro alla sposa; accogliamo il volto dello Shabbat..

Shamòr vezachòr bedibbùr echàd, hishmìanu El hamiechàd...
"Osserva" e "Ricorda" [lo Shabbat] in un solo comandamento ci ha fatto udire l'Unico Dio.

.Lo Shabbat e' un assaggio del mondo futuro, un tempo di pace assoluta.,,alleluia gloria al nostro D-O.
-
noiman
Messaggi: 2493
Iscritto il: domenica 20 aprile 2014, 22:41

Re: La preghiera: da contemplazione empatica a meditazione

Messaggio da noiman »

Nonostante che non abbia partecipato a questa discussione la trovo interessantissima perché si apre il confronto con cui le due grandi religioni monoteistiche affrontano il rapporto con il divino attraverso la preghiera , con un pò’ di ritardo provo a commentare quanto ci propose nel lontano 2017 il buon Matteo97, il titolo mi rimane difficile da comprendere il significato di empatia legata alla contemplazione, ma non importa perche quello che scrisse Matteo è notevole.
Riprenderei dai punti principali:
scriveva Gianni » sabato 23 maggio 2026, 3:23
“Una volta, dopo che Gesù era stato a pregare, non appena ebbe finito, uno dei discepoli gli si avvicinò e gli disse: «Signore, insegnaci a pregare»”. – Lc 11:1.

Come intendere questa affermazione, forse coloro che erano con Lui non conoscevano le preghiere, avevano udito Gesù pregare e non erano in grado di ripeterle , questo apre la possibilità che Gesù pregasse secondo il costume del tempo secondo una forma di orto prassi molto antica delle tre preghiere giornaliere: Shachrit, Minchah e Arvit, se i discepoli non conoscevano queste preghiere si apre la possibilità che essi fossero pagani, ma esiste anche l’osservazione che Marco pone e che può essere approfondita:
da marco » domenica 24 maggio 2026, 6:15 Buongiorno cari amici.
La preghiera è principalmente intimità. Matteo scrisse che Gesù consigliò, quando si vuole pregare il Padre, di entrare in camera e serrare l’uscio. Questa azione la compie l’uomo pudico ogniqualvolta cerca uno spazio di intimità con la propria metà. Per avere intimità occorre essere soli e lontani da sguardi indiscreti che possono disturbare la relazione.


Questo sembrerebbe indicare una preghiera personale al di fuori dello schema liturgico, era questa la preghiera che udirono i testimoni nel racconto di Luca?
Forse è in riferimento alla incapacità di questi uomini di trovare le parole istintive dal loro cuore e dai loro sentimenti? la preghiera istintiva di un uomo semplice che si rivolge a Dio con le parole che vengono dal suo cuore , ma non esclude che costoro non conoscessero le parole dello Shemà Israel nella forma di preghiera già codificata secondo l’uso del tempo dove è altamente sicuro che Gesù conoscesse perchè già facevano parte della Teffilàh, forse non ancora definita e scritta come oggi nella forma di Siddùr , nonostante la sua organizzazione il Siddùr è un libro di preghiere che contiene le parole dei profeti che dobbiamo ritenere che esse erano spontanee, chi compose i Salmi utilizzava parole che diventavano preghiere spontanee la cui grandezza e profondità è rimasta ineguagliabile e rivela un profondo rapporto di conoscenza con la divinità, allora come oggi è anche uso aggiungere a queste preghiere qualche cosa di personale , una richiesta che può diventare una supplica personale , la stessa Halakhah stabilisce che le richieste individuali possono essere aggiunte nella benedizione Shemà Qolenu” letteralmente “ascolta la nostra voce.
Sempre di Marco
La mia non è una esagerazione. Gesù pregava spesso e sempre solo. Si separava dai suoi per andare in intimità con suo Padre. Non lo vedevano più, spariva dai loro sguardi. I Vangeli ci insegnano questo aspetto individuale della preghiera.
Le preghiere in comune, in cui si recitano frasi inflazionate o preparate da altri, sono inutili. Per non parlare della recita del rosario. Queste nenie non piacciono a Dio e non hanno la forza di cambiare il cuore delle persone.


Su questo concordo, ma non sappiamo come pregasse Gesù, la differenza tra noi e il Cristo è simile a colui che deve scrivere al re, può farlo solo consegnando una lettera al postino che forse…. :-O la recapiterà al re, forse Gesù non aveva bisogno di nessun postino.
Ma come gi spiegato è anche possibile che le preghiere usate da Gesù , da noi scambiate per frasi confezionate facessero proprio parte di Tehilim e altre grandi riflessioni dei profeti, coloro che hanno redatto la Scrittura, una letteratura giunta fino a noi , Tehillim è molto probabile perchè è il meglio della Scrittura , unica e irripetibile lunga serie di lodi e forme di contemplazioni poetiche, riflessioni sul divino che esprimono le colpe umane, le loro confessioni, insieme alla gratitudine per il creato, i sentimenti individuali e collettivi, tutto in 150 componimenti di una cosi grande levatura che ha lasciato una testimonianza indelebile.

Oggi chi li legge o li recita dimostra di condividere questi pensieri , ogni volta che queste parole vengono ricordate rinascono a nuova vita, una cantica diventa melodia, forse più efficaci di un continuo richiedere atti di perdono e suppliche che non sono sempre seguite dalla intenzione onesta di voler cambiare e soprattutto riparare le azioni negative e le trasgressioni non seguite dalla teshuvà, il vero pentimento.

L’uso della preghiera per richiedere un favore personale è vecchio come il mondo, e abbiamo molti esempi di preghiere che hanno come scopo chiedere a D-o di intercedere per qualche cosa, esempio (Dvarim 3/23-24)” Moshè rivolge una supplica a D-o, che è molto di più di una preghiera , definibile come ”techinnà” la supplica e questa richiesta non viene esaudita.
La supplica non è una preghiera ma una specie di scorciatoia che prevede che l’esito sia affidato alla “ grazia del Signore” come è scritto in Shmòt :ותנותי את אשר אחן “ wechanotì et asher achòn” “E grazierò colui che grazierò”.
La parola “channun” ha significato di una elargizione gratuita , cioè senza contropartita , la cosiddetta grazia , una azione che non richiede contropartita, estemporanea , discesa da cielo e assolutamente arbitraria.
“chinnam” è gratis
Lo Sfat Emet interpreta la preghiera:” E scritto nel Midrash che colui che si concentra nella Tefilàh, la sua Tefilàh viene ascoltata. Poiché la questione della Tefillàh nel mondo non è soltanto per la richiesta con cui l’uomo richiede ciò che ha bisogno, poiché ecco che hanno detto i Saggi che il servizio Divino che è nel cuore della Tefillàh. Ma la questione è che questo mondo manca di completezza in ogni cosa piccola e grande, e deve venire a compimento della salvezza del Signore per mezzo della Tefillàh che suscita l’apertura della radice che è sopra questo mondo nella quale non c’è mancanza. E questo è quanto hanno detto, sia il loro ricordo di benedizione, “prima ordini la lode del luogo, e poi preghi”
Teffilah

La preghiera ebraica da sempre è intrecciata con la lettura pubblica della Torah ogni sabato da millenni, la più importante e conosciuta è lo shemà Israel la preghiera che ci accompagna per tutta la vita, anche da quando non siamo ancora in grado di distinguere i segni, insieme al kaddish queste accompagnano la vita ebraica dall’inizio fino alla morte.
Adesso vi annoio un po'
L’espressione “pregare “ è consolidata nell’uso comune di tefillàh , la preghiera ebraica che è un misto di passi biblici e di richieste collettive , il tutto ha un suo dinamismo, , “tefillàh” deriva dal verbo “pallel” che significa anche giudicare, nel binyan “lehitpallel” , pregare, ma con una estensione semantica connessa al “ significato riflessivo di giudicare se stessi”. Questo modo di pregare è spesso collettivo, ma non è raro osservare che nelle case di preghiera ciascuno spesso segue una sua regola nella preghiera.

Nel Talmud è detto che le tre tefillòt giornaliere sono in ricordo dei tre patriarchi che le istituirono: shachrìt da Avrahàm, minchà da Itzchàk, arvìt da Ya’akòv.
Le prime due sono per tradizione obbligatorie tuttavia la Mishnà nella Ghemarà non concordano se la preghiera della sera sia obbligatoria come le altre due o facoltativa (TB Ber. 27b). Maimonide mette ordine e stabilisce che la preghiera di Arvìt, sebbene non sia obbligatoria può essere accettata come minag , come abitudine e uso comune nelle comunità soprattutto nella galut che di fatto ne ha fatto un obbligo.

La preghiera non è solo una recitazione, ma anche una riflessione su se stessi e sulle proprie azioni, quando un individuo prega si racconta e sappiamo che è difficile mentire a se stessi come non si può ignorare la propria immagine riflessa in uno specchio , in molti casi la preghiera diventa un compromesso tra noi e D-o, la nostra coscienza si confronta con le proprie azioni e afferma la propria inadeguatezza, questa presa di coscienza ci persuade che occorre un cambiamento , un duro lavoro alla ricerca del miglioramento.
Se ci riferiamo all’aspetto esterno preghiera secondo la tradizione pare che essa escluda la forma di preghiera diretta e istintiva, questa è una delle critiche che spesso i cristiani rivolgono all’uso di pregare ebraico, ma dimenticano che tutto questo è stato il modello nella Chiesa per moltissimi secoli, poi le cose sono state riformate dalla Chiesa stessa perché nessuno era più in grado di seguire e comprendere un rito divenuto alieno, questo invece si è mantenuto nell’ebraismo ed è segno della devozione ebraica mantenuta inalterata nel tempo nelle forme originali, nonostante e qui che faccio una critica all'ebraismo è che oggi soprattutto nella diaspora i fedeli non comprendono più tutto quello che leggono anche se lo hanno memorizzato nella lingua originale, esempio ci si può chiedere quanti ebrei contemporanei sono in grado di recitare in italiano le parole del kaddish “la Santificazione del Nome” che conoscono perfettamente scritte in lingua aramaica e imparate insieme al latte materno, questo potrebbe valere anche per alcune preghiere in latino.

Le ripetizioni che citano Marco e Gianni in riferimento al rosario dobbiamo riconoscere che sono da secoli tecniche di preghiera che appartengono alla tradizione e adempiono all'obbligo quotidiano del culto sia a livello individuale che collettivo, anche il cristiano più scettico non può ignorare la devozione del fedele che anche se ripete decine se non centinaia di volte le stesse parole è nella ricerca di una forma di connessione con il mondo dei cieli, nonostante che la maggior parte dei credenti cristiani sono consapevoli di questi ciondoli che appesantiscono il concetto di preghiera come azione spontanea dettata dal cuore, i più critici sono anche disposti a riconoscere l’inutilità di pregare senza sentimento, quindi dobbiamo riconoscere la differenza tra l’esigenza di una preghiera pubblica e quella privata senza l’uso di parole preconfezionate,come afferma Marco magari nel buio della notte ,nessun effetto cultuali, ma attenzione ....diventa difficile separare il bisogno "confidenza" come direbbe Luigi dalla tentazione di chiedere qualche grazia personale, il mondo non è cambiato, anche nei momenti più bui della shoàh milioni di queste parole si sono intrecciate nei vagoni piombati, un misto tra lodare e magnificare la Shekinàh e le suppliche di salvezza per i propri figli e per se stessi.
E sembra che nessuno gli abbia ascoltati.

“Dal momento che è stato insegnato, rabbi Elezier diceva:” E tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima e con tutta la tua forza”(Dvarim 6/5). “ Poiché è detto con tutta la tua anima ?..perché è detto con tutta la tua forza?.....O, se è scritto con tutta la tua forza, perché scrivere anche con tutta la tua anima? ….Con tutta la tua anima è scritto per l’uomo per il quale la vita è più preziosa della ricchezza; mentre a colui per il quale la ricchezza è più preziosa della vita è ordinato con tutta la tua forza”( cioè con tutte le tue sostanze, compreso i tuoi organi), questo spiega in parte le stranissime posizioni e movimenti che vediamo in presso gli ebrei ortodossi.
(fonte Talmud Sanhedrin 74a).
La stessa parola “teffilàh” è connessa al verbo “tofel”, “congiungere, attaccare , unire insieme, ricucire”, il significato è dinamico, pregare è ricongiungersi a D-o unire la propria fiammella al grande fuoco che è in alto, la fiamma di ciascuno di noi può essere piccola, vibrare, manifestare diversi colori, ma è sempre destinata verso l’alto , la stessa parola deriva dall’aramaico e nella sua forma originale “zavta” che significa comunione e o compagnia.

Ma bisognerebbe ricordare che D-o non possiede linguaggio perché non ha la necessità di scambiare concetti condivisi con nessuno, e questo apre altre implicazioni a che cosa è la preghiera.
Noiman

stella
Messaggi: 4439
Iscritto il: giovedì 3 aprile 2014, 17:44

Re: La preghiera: da contemplazione empatica a meditazione

Messaggio da stella »

Hallo amici ,shalom pace e bene ,..

Noiman,grazie per il tuo ( intervento ),..certamente il pensiero ebraico diverso da quello cristiano ..

Aspettando Marco che ultimamente non lo si fa vedere ,dico la mia ,

Giustamente Gesu era ebreo e principalmente si recava in sinagoga e restando in piedi recitava i salmi ,chissà poi quale dei tanti ,secondo me il salmo 150 ,e poi a secondo dei bisogni o non so se già allora era già disegnata la lettura settimanale come adesso .
Gesu insegna ai suoi seguaci a pregare ,non è che secondo me non sapevano pregare ,..tutti si recavano in sinagoga ,come hanno continuato a fare dopo ..da come io penso capisco poi c’era una seconda adunanza separata dai giudei ,il privato ,..singolarmente o tra di loro ..
Gesu vero da esempio di solitudine di appartarsi e secondo me più che parole e meditazione ,da solo credo non è in piedi ma prostrato,faccia a terra meditazione comunione senza parole ,..ma intimità ABBA ..
Ma alla richiesta dei suoi seguaci ,come pregare insegna il padre nostro ,..
Che così recitandolo senza entrare nel profondo non ci dice quasi niente ,mah analizzarlo meditando è un inno una lode è un abbandono totale a Dio ,….

Noi usiamo parole ,ma Gesu ci insegna a non usare troppe parole ,e allora. .?..
Preghiera senza linguaggio ,solitudine silenzio ,meditazione ..offrire mente cuore ,.
Gesu passava molte ore in preghiera ,se non usava parole vuol dire allora contemplava ,..
Poi si vero Dio non ha voce ,parole ,ma abbiamo. ( la sua parola)) ….tutto il creato ci parla di Dio e poi ci risponde eccome che ci risponde in base a ciò che chiediamo ,..
Da un po’ ho ogni tanto un “ tormento” ..ho chiesto chiedo di liberarmi ,…a volte chiedo senza crederci ,..ma questa mattina inciampo,detto tra virgolette ,in EFES.3, vers. 20…21 ..
Or a colui che può ,secondo la potenza che opera in noi , FARE. SMISURATAMENTE, al di là di quanto chiediamo e pensiamo , a LUI sia la gloria …nella chiesa in Cristo per tutte le generazioni ,..
La risposta arriva senza linguaggio umano la risposta sta nella fede in noi ..

Ciò mi ha spinto a scrivere Dionon ha parole ma agisce in noi senza parole ..

Ora esco fuori ho fatto tardi ,ma ancora gli uccelli canticchiano sono in cerca di cibo ,costruiscono il nido ecc..ecc..
Tutto ciò è preghiera , ..le meraviglie del creato ci parlano di Dio ,no meglio dire le meraviglie del creato e VOCE DI D-O ..

:YMHUG: :YMHUG: Stella
Avatar utente
Gianni
Site Admin
Messaggi: 11095
Iscritto il: giovedì 12 marzo 2009, 10:16
Località: Viareggio

Re: La preghiera: da contemplazione empatica a meditazione

Messaggio da Gianni »

Caro Noiman, grazie per la tua preziosa partecipazione.

Hai citato passi neotestamentari in cui si parla delle preghiere fatte da Yeshùa e dell’interesse dei suoi discepoli riguardo al suo modo di pregare. Dici che «sembrerebbe indicare una preghiera personale al di fuori dello schema liturgico» e domandi «se era questa la preghiera che udirono i testimoni nel racconto di Luca». Non credo l’abbiano udita, ma di certo notarono il suo modo solitario di pregare, tanto che gli chiesero si insegnarglielo. Di certo, da praticante giudeo qual era, Yeshùa rispettava le tre preghiere quotidiane del mattino, di mezzogiorno e della sera (Shachrìt, Minchàh e Arvìt). Ma non si limitava a queste. Il salmista parla di otto preghiere. L’ebreo Paolo esorta a pregare incessantemente (e uno modo per farlo c’è).

Tu domandi: «Forse è in riferimento alla incapacità di questi uomini di trovare le parole istintive dal loro cuore e dai loro sentimenti?». Penso di sì, ma – come fai notare – ciò non esclude affatto che essi e Yeshùa stesso si attenessero alla liturgia ebraica. Yeshùa portava gli tzitzìt (ציצית), come documentano gli scritti evangelici; va da sé che egli si attenesse scrupolosamente a tutto il resto.

È interessantissimo ciò che osservi sul Siddùr, ovvero che è anche uso aggiungere a queste preghiere qualche cosa di personale.

Come cercavo di dire, è nelle parole del Siddùr che si innestano le nostre, attratte da una parola o da un pensiero del Siddùr stesso. Così, ogni volta, quella stessa preghiera è diversa dalle altre, inducendoci alla teshuvà, il vero pentimento.

Va rimarcato ciò che hai scritto: «La preghiera non è solo una recitazione, ma anche una riflessione su se stessi e sulle proprie azioni, quando un individuo prega si racconta e sappiamo che è difficile mentire a se stessi». Possiamo aggiungere: ricordandoci di fronte a Chi stiamo, possiamo solo chinare il capo. A volte stare in silenzio. “Per te il silenzio è lode”. – Salmo 65.
marco
Messaggi: 2747
Iscritto il: mercoledì 2 aprile 2014, 18:47

Re: La preghiera: da contemplazione empatica a meditazione

Messaggio da marco »

Buongiorno cara Stella e a tutti.
Dal mio punto di vista tutte le preghiere recitate sono pura formalità.
Immaginate di scrivere delle lettere d’amore ad una donna utilizzando frasi di altri. Il giorno che lei deciderà di incontrarvi sicuramente troverà una persona diversa da quella conosciuta per corrispondenza.
La preghiera rivolta a Dio è relazione, intimità, confidenza e quotidianità. Infatti la preghiera dipende molto dallo stato d’animo. Può durare molto poco o relativamente assai. Le preghiere comandate hanno non solo tutte le stesse parole ma uguale durata.

Gianni scrive che “di certo, da praticante giudeo qual era” Gesù osservava le tre preghiere quotidiane.
Non vorrei essere sempre il bastian contrario ma credo che, in questa frase, ci siano due criticità.
Il primo è la sicurezza che Gesù osservasse il ritmo quotidiano delle preghiere. Le preghiere non sono descritte nella Torah, ma sono elaborazioni successive. Nessun riferimento nei vangeli. Anzi se non ricordo male su questo aspetto la regola osservata da Gesù era il disordine, rispetto alle regole liturgiche del tempo.
Il secondo aspetto rispecchia il punto di vista su Gesù: era un praticante giudeo oppure sottomesso alla legge per riscattare quelli che erano sotto la Legge?
Le due frasi sembrano simili ma divergono molto sul significato profondo.
Dal mio punto di vista Gesù appartiene solo a Dio in un modo che adesso non possiamo comprendere.
Avatar utente
Gianni
Site Admin
Messaggi: 11095
Iscritto il: giovedì 12 marzo 2009, 10:16
Località: Viareggio

Re: La preghiera: da contemplazione empatica a meditazione

Messaggio da Gianni »

Marco, tu stai parlando delle preghiere recitate. Quelle alla cattolica, per capirci. Il modo di pregare che ho illustrato, basato sulle preghiere del testo biblico ispirato, è del tutto diverso.

Quanto alla secoda parte delle tue osservazioni, mi limito a dire che sono superficiali.
noiman
Messaggi: 2493
Iscritto il: domenica 20 aprile 2014, 22:41

Re: La preghiera: da contemplazione empatica a meditazione

Messaggio da noiman »

Prima di affermare cose non vere, bisogna studiare, dire :
Il primo è la sicurezza che Gesù osservasse il ritmo quotidiano delle preghiere. Le preghiere non sono descritte nella Torah, ma sono elaborazioni successive. Nessun riferimento nei vangeli.
E' falso …. senza fare l’elenco completo, iniziando dallo Shemà che Gesù recitava quotidianamente è tratto da Dvarim 6/4-9 (deuteronomio per chi non lo sa) , poi da Bemidbar 15/37-41) (numeri) per un totale di 248 parole che il buon Gesù probabilmente sapeva scorgerne il significato profondo.

L’amidà una delle preghiere più importanti che Gesù conosceva è tratta da Tehillim 51((Salmo), per l’entrata dello shabbat che Gesù rispettava sicuramente avrà recitato il Salmo 29, se volete vi posso riportare tutti i passi da Isaia a Geremia ecc. che Gesù conosceva e quindi l’affermazione di Marco è palesemente falsa, nessun riferimento ai vangeli?

Certo non erano stati ancora scritti, ma stai certo che anche li troviamo passi tratti dl Tanak e dalla Torah, forse mal compresi ma sapientemente usati .
Poi questa sottomissione alla Legge deve finire, ma non aveva detto Gesù che neanche uno iota della legge sarebbe abolito, qualche cosa del genere) Mah …!
ha cosa sei tu sottomesso?
Noiman