E una questione grammaticale, invece di scrivere la “legatura di Isacco, o Aqedah di Itzkàk, il complemento di specificazione viene mantenuto legando le due parole , (di fatto eliminando la preposizione “di “), viene a cadere la ה e sostituita con ת
Noiman
עקדת יצחק
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Andrea Varxhetta
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Re: עקדת יצחק
Shavua Tov Noiman,
ho passato il weekend a studiare attentamente le prime due pagine di questa cartella, riprendendo l’invito che avevi lasciato sul valore di una rilettura del testo.
In particolare, ho cercato di seguire il filo della tua lettura, dove metti in evidenza che non si tratta di un sacrificio umano in senso proprio, ma di una prova, e che elementi come i 37 anni di Izchàk e il montone già preparato nella struttura del racconto suggeriscono che l’esito sia già inscritto nel testo.
C’è però un punto che lasci volutamente aperto e sul quale vorrei chiederti un approfondimento più diretto. Tu scrivi:
"La Torah si è dimenticata di lui, oppure nel gran finale possiamo interpretare questo come un segno, una specie di segnalibro destinato a darci un ulteriore insegnamento.
Se Izchàk subisce davvero questo cambiamento di stato sul Moriàh, la mia domanda è:
quale insegnamento concreto emerge, a livello esegetico, da questo silenzio della Torah sul suo ritorno?
Perché secondo la tua lettura il testo sceglie di non raccontare il rientro di Izchàk con Avrahàm?
Vorrei capire dove porta questa ipotesi sul piano dell’interpretazione del racconto.
Grazie.
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noiman
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Re: עקדת יצחק
Introduco la risposta per Andrea riportando una preziosa risposta di Besasea z.l in un commento citato nel maggio 2026-05-24 e riportato da Amos74 , il commento era di Besasea ormai cancellato ma rimasto in “quote”:
Scrive Andrea:
Andrea Varxhetta » sabato 23 maggio 2026, 18:20
Mi sono riletto la discussione, mancano all’appello praticamente tutti quelli che parteciparono allora: Maurizio1, Tony, Tiger,Maria; Israel75,Akragas, Bgaluppi, Amos74,AEnim Maryam Bat Hagar
Per cercare delle risposte attraverso il testo biblico è assai difficile ma certi indizi possono fornire una risposta, ma per trovarla bisogna rivedere l’episodio nella vita di Yitzhak considerando l’insieme e non usare la lente di ingrandimento, non ricordavo l’intervento di Besasea che possiamo ancora rileggere in “quote” grazie a Amos74, dove offre Besasea offre una chiave di lettura che illumina l’episodio di luce nuova, secondo Besasea la divinità che è attrice in questo episodio non è il tetragramma ma Elohim non inteso come nome proprio ma come legislatore, יהוה non compare in tutto il racconto se non come l’inviato di Y*** o come luogo, interessante è anche il rapporto che ebbe il patriarca con Avimelek.
Questo mi ha riportato a Cassuto che nel suo libro “La Questione della Genesi “osserva che l’impiego di Elohim è una ”concezione universalistica a cui si aggiunge che quando Avrahàm riceve la prima rivelazione avviene nel nome di Y*** (a pag.49).
Attenzione: Quando D-o compare in sogno a un pagano viene impegnato Elohim, lo si può verificare nel libro di Bereshit a proposito del sogno di Abimelk re di Gerar, Cassuto aggiunge che se non fosse stato un re pagano avrebbe conosciuto Y***, lo stesso Avrahàm nel rivolgersi al re di Gerar nel pregare per lui utilizza Elohim (51) e non il tetragramma, successivamente notiamo un’altra separazione dei nomi riguardo Sarah a cui le viene fatta la promessa nel nome di Y*** (Bereshit18) , nel capitolo 21 ritroviamo ancora l’alternanza dei nomi in breve sequenza, quando D-o si ricorda di Sarah ritroviamo Y***, nel versetto successivo riguardo alla promessa che Sarah riguardo la sua discendenza adempiendo il patto con Avrahàm ritroviamo Elohim , idem nel versetto 4 a proposito della circoncisione di Izchàk il riferimento è Elohim.
Questo apparentemente sembra fuori tema, ma in realtà esiste una profonda connessione con il Nome e la narrazione biblica.
Il midrash offre la sua visione e considera la narrazione come uno strumento pedagogico , spesso una azione meritevole o malvagia fornisce un insegnamento e una riflessione del tipo”Hai visto che ….”, non per niente la Torah è sinonimo di “istruzione” e non solo non nasconde ma evidenzia sempre l’imperfezione di uomini e donne, non esiste il culto dell’eroe, ogni profeta o condottiero non è mai veramente perfetto, Esav nonostante i suoi difetti è anche figlio amorevole e viene letteralmente fregato da suo fratello, Avrahàm utilizza mezzucci per sopravvivere in Egitto,atteggiamento tipico di nomadi del deserto e costringe Sarà a mentire esponendola a un alto rischio di commettere un adulterio o atti sessuali impuri, la stessa Hagar ha subito un ingiustizia fin dall’inizio quando corre il rischio di diventare un utero in affitto, Hagar quando nasce Izchàk viene abbandonata e scaricata dal patriarca, è difficile, risulta imbarazzante leggere e trarre insegnamenti dal libro di Bereshit quando gli personaggi chiave hanno comportamenti che ci sembrano problematici o solamente ambigui che non sono di esempio secondo il nostro senso morale, ovviamente la reinterpretazione del midrash è un metodo critico che non è alla ricerca di giustificazioni e primogeniture sottratte e violenze sul prossimo.
Rabbi Zvi Hirsh Chajes sostiene invece che il midrash tende ha rendere degli eroi perfetti con comportamenti malvagi per un fine pedagogico, insomma la narrazione suscita nel lettore la domanda:”Cosa avrei fatto io al suo posto? ”, il confronto avviene su “è giusto, oppure ho sbagliato”, la conoscenza del dettaglio biblico e dei commenti ormai millenari al testo originale ci aiutano a capire come Noàch definito il migliore “giusto” nella sua generazioni finisce ubriaco in una tenda, perché Salomone e re David concludono la loro vita nella mediocrità, non c’è nessuna letteratura biblica che ponga il mito dell’eroe , lo stesso Qoelèt afferma che non c’è nessun giusto nella terra che fa solo il bene e non pecca”, dice Kaufmann, “Nessun uomo è mai stato adorato o addirittura gli è stato accordato lo status semi-divino”.
Per ritornare in tema il midrash fantastica e spiega che , “Quando il Satan chiese a Sarah dove era Izchàk, lei rispose “E’ andato con suo padre a imparare le leggi sul korban”, ma il Satan le rivelò che Itzchàk era il korban, allora Sarah si recò da tre giganti Aẖoman, Sesay e Talmay e chiese loro di scrutare in lontananza , più lontano possibile, cercando un vecchio accompagnato da due giovinetti. I giganti obbedirono e le dissero che vedevano solo un uomo anziano con in mano un coltello e accanto a lui un fanciullo legato come vittima per il sacrificio, Sarah ne fu talmente scossa da esalare l’anima (Sifte Koen ) (commento a Bereshit 23/2, fonte Le Leggende degli Ebrei di Luis Ginsberg).
Ora faccio un cosa che non faccio quasi mai, copio violando palesemente i diritti di autore di Rav Kahan e riporto un suo pensiero che potrebbe essere di risposta ad Andrea:
Shavua tov
Noiman
“Offrire un sacrificio umano è un atto idolatrico e il fatto che Abramo si apprestò a farlo non significa che ciò era coerente alla normativa dei bnè 'Ever. Chi gli dà il comando non è HaShem, ma haelohim. La presenza della he determinativa in questo contesto è indice di divinità straniera. A fermare l'omicidio fu invece un inviato di HaShem, che riportò Abramo sulla retta via, attribuendo un alto valore alla prova che Dio gli presentò nella veste di divinità straniera. La deriva idolatrica di Abramo, secondo la tradizione orale, è la punizione per avere stipulato il patto con Avimelech, rendendo nullo il patto con Dio. La conseguenza sarebbe stata la restituzione del figlio a Dio per mezzo di quel sacrificio umano. Figlio che era l'unico mezzo per l'adempimento del patto.
Nella Toràh, questo brano è preceduto dall'evento in cui Abramo fece un patto con Avimelech riguardo alla terra di Israel ,condizione non permessa dal patto stipulato con Dio, che prevede l'esistenza del figlio Isacco.
IL nostro brano comincia con le parole: ויהי אחר הדברים האלה , "successe dopo queste cose...", che collega l'evento della legatura di Isacco all'evento precedente del patto con Avimelech.
Questo patto è considerato dai saggi un "culto straniero", come tutti i patti stipulati fra ebrei e non-ebrei. Questi portano all'idolatria e alla morte dei figli, come stava appunto per succedere.
Nel testo ebraico vediamo che a provare Abramo è haelohim, ovvero "il giudice" conosciuto fra i sudditi di Avimelech, ove erano leciti i sacrifici umani.
L'essenza della prova sta nel fatto che Abramo credette veramente che Dio gli avesse dato il comando di sacrificare il figlio. Egli lo stava per uccidere, consegnandolo definitivamente a Dio per il fatto che ormai la sua esistenza era vana, dato il patto stipulato che aveva stipulato con Avimelech. In ciò consiste la grandezza di Abramo, perché obbedì a quel comando, riconsegnando suo figlio.
(nel testo ebraico di Genesi 22:1-18) abbiamo haelohim, Elohim(nome proprio) e malach HaShem. Chi gli parla, comandandogli di offrire l'olocausto, è haelohim. Ma quando Abramo si riferisce a Dio lo chiama Elohim. Chi impedisce il sacrificio è malach HaShem. Se ci sono queste diversità c'è un motivo ed è necessario chiedersi il perché. In questa discussione poco importa l'identità di haelohim, ma è chiaro che non può essere HaShem perché il culto di HaShem non ha mai previsto sacrifici umani, anzi li condanna. Dio dice che non gli è mai passato per la mente, come ben attestato dal verso dei profeti citato. Il comando proviene chiaramente dal culto straniero e attribuito ugualmente a Dio perché Dio parla per mezzo di chiunque.
Questa interpretazione è ben attestata, linguisticamente perfetta e ben adatta alla mentalità biblica". Besasea
Scrive Andrea:
Andrea Varxhetta » sabato 23 maggio 2026, 18:20
"La Torah si è dimenticata di lui, oppure nel gran finale possiamo interpretare questo come un segno, una specie di segnalibro destinato a darci un ulteriore insegnamento.
Se Izchàk subisce davvero questo cambiamento di stato sul Moriàh, la mia domanda è:
quale insegnamento concreto emerge, a livello esegetico, da questo silenzio della Torah sul suo ritorno?
Perché secondo la tua lettura il testo sceglie di non raccontare il rientro di Izchàk con Avrahàm?
Vorrei capire dove porta questa ipotesi sul piano dell’interpretazione del racconto.
Grazie.
Mi sono riletto la discussione, mancano all’appello praticamente tutti quelli che parteciparono allora: Maurizio1, Tony, Tiger,Maria; Israel75,Akragas, Bgaluppi, Amos74,AEnim Maryam Bat Hagar
Per cercare delle risposte attraverso il testo biblico è assai difficile ma certi indizi possono fornire una risposta, ma per trovarla bisogna rivedere l’episodio nella vita di Yitzhak considerando l’insieme e non usare la lente di ingrandimento, non ricordavo l’intervento di Besasea che possiamo ancora rileggere in “quote” grazie a Amos74, dove offre Besasea offre una chiave di lettura che illumina l’episodio di luce nuova, secondo Besasea la divinità che è attrice in questo episodio non è il tetragramma ma Elohim non inteso come nome proprio ma come legislatore, יהוה non compare in tutto il racconto se non come l’inviato di Y*** o come luogo, interessante è anche il rapporto che ebbe il patriarca con Avimelek.
Questo mi ha riportato a Cassuto che nel suo libro “La Questione della Genesi “osserva che l’impiego di Elohim è una ”concezione universalistica a cui si aggiunge che quando Avrahàm riceve la prima rivelazione avviene nel nome di Y*** (a pag.49).
Attenzione: Quando D-o compare in sogno a un pagano viene impegnato Elohim, lo si può verificare nel libro di Bereshit a proposito del sogno di Abimelk re di Gerar, Cassuto aggiunge che se non fosse stato un re pagano avrebbe conosciuto Y***, lo stesso Avrahàm nel rivolgersi al re di Gerar nel pregare per lui utilizza Elohim (51) e non il tetragramma, successivamente notiamo un’altra separazione dei nomi riguardo Sarah a cui le viene fatta la promessa nel nome di Y*** (Bereshit18) , nel capitolo 21 ritroviamo ancora l’alternanza dei nomi in breve sequenza, quando D-o si ricorda di Sarah ritroviamo Y***, nel versetto successivo riguardo alla promessa che Sarah riguardo la sua discendenza adempiendo il patto con Avrahàm ritroviamo Elohim , idem nel versetto 4 a proposito della circoncisione di Izchàk il riferimento è Elohim.
Questo apparentemente sembra fuori tema, ma in realtà esiste una profonda connessione con il Nome e la narrazione biblica.
Il midrash offre la sua visione e considera la narrazione come uno strumento pedagogico , spesso una azione meritevole o malvagia fornisce un insegnamento e una riflessione del tipo”Hai visto che ….”, non per niente la Torah è sinonimo di “istruzione” e non solo non nasconde ma evidenzia sempre l’imperfezione di uomini e donne, non esiste il culto dell’eroe, ogni profeta o condottiero non è mai veramente perfetto, Esav nonostante i suoi difetti è anche figlio amorevole e viene letteralmente fregato da suo fratello, Avrahàm utilizza mezzucci per sopravvivere in Egitto,atteggiamento tipico di nomadi del deserto e costringe Sarà a mentire esponendola a un alto rischio di commettere un adulterio o atti sessuali impuri, la stessa Hagar ha subito un ingiustizia fin dall’inizio quando corre il rischio di diventare un utero in affitto, Hagar quando nasce Izchàk viene abbandonata e scaricata dal patriarca, è difficile, risulta imbarazzante leggere e trarre insegnamenti dal libro di Bereshit quando gli personaggi chiave hanno comportamenti che ci sembrano problematici o solamente ambigui che non sono di esempio secondo il nostro senso morale, ovviamente la reinterpretazione del midrash è un metodo critico che non è alla ricerca di giustificazioni e primogeniture sottratte e violenze sul prossimo.
Rabbi Zvi Hirsh Chajes sostiene invece che il midrash tende ha rendere degli eroi perfetti con comportamenti malvagi per un fine pedagogico, insomma la narrazione suscita nel lettore la domanda:”Cosa avrei fatto io al suo posto? ”, il confronto avviene su “è giusto, oppure ho sbagliato”, la conoscenza del dettaglio biblico e dei commenti ormai millenari al testo originale ci aiutano a capire come Noàch definito il migliore “giusto” nella sua generazioni finisce ubriaco in una tenda, perché Salomone e re David concludono la loro vita nella mediocrità, non c’è nessuna letteratura biblica che ponga il mito dell’eroe , lo stesso Qoelèt afferma che non c’è nessun giusto nella terra che fa solo il bene e non pecca”, dice Kaufmann, “Nessun uomo è mai stato adorato o addirittura gli è stato accordato lo status semi-divino”.
Per ritornare in tema il midrash fantastica e spiega che , “Quando il Satan chiese a Sarah dove era Izchàk, lei rispose “E’ andato con suo padre a imparare le leggi sul korban”, ma il Satan le rivelò che Itzchàk era il korban, allora Sarah si recò da tre giganti Aẖoman, Sesay e Talmay e chiese loro di scrutare in lontananza , più lontano possibile, cercando un vecchio accompagnato da due giovinetti. I giganti obbedirono e le dissero che vedevano solo un uomo anziano con in mano un coltello e accanto a lui un fanciullo legato come vittima per il sacrificio, Sarah ne fu talmente scossa da esalare l’anima (Sifte Koen ) (commento a Bereshit 23/2, fonte Le Leggende degli Ebrei di Luis Ginsberg).
Ora faccio un cosa che non faccio quasi mai, copio violando palesemente i diritti di autore di Rav Kahan e riporto un suo pensiero che potrebbe essere di risposta ad Andrea:
“All'inizio della parashah di Chayè Sarah manca qualcosa. Leggiamo della morte di Sarah, del lutto e dell'elogio funebre di Abramo. Ma ci saremmo aspettati di vedere altrettante lacrime da Yitzchaq. Dove stava? Perché non ha preso parte al funerale della madre? Questa domanda viene formulata da R. Bechayè, che osserva che l'amore di Yitzchaq per Sarah doveva almeno eguagliare quello di Avraham. Yitzchaq era rimasto traumatizzato dalla 'aqedah. La notizia della morte della madre sarebbe stato troppo, e per questo non venne informato. Ma Rabbenu Bechayè non si limita a notare questa assenza. La Torah ci dice che Avraham, sebbene inizialmente avesse detto ai ragazzi che sarebbero tornati assieme, ritornò dalla aqedah da solo. Non è possibile che Avraham se lo sia dimenticato. Ibn 'Ezrà esclude categoricamente l'ipotesi che il sacrificio fosse avvenuto, e che Ytzchaq sia stato resuscitato. Per Ibn 'Ezrà quando la Torah dice Avraham intende dire Avraham e Ytzchaq. Ytzchaq si eclissa prima della morte di Sarah, ma anche per tutto il periodo che condurrà alla scelta di sua moglie. Quando Rivqah arriva, Ytzchaq torna nel vivo della storia. Ma nel frattempo dov'era Yitzchaq?
Nella tradizione midrashica troviamo due ordini di risposte: a) era a studiare in Yeshivah; b) era morto o quasi morto, o morto metaforicamente. Era nel giardino dell'Eden. Secondo il Midrash ha-gadol vi rimase tre anni. In tanti brani poetici è riportato che il sacrificio avvenne effettivamente. La forza di Avraham era tale da considerare il sacrificio effettuato. Il Gan Eden è un luogo di perfezione spirituale, potrebbe essere anche la stessa yeshivah o giù di lì. In questo modo il buco all'interno della narrazione biblica è riempita, ma lo stesso testo della Torah può indicarci cosa è avvenuto. La prossima volta che ci imbatteremo in Yitzchaq sarà quando incontrerà Rivqah, e lì ci sarà detto esplicitamente che era di ritorno da Beer laChay Roì.
L'arrivo di Rivqah lo consolerà per la morte della madre, e quindi possiamo dedurre che fosse in lutto. Ma dove? Beer laChay Roì è un posto del quale abbiamo già sentito parlare, quando Hagar fuggì da Sarah.
Rashì crede che Yitzchaq, morta Sarah, sia andato a riprenderla. Avraham si preoccupa di trovare una moglie per Yitzchaq, ma anche Yitzchaq si preoccupa per la solitudine del padre. Ramban ritiene che Yitzchaq abbia eletto quel luogo suo santuario spirituale, un luogo di rivelazione o secondo Sforno un luogo di preghiera. Per via della sua preghiera Eli'ezer ha successo nella sua missione a miglia di distanza. Dopo la morte di Avraham lì Yitzchaq si stabilirà.
Ma forse c'è un motivo ulteriore, quello del recupero del rapporto con Yishma'el. Sappiamo pochissimo delle loro relazioni. Quando Yishma'el fu cacciato Yitzchaq era nato da poco. Sappiamo che parteciparono assieme al funerale del padre. Con i suoi pellegrinaggi Yitzchaq ha riunito la famiglia. Finché Sarah era in vita ciò non sarebbe stato possibile. Forse Yizchaq aveva compreso di essere il responsabile della cacciata di Yisma'el, e di avere il compito di riunire la famiglia. Questo atteggiamento ci spiegherà un'altra relazione, quella con 'Esav. Per via di quanto avvenuto ha deciso che nessun figlio sarebbe stato cacciato dalla sua casa, nonostante i suoi difetti. Ha già visto le conseguenze nefaste della divisione. Dal testo della Torah sembrerebbe che Ytzchaq amasse 'Esav perché praticava la caccia e gli portava del cibo, ma possiamo considerarlo un motivo reale per amarlo? O forse semplicemente lo amava per ciò che era in grado di fare bene? Anche quando lo vorrà benedire da vecchio, gli ordinerà di fare la stessa cosa. Sappiamo che quando Ya'aqov entrerà dal padre, questo dirà di sentire un odore paradisiaco.
Rashì nota che ci sono al mondo pochi odori sgradevoli come il fetore delle capre. Che odore sentì allora? Rashì risponde che sentì l'odore del Gan 'Eden, perché dopo la 'aqedah Ytzchaq visse lì. La Aqedah aveva danneggiato la sua vista, tanto che divenne cieco, ma al contempo ne potenziò l'olfatto. Quando vede 'Esav, vede meno o più di noi? Di certo vede diversamente da noi, e vede la realtà nel prisma del Gan 'Eden. Vede tutto proiettato nel futuro. Anche il suo nome vuol dire riderà, in futuro. Per via della 'aqedah Yzchaq vede un mondo perfetto. Questa prospettiva gli ha consentito di approcciare Yishma'el. Yitzchaq è pronto a scommettere che Yishma'el si pentirà e riconoscerà l'esistenza di un solo D. Secondo il Mesekh Chokhmah nelle azioni di Yitzchaq sono presenti, come segno per i suoi discendenti, i ravvedimenti dei discendenti di Yishma'el ed 'Esav nell'era messianica. Le azioni di Yitzchaq nel presente erano dettate dalla sua visione del futuro, ed il futuro a sua volta era il frutto delle sue azioni nel presente. Se riuscissimo a coltivare il nostro modo di vedere le cose in questa ottica, il nostro mondo sarebbe più rosa.
Shavua tov
Noiman
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Re: עקדת יצחק
Boqer Tov.
Grazie Noiman ho riletto più volte il tuo intervento. Ti dico sinceramente che sono anni che avevo dentro queste domande ma non trovavo una chiave chiara nei testi.
Se ho capito bene, la Akedàh non è un sacrificio richiesto da D-o in senso pagano ma una prova che serve anche a segnare una distanza netta dai culti dei popoli circostanti, nel mondo di allora il sacrificio umano era reale, e proprio lì il testo stabilisce un confine.
In questo senso non è per “informare D-o”, ma per rendere evidente agli uomini cosa significa davvero il rapporto con il divino e dove finisce la logica del sangue.
Ti ringrazio, perché qui ho trovato una conferma più chiara e testuale di intuizioni che avevo da tempo.
Shalom u’verachah
Grazie Noiman ho riletto più volte il tuo intervento. Ti dico sinceramente che sono anni che avevo dentro queste domande ma non trovavo una chiave chiara nei testi.
Se ho capito bene, la Akedàh non è un sacrificio richiesto da D-o in senso pagano ma una prova che serve anche a segnare una distanza netta dai culti dei popoli circostanti, nel mondo di allora il sacrificio umano era reale, e proprio lì il testo stabilisce un confine.
In questo senso non è per “informare D-o”, ma per rendere evidente agli uomini cosa significa davvero il rapporto con il divino e dove finisce la logica del sangue.
Ti ringrazio, perché qui ho trovato una conferma più chiara e testuale di intuizioni che avevo da tempo.
Shalom u’verachah
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AEnim
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Re: עקדת יצחק
Visto che ad Andrea piace molto questo argomento lascio dei link, solo alcuni perchè purtroppo non li ho di tutto ciò che consultai ormai molto tempo or sono, alcuni li ho perduti purtroppo
Qui c'è un commento di Jonathan Pacifici (Torah.it), .pdf
http://www.archivio-torah.it/jonathan/04_vajera.pdf
In questo altro .pdf ancora se ne parla
http://www.archivio-torah.it/jonathan/04_vajera.pdf
Qui c'è un midrash
a pagina 22 del libro ma 42 del .pdf
http://www.archivio-torah.it/ebooks/Midrashim.pdf
Solo qualcuna delle cose che emergono:
""La festa che Avraham fa per lo svezzamento di Izchak avviene (secondo Rashì che cita il Midrash Rabbà ed il Talmud Bavlì Ketubot 60a) ventiquattro mesi dopo la nascita, ossia due anni esatti dopo. Nuovamente Pesach. Il banchetto era “grande” e Rashì commenta che erano presenti i grandi della generazione: Shem e Ever. È possibile che si trattasse di una sorta di Seder. Secondo il Talmud (Sanedrhin 89b) è proprio durante questo banchetto che il Satan “provoca” la prova della “Akedat Izchak” sostenendo che Avraham avrebbe dovuto offrire un sacrificio (il korban Pesach?). D-o ribatte che Avraham fa tutto per il figlio, anzi che se D-o gli chiedesse di sacrificare il figlio lo farebbe.
E Rabbenu Bechaye sottolinea che il banchetto Avraham lo fa perché è il giorno in cui
Izchak comincia a studiare Torà.
Ne risulta che la legatura di Izchak durante la quale interviene l’angelo è la simulazione di un sacrificio che deve compensare il mancato sacrificio che Avraham avrebbe dovuto offrire a Pesach.
E se Avraham non fa ancora il korban Pesach, ci insegna il senso della sottomissione alla volontà di D-o, attraverso la legatura di Izchak, aprendo la via al mondo del korban Pesach e della rottura con l’idolatria.
Per concludere, il testo della Torà dice che Avraham tornò dopo la “legatura” con i due ragazzi a Beer Sheva, ma non è chiaro dove finisca Izchak. Il Midrash dice che rimane a Shallem (Jeruscialaim) a studiare Torà presso l’Accademia di Shem ed Ever."
"Secondo il midràsh, Avrahàm ha ricevuto la sua investitura di primo padre del popolo ebraico, incontrando un importante sopravvissuto del Diluvio e cioè Shèm, figlio di Nòach, che i maestri identificano con MalkìZèdeq re di Shalèm. La toràh definisce MalkìZèdeq come Kohèn del D-o Eccelso. Il midràsh ritiene che in questo incontro vi è stato un passaggio di consegne rispetto alla carica sacerdotale. MalkìZèdeq avrebbe istruito Avrahàm sulle diverse mizvòth che appartengono ai Kohanim. Una di queste mizvòth è l'offerta delle acque (TB Sukkàh 48a). Per chi vive nel mondo del midràsh è difficile non pensare che Avrahàm e Shem-MalkìZedèq si siano dimenticati di parlare del Diluvio e che Avrahàm non abbia ritenuto giusto digiunare il giorno in cui è iniziato il Diluvio, come preghiera perché le acque della Distruzione possano trasformarsi in acque di Benedizione."
Qui c'è un commento di Jonathan Pacifici (Torah.it), .pdf
http://www.archivio-torah.it/jonathan/04_vajera.pdf
In questo altro .pdf ancora se ne parla
http://www.archivio-torah.it/jonathan/04_vajera.pdf
Qui c'è un midrash
a pagina 22 del libro ma 42 del .pdf
http://www.archivio-torah.it/ebooks/Midrashim.pdf
Solo qualcuna delle cose che emergono:
""La festa che Avraham fa per lo svezzamento di Izchak avviene (secondo Rashì che cita il Midrash Rabbà ed il Talmud Bavlì Ketubot 60a) ventiquattro mesi dopo la nascita, ossia due anni esatti dopo. Nuovamente Pesach. Il banchetto era “grande” e Rashì commenta che erano presenti i grandi della generazione: Shem e Ever. È possibile che si trattasse di una sorta di Seder. Secondo il Talmud (Sanedrhin 89b) è proprio durante questo banchetto che il Satan “provoca” la prova della “Akedat Izchak” sostenendo che Avraham avrebbe dovuto offrire un sacrificio (il korban Pesach?). D-o ribatte che Avraham fa tutto per il figlio, anzi che se D-o gli chiedesse di sacrificare il figlio lo farebbe.
E Rabbenu Bechaye sottolinea che il banchetto Avraham lo fa perché è il giorno in cui
Izchak comincia a studiare Torà.
Ne risulta che la legatura di Izchak durante la quale interviene l’angelo è la simulazione di un sacrificio che deve compensare il mancato sacrificio che Avraham avrebbe dovuto offrire a Pesach.
E se Avraham non fa ancora il korban Pesach, ci insegna il senso della sottomissione alla volontà di D-o, attraverso la legatura di Izchak, aprendo la via al mondo del korban Pesach e della rottura con l’idolatria.
Per concludere, il testo della Torà dice che Avraham tornò dopo la “legatura” con i due ragazzi a Beer Sheva, ma non è chiaro dove finisca Izchak. Il Midrash dice che rimane a Shallem (Jeruscialaim) a studiare Torà presso l’Accademia di Shem ed Ever."
"Secondo il midràsh, Avrahàm ha ricevuto la sua investitura di primo padre del popolo ebraico, incontrando un importante sopravvissuto del Diluvio e cioè Shèm, figlio di Nòach, che i maestri identificano con MalkìZèdeq re di Shalèm. La toràh definisce MalkìZèdeq come Kohèn del D-o Eccelso. Il midràsh ritiene che in questo incontro vi è stato un passaggio di consegne rispetto alla carica sacerdotale. MalkìZèdeq avrebbe istruito Avrahàm sulle diverse mizvòth che appartengono ai Kohanim. Una di queste mizvòth è l'offerta delle acque (TB Sukkàh 48a). Per chi vive nel mondo del midràsh è difficile non pensare che Avrahàm e Shem-MalkìZedèq si siano dimenticati di parlare del Diluvio e che Avrahàm non abbia ritenuto giusto digiunare il giorno in cui è iniziato il Diluvio, come preghiera perché le acque della Distruzione possano trasformarsi in acque di Benedizione."
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