Non esiste alcuna continuità tra ebraismo e cristianesimo

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Gianni
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Non esiste alcuna continuità tra ebraismo e cristianesimo

Messaggio da Gianni »

Aprendo questa nuova discussione mi preme fare una premessa sul termine «cristianesimo», che - a differenza del termine «ebraismo» - richiede una definizione. Do la mia e, se anche non venisse accettata, vi prego di tenerne conto per non essere equivocato.

Per me la parola «cristianesimo» è una parolaccia, e ora spiego perché. Storicamente, sorse nel primo secolo. Ce ne dà testimonianza Luca che in At 11:26 scrive: “Ad Antiochia, per la prima volta, i discepoli furono chiamati cristiani”. Senza dilungarmi, basti qui dire che l’appellativo di “cristiani” fu assegnato in terra pagana da estranei e che Luca, dopo averlo riferito, non lo usò mai e continuò a chiamare i suoi confratelli “discepoli”. (Nel caso si volesse trattare per bene questo argomento, invito ad aprire un’apposita discussione).

Perché “cristiani” è una brutta parola, una parolaccia? Per avere un paragone, si pensi al termine dispregiativo “geovisti”, che i seguaci dell’americana Watchtower rifiutano.
Per me personalmente il termine «cristianesimo» ben si adatta alla religione sorta a Roma sotto Costantino, la quale prese il nome di Chiesa Cattolica Romana (già la definizione di romana la squalifica, definendola però perfettamente), che è la madre di tutte le religioni cristiane da essa sorte. Questa religione non accoglie il giudeo Yeshùa, ma lo ha stravolto, chiamandolo «Gesù». Il vero nome del figlio di Miryàm, tradotto sia dall’ebraico che dal greco, è Giosuè. (È per non fare confusione che personalmente preferisco usare il nome originale Yeshùa e non quello tradotto di Giosuè).

Con questa indispensabile premessa, possiamo avviare la discussione.
Inizio col ricordare che le Scritture Greche ci presentano Yeshùa come un giudeo osservante e che, allo stesso modo, ci presentano i suoi discepoli come frequentatori del Tempio di Gerusalemme e osservanti della Toràh, anche dopo la morte del loro maestro e, dopo la distruzione del Tempio, frequentatori delle sinagoghe.

Ora possiamo avviare la discussione entrando nei particolari. I filoni sono due:
• Nessuna continuità tra ebraismo e cristianesimo
• Continuità tra ebraismo e Yeshùa e i suoi discepoli.

Temi da affrontare: radici ebraiche, Scritture condivise (il Tanàch), linguaggio e categorie (concetti come alleanza, messia, regno di Dio, espiazione, santità), liturgia e preghiera, teologia, elezione di Israele.

Questi temi trovano continuità tra ebraismo e Yeshùa e i suoi discepoli, ma un’insanabile rottura tra ebraismo e cristianesimo. Quest’ultimo è una deviazione infarcita di paganesimo.

Da dove iniziamo?
marco
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Re: Non esiste alcuna continuità tra ebraismo e cristianesimo

Messaggio da marco »

Do la mia versione sul termine “cristianesimo” che ovviamente si trova agli antipodi del pensiero di Gianni.
Chi crede che il termine cristiano sia solo una parolaccia e niente di più, non è in grado di vedere che sotto a quel termine si nasconde la satira di Dio. Gli uomini di Antiochia, famosi burloni, hanno coniato un termine, evidentemente satirico, per denigrare i discepoli di Gesù. Doveva suonare pressappoco come “quelli del partito di Cristo”. Cristo non è un nome ma un titolo, che sappiamo tutti tradurre in Messia. Dio facendosi beffe di quegli uomini ha fatto sì che quel termine diventasse esso stesso sinonimo di vita eterna. E poi ditemi l’essenza del discepolo di Gesù qual è, se non quella di accettare il male e trasformarlo in bene?
Ma se uno soffre come cristiano, non ne arrossisca; glorifichi anzi Dio per questo nome. 1Pt 4,16
Glorificare cosa significa se non riconoscere la maestà di Dio in questo? Ciò che ha fatto in vita Gesù: glorificava Dio mentre riceveva sputi, insulti e violenze di ogni tipo.

Tornando al tema della discussione vorrei precisare che" Yeshùa e i suoi discepoli" sono termini per indicare uomini e non pensieri e dottrine. Dovremmo scrivere, per correttezza, Mosè e i Profeti e non ebraismo. Se il termine ebraismo descrive l’identità di un popolo il cristianesimo fa lo stesso.
Gianni ha scritto: ↑venerdì 9 ottobre 2026, 5:57
Ora possiamo avviare la discussione entrando nei particolari. I filoni sono due:
• Nessuna continuità tra ebraismo e cristianesimo
• Continuità tra ebraismo e Yeshùa e i suoi discepoli.
Su questo dobbiamo trovare un compromesso, caro Gianni, perché tu tra la premessa e questa affermazione hai già praticamente blindato la discussione. Non credo che sia corretto verso tutti gli utenti.
Il cristianesimo non è il cattolicesimo. Il cristianesimo anche se è un termine postumo alle Scritture ha rappresentato sin dai primi secoli dopo Cristo la dottrina insegnata dagli apostoli e la fede in Dio tramite Gesù.
Direi di iniziare dalle categorie perché sulle radici ebraiche e le Scritture condivise non credo ci possano essere dubbi da entrambi le parti.
chelaveritàtrionfi
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Re: Non esiste alcuna continuità tra ebraismo e cristianesimo

Messaggio da chelaveritàtrionfi »

Invece secondo me, il termine cristiano non deve necessariamente essere considerato dispregiativo per il solo fatto di essere sorto in un ambiente non giudaico. Si tratta di una categorizzazione utilizzata anche in ambito romano, come testimonia Svetonio, che utilizza un termine simile per indicare i seguaci di un certo Cresto che provocavano disordini.

Per rimanere in ambito scritturale, anche negli Atti degli Apostoli si parla della possibilità di “diventare cristiano”.
Anche qui, ci sarebbe da discutere sull’ utilizzo del termine cristiani’ in epoca successiva, ma sarebbe un tema che in realtà poco mi interessa perché non porterebbe ad una conclusione accettata per svariati motivi.

Riguardo al resto chiedo: questa discussione a che scopo?

Una discussione di studio condiviso che parte da questo genere di paletti (lista pre impostata e premesse) rischia di essere tendenziosa, perché sembra presupporre già una conclusione alla quale si arriverà comunque, senza alcuna reale disponibilità a rivedere le proprie posizioni. Un film già visto.

Dalle discussioni affrontate in precedenza emergono spunti di riflessione fondati anche su evidenze linguistiche, storiche e culturali. È proprio da queste considerazioni che nasce la necessità di un approccio critico, aperto all'analisi di fonti e concetti antichi oltre che ad una disposizione a mettere in discussione delle interpretazioni consolidate. Ma non credo ci sia una predisposizione a procedere in questo modo.

Per i motivi già discussi in diverse cartelle, credo che non si possa parlare né di una continuità diretta e lineare tra ebraismo e cristianesimo, né di una continuità diretta e lineare tra le Scritture ebraiche e quelle greche del periodo ellenistico. Si tratta piuttosto di rielaborazioni teologiche operate da autori diversi, che hanno reinterpretato concetti, testi e tradizioni provenienti da molteplici correnti del giudaismo antico e dal contesto culturale ellenistico.

Prima di puntare il dito contro questa e quella istituzione religiosa che avrebbe cambiato questo e quello, forse sarebbe opportuno analizzare al dettaglio da dove é iniziata l’opera di reinterpretazione e per quali motivi.
Per me contano i documenti scritti perchè li possa verificare. "Ora i bereani .. accolsero il messaggio con grande entusiasmo e esaminarono ogni giorno le Scritture per vedere se questi insegnamenti erano veri". Atti 17:11 BSB
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Gianni
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Re: Non esiste alcuna continuità tra ebraismo e cristianesimo

Messaggio da Gianni »

Caro Marco, hai citato 1Pt 4:16, entrando nel merito dell’uso del termine “cristiano”, questione per la quale avevo raccomandato una discussione a parte. Pazienza. Comunque, siccome il termine “cristiano” compare in tutte le Scritture Greche solamente tre volte, visto che lo hai sollevato, analizziamo pure il passo pietrino.

Per prima cosa va detto che con la prima lettera di Pietro ci troviamo all’incirca nel 62-64 della nostra era, quasi trent’anni dopo la morte di Yeshùa. Il termine doveva essere ormai molto comune tra le persone estranee alla comunità dei discepoli, sebbene mai usato dai discepoli di Yeshùa.

Ecco ciò che scrive Pietro, stando alla traduzione: “Ma se uno soffre come cristiano non se ne vergogni, anzi glorifichi Dio, portando questo nome”. Il vero testo, quello originale, recita invece: “Se siete oltraggiati per il nome di Cristo, beati voi, perché lo spirito della gloria e del Dio su di voi riposa”.
Tra ciò che dice Pietro e la traduzione che se ne fa c’è un baratro. Tra le traduzioni peggiori c’è quella di TNM: “Ma se uno soffre in quanto cristiano, non si vergogni; continui piuttosto a glorificare Dio mentre porta questo nome”. Qui sembra che Pietro stia invitando a portare quell’appellativo che glorificherebbe addirittura Dio.

Ma la frase di Pietro “se siete oltraggiati per il nome di Cristo” che fine ha fatto? Secondo Pietro, portare quel nome è un oltraggio, altro che una gloria!
Poco prima Pietro scrive (al v. 15): “Non infatti qualcuno di voi soffra in quanto assassino o ladro o malfattore o traditore”, poi – sottintendendo “soffre” – aggiunge: “… se invece [soffre] come cristiano …”.
Si noti l’inizio del v. 15: “Non infatti”. Perché “infatti”? Perché prima, al v. 13 Pietro ha detto: “Come partecipate alle sofferenze del Cristo, rallegratevi”.

Ora analizziamo l’argomentazione logica di Pietro:
• Se partecipate alle sofferenze del Cristo, rallegratevi (v. 13);
• Se venite oltraggiati per il suo nome, beati voi (v. 14);
• Infatti, nessuno debba soffrire come malfattore (v. 15);
• Ma se soffre come cristiano non si vergogni (v. 16).

Pietro, dopo aver definito un oltraggio sentirsi affibbiato il nome di “cristiano”, lo paragona ad essere un assassino o un ladro o un malfattore. Con una grande differenza: non sia mai che un discepolo sia un malfattore! Ma se è accusato di essere “cristiano”, questo è un oltraggio che fa sì soffrire, ma che non solo è da sopportare, ma di cui ha motivo di rallegrarsi perché, alla fine, viene riconosciuto come seguace del Cristo.

In pratica Pietro dice: Yeshùa ha sofferto, anche i suoi discepoli soffrono; ma attenzione: se uno soffre perché è omicida o ladro, si deve solo vergognare; ma se soffre “come cristiano” per le vituperazioni non ha motivo di vergognarsi, perché essere biasimati “per il nome di Cristo” è motivo di gioia. Anche se i non credenti “parlano ingiuriosamente” e i discepoli sono “biasimati per il nome di Cristo”, essere tacciati col nome di “cristiani” (nell’intento di attribuire loro chissà quale colpa) non è motivo di vergogna; lo sarebbe essere tacciati, a ragione, di omicidio o furto.

Tornando al tema di questa discussione, caro Marco, tu osservi che «il cristianesimo non è il cattolicesimo» Oggi è così, ma storicamente si ebbe prima il cattolicesimo. Col passare dei secoli ci furono poi le divisioni: prima il protestantesimo e da questo le numerose religioni protestanti; con il cosiddetto «risveglio religioso» tra fine ‘800 e inizio ‘900 ci fu poi un proliferare di religioni soprattutto americane e di matrice avventista. Tutto ciò rientra oggi nel calderone del cristianesimo.

La tua dichiarazione: «Il cristianesimo anche se è un termine postumo alle Scritture ha rappresentato sin dai primi secoli dopo Cristo la dottrina insegnata dagli apostoli e la fede in Dio tramite Gesù», è falsa per due motivi:
1. Non dai primi secoli, ma dal terzo-quarto, interessando una chiesa che dal secondo secolo era già apostata (come aveva previsto Paolo);
2. Non rappresentò affatto «la dottrina insegnata dagli apostoli», ma accolse il paganesimo (basti qui citare la trinità e l’immortalità della presunta anima).

Tu suggerisci di iniziare dalle categorie perché sulle radici ebraiche e le Scritture condivise non credi ci possano essere dubbi. Sei certo che non ci siano dubbi?

Comunque, iniziamo!
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Gianni
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Re: Non esiste alcuna continuità tra ebraismo e cristianesimo

Messaggio da Gianni »

Lieto di rileggerti, Naza. A quanto pare si preannuncia un nuovo scontro.
Parli dell’uso del termine in ambito romano, ma ne cogli la vera valenza.
Lo storico romano Tacito nella sua opera Annali (XV, 44) scrive che Nerone, per allontanare da sé i sospetti sull'incendio di Roma, accusò e sottopose a torture crudeli coloro «che il volgo, a causa dei loro misfatti, chiamava chrestiani». Già questo ti dà la misura del termine, che era usato dal volgo.
La lezione più antica e autorevole del manoscritto di Tacito riporta proprio la forma Chrestianos, non Christianos. Questo dettaglio è significativo per la pronuncia popolare: il volgo romano, il popolino, che non conosceva l'etimologia greca del titolo "Cristo" (Christòs, "unto"), sentiva e pronunciava il nome come Chrestus.
Tacito, da storico colto, conosceva la vera origine del nome e lo corregge poco dopo nel suo testo, scrivendo che quel nome era "Cristo" (in latino: nominis eius Christus).
Tacito testimonia che il volgo romano li chiamava chrestiani, una storpiatura popolare del nome christiani, già in sé dispregiativo e canzonatorio.
Il termine "cristiano" nacque come etichetta dall’esterno della comunità ebraica legata a Yeshùa, affibbiata da pagani ai seguaci di Yeshùa con un tono dispregiativo. Solo con il tempo, e in particolare a partire dal 2° secolo, la Chiesa ormai apostata lo adottò come nome proprio, trasformandolo in un titolo identitario e perfino onorifico.

Per il resto, caro Naza, ti mostri molto scettico e arrivi a domandare che scopo abbia questa discussione.

Tu concludi così: «Prima di puntare il dito contro questa e quella istituzione religiosa che avrebbe cambiato questo e quello, forse sarebbe opportuno analizzare al dettaglio da dove è iniziata l’opera di reinterpretazione e per quali motivi». Bene. Molto bene. Facciamolo. Da dove vuoi partire? Inizia, io ti seguo.
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Re: Non esiste alcuna continuità tra ebraismo e cristianesimo

Messaggio da AEnim »

storicamente si ebbe prima il cattolicesimo. Col passare dei secoli ci furono poi le divisioni:
Vi sto leggendo. Solo una nota.

Esistono diversi cristianesimi che non scaturiscono da quello cattolico:
Chiesa ortodossa copta, Chiesa apostolica armena, Chiesa ortodossa siriaca, Chiesa ortodossa etiope, Chiesa assira d'Oriente.
Se andiamo a vedere i loro 'dogmi' spesso le differenze rispetto a quelli cattolici sono irrisorie tanto che quasi non si apprezzano.

Quindi eventuali cose che vengano considerate elaborazioni successive rispetto al detto evangelico, vanno comunque cercate in un certo punto zero, che non so quale sia, ma certamente è un tempo antecedente la formazione della chiesa cattolica, perchè i dogmi fondamentali sulla natura di gesù sono ad esempio praticamente uguali per i cattolicesimo e per il cristianesimo copto che, ma non vorrei sbagliarmi, mi pare sia considerato il più antico.

Quindi io non mi sofferemerei e non me la starei a prendere tantissimo con, per esempio, cose come le traduzioni del testo greco con le quali noi abbiamo a che fare, perchè ognuno di quei cristianesimi, di quelle chiese, è indipendente e per esempio non usa nè la stessa lingua nè le stesse traduzioni.
Ma il cristianesimo copto, per esempio, include nel suo canone il libro di enoch, se non sbaglio.
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Re: Non esiste alcuna continuità tra ebraismo e cristianesimo

Messaggio da Gianni »

Cara AEnim, la Chiesa Cattolica Romana come istituzione distinta non esisteva nel 1° secolo. Nel 1° secolo esisteva la chiesa di Roma, come esistevano la chiesa di Antiochia, di Corinto, di Laodicea e così via. (Il termine greco chiesa corrisponde a quello ebraico di sinagoga). Erano tutte comunità locali in comunione tra loro, ciascuna con il proprio vescovo (epìskopos = sorvegliante).
La Chiesa Cattolica Romana, intesa come comunione universale guidata dal vescovo di Roma con una giurisdizione diretta su tutte le altre Chiese, fu il risultato di un lungo processo storico. Le Chiese che hai menzionato si sono separate da Roma in momenti diversi (431, 451, 1054); sono uscite dalla comunione con Roma in momenti storici precisi, spesso per ragioni teologiche.

La Chiesa di Roma iniziò a prendere la sua forma storica e istituzionale a partire da Costantino, ma con una precisazione importante: Costantino non fondò la Chiesa Cattolica Romana, né ne fu il creatore. Egli fu il catalizzatore politico che permise alla Chiesa di Roma di trasformarsi in una istituzione potente e visibile. Questo processo iniziò nel 313. Nel 315-317 Costantino donò al vescovo di Roma il Palazzo Lateranense, che diventò la prima sede episcopale ufficiale. Da qui iniziò la potenza temporale della Chiesa romana. Nel 325 Costantino convocò e presiedette il primo concilio ecumenico, nel quale si definì il dogma trinitario.

Tra l'ebraismo (praticato dal giudeo Yeshùa) e le manovre politiche di Costantino che portarono alla Chiesa Cattolica Romana e a tutte le chiese da essa fuoriuscite non 'è assolutamente alcuna continuità.
AEnim
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Re: Non esiste alcuna continuità tra ebraismo e cristianesimo

Messaggio da AEnim »

Nel 1° secolo esisteva la chiesa di Roma, come esistevano la chiesa di Antiochia, di Corinto, di Laodicea e così via. (Il termine greco chiesa corrisponde a quello ebraico di sinagoga). Erano tutte comunità locali in comunione tra loro, ciascuna con il proprio vescovo (epìskopos = sorvegliante).
Ok, quindi è la dottrina esistente in questo momento in tutte queste chiese che si dovrebbe considerare per esaminare che continuità c'è o non c'è?
Quale è secondo te il momento esatto in cui queste chiese professano ancora una fede in continuità con il giudaismo?

Meglio ancora quale è il momento, il luogo, il testo, l'argomento, la affermazione specifica, la frase che la contiene, da cui comincia la rottura della continuità esattamente?

Perchè mi pare che tu ritenga che non cominci nei testi evangelici ... o no? o si?

Insomma vorrei stabilire l'esatto il momento, il luogo, il testo, l'argomento, la affermazione specifica, la frase che la contiene, da cui comincia la rottura della continuità esattamente secondo te.
Perchè non ci sto capendo niente.

Non so, p.e. ho trovato un" Concilio di Gerusalemme, narrato negli Atti degli Apostoli (capitolo 15),che affrontò la questione se i pagani convertiti al cristianesimo dovessero osservare la Legge mosaica".
Qui leggo e mi si dipinge un grosso punto interrogativo sulla fronte. Grosso, grossissimo, enorme, così: ? , no, di più.

Di contro ho provato a cercare dettagli su Yavne ed ho trovato che è una questione molto meno certa di come la si racconta, quindi storicamente forse non aiuta moltissimo.
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Re: Non esiste alcuna continuità tra ebraismo e cristianesimo

Messaggio da Gianni »

Cara AEnim, tu sollevi questioni enormi, non tanto per importanza quanto per quantità. Stiamo parlando di chiese (ovvero di religioni) «cristiane», ma - se aggiungi le altre religioni – si dovrebbero scrivete talmente tanti volumi che al confronto la Treccani apparirebbe una piccola collana. Delle sole religioni «cristiane» ho nella mia biblioteca una collana di una decina di poderosi volumi. Parlando di continuità con l’ebraismo quali religioni dovremmo considerare? Già il termine continuità è fuori luogo. Dovremmo dire attinenza? Prendi il maomettanesimo. Detto in soldoni, è una brutta scopiazzatura dell’ebraismo mischiato a elementi «cristiani».

Tu poni questa domanda: «Quale è il momento, il luogo, il testo, l'argomento, la affermazione specifica, la frase che la contiene, da cui comincia la rottura della continuità esattamente?». Poi mi domandi se io ritendo che cominci nei testi evangelici.

Intanto, cara AEnim, va delimitato il campo di indagine. Un buddista o un induista o un taoista o un confuciano o uno scintoista, ad esempio, non si pone neppure il problema. Di cosa parliamo? Della ricerca della Verità? A chi pone questa domanda rispondo citando le parole di Pietro in At 10:34,35: “Dio non ha riguardi personali … in qualunque nazione chi lo teme e opera giustamente gli è gradito”. Ciò trova una base nel Tanàch: “Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo è il tutto per l'uomo” (Ec 12:15; cfr. Dt 10:17, 2Cron 19:7, 1Sam 16:7, Michea 6:8). Nota, AEnim, che in tutti questi passi è data importanza al fare, non al credere ad un corpo dottrinale. Aggiungi che nella Bibbia non si parla mai di religione (nell’ebraico biblico non esiste neppure questo termine): tutto è indirizzato al fare.

Se cerchi nella Bibbia, cara AEnim, «il momento, il luogo, il testo, l'argomento, la affermazione specifica, la frase che la contiene, da cui comincia la rottura della continuità» troverai centinaia di passi. Quanto al momento, non c’è un preciso momento storico: il momento è quello in cui inizi a trascurare quei passi.
Te lo illustro rifacendomi ad un’esperienza personale. Tempo fa discussi con un fuoriuscito dai Testimoni di Geova in merito alla ricerca, parole sue, della «vera religione». Estrasse dalla tasca un elenco in colonne che conteneva nella prima colonne una lista di dottrine (tipo: trinità, anima immortale, purgatorio, idolatria e così via). Ciascuna delle altre colonne era dedicata ad una religione. Nell’incrocio, la colonna riservata al cattolicesimo conteneva tutti sì. Me la mostro è mi disse che quella religione, ad esempio, era bocciata. Gli domandai allora se era sicuro che la lista delle dottrine fosse completa. Mi assicurò di sì. Gli feci notare allora che mancava l’osservanza del sabato. Stupito mi rispose che il sabato non c’entrava nulla perché i Comandamenti erano stati aboliti. Morale della favola: 1) nonostante fosse un fuoriuscito dai Testimoni di Geova, si portava dietro la loro mentalità errata; 2) aveva adottato un approccio mentale basato sulle dottrine; 3) della preoccupazione del fare/ubbidire neppure una traccia.

A proposito di continuità e del secondo Comandamento, hai mai consultato l’elenco ebraico delle cose vietate di sabato? È lunghissimo e contiene una miriade di minuzie, come il semplice cucire un bottone o schiacciare una mosca. Il giudeo Yeshùa direbbe: “Avete annullato la parola di Dio a motivo della vostra tradizione”. - Mt 15:6.

Poi sai, a volte basta il buon senso. Ti immagini Yeshùa addobbato come il papa e circondato da guardie svizzere con tanto di alabarde? Ti immagini gli apostoli vestiti da vescovi cattolici che si fanno baciare l’anello? E i cardinali da dove mai saltano fuori? Cosa penserebbe Yeshùa sentendo chiamare il papa «santo padre», lui che la parola “padre” la riservava a Dio? E ti immagini di entrare in una comunità del primo secolo (che so, Corinto o Tessalonica o Efeso o Roma stessa) e trovarla piena di statue e immagini a cui vengono rivolte preghiere? In quanto ad idolatria, i cattolici sono battuti solo dagli ortodossi.

La religione, cara mia, è un movimento umano che dal basso cerca di salire verso l’alto. La Verità è l’opposto: dall’alto, per usare le parole del rabbino Abraham Joshua Heschel, Dio è alla ricerca dell’uomo.
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Re: Non esiste alcuna continuità tra ebraismo e cristianesimo

Messaggio da chelaveritàtrionfi »

Caro Gianni, non ci sarebbe nessuno scontro se le discussioni nascessero e si sviluppassero affrontando i temi proposti a scopo di analisi e studio anziché stabilire a priori dei paletti interpretativi e dove si deve guardare. Oltre a questo, che potrebbe anche essere accettato perché alla fine carta canta, ci sarebbero altre questioni ( sempre le solite) che rischiano di far partire le discussioni su binari sbagliati fin dall’inizio, come in questo caso.

Le premesse di questa discussione partono da un dissenso, in particolare verso due istituzioni religiose specifiche e, ovviamente, verso tutto il resto. Il tono è polemico e retorico. Hai utilizzato aneddoti, giudizi ed esempi che possono suscitare nel lettore immagini ridicole. Tra le righe, sembra quasi che tu ti ponga sul piano di chi ha la verità in mano, mentre tutti gli altri vengono presentati come contraffattori della verità, indipendentemente dal fatto che ci siano differenze interpretative e di modi di fare delle istituzioni rispetto alle scritture greche originali .. ma ciò può emergere semplicemente da un’indagine storica e testuale.

Tutti hanno la verità e quelli che sbagliano sono sempre gli altri.

E poi, la verità? Bisogna capire di quale verità stiamo parlando: personale, assoluta (la vedo dura) o relativa a un determinato ambito di indagine, come nel nostro caso ( ed anche qui le difficoltà non sono poche).

Io lascerei stare papi e vescovi e mi concentrerei sugli argomenti, anche per evitare risposte come questa che potrebbe essere formulata in maniera molto più pesante da altri utenti con i relativi problemi che già ci sono stati in passato. Si dice che la storia insegna…. Mah.
Puoi certamente continuare su questa linea con tutti i problemi che potrebbero nascere e per la gioia dei moderatori.

Tornando al tema.

La mia domanda iniziale, detta in maniera più semplice, è questa:
Se critichiamo le istituzioni religiose successive per aver reinterpretato le Scritture greche, elaborando concetti e dottrine, non conviene forse considerare anche chi abbia reinterpretato e rielaborato altre tradizioni e concetti precedenti e contemporanee alle scritture greche, e in che modo?

Sto parlando degli autori delle stesse scritture greche, nel nostro caso.

Si dovrebbe partire da una critica storico letteraria seria di questi testi prima di criticare tutto il resto.

Non mi pare che gli autori del NT prendessero come riferimento solo concetti ebraici comuni rivestendoli semplicemente di greco, ma vanno ben oltre.
Si parla di diverse tradizioni orali e di diversi testi che circolavano in diversi ambienti oltre ai contesti culturali nei quali nascono gli scritti.

Anche il solo fatto di fare riferimento alla Lxx in molti casi, già ci sarebbero dei problemi in partenza oltre al riferimento a testi e tradizioni non comunemente accettati come Enoch.

Abbiamo una selezione di parti di testi e concetti reinterpretati oltre che riletture di figure e concetti come il Messia e il Figlio dell'uomo ( parente più della tradizione escatologica di Enoch piuttosto che del solo libro di Daniele), oltre a molti altri temi che bisogna analizzare caso per caso.

Chiedo a te da dove vuoi iniziare dato che tutte queste cose le sai.
Esponile in maniera egregia come sai fare utilizzando lo stesso spirito critico che hai verso le istituzioni religiose; l’approccio fideistico in questo caso non aiuta.

…. continuità con l’ebraismo

Gli studiosi parlano comunemente di ebraismo/ giudaismo del Secondo Tempio, un periodo che si estende dall'epoca del ritorno dall'esilio babilonese fino alla distruzione del Tempio nel 70 d.C., caratterizzato da tradizioni, gruppi e interpretazioni differenti.

Quindi, di quale ebraismo stiamo parlando?
Per me contano i documenti scritti perchè li possa verificare. "Ora i bereani .. accolsero il messaggio con grande entusiasmo e esaminarono ogni giorno le Scritture per vedere se questi insegnamenti erano veri". Atti 17:11 BSB