Faccio molta fatica a capire cosa vuoi dire.Gianni ha scritto: ↑sabato 10 ottobre 2026, 5:33 Se cerchi nella Bibbia, cara AEnim, «il momento, il luogo, il testo, l'argomento, la affermazione specifica, la frase che la contiene, da cui comincia la rottura della continuità» troverai centinaia di passi. Quanto al momento, non c’è un preciso momento storico: il momento è quello in cui inizi a trascurare quei passi.
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A proposito di continuità e del secondo Comandamento, hai mai consultato l’elenco ebraico delle cose vietate di sabato? È lunghissimo e contiene una miriade di minuzie, come il semplice cucire un bottone o schiacciare una mosca. Il giudeo Yeshùa direbbe: “Avete annullato la parola di Dio a motivo della vostra tradizione”. - Mt 15:6.
Intendi che «il momento, il luogo, il testo, l'argomento, la affermazione specifica, la frase che la contiene, da cui comincia la rottura della continuità» inizia nel Tanakh stesso? Oppure inizia nel giudaismo stesso? (tipo la famosa storia del 'calendario di dio' che secondo te sarebbe stato modificato illegittimamente?)
Io sono proprio confusa perchè mi sembrava di ricordare che tu mi avessi invitato ad esaminare Giovanni proprio dicendo che c'è continuità e che lo potevi dimostrare
Ora sembra che tu pensi che un giorno è successo che dio ha parlato all'uomo ma più o meno che non c'è mai stata "continuità" fra questa comunicazione e ciò che l'uomo ha fatto e, quindi, è naturale che si sia arrivati fin qua, ma il problema non è la discontinuità fra vangeli e tanach/giudaismo, ma che la discontinuità sta a monte e quindi anche dentro lì, per cui a che vale che qualcuno si lamenti di quelle successive.
Ora se dio un giorno ha parlato davvero, ma neppure Adamo, che sarebbe il primo ad averlo sentito, ha agito in 'continuità' - quindi la discontinuità stava già lì - mi punge vaghezza che non esiste nessuno in grado di dire cosa abbia mai davvero detto e, peggio, che di conseguenza non esista nemmeno nessuno in grado di fare confronto con qualcosa che abbia detto e ciò che è stato fatto.
Come a dire che cosa dio abbia mai detto non lo sa nessuno, e che non ci sia nessuno in grado di affermare 'questo è dio che lo dice' e 'questo no'. Anche perchè è sempre stato un uomo ad affermare che dio abbia parlato ed a riferire cosa abbia detto.
Esiste un midrash che ho letto - purtroppo non so riferire in quale raccolta - in cui dei parenti di Mosè, in particolare una parente di sesso femminile, forse la sorella, insieme ad altri, vanno da Mosè ed in soldoni gli dicono: "Dai basta con questo teatro di Dio che ti parla, dì semplicemente che le leggi sono stabilite da te, vanno bene, sono buone, le seguiremo, è più che sufficiente". E lui risponde: "Non posso perchè se dico che sono stato io a promulgarle, non le seguiranno per me. Le seguiranno solo se hanno paura, e poichè voglio che le seguano, devo dire che vengono da chi loro hanno paura. Preferisco che le seguano per paura, e quindi così sono sicuro che le seguiranno, piuttosto che per fiducia o amor mio o perchè sono d'accordo, perchè in questo modo non ho la stessa certezza che le seguiranno e ciò che io voglio è che le seguano".
Io di ciò che viene chiamato 'dio' ritengo queste cose:
1) è un costrutto umano, un'idea umana (di cui si potrebbe anche fare piuttosto a meno dal mio punto di vista);
2) è un contenitore, di varie cose, per esempio di idee e convinzioni;
3) è uno strumento per attribuirsi potere e gestirlo;
4) è uno strumento per manipolare (ma anche contromanipolare) - (che funziona sempre meno ed in più produce effetti collaterali problematici assai);
5) è un personaggio sulla scena di una narrazione, un espediente narrativo (a volte potrebbe essere anche interessante);
6) è uno espediente comunicativo (per chi accetta una comunicazione immaginifica su questo piano);
7) nel momento stesso in cui viene pensato, nominato, utilizzato, anche quello 'unico' non è altro che un idolo, molto ben dissimulato ma pur sempre un idolo, se vogliamo è peggio di un idolo perchè almeno un idolo sai che lo è, prima o poi si dissolve, invece qui la questione diventa subdola);
La lista può continuare con molte altre cose, ma di minore importanza rispetto a queste, comunque interessanti.
Tu riporti questo passo:
“Avete annullato la parola di Dio a motivo della vostra tradizione”
Ecco, invece, dal mio punto di vista le tradizioni sono interessanti, proprio perchè non esiste in realtà nulla di simile a ciò che viene chiamato dio, queste invece sono raccolte di esperienza che attraversa il tempo.
Quindi per me per esempio è interessante osservare cosa ha costruito una qualche tradizione, ove io trovi un minimo sindacale di contenuti per me interessanti ovviamente.
Questa frase di Gesù ai miei occhi non ha senso, dio stesso è una tradizione, tramandata.
Lo stesso dio biblico comanda tradizione:
"[...] e le insegnerai ai tuoi figli, pronunciandole quando riposi in casa, quando cammini per la strada, quando ti addormenti e quando ti alzi. E le legherai al tuo braccio, e le userai come separatore tra i tuoi occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte (delle città).[...] E D-o disse a Mosè: dì ai figli di Israele di fare d'ora in poi delle frange agli angoli dei loro vestiti, e vi sia un filo azzurro in ognuna di queste frange. Questi saranno i vostri zizzit, e guardandoli ricorderete i precetti divini, e li osserverete [...]Così ricorderete e osserverete [...] Io sono il Signore D-o vostro, che vi ha fatto uscire dalla terra di Egitto."
Tutto questo è appunto esattamente tradizione. Questo dio non parla a te, è il dio che ha parlato ai tuoi padri. E qui comanda esattamente tradizione.
Mi viene in mente Elisha ben Abuyah, l'Altro, il maestro che spezza le radici.
Quindi riformulando la mia domanda va letta come 'quale è l'esatto momento in cui ' Gesù o i vangeli o il suo seguito 'spezzano le radici'.
Mi stupisco che Gesù pensi che possa esistere una parola di dio nel giudaismo senza tradizione.
Delle osservanze dello shabbat, avevamo già parlato.
Dal mio punto di vista (buddhista) sono 'pratiche trasformative', una sorta di 'allenamento', formazione spirituale.
Non ci trovo niente di strano: si tratta di una riflessione sulla costruzione del Tempio in quanto le attività vietate sono tutte quelle implicate nella costruzione del Tempio. Si tratta di conoscere a fondo che cosa costruisce il Tempio. In tal modo il primo Tempio che si costruisce è la propria persona. Ed è interessante perchè implica una riflessione sul fatto che non costruisco solo quando faccio e con quel che faccio, ma anche quando non faccio e con quello che non faccio.
Quindi se capisci il "in tre giorni ricostruirò questo Tempio" come metafora, dovresti capire anche le pratiche dello shabbat.