Caro Noiman, non ho intenzione di difendere per principio la Chiesa Cattolica ma se mi impegno è solo per questione di equità.
Credo molto nell’obiettività della narrazione e se vogliamo vedere la Chiesa processata per crimini, dobbiamo necessariamente farci un esame di coscienza e considerare che tutte le confessioni religiose e le organizzazioni politiche sono criminali allo stesso modo della Chiesa Cattolica.
Vogliamo dire che Essa è colpevole di non aver saputo contenere il male?
Bene, allo stesso modo di tutte le altre.
Il Sommo Sacerdote e il sinedrio erano presenti alla lapidazione di Stefano. Accusa: blasfemia.
Gli evangelici americani hanno benedetto il loro Presidente affermando che Gesù è dalla sua parte. Risultato: 168 bambine iraniane fatte saltare in aria da un missile benedetto.
Non esiste un popolo o una religione santa, ma uomini santi. Gli uomini di Dio sono sparsi come grano tra la zizzania. E di questi tempi noto come i cicchi di grano seminati sono sempre meno.
Torniamo ai fatti narrati.
Innanzitutto bisognerebbe discernere le leggende dai fatti storici descritti nel post.
Per esempio, risulta veramente difficile credere ad un Papa che si lasciato andare ad una caduta di stile indegna del ruolo che riveste. Sarebbe più credibile imputare la frase al folklore del popolo romano, abituato a comporre rime da cucire addosso ai personaggi famosi.
Inoltre occorre considerare che, il Papa come regnante, aveva il dovere di amministrare la giustizia, punendo i colpevoli. A quei tempi la pena di morte era la normalità. La pena di morte è stata abolita in molti Stati in tempi recenti. Per esempio in USA e in Israele è ancora inserita nell’ordinamento giudiziario.
Scusate ho dimenticato di citare il Papa in questione: è Sisto V.
Libri e Articoli recensiti
-
noiman
- Messaggi: 2519
- Iscritto il: domenica 20 aprile 2014, 22:41
Re: Libri e Articoli recensiti
Risposta breve a Marco, si è vero in Israele c'e, c'era la pena di morte, eseguita solo una volta, per il resto del mondo ci sono molti stati che la applicano, in alcuni e sospesa, non si sa quando duri questa sospensione, questo vale sopratutto per gli USA che non sono uniformi nelle loro leggi penali,
e te la cavi così? Milioni di uomini e donne torturati e giustiziati è per te giustizia? Mah!il Papa come regnante, aveva il dovere di amministrare la giustizia, punendo i colpevoli.
Moshè Idel - Il Figlio nel misticismo ebraico, Parte Prima, Centro Studi Campostrini, pag. 374, Parte Prima.
Certamente riassumere le 374 pagine del primo volume di Moshè Idel in un condensato di meno di dieci pagine non è il massimo, ma questo è il metodo che utilizzo da anni per ricordare i punti importanti e ritrovarli velocemente nell’opera originale, una specie di motore di ricerca attraverso parole evidenziate che diventano chiavi per ritrovare nel documento originale la porta giusta, metodo che utilizzo per “ricordare, cercare e soprattutto ritrovare” quello che mi serve , quello che vi pongo è quasi un indice che può aiutare e orientare se qualcuno affronta l’opera originale.
Il titolo riassume tutto il pensiero ebraico riguardo al concetto di filiazione che fin dal modello di impostazione è del tutto diverso da quello che elaborerà successivamente il cristianesimo interpretando i testi del Tanak.
Le pagine tra parentesi sono le posizioni del testo originale, comprese le abbondanti note dell’autore, Moshè Idel .
La Bibbia introduce il concetto di paternità e figliolanza fin dai primi capitoli del libro di Bereshit, la riproduzione teofanica è tema centrale della stessa creazione del mondo, in Bereshit leggiamo che l’uomo viene creato a immagine e somiglianza.(17), Dio riproduce se stesso in un processo cosmologico e cosmogonico, la figliolanza è una forma di discendenza che inizia già nel mondo divino e crea una continua relazione simile a un circuito tra due mondi (19), ma la creatura che viene generata non è mai definita figlio, il cristianesimo invece trae il figlio come generato dal Padre celeste, il Figlio è unico e ultimo incarnato, senza madre e genealogia e fin dall’inizio il cristianesimo si pone come la religione del Figlio (20), in ebraico la radice בנ esprime il concetto di costruire, בנייה, è l’azione di costruire, la destinazione semantica della radice è quasi sempre connessa con la categoria a cui appartiene l’individuo (28).
Ill Nome come esigenza ipostatica, gli angeli considerati come amplificatori della voce divina e esecutori della volontà di D-o,”semity be-qirbbo” “il mio Nome è in lui”(Shmòt 23/21) (32/34) conferma che l’azione compiuta avviene attraverso la delega, il Nome è la firma, l’angelo di D-o spesso è una maschera da cui dietro parla la divinità, mal’akh panaw, “l’angelo del Suo volto li salverà” che compare in Yeshayà’ 63/9 è riconducibile all’angelo di Shmòt 23/20, invece di essere una maschera anonima l’angelo del Signore riduce la distanza tra il messaggero e la divinità, nel messaggero diventa rilevante una parte della divinità che si manifesta in virtù del suo Nome (33), la teofania angelica ebraica gioca il ruolo di essere il portatore del Nome divino, quando l’angelo parla spesso è D-o che parla, questo lo possiamo scorgere nel roveto quando Moshè sente la voce dell’angelo in una complicata apparizione dei nomi, il nome di Yesu’ha (Giosuè) nel cristianesimo ha subito una accelerazione teoforica con l’aggiunta di una parte del tetragramma in Yehoshu’a , (39), gli angeli hanno nel nome l’aspetto teoforico tramite il suffisso “el” , mentre per il figlio il collegamento è tramite il tetragramma, interessante è il commento al passo delle Epistole agli Ebrei 2/1-5 in cui compaiono riferimenti al libro della Sapienza, Tehillim 2/7, 2° Shmuèl 7/14 (41), Idel propone alcune ipotesi sulla formazione del nome Israel come “coloro che vedono D-o”, oppure dalla espressione SRR che significa governare e esercitare il potere (42),altri esempi di filiazione: il modello mesopotamico in cui il re viene adottato come Figlio di Dio, il modello egiziano il re nasce già come figlio degli dei(47), lo stesso Origene attribuiva a Eracleone l’esistenza di diversi tipi di filiazione “Il primo luogo per natura, il secondo per volontà, in terzo per merito. E figlio per natura-egli dice-ciò che è nato da genitore, e questo è chiamato figlio in senso proprio per volontà, quando uno fa il volere di una persona e allora per sua volontà è chiamato figlio di colui del quale fa il volere;per merito, secondo quanto alcuni sono figli della Ghenna, della tenebra e dell’Iniquità, razza di serpenti e vipere [….] il Salvatore definisce ora costoro figli del diavolo, non perché il diavolo generi qualcuno, ma perché facendo le opere del diavolo sono diventati simili a lui”
Origene- Commento al Vangelo di Giovanni. (49), Idel esamina le quattro principali filiazioni:
Generazionale, il figlio riflette il padre attraverso una relazione biologica, successivamente è Dio che insuffla lo spirito divino in una forma, in fondo ad ogni nascita c’è un padre che insuffla la vita , il modello si può definire “per natura”.
Emanazione: il figlio di Dio è simile al padre perché emana da lui.
Adozione, il figlio di D-o non è connaturato al divino, è un essere umano che viene adottato per meriti o per rango, è un fenomeno tipico mesopotamico ma qualche cosa di simile lo troviamo nella letteratura ebraica, il caso del popolo di Israel adottato come primogenito (Tehillim 89/27-28).
Vocazione: un uomo si trasforma in figlio di Dio come risultato di un percorso spirituale, non è una vera e propria adozione e neanche una costituzione preordinata ma dipende dalla “vocazione”, Filone nella sua opera “La confusione delle Lingue “ raccoglie i tre modelli di filiazione. (51) che include il Logos come Figlio di Dio che ha sua volta in una estensione del pensiero greco include i figli del Logos in una doppia filiazione , Filone interpreta che Moshè si sia trasformato in Dio.
Il libro della Sapienza non prevede nessuna mediazione tra Dio e la Sapienza.
Il cristianesimo ha risolto la situazione conflittuale di Gesù come presenza angelica già nel IV secolo si è preferito allentare la tensione fra un primo Dio e un secondo Dio all’interno della struttura trinitaria (60), vedi anche (69).
L’esistenza di importanti mediatori angelici in un gran numero di tradizioni ebraiche hanno sicuramente influenzato il cristianesimo primitivo(65), Filone designa Metatron come il Piccolo Y*** (67) . La doppia filiazione è il desiderio del cristiano, che parte dalla aspirazione e necessità di sentirsi discendente di una identità superiore a quella del loro padre umano e diventare suoi figli, questo spiega il successo iniziale del cristianesimo.(72), la tradizione e ebraica riteneva che gli antichi re erano ritenuti figli di D-o benché mortali, l’espressione ripetuta dei Benè Elohim male interpretata dal cristianesimo lo giustifica, il Re è figlio di D-o ma la filiazione non ha elaborato complessi sistemi teologici intorno a questo concetto, Idel scrive:
“Non si può dire lo stesso del cristianesimo:Non c’è dubbio che la caratteristica principale delle visioni cristiane della filiazione [….] è connessa con la verginità di Maria, la sofferenza e l’espiazione, ma anche allo stretto legame tra il concetto di unico figlio e l’enfasi su un Dio incarnato [….] i pensatori cristiani hanno costruito interi edifici teologici servendosi dell’apporto fondamentale del pensiero ellenistico. Gli antichi miti legati alla sacralità del re come figlio di Dio non vennero soltanto sistematizzati, ma nei nuovi rituali cristiani il figlio cominciò a occupare un ruolo fondamentale, situando la categoria della filiazione al centro della nuova religione. Si delineano così due movimenti principali:l’elevazione del figlio a uno stato superiore a quanto accadeva generalmente nella religione antica, fino a trasformarsi in una sorta di divinità, e nello stesso tempo un’enfasi sull’incarnazione del figli.(73).
L’incarnazione è un aspetto della divinità assai distante dai concetti dell’ebraismo, il termine “incarnarsi” non trova riferimenti semantici nella lingua ebraica, il termine più prossimo alla visione cristiana è “hitlabbeshùt” con significato di indossare una veste.( 75), il significato di indossare la veste è una metafora ebraica per definire i livelli di esistenza e consistenza sul piano spirituale.
Il concetto di incarnazione è stato sempre argomento di aspro confronto tra ebraismo e cristianesimo, l’incorporazione attraverso la veste simbolica è stata adottata dal cristianesimo trasformandola come manifestazione della “carne” che nel contesto umano è diventato luogo di sofferenza.
Vedi anche nota 182 a pag.(281), la prospettiva linguistica per comprendere la teoria della filiazione, sia Filone che Origene comprendevano l’ebraico e il loro repertorio associativo non era puramente greco e ellenistico (80)
“Conservare l’importanza dell’ebraico e dell’aramaico non consiste solamente di leggere attentamente i testi canonici in lingua originale, ma soprattutto nello sviluppare quello che definisco un rapporto di “associazioni “, che ha dato luogo, successivamente a una letteratura più unita, fondata sulla possibilità di attingere alle stesse fonti, studiate da molti membri delle comunità ebraiche, lette in maniera intertestuale, tenendo conto anche degli aspetti dei testi canonici che ricadono al di fuori della piattaforma semantica della Bibbia”(91).
La filiazione dei giusti (da 96 in poi). Metatron, interpretazione di Shmòt 24/1, “Sali verso Y***” avrebbe dovuto dire :” Sali verso di me” ….. chi ha parlato ? (99), la somiglianza dei nomi degli angeli con il nome di D-o attraverso l’inserimento di un frammento del tetragramma, l’esempio di Yaho’el che è il primo dei 70 nomi di Metatron , (100, 101), (vedi nota 63 pag. 290, Ḫekalòt Rabbati.
“L’identità di Dio (o il suo volto) e il suo Nome suggerisce che quando Dio conferisce qualcuno il suo nome gli attribuisce anche qualche cosa di Sé, in maniera simile a Bereshit 2/7, Dio sembra infondere il proprio Nome proprio come infuse il soffio, aggiungendo quindi qualcosa di sostanziale all’entità che riceve il suo nome”(103), Metatron … nome proprio o di ufficio? (104), l’analogia gematrica con שדי, (137), Idel ipotizza che Enoc ben Yared sia Metatron (106), (109), na’ar , ragazzo è un altro aspetto della filiazione, (112- 114),( vedi anche nota 139 pag. 295) e anche Bereshit 22/12 dove leggiamo che “L’angelo chiama na’ar , Isacco” (125).
La radice ZBD presente in numerose parti delle Hekalot è sempre con significato teoforico, vedi Bereshit 30, riguardo la nascita di Zebulun, (121),”un figlio donato da Dio”, il passo in 3 (sefer Helakot) che parla di Enoc/Metatron (124), (note pag. 299).
Il giudaismo rabbinico in accordo con la Bibbia ebraica, considera tutti gli appartenenti al popolo ebraico come figli di D-o, in maniera statica o dinamica, questo in conseguenza con l’alleanza di Avrahàm e della sua discendenza, quindi la condizione come figli è determinata automaticamente per l’alleanza oppure dal portare a termine la volontà di D-o attraverso l’osservanza (127), biblicamente il termine “Figlio dell’Uomo “è una espressione messianica in profonda connessione con Israel , in tutta la scrittura essere “Figlio dell’Uomo è un titolo messianico.
“Annunzierò il decreto del Signore [Tehillim 2/6 ] Nella Torah, nei profeti e negli agiografi si dice “Israele, il Mio figli primogenito”[Shmòt 4/22], nei profeti: “Ecco il mio servo avrà successo, sarà innalzato, elevato ed esaltato grandemente”[Yeshayà’ 52/13] e quello che sta scritto dopo: “Ecco il mio servo che io sostengo”[Yeshayà’ 42/1 ] . Nell’agiografia: “Il Signore ha detto al mio maestro”[Tehillim 110/1] Il Signore a detto:”Tu sei mio figlio”[Tehillim 2/7] E un altro versetto dice:”Ho visto uno simile a un figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo” [Daniel7/13] , “Il Signore mi ha detto:”Tu sei Mio figlio”[….] “Tu sei Mio figlio “ abbiamo dunque una risposta a quanti sostengono che (Lui) ha un figlio. Rispondi loro:”Non si dice “Ho un figlio”, ma :”Tu sei mio figlio”è come un servo che il padrone vuole far sentire bene dicendogli: “Ti amo come un figlio” [ questa parte è in aramaico]. R. Huna ha detto:”La sofferenza è stata divisa in tre parti:”un terzo l’hanno assunta gli antenati del mondo e tutte le generazioni, un terzo la generazione della distruzione e un terzo la generazione del messia. E quando viene il suo momento il Santo Benedetto dice:”Io farò una creatura nuova”. E dice: “Oggi ti ho generato”[Tehillim 2/7] , E in quell’ora lo ha creato”. (fonte Midràsh Tehillim (128) ( R ), Non si può avere dubbi che il figlio citato nella scrittura è proprio Israele, se no! bisogna cancellare le parole che H stesso rivolse a Moshè alle porte dell’ Egitto ואמרת אל- פרעה כה אמר יהוה בני בכרי ישראל E dirai al Faraone, così disse Y***, il mio figlio primogenito è Israel (Shmòt 4/22).
Nell’insieme comprendiamo che H ha selezionato degli individui al ruolo di figlio nel senso di dipendenza dal padre, è una elezione per un ruolo scelto
la radice חנן “abbellire”, “sorriso”, generano anche חנון “misericordioso” e חנן colui che elargisce, (134), l’ultima lettera della Torah e la prima formano la parola “ lev” cuore, Eliyahu e Yaho’el è pari a 52 come anche l’età di Avrahàm quando ricevette la Torah prima di Moshè, (159), come ke-lev (come un cuore) ( pag.150) ma che significa anche kelev , cane, un anonimo si è posto la domanda” Perché le nazioni del mondo chiamano gli ebrei cani?” forse perché kelavim , cani, ha la stessa gematria di banim, figli? Dvarim “Voi siete i figli del Signore Dio” (14/1), i gentili ogni volta che chiamano gli ebrei cani di fatto riconoscono la filiazione del popolo ebraico a D-o, (vedi nota 26, pag 309), il doppio tetragramma in Shmòt 34/6 rappresenterebbe Enoc, nel senso di uomo , (150)(153), “ha am” con valore gematrico di 50, l’autore associa questa differenza alla affermazione “lo hai fatto poco meno di un Elohim” la differenza è maggiore di quella tra il DNA umano e quello della scimmia, questo ne accentua la differenza sul piano metafisico.
La differenza gematrica è anche sul piano della conoscenza, 52 infatti sono le porte della conoscenza. “Ha Adam” riceve la chiave per solo 50 porte, secondo il detto il Nome è il suo potere, ma sappiamo che la gematria di והיה è 26, questo valore è la metà di 52 (169), ma sappiamo anche che בן ha la 52, la stessa gematria(171), 52 è il doppio di 26, il valore del tetragramma, il Nome . Idel ci fa notare che l’espressione “ Là hanno posto il mio Nome” compare 52 volte nella Torah , come la parola nuvola. (171).
Il Figlio dell’Uomo è citato i I° Enoc “In quest’ora il Figlio dell’Uomo fu nominato presso il Signore degli Spiriti e il suo Nome era al cospetto della Santo dei Giorni. Prima che fosse creato il sole e gli astri , prima che fossero fatte le stelle del cielo e il suo Nome fu chiamato innanzi al Signore degli Spiriti”
(37) ,Idel ipotizza che probabilmente è ispirato dal Libro di Daniele che indica bar enàŝ come Figlio dell’Uomo.
Una spiegazione della Nun invertita in na’asèh (176-178) vedi anche (180), i keruvim (182-183), non confondere il Figlio con la divinità, il Figlio è un tipo di ipostasi non autosufficiente (187).
Abulafia e l’aspetto cabalistico di ben, il suo studio su Maimonide e i segreti nella sua opera, “la guida ai perplessi”, la relazione tra ben e binàh e la kavanah, il valore gematrico di Metatron e שדי Shadday, il possibile significato di Shmòt “mi feci conoscere come Shadday”, il primo dei 70 Nomi di Metatron è Yaho’el (198), Giosuè, Yehosu’a ben Nun potrebbe significare Yehoshu’a ha 50 anni, ma Moshè gli aggiunse una Yod (Bemidbar 13/16) e la sua età diventa di 60 anni anche se viene chiamato na’ar , ragazzo (204), vedi nota pag 331,il Sefer Ĥayyè ha-‘olam ha-ba di Abulafia, Metatron, il figlio (216), esempi di gematria estremi (217), (221)
“Tu sei mio figlio oggi ti ho generato, che ora puoi ora puoi comprendere che Io, sono anche Lui, il segreto consiste nell’unione della potenza, cioè della potenza superiore divina chiamata sfera divina della profezia con la potenza umana , ciò che può essere definito “Io,Io” (219)
La formula ”Io sono”, rappresentata in questo testo da “Io,Io” (che potremo tradurre con “ Io sono Io”), si riferisce a una esperienza di unione mistica che ricorda le forme estatiche dei Sufi [….], il Padre e il Figlio sono due modi di esistere di una stessa identità che dal punto di vista dell’essenza è omogenea: Dio come Padre intelletto Agente, come intelletto e come figlio, ossia intelletto umano.
La Trinità dal punto di vista di Abulafia (233),ancora una originale spiegazione della parola Israele, da Ye’s ra’l , 231 il numero delle combinazioni di due lettere dell’alfabeto ebraico (249), l’interpretazione del passo di Berakòt 3a,
Rabbi Eli’zer insegnava
“La notte si divide in tre veglie e ogni veglia il Signore siede e ruggisce come un leone. Il segnale d’inizio di ogni veglia è il seguente. Alla prima veglia un asino raglia. Alla seconda veglia un cane abbaia. Alla terza veglia, quando ormai si approssima l’alba, un bimbo succhia il latte da sua madre e una moglie conversa con suo marito” (Berackhot 3a) (per approfondimento vedi anche
(Commento alla parashat Pinechas-Shabbat Divrè 5778 , Somekh -Vecchio e nuovo antisemitismo ).
Abulafia commenta questo detto talmudico, l’asino che raglia rappresenta la materia nella sua forma fisica , i cani che abbaiano sono le dinamiche della materia nel suo agire tra fisicità e spiritualità, la donna che parla con il marito, significa che essa si unisce sessualmente rappresenta è la potenza della natura che si rigenera in nuove forme, il seno che allatta è la trasmissione della vita fisica e della parte intelligente della materia. (Sitrè Torah”) (251).
Fine prima parte
Noiman
-
Gianni
- Site Admin
- Messaggi: 11210
- Iscritto il: giovedì 12 marzo 2009, 10:16
- Località: Viareggio
Re: Libri e Articoli recensiti
(Noiman, potresti usare caratteri più grandi? Si fatica a leggere
).
-
noiman
- Messaggi: 2519
- Iscritto il: domenica 20 aprile 2014, 22:41
Re: Libri e Articoli recensiti
Ciao Gianni, uso la grandezza normale, adesso ho provveduto a correggerlo in grande, ma qualcuno ci aveva scritto che scrivere in grande è da prepotenti.
Qui lo lasciato normale. ciao
Qui lo lasciato normale. ciao
-
Gianni
- Site Admin
- Messaggi: 11210
- Iscritto il: giovedì 12 marzo 2009, 10:16
- Località: Viareggio
Re: Libri e Articoli recensiti
Noiman, io prima clicco su Times New Roman e poi a sinistra su grande. Non mi sembra esagerato.
Dici che è meglio usare un altro carattere?
Dici che è meglio usare un altro carattere?
-
noiman
- Messaggi: 2519
- Iscritto il: domenica 20 aprile 2014, 22:41
Re: Libri e Articoli recensiti
No! Direi che Time roman è quello che presenta meglio le lettere ebraiche, più simili a quelle dei testi originali, manoscritti o stampati, per visualizzare sul p.c io tengo una risoluzione al 120%, ecco perché non ho problemi di lettura, ma quasi tutti gli utenti usano il carattere diverso da Time Roman, comunque scriverò più grande
-
Gianni
- Site Admin
- Messaggi: 11210
- Iscritto il: giovedì 12 marzo 2009, 10:16
- Località: Viareggio
Re: Libri e Articoli recensiti
Bene, Noiman. Grazie.
-
noiman
- Messaggi: 2519
- Iscritto il: domenica 20 aprile 2014, 22:41
Re: Libri e Articoli recensiti
Forse prima di affrontare “Gli scritti di Qùmran di Corrado Martone sarebbe meglio leggere sempre della stessa collana di Paidea per i lettori italiani il libro “ Gli Scritti di Qùmran e la Bibbia di James C. VanderKam , qui vi posto un breve riassunto, poi magari domenica aggiungo quello sul libro di Martone.
Gli Scritti di Qùmran e la Bibbia James C. VanderKam - Paidea 210 pag.
I numero dei manoscritti ritrovati per ogni libro della Bibbia, elenco ( 18) più i tefillin , gli involucri sono andati distrutti, ma è rimasta la pergamena (19).
I copisti facevano uso abbondante delle lettere matres lectionis più del TM, esempio di Yeshayà’. 40/6 (25), Bereshit 1/9, Is. 45/7, Yeshayà’. 40/22, la differenza in Dvarim 5/15 nel precetto del settimo giorno l’aggiunta tratta da Shmòt 20/11 (27). Le diverse lunghezze del libro di Yirmeya’ (28/29).
I pesharim (43/44), a Qùmran non solo si copiava i testi ma si interpretavano, presupponendo lo studio delle scritture, Filone parla degli Esseni (45)
In 1° Enoc e il libro dei Vigilanti (non compresi in questa collana) forniscono interpretazioni e chiarimenti su Bereshit 1/14-16, il Libro dei Luminari (anch’esso non presente in questa opera cita Henoc e nulla del libro di Bereshit, interessante è che cita e pone una distinzione tra i luminari citati in Henoc ma senza nominarli se non come luci “grandi, distinguendoli come uno maggiore e altri minori ”(come in Bereshit) (51), l’ambiguità di una espressione dei luminari “grandi” e la limitatezza della luna viene chiarita in Yeshayà’ 30/26 “La luce della luna sarà come quella del sole e la luce del sole sarà sette volte la luce di sette giorni”(52), in relazione al libro di Bereshit dove è scritto che il sole è più luminoso e la luna meno non è una questione di dimensione ma di “splendore”, quando invece si riferisce ai grandi e piccoli luminari è in relazione alle loro dimensioni, esiste differenza tra splendore e dimensione anche se in realtà nei cieli i due astri appaiono simili.
Un chiarimento di Shmòt 19/1 “Nel mese terzo dall’uscire dall’Egitto, i figli di Israele in giorno questo si accamparono di fronte al monte” הזה andrebbe letto come numero, quindi זה “questo”, indicherebbe il “ dodicesimo” giorno in cui Israele si accampò di fronte al monte e spiegherebbe il termine ambiguo di metà mese ed l’inizio di Shavuòt 3 giorni dopo il 15 fu stipulata l’alleanza con H. , cioè il 15 del terzo mese, questo è confermato anche dal libro dei Giubilei (attestato a Qùmran) (53/54).
Il giardino dell’Eden è paragonato al Santuario in miniatura, i keruvim che sorvegliano il giardino paragonati ai keruvim del Tempio, le vesti della prima coppia paragonati ai vestiti sacerdotali, i giorni di impurità della donna diventano doppi se si tratta di una femmina, trovano nesso con i giorni di distanza da quando fu estratta dall’uomo, trentatré giorni + sette giorni di impurità della donna spiegati in Wayqrà 12/2-5, questo misurerebbe la distanza tra i giorni indistinti in cui la coppia entra nel Gan Eden, il libro dei Giubilei chiarisce questa affermazione (67).
Melchisedek escatologico (68-69).
Nel rotolo 11Q compare un Melchisedek che è connesso con le leggi relative all’anno sabbatico e allo Yovel (Wayqrà 25/13 e Dvarim 15/2) , l’argomento riguarda la liberazione degli schiavi e dei prigionieri, viene citato il decimo Yovel quando i figli della luce e gli uomini della schiera di Melchisedek saranno redenti e verranno giudicati quelli che appartengono a Belial, tutto il rotolo appartiene a una dimensione escatologica che è in connessione con Dvarim e Wayqrà e soprattutto in Bereshit nella parte in cui Melchisedek libera i prigionieri catturati durante le guerra combattuta contro i quattro re invasori, tra i prigionieri liberati il testo ricorda anche Lot, secondo le scritture questo doveva avvenire in un anno di Yovel.
L’autore di 11Q doveva conoscere Tehillim 110/4 dove oltre essere citato il nome di Melchisedek come re messia che starà alla destra di H., significativo è il testo originale che presenta alcune particolarità
נשבע יהוה ולא ינחם אתה- כהן לעלם על- רברתי מלכי-צדק :
אדני על-מינך מחץ ביום-אפו מלכים
Y*** ha giurato che non cambierà idea: tu sarai Cohen in eterno, poichè tu mio re sei giusto”
L’agiografo collega il Cohen, inteso come sacerdote con il re di giustizia,
מלכי-צדק, compare in forma costrutta di malchi zedek, ovvero mio re di giustizia, che non è un nome comune ma una condizione.
L’ordine dei libri canonici come elenco aperto o chiuso, dopo Esdra (V secolo a.c. ) rimane chiuso, i profeti posteriori come Daniele erano esclusi, (74).
Giuseppe Flavio afferma che oltre i 22 libri del canone ne potrebbero esistere altri ( pag.83).
Il libro dei Giubilei, o piccola Genesi (104), presente in numerose copie frammentarie a Qùmran significa che era considerato autorevole, da considerare quasi un commento a Bereshit e Shmòt, il libro dei Giganti (110/114), il libro di Siracide (115/116)(120).
Esseni, una parola attestata in fonti greche e latine, ma non giudaiche, questo significa che essi non si definivano (132-133), etimologie del nome molto dubbie, l’unica sostenibile è facitori della Torah, (135), confermato da il pesher di Abacuc, il termine potrebbe essere connesso con il verbo “asah” , “fare”(137). Vedi la condivisione dei beni secondo la Regola della Comunità, il Documento di Damasco, (182/183), parallelo con Atti 2-44/45, e Atti 4/32 dove i discepoli e fedeli condividono tutto, (184/185)
Sadducei (138/141)
Farisei (141 in poi) “coloro che cercano le cose facili”, spiegazione. IMPORTANTE fino a pag. 153.
Nessun ritrovamento a Qùmran riporta testi cristiani, nessun riferimento a Giovanni Battista e Gesù. (154/155),
Messia, la discendenza di David (158), la pluralità dei messia. Mashiach
PARALLELI CON I VANGELI e eventuali connessioni:
Interpretazione della guarigione nel giorno di shabbat, in sfida ai farisei, se non c’è pericolo di vita, esempio della donna storpia da molti anni, il miracolo o la sua guarigione va rimandata alla fine di shabbat (172/173), considerazioni collaterali.
Il dibattito tra i farisei e Gesù è una sfida teologica, tipica del tempo e che il cristianesimo ha strumentalizzato per diminuire e delegittimare l’osservanza del sabato.
Riguardo alla domanda se è lecito fare guarigioni di shabbat, è provocatorio porre come esempio un uomo che da molto tempo aveva una mano avvizzita, il problema della malattia dell’uomo diventa un pretesto e una provocazione per violare il sabato per una malattia che non metteva in pericolo la vita dell’uomo e quindi l’opera di guarigione poteva attendere la fine dello shabbat, ma l’agiografo pone nelle parole di Matteo “E disse loro, chi è tra di voi che avendo una pecora, se questa gli cade in un pozzo di shabbat non la prenderà e non la tirerà su? Quanto è più prezioso un uomo o una pecora. Fare del bene di sabato è dunque secondo la legge”Allora disse all’uomo “Stendi la tua mano”.Ed egli la distese e fu risanata come l’altra”Matteo 12/9),
Matteo copia dal Talmud “Rabbi Mattithiah ben Heresh disse:”Se un uomo ha dolore alla bocca di sabato, al momento in cui ci sia il dubbio che la sua vita sia in pericolo, e ogniqualvolta ci sia il dubbio che la sua vita si in pericolo, questo va oltre lo shabbat”
Quando Gesù guarisce ancora una volta una donna storpia di shabbat, il capo della sinagoga disse”Ci sono sei giorni in cui bisogna sempre lavorare, venite in quelli per farvi curare e non in giorno di shabbat”(172)
La cosa si fa interessante se consideriamo che non esiste un solo riferimento, scritto e allusione che non si possa curare nel giorno di sabato, senza però confondere la cura necessaria al ferito o il malato con la guarigione
La pentecoste e Shavuòt, il conto dei cinquanta giorni dallo scuotimento dei covoni da cui deriva la pentecoste cristiana, le diverse interpretazioni e i riferimenti tratti dal libro dei Giubilei, (188/189).
Pesher di Abacuc e Paolo, la spiegazione a 2° Corinti 6/14-16 come estrapolazione da un’altra lettera di Paolo (201/202), le connessioni con i rotoli di Qùmran (205).
Shabbat Shalom
Noiman
Gli Scritti di Qùmran e la Bibbia James C. VanderKam - Paidea 210 pag.
I numero dei manoscritti ritrovati per ogni libro della Bibbia, elenco ( 18) più i tefillin , gli involucri sono andati distrutti, ma è rimasta la pergamena (19).
I copisti facevano uso abbondante delle lettere matres lectionis più del TM, esempio di Yeshayà’. 40/6 (25), Bereshit 1/9, Is. 45/7, Yeshayà’. 40/22, la differenza in Dvarim 5/15 nel precetto del settimo giorno l’aggiunta tratta da Shmòt 20/11 (27). Le diverse lunghezze del libro di Yirmeya’ (28/29).
I pesharim (43/44), a Qùmran non solo si copiava i testi ma si interpretavano, presupponendo lo studio delle scritture, Filone parla degli Esseni (45)
In 1° Enoc e il libro dei Vigilanti (non compresi in questa collana) forniscono interpretazioni e chiarimenti su Bereshit 1/14-16, il Libro dei Luminari (anch’esso non presente in questa opera cita Henoc e nulla del libro di Bereshit, interessante è che cita e pone una distinzione tra i luminari citati in Henoc ma senza nominarli se non come luci “grandi, distinguendoli come uno maggiore e altri minori ”(come in Bereshit) (51), l’ambiguità di una espressione dei luminari “grandi” e la limitatezza della luna viene chiarita in Yeshayà’ 30/26 “La luce della luna sarà come quella del sole e la luce del sole sarà sette volte la luce di sette giorni”(52), in relazione al libro di Bereshit dove è scritto che il sole è più luminoso e la luna meno non è una questione di dimensione ma di “splendore”, quando invece si riferisce ai grandi e piccoli luminari è in relazione alle loro dimensioni, esiste differenza tra splendore e dimensione anche se in realtà nei cieli i due astri appaiono simili.
Un chiarimento di Shmòt 19/1 “Nel mese terzo dall’uscire dall’Egitto, i figli di Israele in giorno questo si accamparono di fronte al monte” הזה andrebbe letto come numero, quindi זה “questo”, indicherebbe il “ dodicesimo” giorno in cui Israele si accampò di fronte al monte e spiegherebbe il termine ambiguo di metà mese ed l’inizio di Shavuòt 3 giorni dopo il 15 fu stipulata l’alleanza con H. , cioè il 15 del terzo mese, questo è confermato anche dal libro dei Giubilei (attestato a Qùmran) (53/54).
Il giardino dell’Eden è paragonato al Santuario in miniatura, i keruvim che sorvegliano il giardino paragonati ai keruvim del Tempio, le vesti della prima coppia paragonati ai vestiti sacerdotali, i giorni di impurità della donna diventano doppi se si tratta di una femmina, trovano nesso con i giorni di distanza da quando fu estratta dall’uomo, trentatré giorni + sette giorni di impurità della donna spiegati in Wayqrà 12/2-5, questo misurerebbe la distanza tra i giorni indistinti in cui la coppia entra nel Gan Eden, il libro dei Giubilei chiarisce questa affermazione (67).
Melchisedek escatologico (68-69).
Nel rotolo 11Q compare un Melchisedek che è connesso con le leggi relative all’anno sabbatico e allo Yovel (Wayqrà 25/13 e Dvarim 15/2) , l’argomento riguarda la liberazione degli schiavi e dei prigionieri, viene citato il decimo Yovel quando i figli della luce e gli uomini della schiera di Melchisedek saranno redenti e verranno giudicati quelli che appartengono a Belial, tutto il rotolo appartiene a una dimensione escatologica che è in connessione con Dvarim e Wayqrà e soprattutto in Bereshit nella parte in cui Melchisedek libera i prigionieri catturati durante le guerra combattuta contro i quattro re invasori, tra i prigionieri liberati il testo ricorda anche Lot, secondo le scritture questo doveva avvenire in un anno di Yovel.
L’autore di 11Q doveva conoscere Tehillim 110/4 dove oltre essere citato il nome di Melchisedek come re messia che starà alla destra di H., significativo è il testo originale che presenta alcune particolarità
נשבע יהוה ולא ינחם אתה- כהן לעלם על- רברתי מלכי-צדק :
אדני על-מינך מחץ ביום-אפו מלכים
Y*** ha giurato che non cambierà idea: tu sarai Cohen in eterno, poichè tu mio re sei giusto”
L’agiografo collega il Cohen, inteso come sacerdote con il re di giustizia,
מלכי-צדק, compare in forma costrutta di malchi zedek, ovvero mio re di giustizia, che non è un nome comune ma una condizione.
L’ordine dei libri canonici come elenco aperto o chiuso, dopo Esdra (V secolo a.c. ) rimane chiuso, i profeti posteriori come Daniele erano esclusi, (74).
Giuseppe Flavio afferma che oltre i 22 libri del canone ne potrebbero esistere altri ( pag.83).
Il libro dei Giubilei, o piccola Genesi (104), presente in numerose copie frammentarie a Qùmran significa che era considerato autorevole, da considerare quasi un commento a Bereshit e Shmòt, il libro dei Giganti (110/114), il libro di Siracide (115/116)(120).
Esseni, una parola attestata in fonti greche e latine, ma non giudaiche, questo significa che essi non si definivano (132-133), etimologie del nome molto dubbie, l’unica sostenibile è facitori della Torah, (135), confermato da il pesher di Abacuc, il termine potrebbe essere connesso con il verbo “asah” , “fare”(137). Vedi la condivisione dei beni secondo la Regola della Comunità, il Documento di Damasco, (182/183), parallelo con Atti 2-44/45, e Atti 4/32 dove i discepoli e fedeli condividono tutto, (184/185)
Sadducei (138/141)
Farisei (141 in poi) “coloro che cercano le cose facili”, spiegazione. IMPORTANTE fino a pag. 153.
Nessun ritrovamento a Qùmran riporta testi cristiani, nessun riferimento a Giovanni Battista e Gesù. (154/155),
Messia, la discendenza di David (158), la pluralità dei messia. Mashiach
PARALLELI CON I VANGELI e eventuali connessioni:
Interpretazione della guarigione nel giorno di shabbat, in sfida ai farisei, se non c’è pericolo di vita, esempio della donna storpia da molti anni, il miracolo o la sua guarigione va rimandata alla fine di shabbat (172/173), considerazioni collaterali.
Il dibattito tra i farisei e Gesù è una sfida teologica, tipica del tempo e che il cristianesimo ha strumentalizzato per diminuire e delegittimare l’osservanza del sabato.
Riguardo alla domanda se è lecito fare guarigioni di shabbat, è provocatorio porre come esempio un uomo che da molto tempo aveva una mano avvizzita, il problema della malattia dell’uomo diventa un pretesto e una provocazione per violare il sabato per una malattia che non metteva in pericolo la vita dell’uomo e quindi l’opera di guarigione poteva attendere la fine dello shabbat, ma l’agiografo pone nelle parole di Matteo “E disse loro, chi è tra di voi che avendo una pecora, se questa gli cade in un pozzo di shabbat non la prenderà e non la tirerà su? Quanto è più prezioso un uomo o una pecora. Fare del bene di sabato è dunque secondo la legge”Allora disse all’uomo “Stendi la tua mano”.Ed egli la distese e fu risanata come l’altra”Matteo 12/9),
Matteo copia dal Talmud “Rabbi Mattithiah ben Heresh disse:”Se un uomo ha dolore alla bocca di sabato, al momento in cui ci sia il dubbio che la sua vita sia in pericolo, e ogniqualvolta ci sia il dubbio che la sua vita si in pericolo, questo va oltre lo shabbat”
Quando Gesù guarisce ancora una volta una donna storpia di shabbat, il capo della sinagoga disse”Ci sono sei giorni in cui bisogna sempre lavorare, venite in quelli per farvi curare e non in giorno di shabbat”(172)
La cosa si fa interessante se consideriamo che non esiste un solo riferimento, scritto e allusione che non si possa curare nel giorno di sabato, senza però confondere la cura necessaria al ferito o il malato con la guarigione
La pentecoste e Shavuòt, il conto dei cinquanta giorni dallo scuotimento dei covoni da cui deriva la pentecoste cristiana, le diverse interpretazioni e i riferimenti tratti dal libro dei Giubilei, (188/189).
Pesher di Abacuc e Paolo, la spiegazione a 2° Corinti 6/14-16 come estrapolazione da un’altra lettera di Paolo (201/202), le connessioni con i rotoli di Qùmran (205).
Shabbat Shalom
Noiman
-
AEnim
- Messaggi: 100
- Iscritto il: giovedì 28 maggio 2026, 14:50
Re: Libri e Articoli recensiti
Cheto, cheto, Noiman tace, tutto legge, e spunta che può dirmi qualcosa sul libro di Martone.
Mica mica sai dirmi qualcosa anche di Paolo Sacchi – Storia del Secondo Tempio?
Mi sono informata sui migliori docenti universitari italiani e ho avuto questo elenco:
Paolo Sacchi, Corrado Martone, Giancarlo Lacerenza, e Saverio Campanini.
Io volevo studiosi dichiaratamente ebrei, ebrei italiani. Ma non è possibile sapere se qualcuno di loro lo è.
In ogni caso il focus su Qumran lo hanno solo i primi due, i secondi si occupano di altro.
Come studiosi ebrei mi sono stati consigliati, sull'argomento, Lawrence H. Schiffman e
Israel Knohl, ma da leggere dopo.
Poi di Sacchi mi è stato consigliato anche "L'apocalittica ebraica".
Tutti questi sono testi che i docenti usano nei loro corsi, e sono un livello di primo anno, quindi comunque introduttivi. Io cercavo appunto quei testi che vengono usati da docenti universitari per introdurre gli studenti a tutto ciò che si studierà nel dettaglio in seguito: la panoramica base, insomma.
Mica mica sai dirmi qualcosa anche di Paolo Sacchi – Storia del Secondo Tempio?
Mi sono informata sui migliori docenti universitari italiani e ho avuto questo elenco:
Paolo Sacchi, Corrado Martone, Giancarlo Lacerenza, e Saverio Campanini.
Io volevo studiosi dichiaratamente ebrei, ebrei italiani. Ma non è possibile sapere se qualcuno di loro lo è.
In ogni caso il focus su Qumran lo hanno solo i primi due, i secondi si occupano di altro.
Come studiosi ebrei mi sono stati consigliati, sull'argomento, Lawrence H. Schiffman e
Israel Knohl, ma da leggere dopo.
Poi di Sacchi mi è stato consigliato anche "L'apocalittica ebraica".
Tutti questi sono testi che i docenti usano nei loro corsi, e sono un livello di primo anno, quindi comunque introduttivi. Io cercavo appunto quei testi che vengono usati da docenti universitari per introdurre gli studenti a tutto ciò che si studierà nel dettaglio in seguito: la panoramica base, insomma.
מחלוקת לשם שמים
-
chelaveritàtrionfi
- Messaggi: 4193
- Iscritto il: venerdì 11 aprile 2014, 23:31
- Località: Italia
Re: Libri e Articoli recensiti
Tra i libri consigliati, ancor prima di opere più complesse, posso suggerire" La setta di Qumran - Alla scoperta degli Esseni" di David Flusser.
È un libriccino di poco più di 100 pagine, quindi non un’opera specialistica di grandi dimensioni, ma proprio per questo è una buona lettura introduttiva per chi vuole avvicinarsi ai Rotoli del Mar Morto e al contesto del giudaismo del Secondo Tempio senza affrontare subito studi più tecnici e voluminosi.
Il testo mostra come era organizzata la comunità di Qumran, il modo in cui i suoi membri si definissero popolo eletto, il conflitto escatologico tra i figli della luce e i figli delle tenebre, la convinzione di rappresentare il vero Israele, il ruolo centrale del Maestro di Giustizia nell’interpretazione delle Scritture, la lettura del periodo storico come quello degli ultimi giorni e la separazione della comunità dalla maggioranza di Israele, considerata ormai lontana dalla corretta osservanza dell’alleanza.
Interessante anche l’osservazione riportata a p. 17. Flusser ricorda che la letteratura talmudica parla di ventiquattro sette o gruppi presenti in Israele, mentre lo storico e sacerdote Flavio Giuseppe descrive principalmente tre grandi correnti: farisei, sadducei ed esseni. L’autore mette così in evidenza una questione importante: il panorama del giudaismo del Secondo Tempio doveva essere molto articolato, anche se non tutte le correnti avevano lo stesso peso storico, diffusione o influenza.
Dice inoltre a p. 10 che tra i Rotoli sono stati trovati libri della Bibbia centinaia di anni più antichi delle versioni che noi oggi utilizziamo, oltre a libri apocrifi che ci riportano indietro nel tempo al periodo persiano, come ad esempio il Libro di Tobit o la sezione di Ben Sira (Ecclesiasticus).
Flusser osserva che durante il periodo del Tempio sorsero vari gruppi, ciascuno dei quali si riteneva appartenere al regno dei cieli e al popolo di Israele definito come “regno sacerdotale e nazione santa”. In ogni gruppo vi era la tendenza a pensarsi come un’élite. A pag. 15 parla anche del conseguimento della vita eterna e dell’approdo dell’anima verso il vero Eden. Insomma, è un buon testo introduttivo perché rende bene l’idea della complessità e della varietà del giudaismo del Secondo Tempio. Aiuta anche a comprendere meglio il contesto storico e culturale nel quale nasceranno successivamente i Vangeli e gli altri scritti del Nuovo Testamento.
PS. In risposta a Norman che cita una frase del libro di James C. VanderKam :
A. pag. 18, parlando del documento “Regole di Damasco” trovato tra i Rotoli del Mar Morto, Flusser scrive:
“C’era inoltre un gruppo rappresentato da Giovanni Battista, conosciuto sia da Giuseppe che dal Nuovo Testamento. La posizione di Giovanni il Battista può essere esaminata alla luce dei rotoli scoperti, per dedurne quanto egli fosse vicino agli esseni.”
i Rotoli del Mar Morto non contengono testi cristiani né riferimenti diretti a Gesù o Giovanni Battista, certamente. Del resto non sarebbe neppure un dato sorprendente, considerando la cronologia dei manoscritti e il fatto che si tratta della biblioteca di una comunità specifica, non di un archivio generale del giudaismo del tempo.
Per AEnim.
Ti tocca leggere dei "malloppi" .
Nell’altra discussione avevo citato Collins perchè ritenuto uno dei massimi specialisti mondiali di apocalittica e giudaismo del Secondo Tempio.
Paolo Sacchi lo possiamo inquadrare in un campio più ampio.
Il libro “Storia del Secondo Tempio” ricostruisce il periodo storico che va dall’epoca persiana fino alla distruzione del Tempio nel 70 d.C. Mostra le idee che circolavano, l’ambiente culturale e quali correnti emergono. Un Quadro storico generale del periodo. Ad esempio qui si parla di come nasce e si sviluppa l'ambiente apocalittico giudaico.
Ci sarebbe anche un volume interessante da leggere (in realtà sono 2), sempre di Sacchi: “Apocridi dell’Antico Testamento” - UTET. Questa raccolta presenta e analizza i testi e le fonti dirette della varie idee messianiche.
Se vogliamo fare un paragone, forse il primo testo ha più un approccio storico e la seconda raccolta un approccio più filologico e letterario, ma ad oggi è fuori produzione. Usato si trova ma a prezzi abbastanza alti.
io possiedo alcuni di questi testi ed altri li ho letti a tratti nelle biblioteche, prendendo le parti che mi interessavano su certi temi, tra i quali esattamente quelli che stavamo trattando.
È un libriccino di poco più di 100 pagine, quindi non un’opera specialistica di grandi dimensioni, ma proprio per questo è una buona lettura introduttiva per chi vuole avvicinarsi ai Rotoli del Mar Morto e al contesto del giudaismo del Secondo Tempio senza affrontare subito studi più tecnici e voluminosi.
Il testo mostra come era organizzata la comunità di Qumran, il modo in cui i suoi membri si definissero popolo eletto, il conflitto escatologico tra i figli della luce e i figli delle tenebre, la convinzione di rappresentare il vero Israele, il ruolo centrale del Maestro di Giustizia nell’interpretazione delle Scritture, la lettura del periodo storico come quello degli ultimi giorni e la separazione della comunità dalla maggioranza di Israele, considerata ormai lontana dalla corretta osservanza dell’alleanza.
Interessante anche l’osservazione riportata a p. 17. Flusser ricorda che la letteratura talmudica parla di ventiquattro sette o gruppi presenti in Israele, mentre lo storico e sacerdote Flavio Giuseppe descrive principalmente tre grandi correnti: farisei, sadducei ed esseni. L’autore mette così in evidenza una questione importante: il panorama del giudaismo del Secondo Tempio doveva essere molto articolato, anche se non tutte le correnti avevano lo stesso peso storico, diffusione o influenza.
Dice inoltre a p. 10 che tra i Rotoli sono stati trovati libri della Bibbia centinaia di anni più antichi delle versioni che noi oggi utilizziamo, oltre a libri apocrifi che ci riportano indietro nel tempo al periodo persiano, come ad esempio il Libro di Tobit o la sezione di Ben Sira (Ecclesiasticus).
Flusser osserva che durante il periodo del Tempio sorsero vari gruppi, ciascuno dei quali si riteneva appartenere al regno dei cieli e al popolo di Israele definito come “regno sacerdotale e nazione santa”. In ogni gruppo vi era la tendenza a pensarsi come un’élite. A pag. 15 parla anche del conseguimento della vita eterna e dell’approdo dell’anima verso il vero Eden. Insomma, è un buon testo introduttivo perché rende bene l’idea della complessità e della varietà del giudaismo del Secondo Tempio. Aiuta anche a comprendere meglio il contesto storico e culturale nel quale nasceranno successivamente i Vangeli e gli altri scritti del Nuovo Testamento.
PS. In risposta a Norman che cita una frase del libro di James C. VanderKam :
Nessun ritrovamento a Qùmran riporta testi cristiani, nessun riferimento a Giovanni Battista e Gesù. (154/155)
A. pag. 18, parlando del documento “Regole di Damasco” trovato tra i Rotoli del Mar Morto, Flusser scrive:
“C’era inoltre un gruppo rappresentato da Giovanni Battista, conosciuto sia da Giuseppe che dal Nuovo Testamento. La posizione di Giovanni il Battista può essere esaminata alla luce dei rotoli scoperti, per dedurne quanto egli fosse vicino agli esseni.”
i Rotoli del Mar Morto non contengono testi cristiani né riferimenti diretti a Gesù o Giovanni Battista, certamente. Del resto non sarebbe neppure un dato sorprendente, considerando la cronologia dei manoscritti e il fatto che si tratta della biblioteca di una comunità specifica, non di un archivio generale del giudaismo del tempo.
Per AEnim.
Ti tocca leggere dei "malloppi" .
Nell’altra discussione avevo citato Collins perchè ritenuto uno dei massimi specialisti mondiali di apocalittica e giudaismo del Secondo Tempio.
Paolo Sacchi lo possiamo inquadrare in un campio più ampio.
Il libro “Storia del Secondo Tempio” ricostruisce il periodo storico che va dall’epoca persiana fino alla distruzione del Tempio nel 70 d.C. Mostra le idee che circolavano, l’ambiente culturale e quali correnti emergono. Un Quadro storico generale del periodo. Ad esempio qui si parla di come nasce e si sviluppa l'ambiente apocalittico giudaico.
Ci sarebbe anche un volume interessante da leggere (in realtà sono 2), sempre di Sacchi: “Apocridi dell’Antico Testamento” - UTET. Questa raccolta presenta e analizza i testi e le fonti dirette della varie idee messianiche.
Se vogliamo fare un paragone, forse il primo testo ha più un approccio storico e la seconda raccolta un approccio più filologico e letterario, ma ad oggi è fuori produzione. Usato si trova ma a prezzi abbastanza alti.
io possiedo alcuni di questi testi ed altri li ho letti a tratti nelle biblioteche, prendendo le parti che mi interessavano su certi temi, tra i quali esattamente quelli che stavamo trattando.
Per me contano i documenti scritti perchè li possa verificare. "Ora i bereani .. accolsero il messaggio con grande entusiasmo e esaminarono ogni giorno le Scritture per vedere se questi insegnamenti erano veri". Atti 17:11 BSB