Dov'è il tuo tesoro lì sarà anche il tuo cuore

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Gianni
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Re: Dov'è il tuo tesoro lì sarà anche il tuo cuore

Messaggio da Gianni »

In questa assurda discussione, originata da una fantasia, si può rodare uno dei metodi di analisi biblica.

Applicando il metodo socio-retorico l'identificazione dell’evangelista Marco con il giovane ricco non è possibile perché:

1. Il finale della storia. Il racconto del giovane ricco si conclude con una nota di fallimento: il testo dice che egli “se ne andò triste, poiché aveva molti beni”. Dal punto di vista della retorica del discepolato, il giovane ricco è l'anti-modello: è colui che rifiuta la chiamata. Abduzione: se Marco avesse voluto «firmare» il suo scritto con questo episodio, avrebbe dovuto includere una scena di ritorno o di conversione (come avviene per Zaccheo), altrimenti l'autore si presenterebbe come qualcuno che ha rifiutato Yeshùa, il che minerebbe l'autorità del suo scritto.
2. La confusione con il giovane nel giardino (Marco 14:51-52). Molti studiosi pensano che Marco si sia effettivamente ritratto nel suo scritto, ma in un altro episodio: la cattura nel Getsemani. Lì compare un giovane (in greco νεανίσκος, neanìskos) che segue Yeshùa indossando solo un lenzuolo e che, per sfuggire alla cattura, fugge nudo. Perché lui sì e il ricco no? Questo giovane appare solo nello scritto marciano (non in Matteo e in Luca). Questo dettaglio (inutile ai fini della trama) è tipico di una firma dell'autore. Inoltre, la casa della madre di Marco a Gerusalemme (Atti 12:12) era un luogo di riunione: è plausibile che il giovane Marco fosse presente quella notte.
3. Chi era Giovanni Marco? Dagli Atti degli Apostoli e dalle lettere di Pietro sappiamo alcune cose sul Marco storico: era imparentato con Barnaba. Sua madre, Maria, era una donna benestante di Gerusalemme, ma non è descritto come un notabile o un magistrato (come invece viene definito il giovane ricco nel parallelo di Luca 18:18). La tradizione più antica (Papias di Gerapoli, citato da Eusebio) afferma che Marco non fu un discepolo diretto di Gesù, ma l'interprete di Pietro. Se Marco fosse stato il giovane ricco, sarebbe stato un testimone oculare diretto fin dall'inizio, il che contraddice le fonti più antiche.
4. La funzione retorica del “giovane ricco”. In un'analisi socio-retorica, il giovane ricco serve a Marco per illustrare un punto teologico: l'impossibilità umana di salvarsi da soli. Se Marco fosse quel giovane, l'enfasi si sposterebbe sulla biografia dell'autore; invece, l'enfasi resta sulla parola di Yeshùa: “Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!”.
Azioni: Il giovane ricco (Mr 10) se ne va triste (abbandona Yeshùa); il giovane del Getsemani (Mr 14) segue Yeshùa (anche se poi scappa).
Abbigliamenti: da benestante (ha molte proprietà); solo un lenzuolo (segno di urgenza).

Provare ad unire le due figure (immaginando che il giovane ricco, dopo essere andato via triste, sia tornato povero e sia diventato il ragazzo del lenzuolo) è una fantasia priva di prove testuali. La migliore spiegazione (abduzione) rimane quella tradizionale: Marco è l'assistente di Pietro che mette per iscritto i ricordi dell'apostolo, includendo forse quel piccolo dettaglio imbarazzante della sua fuga nuda nel giardino come segno di umiltà.
marco
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Re: Dov'è il tuo tesoro lì sarà anche il tuo cuore

Messaggio da marco »

Tutto deve passare al vaglio dalla tua ragione, come se Dio ti avesse affidato le chiavi della sapienza. Se una tesi non rientra nel tuo criterio logico allora può essere declassata a fantasia o assurdità.

Secondo il tuo criterio, Gesù ha amato un uomo spiritualmente morto? Dimmi: trovi una logica in ciò?
Io invece sostengo la tesi che Gesù, che leggeva i cuori, sapeva bene che Marco sarebbe ritornato a lui.
Il giovane ricco se ne andò addolorato perché questo mutamento esistenziale deve essere elaborato e maturato nel tempo. Non poteva accettare subito una tale richiesta.
Tu sei laureato in psicologia e queste dinamiche dovresti conoscerle.

A proposito quanti di noi eletti, qui sul forum, hanno seguito le parole di Gesù: una cosa ti manca, vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri.
Noi, buoni discepoli di Yeshuà, che abbiamo giudicato il giovane ricco come un fallito e un anti-modello, siamo rimasti ignudi?
Ci siamo privati di tutti i piaceri e delle comodità per darle agli altri?
Io no e credo di non essere il solo.
Abbiamo giudicato quel fratello come degli stolti.
Invece Gesù lo agapaò.
Janira
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Re: Dov'è il tuo tesoro lì sarà anche il tuo cuore

Messaggio da Janira »

Marco scrive: Secondo il tuo criterio, Gesù ha amato un uomo spiritualmente morto? Dimmi: trovi una logica in ciò?


Secondo il mio parere, Yeshua ha cercato di dare la possibilità a quell'uomo di fare la scelta giusta, per passare dalla morte alla vita... e in questo sicuramente c'è un amore infinito. Lui stesso ha detto che il medico serve a chi è malato, o sbaglio?
Janira
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Re: Dov'è il tuo tesoro lì sarà anche il tuo cuore

Messaggio da Janira »

In realtà anche spogliarsi di ogni bene materiale non è garanzia di essere veramente pronto a seguire il Creatore.
Per me l'annullamento è interiore, è il mettere in pratica: non avrai altro Dio.. e il vero idolo è il nostro egoismo, il voler mantenere la nostra autorità.
Janira
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Re: Dov'è il tuo tesoro lì sarà anche il tuo cuore

Messaggio da Janira »

Marco scrive: Abbiamo giudicato quel fratello come degli stolti.

Secondo la mia opinione non è un giudizio verso una persona, ma un dato di fatto della condizione umana dal punto di vista della Kabbalah.
Infatti c'è poco da puntare il dito, poiché l'unica differenza è tra chi ha corretto almeno una piccola parte del suo egoismo grazie all'aiuto del Creatore e chi invece non lo ha fatto. Il primo ha bevuto dalla fonte della vita, l'altro è morto. Tutti gli esseri umani all'inizio sono allo stesso livello, sono morti. Sono un corpo di carne e sangue che non ha altro destino che finire sotto terra. Ricco o povero, saggio o stolto non fa differenza, se non nella possibilità di scelta che il Creatore ci offre.
marco
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Re: Dov'è il tuo tesoro lì sarà anche il tuo cuore

Messaggio da marco »

Janira ha scritto: giovedì 5 febbraio 2026, 22:00 Marco scrive: Secondo il tuo criterio, Gesù ha amato un uomo spiritualmente morto? Dimmi: trovi una logica in ciò?


Secondo il mio parere, Yeshua ha cercato di dare la possibilità a quell'uomo di fare la scelta giusta, per passare dalla morte alla vita... e in questo sicuramente c'è un amore infinito. Lui stesso ha detto che il medico serve a chi è malato, o sbaglio?
Cara Janira, se Marco scrive che Gesù amò quel giovane significa solo che "vide" la sua salvezza. L'amore di Dio è per sempre.
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Gianni
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Re: Dov'è il tuo tesoro lì sarà anche il tuo cuore

Messaggio da Gianni »

Stiamo discutendo, anche in altra cartella, di metodi di analisi biblica, ma tutto ciò perde del tutto di valore di fronte ad alcuni atteggiamenti precostituiti.

È più che opportuno fare una considerazione basilare: se manca la capacità di usare la semplice logica, non si può analizzare alcunché.

Il rifiuto (ma spesso l’incapacità) di ragionare in modo logico può portare a questi atteggiamenti mentali:

La fissa. A chi la fa fissa che “Gesù” è Dio, basta leggere “figlio di Dio” per trovare l’illogica e irrazionale equazione “figlio di Dio” = Dio, che è già contraddittoria in termini: chi infatti è chiamato “figlio di Dio” non può essere ovviamente Dio. Questa illogicità è accompagnata, come spesso succede, da ignoranza biblica, perché chi lo sostiene non ha la minima idea cosa voglia dire “figlio di Dio” nella Bibbia.

La superficialità. Scambiando le traduzioni bibliche religiose per la Bibbia stessa, frasi mal tradotte come “lo adorarono” applicate a esseri umani, diventano per ignoranza prova di ciò che il testo non dice. Il verbo “adorare”, non è infatti propriamente biblico. Ma il facilone di turno non si prende la briga di analizzare il verbo in questione.

La suggestione. È il caso di Mr 10:21 in cui si parla di un giovane ricco. Si tratta dell’evangelista Marco? Tutti i dati biblici, opportunamente analizzati e confrontati, lo escludono. Se la suggestione diventa fissa, fa la sua comparsa la superficialità; ecco allora che si guarda alla traduzione “Gesù, guardatolo, l'amò”, fissandosi sul verbo. Nel vero testo biblico si legge che Ἰησοῦς ἐμβλέψας αὐτῷ ἠγάπησεν αὐτὸν. L’autore biblico usa qui due aoristi, il primo al participio, il secondo all’indicativo. Tenuto debito conto della valenza dell’aoristo, la traduzione letterale, in buon italiano, è “Yeshùa, messosi a osservarlo, ebbe un moto d’affetto per lui”. E da quel moto d’affetto temporaneo (tempo aoristo) dettato dall’osservanza dei Comandamenti da parte del giovane, dovremmo dedurre che poi quello ci ripensasse? Il testo biblico dice che se ne andò, usando tre espressioni verbali che non lasciano dubbi:
στυγνάσας, participio aoristo attivo, “iniziò a rattristarsi”;
ἀπῆλθεν, indicativo aoristo passivo, “cominciò ad andarsene”;
λυπούμενος, participio presente passivo, “essente addolorato”.
Poi sparisce dalla scena e non se ne sa più nulla. Il successivo commento di Yeshùa (vv. 23-25) non fa presagire per lui nulla di positivo.
Janira
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Re: Dov'è il tuo tesoro lì sarà anche il tuo cuore

Messaggio da Janira »

L'amore di Dio è per sempre

Su questo siamo d'accordo, molte volte infatti ho scritto che il cambiamento appartiene unicamente alla Creatura. E tale cambiamento è in relazione alla consapevolezza di ciò che dobbiamo correggere in noi. È questo che è mancato all'uomo ricco, per questo è rimasto nel suo stato di oscurità. Ma dal punto di vista del Creatore, secondo la Kabbalah tutta la creazione è già in perfetta adesione con Lui.
Aggiungo inoltre che gli uomini che sono riusciti a rivelare il Creatore, vedono la creazione nel suo stato perfetto così come la vede il Creatore, per questo soffre immensamente per tutti coloro che sono ancora prigionieri nella loro gabbia. Yeshua cercava in ogni modo di risvegliare la consapevolezza, di indicare la giusta direzione. Ma serve la scelta dall'altra parte
Andrea Varxhetta
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Re: Dov'è il tuo tesoro lì sarà anche il tuo cuore

Messaggio da Andrea Varxhetta »

Shabbat Shalom u’Mevorach a tutti
Intervengo prima dello Shabbat lin questa discussione perché mi sembra che, a forza di sezionare il testo con il bisturi della filologia e della logica socio-retorica, si finisca paradossalmente per perdere di vista la realtà storica e teologica che quel testo dovrebbe trasmettere.
​Gianni, la tua analisi tecnica è come sempre puntuale, ma definire l'amore di Yeshùa per il giovane ricco come un semplice "moto d'affetto temporaneo" basandoti sulla resa dell'aoristo greco è un'operazione che rischia di svuotare il contesto ebraico di riferimento. Nell'ebraismo del Secondo Tempio, l'osservanza dei precetti non è una performance che genera simpatie passeggere, ma una condizione di rettitudine oggettiva. Quel giovane non è un fallito, né un anti-modello: è un ebreo osservante che ha vissuto nella Torah e che si ferma davanti a una richiesta di ascesi totale che la Legge stessa non impone. Ridurre tutto a un sentimento momentaneo significa guardare alla Scrittura con gli occhi di un grammatico greco e non con quelli di chi conosce il valore del Patto.
​Marco, capisco il desiderio di trovare una continuità narrativa identificando il giovane con l'evangelista, ma questa è purtroppo pura letteratura. Se il testo ci dice che se ne andò, dobbiamo avere l'onestà intellettuale di accettare quel silenzio senza inventare ritorni o maturazioni psicologiche che servono solo a tranquillizzare la nostra coscienza di lettori moderni. Allo stesso modo, Janira, la Kabbalah è uno strumento potente, ma qui rischia di diventare una scappatoia filosofica per non affrontare il nodo centrale: il conflitto tra il possesso materiale concreto e la sequela.
​La Bibbia non è un campo di addestramento per metodi di analisi, né un magazzino di firme nascoste; è il resoconto di scelte che hanno conseguenze eterne. Se il giovane sparisce dalla scena, la lezione è proprio in quella sparizione, non nelle supposizioni su cosa sia successo dopo. È tempo di tornare alla sostanza del testo, rispettandone la durezza e l'ebraicità, senza cercare di addolcirlo con la psicologia o di ingabbiarlo in una logica che non ammette lo spirito.
​Shabbat Shalom u'Verachàh a tutti
Janira
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Re: Dov'è il tuo tesoro lì sarà anche il tuo cuore

Messaggio da Janira »

Tu scrivi:Janira, la Kabbalah è uno strumento potente, ma qui rischia di diventare una scappatoia filosofica per non affrontare il nodo centrale: il conflitto tra il possesso materiale concreto e la sequela.

Non capisco cosa vuoi dire, puoi spiegarmi per favore?
Non c'è scappatoia di alcun tipo. La scena dal punto di vista kabbalistico è chiarissima.
Un uomo può mettere in pratica tutte le mitzvoth ma non con l'intenzione giusta, cioè per dare contentezza al Creatore.
Questo significa che quell'uomo invece cerca una ricompensa per se stesso, e quindi non ha ancora annullato la sua autorità. Yeshua lo scopre subito, perché mette subito in evidenza il suo egoismo, il voler godere delle sue ricchezze. Quell'uomo non potrà rivelare il Creatore e entrare in adesione con Lui finché non avrà un nuovo desiderio di cambiare la sua intenzione.

Lo stesso versetto: Poiché dov'è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore», può essere spiegato in modo preciso: nella Kabbalah il cuore indica l'insieme dei desideri di un uomo. Se il tesoro che l'uomo cerca è dare contentezza al Crratore ed essere in adesione con Lui, sicuramente i suoi desideri saranno rivestiti di quella intenzione. Altrimenti, se il tesoro è terreno, materiale, i desideri saranno semplicemente egoisti.