chiarimento sulla dottrina dei TdG

Re: chiarimento sulla dottrina dei TdG

Messaggioda bgaluppi » venerdì 17 maggio 2019, 8:24

Vorrei precisare che neshamah nella Bibbia indica più il respiro di vita, mentre nefesh è ciò che traduciamo con anima, ossia la persona umana dotata di neshamah e ruach nella sua interezza fisica, mentale e psicologica. Per cui, direi che con la morte, la persona (nefesh) perde il suo respiro di vita (neshamah) e il ruach (spirito) torna a Dio, per cui il corpo si dissolve. Essendo l'uomo "nefesh vivente" grazie al neshamah soffiato da Dio, diventa "nefesh non vivente" (priva di neshamah) nel momento in cui muore (e dunque il corpo, privo di alito vitale, torna alla polvere).
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Re: chiarimento sulla dottrina dei TdG

Messaggioda matteo97 » venerdì 17 maggio 2019, 19:52

Dunque dove ha sede l'io cosciente secondo il pensiero ebraico? E l'attività psicologica è davvero solo un riflesso della vita degli organi e delle loro funzioni biologiche? Il ruach racchiude anche una parte della personalità peculiare dell'individuo che, a seguito del decesso del corpo, viene rimessa a Dio?
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Re: chiarimento sulla dottrina dei TdG

Messaggioda bgaluppi » venerdì 17 maggio 2019, 20:26

Il ruach è ciò che determina personalità, talento, etc. L'io cosciente non può avere una sede, credo, in quanto non è qualcosa di fisico che può essere contenuto in un luogo. Penso che corpo animale, neshamah e ruach insieme costituiscano la persona umana, intesa come nefesh vivente, intelligente e dotata di specifica personalità (carattere).
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Re: chiarimento sulla dottrina dei TdG

Messaggioda ilvigilante » domenica 26 maggio 2019, 23:26

Il tuo ragionamento è interessante, Matteo97
Ti espongo il mio punto di vista circa l’io cosciente, che io definirei meglio come ‘coscienza di sé’.
Ti racconto di quelli che sono i miei primissimi ricordi d’infanzia, prima dei quali c’è il vuoto, il nulla.
Nel mio primo ricordo d’infanzia mi trovavo in una stanza che, col senno di poi, ho riconosciuto essere la cucina della nostra casa; ero di fronte a uno stipo di legno in cui mia madre usava riporre il pane le cui ante erano chiuse da un ferretto, i miei occhi fissavano quel ferretto finché la mia manina cominciò ad armeggiare su quel pomello fino a spostarlo a destra e a sinistra, così scoprivo che con quel movimento l’anta si apriva.
Fu in quel preciso istante che affiorava il mio ‘io' dal mio stato di incoscienza. Fu in quel momento che per la prima volta prendevo coscienza di me, che potevo interagire con ciò che mi circondava, che potevo usare, modificare, sfruttare l’ambiente in cui mi trovavo. Erano i primi segnali di un individuo cosciente, pensante, che poteva fare delle scelte.
Questa ‘coscienza di sé’ sappiamo che matura con la crescita dell’individuo, con l’uso e l’aumento della nostra materia grigia, il nostro cervello.
Prima di quel mio primo ricordo, quando forse avevo poco più di un anno, io non ero un individuo cosciente, pensante, perché non avevo ancora aperto gli occhi alla realtà per divenirne parte attiva; questo per dire che la coscienza di sé è un prodotto della crescita fisica, dell'accumulo delle esperienze di vita e delle informazioni attinte dall’esterno.
Questa coscienza di sé è il frutto delle meravigliose connessioni delle sinapsi del nostro cervello ed è strettamente legata ad essi, dando vita ad un ologramma elaborato dalla nostra mente che ci appare proiettato al di fuori del nostro corpo fisico, quasi in una posizione e forma superiore, olistica. Da qui nasce l’idea prettamente umana di un qualcosa di immortale che sopravviva alla morte, perché quel ‘io cosciente’ non accetta in alcun modo l’idea della sua estinzione, costruendosi un’idea di eternità, di immortalità presente in ogni cultura.
L’idea d’eternità che pur Dio ha posto negli uomini, come dice la Scrittura, è una caratteristica peculiare di ogni individuo che prende coscienza di sé, è la capacità che Dio dà agli uomini per riuscire a formularla come idea.
Alla morte si spegne l’interruttore generale del nostro cervello, l’ologramma della nostra mente scompare, i nostri pensieri, i nostri ricordi, le nostre emozioni, le nostre speranze, le nostre paure, la nostra coscienza… semplicemente si spengono e si ritorna in quello stato di vuoto, di nulla, precedente al nostro primo ricordo d’infanzia.
Il nostro cervello con i suoi ricordi, le sue emozioni e sentimenti è simile a un hard disk interno di un computer e dipende strettamente dalle funzioni vitali del corpo che lo ospita, proprio come si perdono tutti i dati di un computer completamente danneggiato, così il cervello perde tutto quando gli si ‘stacca la spina’.
Matteo97 però ha lanciato un’idea interessante, quella del copia/incolla, non per avvalorare la sua tesi, ma per dire giusto il contrario.
Se quel computer è irrimediabilmente danneggiato non potrò recuperare né video, né foto, né dati… a meno che non abbia salvato quei dati in una memoria esterna. Se inserisco i dati di quella memoria esterna in un altro computer efficiente, quel computer avrà la memoria, i dati e… la coscienza di sé uguali al computer danneggiato.
Il ragionamento di Matteo97 circa l’anima immortale e l’assurdità di una resurrezione in un corpo diverso quale copia/incolla, non sta in piedi e spiego perché.
Sappiamo scientificamente che il nostro corpo si rinnova continuamente a livello cellulare e per ogni tot di tempo il nostro corpo non è più al 100% quello di prima essendo stata sostituita ogni cellula. Le nostre cellule cerebrali non fanno altro che copiare e incollare continuamente la nostra memoria sulle nuove cellule; questo processo, con l’avanzare dell’età, non funziona più correttamente e perdiamo parte della memoria.
Ora chiedo, Dio può salvare i dati del nostro cervello in una memoria esterna al nostro corpo?
Può altresì introdurre quei dati in un nuovo corpo concesso alla risurrezione? …perché no!
Se l’uomo è riuscito a farlo con i computer, perché Dio non potrebbe farlo con i risorti, essendo Egli il fautore della vita?
E se l’individuo alla resurrezione è composto da cellule diverse da quelle decomposte alla morte …qual è il problema, visto che anche durante la nostra vita ricambiamo completamente il nostro corpo attingendo dagli elementi che la natura ci fornisce?
Ciò che conta è la ‘coscienza di sé’ che Dio incolla in quel corpo, questa è importante.
In ultima analisi quali sembianze dovrebbe avere il corpo resuscitato di un individuo?
Credo che debba avere una fisionomia e sembianze molto vicine a quelle del momento della morte altrimenti potrebbe non essere riconosciuto da amici e parenti. Alla resurrezione di mio figlio mi aspetterei di rivederlo e abbracciarlo così com’era alla sua dipartita e difficilmente proverei le stesse emozioni se mi apparisse con un corpo e un viso completamente diverso.

Un caro saluto
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Re: chiarimento sulla dottrina dei TdG

Messaggioda matteo97 » sabato 6 luglio 2019, 13:41

Interessante il tuo contributo, ilvigilante.

Comunque ritornando al concetto di anima intellettiva, poniamo per vero la tesi degli ebrei circa la sua non esistenza e la sua non immortalità. Detto in altre parole, l'uomo al cessare delle sue funzioni biologiche cessa di esistere e non vi è una parte di esso che continua ad esistere in una dimensione eterea. I nostri pensieri, sentimenti e ricordi provengono quindi solo da interazioni che avvengono nel cervello. Ora se l'uomo è identificabile come un tutt'uno questo, dando per inesistente il concetto di anima, deve presuppore che è pienamente identificabile con il suo corpo. Ora a un certo tempo x della sua esistenza questo cessa le sue funzioni vitali e muore. Al trascorrere di t1 si decompone biologicamente. Adesso spiegatemi: come si può parlare di resurrezione se il suo corpo SI E' DECOMPOSTO? Si dovrà parlare di RICREAZIONE la quale però presuppone una creazione ex novo di un'altro organismo. Organismo che è un'altra persona pur se fosse creato con le stesse fattezze. Perchè in questa teoria è inesistente il concetto di anima come sede della vera personalità.
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Re: chiarimento sulla dottrina dei TdG

Messaggioda Alen.chorbah » domenica 7 luglio 2019, 13:13

Alla fine seppur in modo diverse ritrovo le stesse dottrine in ogni religione.... I tdg dicono che le persone non vanno in cielo eppure hanno gli unti che vanno in cielo.... Dicono che non credono alla reincarnazione eppure dicono che in un corpo nuovo vengono reinnestati i pensieri di una vita precedente.... Insomma lo stesso tiramisu fatto con ricette diverse....
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Re: chiarimento sulla dottrina dei TdG

Messaggioda matteo97 » domenica 7 luglio 2019, 13:57

dicono che in un corpo nuovo vengono reinnestati i pensieri di una vita precedente


Questo è un sofisma escogitato per ingannare le persone. Se il corpo originale si è decomposto biologicamente significa che non è più resuscitabile. Si dovrà procedere a una ricreazione di esso che però, quantunque ricreato con le stesse fattezze, non è che una copia dell'originale. E soprattutto NON E' LO STESSO INDIVIDUO di prima. Negando l'esistenza di un'anima intellettiva, i pensieri non possono che essere un prodotto delle interazioni del cervello. Cervello che è inserito in un corpo. E se quest'ultimo si decompone la stessa sorte tocca al primo.
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Re: chiarimento sulla dottrina dei TdG

Messaggioda bgaluppi » domenica 7 luglio 2019, 19:07

In realtà, la scienza sta iniziando a capire molte cose su ciò che erroneamente viene chiamato "anima" in virtù di un condizionamento filosofico-religioso ma che la Bibbia chiama ruach, il quale "torna a Dio" dopo la morte. Accadendo ciò, le informazioni contenute nel ruach non si disperdono ma verrebbero conservate:

«Tale principio è ciò che anima le avveniristiche concettualizzazioni di “neurodinamica quantistica” di due scienziati di fama mondiale, lo studioso americano Stuart Hameroff e il fisico inglese Roger Penrose, i quali partendo dalla visone del nostro cervello come di un computer biologico, sostengono che la nostra esperienza di coscienza sia il risultato di vibrazioni quantiche che avvengono nei microtubuli, ovvero strutture intracellulari che collegano i processi neuronali ai processi di auto-organizzazione nella struttura quantica proto-cosciente della realtà. Tale processo è stato definito con il nome di “riduzione obiettiva orchestrata” (o teoria Orch OR, da orchestred objective reduction) e spiega come si genererebbe un atto di coscienza sulla base di informazioni quantistiche (…)

L’anima [leggi ruach] di ognuno di noi è perciò molto più che il prodotto della semplice interazione dei neuroni nel cervello, ma è della stessa composizione vibrazionale dell’universo, una formazione naturale presente fin dall’inizio nella materia che arriva alla sua piena e completa essenza nell’uomo acquistando sempre più ordine e informazione, nell’interazione continua e costante con la sorgente della creazione a cui appartiene.»

https://www.scienzaeconoscenza.it/blog/ ... uantistica
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Re: chiarimento sulla dottrina dei TdG

Messaggioda speculator » mercoledì 25 settembre 2019, 17:05

Spirare non è morire; la bibbia e l'esperienza dicono che prima si spira, cioè cessa il respiri e poi, (poco dopo), si muore.
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