La Kabbalah

Janira
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Re: La Kabbalah

Messaggio da Janira »

Dal programma I segreti del Libro Eterno

Parasha Metzora


Laitman: In effetti è così, per questo si chiama ta’amim – sapori. Ciò che stiamo spiegando ora si chiama ta’amei Torah – i sapori della Torah.
Ma perché sorga un sapore, bisogna sentirlo. Quando guardo un programma di cucina, mi viene l’acquolina in bocca! E qui cosa? Macellano una capra, cominciano a dividerla, a scuoiarla.
Oppure io mi rado, poi mi butto in una vasca, poi indosso abiti puliti. E allora? Io non ho una percezione adeguata di tutte queste azioni spirituali, di tutte queste descrizioni.
Dovrei, leggendo, assaporare e sentire quali desideri, quali qualità, in che modo stanno lavorando ora in me: da cosa rinuncio, a cosa mi avvicino. Devo sentire, perché si tratta di desideri e intenzioni, di ciò con cui vivo. La cosa più importante per me in questo momento è l’avvicinamento alla vera fonte, al Superiore, da cui dipende tutto, oppure l’allontanamento da essa.
Qui lavoro con le qualità più intense. Ma esse sono descritte con parole e definizioni per me morte; non è affatto il lessico che descrive i miei sentimenti. E non c’è nulla da fare, perché questo è un linguaggio che procede rigorosamente secondo il legame tra le radici e i loro rami.
Che senso ha se prendo un cedro del Libano, una betulla, un pioppo e, diciamo, un gomitolo di filo scarlatto? Che cos’è questo? Niente! Sono cose assurde! Completamente sciocche! Di che cosa si parla qui?! Ma quando l’uomo rivela in sé queste sensazioni – io leggo e dentro di me infuria una tempesta! – allora soltanto il segreto diventa manifesto.
Janira
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Re: La Kabbalah

Messaggio da Janira »

Piccolo estratto per completare il messaggio che ho scritto qui


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Latman. Disclosing a portion
«Il giusto Giuseppe è chiamato Yesod (fondamento), perché egli è “il giusto, fondamento del mondo” (Proverbi 10:25). Il mondo è la struttura che opera in relazione a Malchut e all’insieme di Israele, orientata verso tutti i nostri desideri.
I nostri desideri sono Egitto, l’ego che è dentro di noi. Se disponiamo correttamente questa struttura superiore, che comprende Hesed, Gevura, Tifferet, Netzah, Hod e Yesod, possiamo agire correttamente nei confronti dell’Egitto che è in noi, nei confronti del Faraone, l’inclinazione al male, il nostro ego.»
Janira
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Re: La Kabbalah

Messaggio da Janira »

Spesso su questo forum si parla di fede.

Secondo la Kabbalah esiste la fede delle religioni, definita fede cieca; poi c'è la fede entro la ragione e infine quella più importante, quella descritta dalle Scritture: la fede al di sopra della ragione

Ecco un articolo dal blog di Laitnan (tradotto con chatgpt dall'inglese):

27 agosto 2018

Fede al di sopra della ragione

Il lavoro entro la ragione è chiaro a tutti. È importante secondo la nostra comprensione e, quindi, siamo pronti a lavorare. Il lavoro al di sopra della ragione va contro la nostra mente e i nostri sentimenti. Tutto il nostro mondo funziona per il bene del ricevere, secondo la propria mente e il proprio sentimento, entro la ragione. L’essere umano, come il più intelligente e sviluppato di tutti, deve agire ragionevolmente.

Rispettiamo una persona per la sua intelligenza. Proprio qui, invece, dobbiamo andare, per così dire, contro il sentimento e la ragione. Ma cos’altro abbiamo? Nulla. Ne risulta che dobbiamo andare contro tutto ciò che esiste in noi se vogliamo conseguire il mondo superiore. Infatti, nel mondo superiore la nostra mente e i nostri sentimenti non funzionano; il mondo superiore è al di sopra della nostra ragione e dei nostri sentimenti.

Questo è il passo successivo: invece del ricevere—la dazione; invece della ragione—al di sopra della ragione. Ma che cosa posso fare se non possiedo le qualità della dazione e il mondo spirituale è costruito su principi completamente diversi? Non si può nemmeno dire “opposti”, perché non sappiamo che cosa significhi questa opposizione.

Non comprendiamo come cambiarci per elevarci a uno stato chiamato “il mondo a venire”, al passo successivo. Bisogna semplicemente provare a farlo. Il mondo spirituale è chiamato “il mondo a venire” perché verrà, ma verrà solo in base ai nostri sforzi.

Anche se non lo vogliamo, il programma della creazione contiene già il nostro desiderio e ciò verrà. Chi compie sforzi in anticipo risparmia tempo e sofferenza, perché giunge rapidamente alla preghiera. Altrimenti, sprecherà tempo, perché la sua ostinazione non gli servirà a nulla. Bisogna essere ostinati solo nell’applicazione degli sforzi, come si dice: “Fai qualsiasi cosa, ma non andartene”.

Anche se vedo che, da tutti i segni, nulla funziona per me e il Creatore persino mi fa sapere che non sono desiderato, io comunque non smetto. La perseveranza è la chiave dell’avanzamento.

È necessaria una ragione profonda per lavorare al di sopra di essa. Il nostro compito è fare uno sforzo finché riceviamo la qualità della dazione, la qualità della connessione e dell’amore.

La spiritualità si rivela nei desideri di dazione, ed è necessario sapere come verificare e misurare questi desideri secondo un principio opposto a quello che possediamo. Come è scritto: “Ho visto un mondo capovolto”.

Nel nostro mondo tutto è misurato da quanto ricevo, da quanto c’è nel mio piatto o nel mio portafoglio. Nel mondo spirituale, invece, è vero il contrario: quanto più vorrei ricevere entro la ragione, tanto più mi eleverei con gioia al di sopra di queste richieste per dare, nonostante il mio grande desiderio di godere.

Così si misura la mia fede al di sopra della ragione. Gioisco perché sono salito al passo successivo, mi sono avvicinato al Creatore e ho iniziato a sentire ed esplorare la realtà chiamata mondo superiore. Infatti, sono certo che il Creatore controlla tutto e quindi sa meglio ciò che è bene.

Tutto ciò che ho proviene dal Creatore, compresi tutti i miei strumenti di verifica di Lui. Tutto ciò che possiedo, direttamente e indirettamente, viene da Lui e nulla dipende da me. Anche se decido di verificarmi, la verifica proviene dal Creatore.

Senza il Creatore non sono semplicemente un computer vuoto su cui non è installato alcun programma; non c’è proprio alcun computer. Non c’è nulla. Pertanto, quanto più posso elevarmi al di sopra della ragione, tanto più potente ed elevata è la percezione del mondo spirituale che possiedo.

Il primo passo verso la spiritualità è rinunciare alla sensazione buona e sicura entro la ragione e costruire al di sopra di essa l’atteggiamento opposto verso il mondo, per il bene della dazione. Ne risulta che ho due livelli: la ragione e al di sopra della ragione. E cerco di espanderli entrambi, di aprire queste forbici il più possibile. Lì, tra di essi, sentirò il mondo superiore, la realtà superiore.

Lo scopo del lavoro di una persona in questo mondo è una sensazione di perfezione nei suoi desideri di godere: ottenere di più, vincere, avere successo, riempirsi di tutte le benedizioni. Lo scopo del lavoro di una persona nel mondo spirituale è una sensazione di perfezione nei desideri del Superiore. Nella misura dei nostri sforzi di immaginare questo, siamo influenzati dalla Luce che ritorna alla fonte e ci conduce al desiderio del Superiore e alla sensazione di perfezione in questo desiderio.

Uno non può esistere senza l’altro. È impossibile sentire il mondo spirituale e soffrirne. Riceverò il conseguimento spirituale solo se questo mi rende felice.

Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 20/08/18, lezione sul tema: “Il lavoro entro la ragione e il lavoro al di sopra della ragione”.
Minuto 0:20 – Minuto 10:08 – Minuto 21:11

Materiale correlato: Fede al di sopra della ragione; Desideri che avanzano con fede al di sopra della ragione; Lavorare con la fede al di sopra della ragione.
Andrea Varxhetta
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Re: La Kabbalah

Messaggio da Andrea Varxhetta »

Grazie Janira, questo estratto di Laitman è fondamentale per rimettere ordine nella nostra percezione del testo.
​Spesso nel forum ci scontriamo 'entro la ragione', cercando di far quadrare i conti tra Legge e Grazia come se fossero termini di un'equazione matematica. Ma questo post ci ricorda che la realtà spirituale è 'un mondo capovolto'.
​Mi ha colpito molto l'immagine di dover espandere la distanza tra la ragione e ciò che è al di sopra di essa. È proprio in quello spazio, in quella tensione, che si rivela la Luce. Senza la base della ragione (la Legge, il rigore) non avremmo nulla da superare; senza il 'al di sopra' (la dazione), la Legge resta un guscio vuoto.
​Laitman chiarisce che il conseguimento spirituale non è un premio esterno, ma una sensazione di perfezione che nasce quando usciamo dal nostro ego. Questo spazza via ogni dubbio su un D-o che castiga: siamo noi che, restando entro la ragione, soffriamo per la nostra limitatezza.
​Quel 'fai qualsiasi cosa, ma non andartene' è il cuore della vera ricerca. È l'ostinazione del ramo che vuole restare attaccato alla Radice, anche quando non ne sente il sapore.
​Grazie per aver riportato la discussione sul piano del lavoro interiore. È l'unica chiave per trasformare parole 'morte' in Ta’amei Torah (sapori della Toràh).
​Shalom."
Janira
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Re: La Kabbalah

Messaggio da Janira »

Grazie a te Andrea, ogni tuo messaggio è uno spunto. In effetti l'idea del castigo e dell'ira divina, del male in generale è il punto più difficile da superare, proprio perché vediamo il mondo entro la ragione e per questo non riusciamo a comprendere che il Creatore è solo e solamente Amore Assoluto. Le varie qualità e Nomi del Creatore sono solo dal punto di vista della Creatura durante il suo sviluppo spirituale.
Andrea Varxhetta
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Re: La Kabbalah

Messaggio da Andrea Varxhetta »

Concordo pienamente, Janira. La tua precisazione sui Nomi e sulle qualità del Creatore è la chiave di volta. In biblistica spesso ci dimentichiamo che il linguaggio della Scrittura è 'secondo la lingua degli uomini', quando leggiamo di ira o castigo, non leggiamo la biografia di D-o, ma la cronaca del nostro stato di ricezione.
​Permettimi di uscire dal perimetro biblico solo per un attimo, perché le tue parole mi richiamano una riflessione che si trova anche in certa saggistica moderna di alto profilo, come quella di Eckhart Tolle.
​Sebbene Tolle non scriva di Bibbia in senso stretto, quando parla del 'corpo di dolore' e della necessità di non identificarsi con la propria mente, sta descrivendo lo stesso processo che Laitman chiama 'uscire dall'Egitto' (l'ego). Tolle dice che noi soffriamo perché crediamo di essere i nostri pensieri (entro la ragione); la Kabbalah ci dice che soffriamo perché crediamo che le 'qualità' del Creatore (ira, rigore) siano reali e non proiezioni del nostro sviluppo spirituale.
​Questo dimostra che la Verità è una:
​La religione (fede cieca), vede il castigo come un atto oggettivo di D-o e ne ha paura.
​La ragione invece cerca di spiegare il male come una falla nel sistema o un'ingiustizia.
​La Kabbalah (e i grandi ricercatori come Tolle), comprendono che il male è una distorsione della nostra lente percettiva.
​Come scrivi tu, i Nomi del Creatore sono solo i gradini della nostra scala. Se saliamo al di sopra della ragione, scopriamo che la scala era necessaria, ma non era la Fonte. Grazie per questa profondità, aiuta a capire che la Bibbia non è un libro di storia antica, ma un manuale per la liberazione della coscienza.
​Shalom."
animasalvata
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Re: La Kabbalah

Messaggio da animasalvata »

C’è qualche studio sulla kabalah ebraico e il pi greco?

Pi greco 3 oppure 3,14? e 7:23
Il Mare di bronzo
Poi fece il Mare di metallo fuso, che aveva dieci cubiti da un orlo all'altro; era di forma perfettamente rotonda, aveva cinque cubiti d'altezza, e una corda di trenta cubiti ne misurava la circonferenza.
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Re: La Kabbalah

Messaggio da Gianni »

Ci sono degli studi affascinanti che collegano la Qabbalah e, in generale, l'esegesi ebraica numerica alla costante matematica π. Non si tratta solo di mistica, ma di testo stesso ebraico.

Animasalvata ha citato 1Re 7:23 ("Mare di Bronzo"), che è il caso più famoso. L’enorme vasca circolare di metallo fuso fatta costruire da re Salomone per il Tempio misurava dieci cubiti da un orlo all'altro e una corda di trenta cubiti ne misurava la circonferenza. Se applichiamo la formula della circonferenza, ovvero C (circonferenza, 30 cubiti) = D (diametro, 10 cubiti) per π – otteniamo però 31,4 e non 30. I qabalisti, non contenti, hanno allora fatto notare che nel testo ebraico di 1Re 7:23 l’espressione וְקָו שְׁלֹשִׁים (= “corda di trenta”) presenta un’anomalia. I valori numerici per come è scritta sono 100 + 6 + 5 = 111; quelli per come è letta sono 100 + 6 = 106. Ora, se si prende il valore approssimativo di 3 del testo e lo si moltiplica per il rapporto tra il valore scritto e quello letto (111 : 106), si ottiene 3,14 + altri decimali, che è vicino al valore reale del π greco.

Ciò dovrebbe smentire la teoria, perché si tenta di confermarla con lunghi giri che non portano al valore del π greco, anche se si avvicina. Finisce tutto lì, allora? No. Si fa notare che nel 12° secolo il grande filosofo Maimonide (Rambam) scrisse nel suo commento alla Mishnah (Eruvin 1,5) che il rapporto tra il diametro e la circonferenza è un numero che non può essere conosciuto con precisione. L’approssimazione, ovvero la non precisione, venne così superata spiegandola con l’imprecisione!

Nella Qabbalah il cerchio rappresenta spesso l'Infinito (Ein Sof) o la luce divina che circonda i mondi (Sovev Kol Almin), mentre la linea retta (il diametro) rappresenta il raggio di luce divina (Kav) che penetra nel vuoto per creare la realtà finita. Il π greco sarebbe come ponte: per i qabalisti rappresenta il rapporto tra l'invisibile (la curvatura infinita) e il visibile (la misura retta).

Che dire? Personalmente, rimango perplesso. Chi ha letto Codice Genesi può vedere come nella lingua ebraica, che non ha le vocali, si possono trovare parole che vocalizzate diversamente vengono lette come altre parole. Siccome poi queste sono del tutto avulse dal contesto, non si può che giungere alla conclusione che si tratta di pura casualità.
Se alle lettere sostituiamo del numeri per formare altre parole o frasi, il gioco diventa infinito.
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