Differenza tra uomo e animali

Re: Differenza tra uomo e animali

Messaggioda L'agnostico » sabato 30 marzo 2019, 21:20

Bgaluppi ecco questa è la discussione di cui ti parlavo dove puoi trasferire se vuoi le nostre risposte
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Re: Differenza tra uomo e animali

Messaggioda Volenteroso87 » domenica 12 maggio 2019, 14:19

Premetto di avere scarsissime conoscenze scientifiche, però noto che
alcuni, in ambito religioso, dicono di accettare l'evoluzionismo ma considerano l'homo sapiens (comparso se non erro 200-300 mila anni fa) un "salto di qualità" rispetto alle precedenti evoluzioni, perchè con la nostra specie iniziano i pensieri metafisici, religiosi, filosofici ecc..
Ora, secondo voi è tutto spiegabile scientificamente? Intendo dire: il fatto che solo la nostra sepcie abbia queste facoltà mentali con "produzioni" di pensieri religiosi e spirituali, è legato solo allo sviluppo degli organi del cervello?
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Re: Differenza tra uomo e animali

Messaggioda Tony » lunedì 13 maggio 2019, 14:49

A dire la verità a me sembra che sia la teoria dell'evoluzione ad essere un bisogno per la società , perchè ancora oggi l'evoluzione viene spiegata come se fosse scontata non tenendo conto degli errori e anche dei falsi che sono stati fatti per tenerla in piedi :


https://www.youtube.com/watch?v=-WIGqbUMtEQ
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Re: Differenza tra uomo e animali

Messaggioda bgaluppi » martedì 14 maggio 2019, 9:44

Ciao Tony, ti consiglio di leggere questo:

https://forumbiblico.forumfree.it/m/?t=5567996
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Re: Differenza tra uomo e animali

Messaggioda Tony » martedì 14 maggio 2019, 10:53

Ciao Antonio , un po lunghetto ma ho intravisto qualcosa di quello che dicevo sopra , è cioè che in parte c'è stata la necessità di inventare un concetto come l'evoluzione (mi sembra che sia sviluppato prima il darwinismo sociale infatti) , nell'articolo viene scritto in modo sintetico ma dritto al punto questa "necessità" anche dal punto di vista dello stato mentale di Darwin ,anche se lui non è stato l'unico a pensare la teoria :

Darwin assembla caso assoluto ed evoluzione quando, nella sua depressione mentale, non vede più la bellezza del mondo, la poesia, l'armonia universale: non vide più l'Immagine.

si potrebbe approfondire ma è già tutto scritto molto bene nell'articolo .

Il fatto è che queste teorie nel bene o nel male modellano la società , guardate cosa viene scritto nel documento programmatico dell'UNESCO del 1946 il cui fu il primo direttore Julian Sorell Huxley e fratello di Aldous Huxley:

http://unesdoc.unesco.org/images/0006/0 ... 8197eo.pdf


pagina 7


E' essenziale per l'Unesco adottare un approccio
evolutivo.Se non lo facesse , la sua sarà una falsa filosofia. Il suo umanesimo , nel migliore dei casi sarebbe parziale, nel peggiore fuorviante .
Noi giustificheremo questa affermazione in dettaglio più avanti . Qui è solo necessario ricordare che negli ultimi decenni è stato possibile sviluppare una teoria estesa o generale dell'evoluzione che può fornire la necessaria impalcatura intellettuale per l'umanesimo moderno. Non solo ci mostra il posto dell'uomo nella natura e le sue relazioni con il resto dell'universo fenomenico, non solo ci da una descrizione dei vari tipi di evoluzione e le varie tendenze e direzioni al loro interno, ma ci permette di distinguere le tendenze desiderabili e indesiderabili, e per dimostrare l'esistenza del progresso nel cosmo.


pagina 15




L'Unesco deve guardarsi dalla tendenza, diffusa in certi ambienti, di ridurre tutto in termini quantitativi , come se la conta delle teste fosse più importante di quello che è in esse contenuto. Questa tendenza a pensare solo principalmente in termini di quantità è parzialmente un riflesso della nostra epoca di produzione di massa, ma in parte è dovuta alla degenerazione e al fraintendimento dei principi della democrazia, in un modo piuttosto simile a quello con cui il nazionalismo militarista è stato fondato su un fraintendimento dei principi di Darwin.


pagina 60



Prendendo le tecniche di persuasione e di informazione , e di vera e propria
propaganda che abbiamo imparato ad applicare a livello nazionale in guerra,
e piegandole deliberatamente a scopi nazionali di pace,se necessario
utilizzandole, come immaginò Lenin, per vincere la resistenza di milioni
verso un cambiamento desiderabile
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