Salvezza per le opere della Legge, oppure per la fede nel Fi

Re: Salvezza per le opere della Legge, oppure per la fede ne

Messaggioda bgaluppi » lunedì 10 febbraio 2020, 21:03

Io però, che mi ritrovo molto più con Giacomo, vorrei porre una domanda. Se Paolo continuò ad osservare la Torah (inclusi i riti al tempio, come certamente fece Giacomo detto Giusto), mi chiedo se si recasse a Gerusalemme ogni anno per adempiere ai comandamenti, e soprattutto – visto che predicava la fede in Yeshùa come unico mezzo di salvezza, e visto che Yeshùa fu ritenuto dai sacerdoti (e non solo) un falso profeta che cercò di sviare Israele (accusato anche di stregoneria in alcuni casi) – è realistico pensare che Paolo – divenuto fervente apostolo di Yeshùa – avesse potuto presentarsi al tempio tranquillamente, accolto a braccia aperte dai sacerdoti? Cosa dice la Torah sui falsi profeti e sul comportamento da seguire nei loro confronti (Dt 13)? Nonostante Yeshùa non fosse affatto un apostata, egli fu ritenuto tale. Oltretutto, Paolo era ben conosciuto dai giudei di Gerusalemme, essendo stato lui stesso fervente persecutore dei discepoli di Yeshùa. Prima lo inviano a perseguitare i discepoli (a motivo del fatto che erano evidentemente ritenuti pericolosi seguaci di un apostata) e poi lo riaccolgono serenamente come apostolo dell'odiato maestro i cui discepoli lui stesso perseguitava?
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Re: Salvezza per le opere della Legge, oppure per la fede ne

Messaggioda Janira » martedì 11 febbraio 2020, 17:09

In At 21:21 è scritto:
Ora sono stati informati su di te che vai insegnando a tutti i Giudei sparsi tra i pagani ad abbandonare Mosè, e dicendo di non circoncidere più i loro figli e di non conformarsi più ai riti.
Subito dopo Giacomo propone a Paolo di fare un rito di purificazione per dimostrare il contrario.
Io credo che in quelle accuse ci fosse una parte di verità. Quando Paolo afferma che la circoncisione non conta nulla, secondo me pensava anche ai figli degli ebrei discepoli di Yeshua.
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Re: Salvezza per le opere della Legge, oppure per la fede ne

Messaggioda Janira » martedì 11 febbraio 2020, 17:20

C'è poi la questione dei riti, secondo me si riferisce proprio ai riti di purificazione. Paolo era stretto contatto in ogni attività con i gentili, che per gli ebrei zelanti anche discepoli erano fondamentalmente impuri. Le quattro regole date al concilio erano proprio per evitare le contaminazioni più gravi, ma probabilmente non per tutti erano sufficienti. Per questo Paolo accusa di ipocrisia Pietro in Galati
Gal 2:12
Infatti, prima che fossero venuti alcuni da parte di Giacomo, egli mangiava con persone non giudaiche; ma quando quelli furono arrivati, cominciò a ritirarsi e a separarsi per timore dei circoncisi
Evidentemente a Gerusalemme la divisione tra gentili ed ebrei era ancora insuperabile.
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Re: Salvezza per le opere della Legge, oppure per la fede ne

Messaggioda Gianni » mercoledì 12 febbraio 2020, 7:33

Brava Janira.
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Re: Salvezza per le opere della Legge, oppure per la fede ne

Messaggioda noiman » mercoledì 12 febbraio 2020, 20:58

Giacomo 2:14-22
"A che serve, fratelli miei, se uno dice di aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo? 15 Se un fratello o una sorella non hanno vestiti e mancano del cibo quotidiano, 16 e uno di voi dice loro: «Andate in pace, scaldatevi e saziatevi», ma non date loro le cose necessarie al corpo, a che cosa serve? 17 Così è della fede; se non ha opere, è per se stessa morta. 18 Anzi uno piuttosto dirà: «Tu hai la fede, e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le tue opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede».

Credo che la questione sia più semplice di quello che sembra e Paolo non solo sia stato frainteso come dice Gianni ma soprattutto strumentalizzato per affermare il quasi dogma che gli ebrei vissero e vivono solo per la Legge e non per la fede.

Questo è il taglio decisivo che Paolo contribuì nella separazione tra ebraismo tradizionale e quello rivisitato nell’affermare che la “fede è il tutto” “ la salvezza avviene per la fede e per la grazia che assolve il credente dagli obblighi nei confronti della Legge, concetti che l’ebraismo originale rifiuta e aborrisce , questo lo capiamo leggendo Giacomo che per la Chiesa è quasi motivo di imbarazzo.
Il concetto di “emunàh” ebraico viene stravolto nel suo significato semantico ,è possibile che questo sia causato dall’incapacità della lingua greca di rendere il di emunàh nella sua vasta dimensione polisemica, successivamente attraverso il pensiero e successivamente la lingua latina la parola si copre di dogma e il suo significato diviene sinonimo di “unica e inequivocabile forma di accettazione”.
La “pìstis” è estranea al significato originale che l’ebraismo attribuisce a emunàh profondamente connessa con le esperienze storiche del giudaismo , emunàh non costituisce solamente una forma di testimonianza individuale ma è anche frutto di un atto di generazione continua, l’ebreo dimostra la sua fede attraverso l’osservanza della Legge che il cristianesimo ha fondamento la misericordia e la giustizia , un ultimo aspetto è il compito di continuare a generare il popolo eterno, ( Rosenzweig).

L’ebraismo pur costituito da singoli si rivolge al suo insieme, diventa la vocazione di un popolo in un modo completamente diverso dal messaggio paolino che definisce la “chiesa come il corpo di Cristo” e la fede di Gesù con la fede in Gesù
Il cristianesimo ha bisogno dell’opera missionaria e deve espandersi , non sopporta coloro che non condividono questa idea della salvezza, il fedele ha il compito della diffusione del messaggio e se non lo fa viene messo in dubbio, quindi capisco alcune vostre affermazioni riportate dal Vangelo e sottolineate in grassetto
Atti 13:39 38 Vi sia dunque noto, fratelli, che per mezzo di lui vi è annunciato il perdono dei peccati; 39 e, per mezzo di lui, chiunque crede è giustificato di tutte le cose, delle quali voi non avete potuto essere giustificati mediante la legge di Mosè.
Mentre ,è scritto: chi non crede nel Suo Nome, è già condannato..
Quindi , chi non crede in LUI , non è nemmeno SUO discepolo, come lo erano , gli apostoli..
Saluti
Shalom
noiman
 
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Re: Salvezza per le opere della Legge, oppure per la fede ne

Messaggioda Gianni » giovedì 13 febbraio 2020, 6:18

Scrive Noiman: “Credo che la questione sia più semplice di quello che sembra e Paolo non solo sia stato frainteso … ma soprattutto strumentalizzato”.

È verissimo. Ed io credo che il fraintendimento sia dovuto all’incapacità dei commentatori (e dei teologi!) – tutti occidentali, guarda caso – di entrare nel modo di pensare biblico-ebraico, che è orientale.

Una delle caratteristiche del modo di pensare biblico-ebraico è la carenza di sintesi. Il gusto orientale ebraico di mettere a fuoco i singoli particolari del problema crea delle presunte contraddizioni secondo il nostro gusto occidentale, amante di sintesi panoramiche. Così, nel presentare la giustizia divina, gli scrittori sacri sembrano dimenticare l'amore, ma quando parlano dell'amore di Dio, sembrano affermare che in lui non vi sia giustizia alcuna. Talora Dio è presentato come padrone assoluto di tutti, cosicché nessuno gli può dire: Che cosa fai? Secondo questo schema semitico, per un occidentale l'uomo sembra perdere tutta la sua libertà. Altrove, poi, sembra che tutto dipenda dall'uomo e che Dio possa ricevere da lui addirittura uno scacco matto.
La fede ci giustifica senza le opere, sembra dire Paolo (Rm 4:1-12); ma la fede, senza le opere dettate dalla Toràh, è sterile e vana, afferma Giacomo (2:14-19).
I due autori (ambedue ebrei) si accordano perfettamente quando si pensa che trattano due aspetti dello stesso problema: a chi esaltava troppo le opere (in una maniera legalistica) Paolo presenta la fede come se tutto dipendesse da essa; a chi invece insiste sulla pura fede, Giacomo presenta la necessità delle opere come le uniche realtà necessarie.

E i cristiani, tutti occidentali, che fanno? Da perfetti ignoranti biblici, non solo leggono all’occidentale ma scelgono pure. E scelgono la via facile: fraintendendo e strumentalizzando Paolo, si riempiono la bocca della parola “fede”, trasformandola in una idea teorica che ha del magico, tanto che basta pensare “io credo” per meritarsi il paradiso. E di Giacomo che ne fanno? In qualche modo lo neutralizzano, spiegandolo a modo loro. Ha ragione Noiman: Giacomo per la chiesa è motivo di imbarazzo.
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Re: Salvezza per le opere della Legge, oppure per la fede ne

Messaggioda Luigi » giovedì 13 febbraio 2020, 10:31

Caro Gianni, solo una precisazione.
La fede viene prima delle opere; infatti si legge:
Abramo credette in Dio e ciò gli fu imputato come Giustizia.
Ecco lui, prima credette in Dio, e la sua fede, lo portò ad offrire Isacco ;ma Dio lo fermò....

Ora, dalla scrittura leggo :perche è Impossibile, che il sangue di tori e capri , cancellino il peccato, ecco che è intervenuta la Grazia; ossia la salvezza di Dio, offerta "a tutti" in Dono, per la fede "con tutto il cuore" in Cristo Gesù ,IL Figlio di Dio; LUI è morto per i peccati di tutti, e risorto ,per la loro giustificazione...

Ora il cristiano che crede in Yoshua, come proprio Signore e Salvatore, dopo aver ricevuto la salvezza, [b]"chi crede in me HA vita eterna" sarà inevitabile che si conduca ,osservando i comandamenti "benchè corre il rischio di ricontaminarsi, in quei peccati, da cui era stato lavato.."[/b]"e non certo i rituali della Legge Mosaica", poichè sarà un uomo..trasformato dallo Spirito, che lo condurra , a camminare con Cristo......

Ciò è un Fatto, che ci viene descritto dalle scritture ,dallo stesso apostolo Paolo:
1 Cor. 6 9 Non sapete che gl'ingiusti non erediteranno il regno di Dio?
Non v'illudete; né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, 10 né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio. 11 E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio.


Ecco che ,quella di Paolo ,non solo è la descrizione di quanto opera LO Spirito nel discepolo di Yoshua, ma anche un inno dossologico alla Sua Persona...
Quindi ecco, prima la fede e poi le opere, le quali vanno pari passo...
Buona giornata a tutti
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Re: Salvezza per le opere della Legge, oppure per la fede ne

Messaggioda Tony » giovedì 13 febbraio 2020, 11:07

Ciao a tutti , infatti la lettera di Giacomo fu chiamata da Lutero , lettera di paglia . Questo la dice lunga su come fosse vista dalla "chiesa"
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Re: Salvezza per le opere della Legge, oppure per la fede ne

Messaggioda France » giovedì 13 febbraio 2020, 11:13

L’ebreo dimostra la sua fede attraverso l’osservanza della Legge!

In che modo il Cristiano dimostra la sua fede?

Tanti hanno fede in Gesu’ poi rubano, spacciano, violentano ecc.,
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Re: Salvezza per le opere della Legge, oppure per la fede ne

Messaggioda L'agnostico » giovedì 13 febbraio 2020, 20:56

Tanti hanno fede in Gesu’ poi rubano, spacciano, violentano ecc.,


Evidentemente non hanno una vera fede!

France queste affermazioni e fare paragoni tra ebrei e cristiani mi dici cosa hanno di costruttivo?
Poi parliamo male delle religioni quando siamo noi i primi a discriminare
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