Salvezza per le opere della Legge, oppure per la fede nel Fi

Re: Salvezza per le opere della Legge, oppure per la fede ne

Messaggioda Janira » domenica 9 febbraio 2020, 11:16

Grazie a tutti!
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Re: Salvezza per le opere della Legge, oppure per la fede ne

Messaggioda Gianni » domenica 9 febbraio 2020, 12:12

Todà, Noiman. Vuoi allargare tu il discorso? :-)
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Re: Salvezza per le opere della Legge, oppure per la fede ne

Messaggioda noiman » domenica 9 febbraio 2020, 12:49

E' un argomento difficile che andrebbe preparato, ho del materiale che riguarda il pesher di Chavaccuc , ma va rimesso insieme, sicuramente tu hai più competenza su questo e sei in grado di collegarlo con il pensiero di Paolo che ne ha costruito una sua teologia.
Ciao
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Re: Salvezza per le opere della Legge, oppure per la fede ne

Messaggioda Gianni » domenica 9 febbraio 2020, 18:46

Provo a dire qualcosina.

In Khavaqùq 2:4b è detto:
וְצַדִּיק בֶּאֱמוּנָתֹו יִחְיֶה
vetzadìyq beemunatò yikhyèh
e [il] giusto per sua fedeltà vivrà

La parola ebraica qui usata - אֱמוּנָה (emunàh) – indica la stabilità, l’immobilità, la solidità; sia di cose sia di persone. Qui ha dunque il senso di “fermezza”, di fedeltà. Designa appunto l’atteggiamento del credente che rimane “saldo come vedendo Colui che è invisibile” (Eb 11:27, TNM 1987), contro ogni contraria apparenza esteriore. “«Il mio giusto per fede vivrà; e se si tira indietro, l'anima mia non lo gradisce». Ora, noi non siamo di quelli che si tirano indietro a loro perdizione, ma di quelli che hanno fede per ottenere la vita” (Eb 10:38,39). “Tu, o Signore, sei uno scudo attorno a me, sei la mia gloria, colui che mi rialza il capo”. - Sl 3:3.

L’atteggiamento di fiduciosa attesa con fede in Dio mostrato in Khavaqùq fu reinterpretato nelle Scritture Greche come una giustificazione per la fede: “La giustizia di Dio è rivelata da fede a fede, com'è scritto: «Il giusto per fede vivrà»”. - Rm 1:17; cfr. Gal 3:11.
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Re: Salvezza per le opere della Legge, oppure per la fede ne

Messaggioda noiman » domenica 9 febbraio 2020, 20:28

Caro Gianni, oggi abbiamo lavorato allo stesso tema, ti allego un estratto da appunti ancora in via di definizione.

Nella lettera ai Romani, Paolo afferma “Poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede, secondo che è scritto”Ma il giusto vivrà per fede”(Romani 1/17) lo stesso concetto viene descritto in Galati” La Legge non potrà giustificare nessuno davanti a Dio poiché è scritto che il giusto vivrà in virtù della fede”(3/11).
Questo è in contrapposizione con quanto scrive Giacomo che invoca la Legge e la sua osservanza come prima condizione, in realtà l’interpretazione di Paolo non trova nessun sostegno nelle scritture ebraiche che hanno come base l’osservanza della Legge mosaica, eccezione del libro di Abacuc dove leggiamo “Chi non possiede un’anima retta insuperbisce mentre il giusto vivrà per la sua fede”(Abacuc 2/4), (Luzzi).
Esaminando tutti i primi quattro versi del capitolo 2 di Abacuc:
Io me ne sto al mio posto, vigile dalla mia postazione in attesa di sentire cosa mi dirà e che cosa mi risponderà alla mia denuncia. E così mi rispose Dio:”Scrivi questo messaggio su delle tavole in maniera chiara , in modo che chi legge possa farlo senza difficoltà. Il messaggio non è per adesso ma per un tempo ad avvenire, tuttavia si attuerà. Se ritarda aspetta, giacché senza dubbio si verificherà. Chi non possiede un’anima retta insuperbisce mentre il giusto vivrà per la onestà”(Abacuc 2,1/4) (Disegni)

Da questo libro che Paolo trae l’insegnamento che la fede salva e non le opere, in realtà la traduzione di באמונתו “emunatò” che la versione Disegni traduce come onestà non è una espressione esattamente esprimibile con la parola fede, almeno intesa nel significato cristiano, il termine emunàh deriva da un radice trilittera che esprime il significato di fiducia, il significato è equiparabile a una forma di credito potenziale , una specie di intenzione che per diventare efficace deve successivamente divenire azione, la stessa radice può dare il significato di stabilità, il verbo אמון, “imùn” è l’allenamento, non ci vuole forse esercizio per mantenere la fede?
La frase estrapolata dal contesto può essere un suggeritore di significati e se invece parzializzata o isolata dal suo contesto può diventare ingannevole, qualche cosa di analogo lo ha fatto Paolo per le sue ragioni dottrinali
Questo lo capiamo in due modi, leggendo l’insieme del contesto dove compare la frase è citata dal profeta Abacuc e successivamente attraverso lo studio di un commentario del libro di Abacuc ritrovato a Qùmran (Q1 Hab) (grotta 1) in ottimo stato di conservazione insieme ad alcuni frammenti del libro di Sofonia e un suo commentario, purtroppo per Sofonia lo stato di conservazione era pessimo, solo pochi frammenti sono leggibili.
Il pesher di Abacuc è il commento al libro stesso e affianca il testo originale con il suo commento nella versione masoràh come era uso del tempo.
Perche il commento?
Il pesher è una vera forma di letteratura esegetica da considerare un genere letterario apocalittico a se stante, il pesharim sono divenuti importanti quando le vicende storiche di quella parte di oriente misero in crisi il giudaismo con la percezione della fine imminente e l’avvento dell’era messianica, diventa quindi pensiero dominante, e impellente interpretare i libri profetici che sono oscuri e criptici , il commento è lo sforzo di interpretare le visioni, i segni che i testi nascondono, il pesher costituisce la forma esegetica e interpretativa quasi al confine con la tecnica divinatoria.

Il ritrovamento del pesher di Abacuc ci permette di accedere al commento di testuale che è contemporaneo o addirittura precedente alla compilazione dei Vangeli.
Ecco, (l’anima sua) è gonfia, non retta (il lui).[l’interpretazione di ciò è che i malvagi raddoppieranno di sé(la colpa e non saranno accolti), benevolmente (al momento del ) loro giudizio” Ma il giusto vivrà per la sua fede” L’interpretazione di ciò riguarda tutti coloro che adempiono la legge nella Casa di Giuda, Dio li libererà dalla Casa del Giudizio a causa della loro sofferenza e della loro fede nel Maestro di Giustizia
Franco Michelini Tocci che ha curato il le traduzioni del Libro del Mar Morto, commenta, “La casa di Giuda, potrebbe essere designato il gruppo eminente legato in qualche modo alla tribù di Giuda, in seno ai partigiani del Maestro di Giustizia”.
Da questo documento è evidente che la fede non può essere isolata dalla Legge e il Maestro di Giustizia menzionato nel testo è il garante di questo binomio, Paolo omette questa parte è inizia una sua teologia che è anche in contraddizione con Giacomo e con il pensiero ebraico legittimo del tempo.
Giacomo pagherà con la vita il suo attaccamento alla Legge.
Lo stesso Matteo fa affermare a Gesù:” Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti, non sono venuto per abolire, ma per dare compimento … Queste parole sembrano quasi prevedere la presa di distanza e la deriva del pensiero Paolino.

Shalom
Noiman
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Re: Salvezza per le opere della Legge, oppure per la fede ne

Messaggioda Gianni » domenica 9 febbraio 2020, 20:41

Caro Noiman, io credo che Paolo sia molto frainteso. Specialmente su due punti. Uno riguarda il suo presunto misoginismo; in realtà le dichairazioni più avanzate sulla parità della donna e l'affermaziomne della sua libertà appartengono proprio a Paolo. Il secondo punto riguarda proprio la Torah. Egli non sostituisce affatto la fede all'ubbidienza ai comandamenti di Dio, ma sostiene che l'ubbidienza senza fede non porta a nulla.
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Re: Salvezza per le opere della Legge, oppure per la fede ne

Messaggioda Janira » domenica 9 febbraio 2020, 22:20

Salve a tutti,
Noiman, ho letto più volte il tuo messaggio per cercare di comprendere il più possibile. Per tutto quello che ho letto su biblistica, non riesco a cogliere la contraddizione con il pensiero di Paolo. Soprattutto quando scrivi: il termine emunàh deriva da un radice trilittera che esprime il significato di fiducia, il significato è equiparabile a una forma di credito potenziale , una specie di intenzione che per diventare efficace deve successivamente divenire azione, la stessa radice può dare il significato di stabilità, il verbo אמון, “imùn” è l’allenamento, non ci vuole forse esercizio per mantenere la fede?
Secondo me Paolo insegnava proprio questo.
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Re: Salvezza per le opere della Legge, oppure per la fede ne

Messaggioda noiman » domenica 9 febbraio 2020, 22:42

Janira, sicuramente Paolo intendeva emunàh come era il significato ebraico originale, ma quello che cercavo di spiegare è che Paolo separa la fede dalle opere, intese come l’osservanza della Legge, ovviamente non sono preparato sui Vangeli e quindi lascio la parola a chi ne sa più di me.
Shalom
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Re: Salvezza per le opere della Legge, oppure per la fede ne

Messaggioda Janira » domenica 9 febbraio 2020, 23:10

Noiman, per quel che ho capito, Paolo si oppone a chi voleva essere giusto solo tramite le opere, cioè solo tramite l'osservanza della Torah. Nel senso che questo credito potenziale cercava di accumularlo attraverso le opere, quando invece è il contrario, il credito potenziale è già tutto implicito nella fiducia, ma è necessario trasformarlo in azione. Ora mi chiedo, tra gli ebrei al tempo di Paolo, chi seguiva, per così dire, l'idea sbagliata di pratica delle opere? Contro chi Paolo espone la teologia della fede insieme/oltre alle. Opere?
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Re: Salvezza per le opere della Legge, oppure per la fede ne

Messaggioda Gianni » lunedì 10 febbraio 2020, 8:47

Hai centrato il punto, Janira.
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