Riflessioni sulla legge e la salvezza

Re: Riflessioni sulla legge e la salvezza

Messaggioda L'agnostico » mercoledì 3 aprile 2019, 23:00

La "chiesa" (comunità, ekklesìa) delle origini non ha nulla a che fare con la Chiesa cristiana.


Quindi confermi che scomparendo questa chiesa primordiale scompare il messaggio del vero Messia? Se è così parliamo di molti secoli
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Re: Riflessioni sulla legge e la salvezza

Messaggioda bgaluppi » giovedì 4 aprile 2019, 1:41

Diciamo che Yeshùa insegnò direttamente agli apostoli e loro, in qualità di testimoni oculari e depositari diretti del suo insegnamento, lo trasmisero ad altri, come lui chiese che fosse fatto. Questo è il nucleo della prima comunità, che ricevette l'insegnamento direttamente dai testimoni (gli apostoli). Il cerchio si chiude, perché in seguito alla morte degli apostoli, non esistevano più testimoni diretti. Il testimone è colui che assiste ad un fatto direttamente; il rappresentante del testimone non ha assistito al fatto e più ci si allontana, più la testimonianza perde credibilità. La comunità che Yeshùa fondò attraverso i suoi apostoli (dal greco "inviati"), che inviò personalmente come suoi testimoni e rappresentanti, era quella del I secolo, non certo quella del IV secolo, o peggio ancora quella del XXI secolo. Infatti, nel I secolo esisteva una sola comunità, quella fondata e guidata dagli apostoli; oggi esistono miriadi di confessioni religiose guidate da papi, pastori, corpi direttivi e quant'altro, ognuna con le sue dottrine.

Come un testo copiato e ricopiato raccoglie inevitabilmente sempre più errori e manomissioni, che vengono trasmesse a chi lo ricopia successivamente, ancora più questo avviene in un resoconto orale. Io racconto una storia a mia figlia, lei la racconta ad un'amica mettendoci del suo pur in buona fede, l'amica la racconta a sua mamma e ci mette del suo e lo stesso fa la mamma quando la racconta a suo marito. In solo tre passaggi, avremo due storie che seguono un unico tema ma lo riportano con particolari diversi: la mia storia, quella originale, e la storia che giunge al marito. Più la catena si allunga, più è probabile che la storia sia soggetta a cambiamenti.

Tra la comunità apostolica e il Concilio di Nicea (325), momento in cui furono gettate le basi dottrinali del cristianesimo come religione di stato, passano quasi tre secoli. Tre secoli in cui l'insegnamento di Yeshùa, trasmesso per via diretta agli apostoli e da loro ai credenti di quella generazione, fu infiltrato da dottrine estranee di origine ellenistica, largamente diffuse in tutto il mondo romano. È ovvio che il messaggio, tre secoli dopo gli apostoli, avesse subìto radicali mutamenti.
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Re: Riflessioni sulla legge e la salvezza

Messaggioda bgaluppi » giovedì 4 aprile 2019, 9:11

Per questi motivi la testimonianza più attendibile che oggi abbiamo non è la dottrina religiosa, ma sono i testi giunti fino a noi. Marco, ad esempio, è datato tra il 50 e il 60, dunque 20/30 anni dopo la morte di Yeshùa. Un bel lasso di tempo era già intercorso, tuttavia gli apostoli erano ancora viventi e Eusebio riporta le parole di Papia, che dice:

«Anche questo il presbitero era solito dire. Marco, che fu interprete di Pietro, scrisse con cura, ma non in ordine, ciò che ricordava dei detti e delle azioni del Signore. Poiché egli non aveva ascoltato il Signore né era stato uno dei suoi seguaci, ma successivamente, come ho detto, uno di Pietro. Pietro adattava i propri insegnamenti all'occasione, senza preparare un arrangiamento sistematico dei detti del Signore, cosicché Marco fu giustificato a scrivere alcune delle cose come le ricordava. Poiché egli aveva un solo scopo, non tralasciare nulla di quanto aveva ascoltato e di non scrivere nulla di errato.» (Storia Ecclesiastica 3, 39, 15).

Il testo marciano costituisce una testimonianza ricevuta direttamente dagli apostoli, dunque attendibile. L'attribuzione a Marco, che non fu un testimone diretto, è una prova interna della sua autenticità. Tuttavia, il testo in nostro possesso non è l'originale e può contenere errori di trascrizione e manomissioni. La critica testuale si occupa di ricostruire un testo il più possibile fedele all'originale.
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Re: Riflessioni sulla legge e la salvezza

Messaggioda Luigi » giovedì 4 aprile 2019, 10:31

La "chiesa" (comunità, ekklesìa) delle origini non ha nulla a che fare con la Chiesa cristiana.



Quindi confermi che scomparendo questa chiesa primordiale scompare il messaggio del vero Messia? Se è così parliamo di molti secoli

Caro l'agnostico, molti continuano a tener poco conto delle parole del Signore Gesù, quando disse che:
Il grano e la zizzania, "figli del Regno, e figli del Diavolo" sarebbero cresciute insieme fino al Ritorno del Signore, che in quel giorno..,avrebbe separato l'uno dalle altre.
E
quindi il grano, vi è stato in ogni tempo, poichè per forza di cose, in ogni tempo , vi sono stati SUOI servi che hanno annunciato, predicato al mondo...,il Suo Nome "come speranza di salvezza".
Quindi altresì vi è stata in ogni tempo una Ekklesia dei Nati in Cristo e in LUI risorti...,e di conseguenza, vi sono stati ministeri, di apostoli, profeti, dottori...,per il perfezionamento dei santi..., che si sono riuniti in case o in altri luoghi per invocare il Nome di Gesù Cristo il Figlio di Dio, come l'Ekklesia primitiva...
Quindi ciò è un Fatto, perchè parola di DIO, che implica il restante...
Chi ha orecchio da udire oda
ciao
Luigi
 
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Re: Riflessioni sulla legge e la salvezza

Messaggioda tom anad » venerdì 5 aprile 2019, 20:53

caro Luigi

concordo pienamente,
oggi si è perso il senso del messaggio di Gesù e si gira intorno alla traduzione di una parola, al suo possibile doppio senso, allo studio lessicale, ma pur se pieni di scienza non si comprende il messaggio della salvezza.
La salvezza è Cristo,
è Lui la via che conduce al Padre nostro DIO, e per giungere al traguardo non serve la scienza né la cultura, serve la fede e fare la volontà del Padre.
shalom
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Re: Riflessioni sulla legge e la salvezza

Messaggioda France » sabato 6 aprile 2019, 13:07

Concordo con questo ultimo intervento, Iddio ci ha dato la Legge ed i comandamenti basta osservarli e studiarli, in più ha mandato il figlio suo per rendere piena e completa la Torà.
Nemmeno un apice passerà finché tutta non sia compiuta.

Nella lettera di Giacomo, che i cristiani la evitano per quanto possibile, si dice:

22 Ma mettete in pratica la parola e non ascoltatela soltanto, illudendo voi stessi. 23 Perché, se uno è ascoltatore della parola e non esecutore, è simile a un uomo che guarda la sua faccia naturale in uno specchio; 24 e quando si è guardato se ne va, e subito dimentica com'era. 25 Ma chi guarda attentamente nella legge perfetta, cioè nella legge della libertà, e in essa persevera, non sarà un ascoltatore smemorato ma uno che la mette in pratica; egli sarà felice nel suo operare.

Ed ancora dice Giacomo:
14 A che serve, fratelli miei, se uno dice di aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo? 15 Se un fratello o una sorella non hanno vestiti e mancano del cibo quotidiano, 16 e uno di voi dice loro: «Andate in pace, scaldatevi e saziatevi», ma non date loro le cose necessarie al corpo, a che cosa serve? 17 Così è della fede; se non ha opere, è per se stessa morta.

Ancora, 1Giovanni disse:
3 Da questo sappiamo che l'abbiamo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. 4 Chi dice: «Io l'ho conosciuto», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui; 5 ma chi osserva la sua parola, in lui l'amore di Dio è veramente completo. Da questo conosciamo che siamo in lui: 6 chi dice di rimanere in lui, deve camminare com'egli camminò.

Per concludere il messaggio lasola fede in Gesù senza opere non basta.
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Re: Riflessioni sulla legge e la salvezza

Messaggioda Tony » sabato 6 aprile 2019, 23:43

Ciao ho letto l'ultimo intervento sulla lettera di Giacomo , c'è un altra scrittura ancora più palese :
Giacomo 4:11-12

11 Non sparlate gli uni degli altri, fratelli. Chi dice male del fratello, o chi giudica il fratello, parla male della legge e giudica la legge. Ora, se tu giudichi la legge, non sei uno che la mette in pratica, ma un giudice. 12 Uno soltanto è legislatore e giudice, colui che può salvare e perdere; ma tu chi sei, che giudichi il tuo prossimo?
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Re: Riflessioni sulla legge e la salvezza

Messaggioda tom anad » domenica 7 aprile 2019, 0:45

bravo Tony, concordo pienamente.

un passo conosciuto che mi era sfuggito.
In questo forum purtroppo è completamente disatteso.
Poveri noi, che dichiarandoci conoscitori della Legge ne avremo maggiore punizione.

I farisei dissero a Gesù "siamo ciechi anche noi?" conosciamo la risposta - se foste ciechi non avreste colpa, ma siccome dite che vedete........

Shalom
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Re: Riflessioni sulla legge e la salvezza

Messaggioda Gianni » domenica 7 aprile 2019, 8:11

Giacomo si riferisce al comportamento esecrabile di chi parla male della Legge e giudica la Legge, ovvero la Toràh, e tu, Tom Anad, ne trai l’equivalenza con i conoscitori della Legge?

Mi sfugge completamente la logica. Prova invece a cercare di conoscerla la Legge, la Toràh, la cui parola – lo ricordo – significa “insegnamento”. Legge, Toràh e Insegnamento di Dio sono la stessa identica cosa. Paolo la definisce santa e Giacomo perfetta.
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Re: Riflessioni sulla legge e la salvezza

Messaggioda tom anad » domenica 7 aprile 2019, 10:16

Gianni

Giacomo dice chiaramente che sparlare del fratello equivale a parlare male della Legge.
Qui i complimenti ( :d ) tra noi fratelli non mancano ed è questo comportamento che per Giacomo implica la disubbidienza alla Torah.

L'aspetto che avevo aggiunto è riferito a GIOVANNI 9:
41 Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: "Noi vediamo", il vostro peccato rimane.

Chiunque dice di vedere (conoscere la scrittura e quindi la volontà d DIO) se non si ravvede rimane nel peccato.
Noi tutti diciamo di vedere, ma, essendo la Legge una e solo una non possiamo avere tutti ragione poiché nella migliore delle ipotesi una sola è la verità ovvero siamo tutti nell'errore.
Non estone varie verità giuste......

Luca 7:30 ma i farisei e i dottori della legge, non facendosi battezzare da lui, hanno respinto la volontà di Dio per loro
1Timoteo 1:7 Vogliono essere dottori della legge ma in realtà non sanno né quello che dicono né quello che affermano con certezza.

Il problema dei dottori della Legge che in realtà non sapevano quello che dicevano era già una realtà ai tempi di Gesù perché Lui stesso li accusa di ciò. Ovviamente questo non significa tutti ma è riferito TUTTI I DOTTORI DELLA LEGGE che respingendo il battesimo di Giovanni, e quindi credere a Colui al quale Giovanni ha spianato la strada, hanno respinto la volontà di DIO.
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