Religione di Stato

Religione di Stato

Messaggioda L'agnostico » domenica 30 giugno 2019, 13:27

Stamane mi sono svegliato e accendendo la tv mi sono ritrovato il papa a far messa

Riflettevo sul fatto se fosse giusto o meno che in un paese laico si debba trasmettere nelle tv nazionali una determinata funzione religiosa

Ma è storia antica e moderna che ogni nazione ha di suo anche una religione di stato..come se, se si vuol credere e pregare Dio, ci si debba per forza attenere a quella

Io credo che la libertà spirituale sia il dono più bello..

Voi che ne pensate?
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Re: Religione di Stato

Messaggioda mimymattio » domenica 30 giugno 2019, 13:37

Totalmente d'accordo. Viviamo in un paese che è condizionato direttamente o indirettamente dalle dottrine cristiane del "volemose bbene" a discapito della giustizia e del diritto privato.
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Re: Religione di Stato

Messaggioda bgaluppi » domenica 30 giugno 2019, 23:57

L'agnostico, sono d'accordo.
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Re: Religione di Stato

Messaggioda Gianni » lunedì 1 luglio 2019, 8:35

Personalmente sono invece scandalizzato dal fatto che il papa abbia uno stato suo, con tanto di ambasciate in tutto il mondo e anche dal fatto che il loro ministro degli esteri si intrometta continuamente nella politica italiana per dire la sua. Perché non si occupa del suo, di stato? Di magagne interne ne avrebbe a bizzeffe.
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Re: Religione di Stato

Messaggioda Tichico » lunedì 1 luglio 2019, 14:13

Gianni ha scritto:Personalmente sono invece scandalizzato dal fatto che il papa abbia uno stato

... forse è l'inverso, ....... che uno stato abbia il papa. :-)
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Re: Religione di Stato

Messaggioda matteo97 » lunedì 1 luglio 2019, 22:53

La cultura italica è fortemente permeata dal cattolicesimo romano. L'urbanistica del centro storico prevede una piazza principale al cui centro è posta una cattedrale. Nonostante la laicità dello Stato e la separazione del potere temporale da quello religioso, la disparità tra una confessione e l'altra risulta inevitabile dal punto di vista culturale. Innanzi a culture e religioni non scaturenti dalla civiltà italica è ovvio che vi sia una visione differente. Tuttavia questo non determina una diversità di trattamento. Ma la constatazione di un dato storico rispetto ad un altro. Per cui non mi sorprendo del fatto che l'angelus domenicale sia trasmesso a reti unificate, anzi mi sorprenderei se non lo fosse!
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Re: Religione di Stato

Messaggioda L'agnostico » martedì 2 luglio 2019, 13:30

Per cui non mi sorprendo del fatto che l'angelus domenicale sia trasmesso a reti unificate, anzi mi sorprenderei se non lo fosse!


Matteo97 dici bene sopra ma qui invece io mi sorprendo perché il canone Tv lo paghiamo tutti e caro anche e ci vorebbe un po' di rispetto a mio parere..

Ripeto è fastidioso il fatto che un uomo vestito di bianco invada le case e predichi come se il rapporto di ognuno di noi con Dio debba passare per forza attraverso ciò..
Lo stato vaticano dovrebbe comprare un emittente privata e trasmettere ciò che vuole e chi vuole si vede quel determinato canale..

Anche in radio... Non basta radiomaria..pure Rairadio1 canta messa..
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Re: Religione di Stato

Messaggioda matteo97 » martedì 2 luglio 2019, 17:57

E' la stessa polemica che si consuma attorno all'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche. Esso è un simbolo millenario della cultura italiana, poichè il cattolicesimo è rimasto religione di stato fino al 1948. Rigettarlo sarebbe come negare parte delle radici storiche del territorio italico. Altra questione è l'atto o meno dell'adorazione: io non mi prostro dinnanzi ad esso e quando entro in qualche edificio religioso, non essendo cattolico, non traccio il segno della croce con le dita. Le televisioni trasmettono ciò che reputano essere di interesse culturale e che cattura la maggior parte dell'interesse dei telespettatori (in gergo si chiama fare share). Non si è obbligati a seguire una determinata funzione religiosa, a meno che uno non abbia una qualche sindrome che lo costringe a vedere tutto ciò che gli viene propinato dai media.
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Re: Religione di Stato

Messaggioda Martico » sabato 6 luglio 2019, 2:12

La chiesa cattolica, il papa col suo papato dal mio punto di vista sono solo una versione alternativa di una forza politica. Di testimonianze storiche ne abbiamo e sono palesemente sotto gli occhi di tutti, perlomeno di coloro che hanno il coraggio di aprirli. Non dimentichiamo per esempio il periodo precedente all'unita d'italia, dove lo stato Pontificio combatteva con la sua armata per la lotta al potere e la spartizione dei territori centrali. Ma la gente dimentica o non conosce. Ci chiediamo mai se Pietro apostolo, considerato dalla chiesa cattolica come il primo Papa fondatore, abbia davvero anche solo immaginato che la chiesa sarebbe diventata quella che è oggi? Ma la domanda vera forse sarebbe: a chi serve tutto questo? Pensiamo davvero di trovare illuminazione seguendo questa dottrina? Yehoshua ben Yosef o per chi preferisce Gesù di Nazareth apparteneva forse a una qualche religione? Predicava una qualche dottrina? Vestiva con abiti sontuosi? Indossava anelli e obbligava ai suoi apostoli a baciarli? Era ricco? Si, era ricco, di conoscenza di se, di amore per gli altri. Eppure a quanto pare indossava solo una vecchia veste, non possedeva ricchezze, camminava scalzo, e aveva l'ignoranza di un umile falegname. Sarebbero il Papa e il suo papato pronti alla rinuncia in favore di tutto questo? Ho i miei seri dubbi.
Il mondo delle illusioni è costruito dall'ego e le sue fondamenta sulle sabbie mobili.
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Re: Religione di Stato

Messaggioda bgaluppi » sabato 6 luglio 2019, 9:57

La chiesa cattolica, il papa col suo papato dal mio punto di vista sono solo una versione alternativa di una forza politica. Di testimonianze storiche ne abbiamo e sono palesemente sotto gli occhi di tutti, perlomeno di coloro che hanno il coraggio di aprirli. Non dimentichiamo per esempio il periodo precedente all'unita d'italia, dove lo stato Pontificio combatteva con la sua armata per la lotta al potere e la spartizione dei territori centrali. Ma la gente dimentica o non conosce. Ci chiediamo mai se Pietro apostolo, considerato dalla chiesa cattolica come il primo Papa fondatore, abbia davvero anche solo immaginato che la chiesa sarebbe diventata quella che è oggi? Ma la domanda vera forse sarebbe: a chi serve tutto questo? Pensiamo davvero di trovare illuminazione seguendo questa dottrina?

Se affrontiamo l'argomento da un punto di vista biblico, la Chiesa Cattolica non corrisponde affatto alla comunità primitiva che si delinea dalle Scritture Greche. La stessa ecclesìa dei tempi di Paolo mi pare già diversa da quella di cui Yeshùa parla di sfuggita (Mt 16:18).

Prendiamo innanzitutto Yeshùa e i suoi discepoli: pur essendo maestro e detenendo grande autorità, lui insegna loro l'importanza del servizio reciproco (Gv 13:5), non stabilisce una gerarchia (la ecclesìa si fonda su Cristo, non su Pietro, il quale ne è solo la prima pietra a cui seguono le altre). Nonostante si creda comunemente che Pietro avesse una sorta di autorità sopra agli altri undici, la Scrittura mostra il contrario. I dodici apostoli costituiscono insieme le fondamenta di un edificio in cui ogni mattone è importante; essendo le fondamenta, loro sono i primi, ma la pietra angolare è Cristo. È lui il capo, non Pietro (Ef 1:22; 5:23; Col 1:18), e Yeshùa né gli apostoli dopo di lui stabiliscono Pietro o alcun uomo come “vicario” di Cristo. Come è ben espresso in Apocalisse, la ecclesìa costituisce “un regno e dei sacerdoti del Dio e Padre suo” (1:6). Tutti i discepoli di Yeshùa, a Dio consacrati tramite lui, sono sacerdoti e re (Ap 20:4). Da Atti si capisce che Pietro non era affatto il “capo” della comunità, e tantomeno ne fu “papa” (titolo che nasce secoli dopo e viene retroattivamente assegnato a Pietro); infatti, tra le tre “colonne” della comunità di Gerusalemme, chi mette l'ultima parola al concilio è Giacomo, non Pietro (il che non significa affatto che Giacomo fosse il capo).

Yeshùa insegnò a sottomettersi al potere politico vigente, rispettando le leggi e pagando i tributi (Mt 22:21). La primissima comunità si riuniva nelle case, non possedeva palazzi, non aveva né poteva avere alcun ruolo politico nel mondo, anzi cercava di distaccarsi spiritualmente dal mondo per quanto concerneva il modello di vita, pur obbedendo alle sue leggi e ai suoi imperatori. Tuttavia, Yeshùa non dà alcuna istruzione in merito ad un'organizzazione terrena e la sua ecclesìa appare più come una comunità fondata da singoli uomini che cercano il regno di Dio e vengono a costituire ognuno un mattone spirituale. Si tratta di una comunità spirituale, simbolica, non di un'associazione fisica con regole d'ordine, capi e amministratori. Ma è ovvio che, essendo sbocciata la fede in seguito alla predicazione apostolica, quelle persone si trovarono a passare sempre più tempo insieme, e quando si crea un gruppo stabile nascono necessariamente anche figure guida che impediscano l'insorgere di un'anarchia caotica. Che la comunità fosse nel caos ai tempi di Paolo è attestato dalle lettere apostoliche, in cui spesso si esortano i credenti ad essere sottomessi alle guide e agli anziani, alle autorità politiche, a non essere di nuovo traviati dai vecchi costumi e a non ascoltare falsi maestri e leggere gli scritti di falsi apostoli che erano largamente diffusi. Gli apostoli ricevettero istruzione di predicare il regno di Dio alle pecore perdute della Casa di Israele, disperse tra le nazioni e soprattutto in Assiria (quella di Antiochia, dopo Gerusalemme, è ritenuta la prima comunità); la predicazione fu rivolta innanzitutto ai giudei e poi agli stranieri, tra cui erano presenti pecore da recuperare (giudei divenuti stranieri). Divenne chiaro solo successivamente che anche agli stranieri erano aperte le porte del regno di Dio. Ma ovviamente, questi stranieri si portavano dietro costumi e retaggi pagani, che pian piano trasformarono la comunità, soprattutto in seguito alla morte degli apostoli (Paolo annuncia la dilagante apostasia).

Insomma, a mio vedere, non solo la ecclesìa venne a costituirsi in un modo diverso da come Yeshùa la descrive, ma si trovò presto a diventare una sorta di setta in cui vennero a costituirsi capi e capetti. Ed è su questa comunità che interviene Costantino, trovando terreno fertile con persone che erano ben lontani dall'essere discepoli di Yeshùa, ma ambivano a potere e privilegi.

Oggi esiste una istituzione secolare, fondata dall'imperatore romano Costantino, che ha dominato incontrastata a livello politico e ancora dice la sua. Il suo capo porta in testa una mitra che ricorda quella del faraone, comanda su una struttura politica che ha come sede uno stato separato intoccabile le cui mura sono invalicabile e gode di infiniti privilegi.
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