Riflessioni sulla legge e la salvezza

Re: Riflessioni sulla legge e la salvezza

Messaggioda Israel75 » sabato 7 luglio 2018, 18:11

Un detto orientale dice:
"Se vuoi intravedere la verità, non prendere posizione" :-) :-) :-)
Shalom
(Giac 4:6) Anzi, egli ci accorda una grazia maggiore; perciò la Scrittura (Is 10:33,Lc 18:14) dice: «Dio resiste ai superbi e dà grazia agli umili».
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Re: Riflessioni sulla legge e la salvezza

Messaggioda Luigi » martedì 10 luglio 2018, 19:37

[e quindi che significa? il forum si occupa di studio biblico. “biblistica: lo studio scientifico della Bibbia (Garzanti)”]

Certo, ma leggo che siuete anche credenti oltre che studiosi, e se siete cristiani come la prima Ekklesia, anche attraverso voi Lo Spirito parla di Cristo, testimonia Cristo, predica Cristo, Glorifica Cristo, e annuncia Cristo Speranza di Gloria, per la salvezza di chiunque in LUI crede ,spera, confida, e che GLI ha affidato la vita.
Sennò ciò significa che non siete discepoli Suoi.. :-(

Lo studio biblico è altra cosa. Nessuno dei ragazzi che scrive qui va a predicare nelle piazze nè tanto meno pretende di predicare un vangelo.


E fate male; è una lacuna :
[questo non è un forum dove si fanno proseliti per la predicazione]


Ma è una discussione centrata sulle scritture, le quali il Signore che è con l'Ekklesia, fino alla fine dei giorni la manda ad annunciare il Vangelo.

[Yeshùa parlava agli apostoli, che si scelse personalmente. nessuno è apostolo se non è scelto. infatti, la Bibbia differenzia sempre gli apostoli dai discepoli e dai credenti in genere. sono tre termini diversi]

Sei in errore.
Il Cristo è con l'Ekklesia fino alla fine dei giorni..., e quelli descritti in Efesini 4,11 proprio per il perfezionamento dei santi, vi saranno fino al Suo Ritorno Glorioso.
Senza offesa; ma studiosi o meno che si può essere :-) , è bene camminare con LUI, come Pietro, Paolo.......,prima del Suo Ritorno Glorioso. :-)
Ciao
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Re: Riflessioni sulla legge e la salvezza

Messaggioda bgaluppi » mercoledì 11 luglio 2018, 17:33

Luigi, i termini apostolo, discepolo e credente non sono equivalenti, poiché hanno diverso significato; infatti, la Scrittura differenzia sempre gli apostoli dai discepoli e dai credenti. L'apostolo è ovviamente anche credente e discepolo, ma non è necessariamente vero il contrario; non tutti i credenti e i discepoli sono necessariamente anche apostoli. Lc 6:13 ci dice: "Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli [μαθητὰς, mathetàs] e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli [ἀποστόλους, apostólus]". Perché dunque Yeshùa chiama i suoi dodici discepoli anche col nome di apostoli? Perché i Dodici furono preordinati da Dio (Gv 17:5) per essere tali, e Yeshùa, nel momento in cui li sceglie come discepoli, li sceglie già anche come suoi apostoli. Luca specifica che Yeshùa aveva più discepoli (cfr. Lc 10:1), ma ne scelse dodici come apostoli (il numero è fortemente simbolico); significa forse che solo i Dodici furono apostoli? No, poiché di apostoli ce ne furono altri, ma i Dodici furono non solo il fondamento della ecclesía di Cristo (1Cor 12:28), ma anche le dodici colonne portanti della Nuova Gerusalemme, simbolo del Nuovo Israele: "Le mura della città avevano dodici fondamenti, e su quelli stavano i dodici nomi di dodici apostoli dell'Agnello" (Ap 21:12-14). Neppure Paolo, uno dei massimi apostoli, pensò mai di poter essere paragonato a loro (1Cor 15:8,9).

Gli apostoli furono scelti personalmente da Yeshùa. Il termine significa “inviato”. Inoltre, furono testimoni, perché videro (se non avessero visto, la gente avrebbe dovuto credere loro sulla parola). Testimoni oculari scelti personalmente da lui fra i molti e inviati a portare a termine una missione: far nascere la fede e la ecclesìa (cosa che fecero). Nessuno, che non ha visto e non è testimone, può rendere testimonianza; lo fecero loro perché videro e furono scelti per farlo, per “fare discepoli tra tutti i popoli” (non “fare apostoli” tra tutti i popoli). Avevano anche l'autorità concessa dallo spirito: nessun battezzato riceveva lo spirito se non tramite l'azione apostolica (oppure lo spirito era concesso dall'alto, il caso di Cornelio). Se non credi a me, fai una ricerca e trovami un versetto che dimostri che un semplice discepolo che non fosse apostolo potesse far scendere lo spirito sui battezzati. Solo uno.

Tu ti offriresti per fare da testimone dell'omicidio Kennedy? E allora perché ti fai apostolo di Cristo?
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Re: Riflessioni sulla legge e la salvezza

Messaggioda bgaluppi » mercoledì 11 luglio 2018, 20:24

Su quanto dici che sia necessario camminare con lui (che vuol dire obbedire ai suoi comandamenti, come lui obbedì ai comandamenti del Padre), mi trovi perfettamente d'accordo. Ma ciò non significa essere apostoli, significa essere credenti e discepoli.
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Re: Riflessioni sulla legge e la salvezza

Messaggioda Luigi » giovedì 12 luglio 2018, 12:55

Tu ti offriresti per fare da testimone dell'omicidio Kennedy? E allora perché ti fai apostolo di Cristo ?

Antonio Caro, ma dove ho scritto questo ??
Poi ho scritto tanto altro per Mimy, chelaverità....ma senza risposta, ed ora te mi replichi su tutt'altro :-\
Ciao
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Re: Riflessioni sulla legge e la salvezza

Messaggioda bgaluppi » lunedì 16 luglio 2018, 16:41

Era una risposta alle tue parole, quando dici che è sbagliato non predicare oggi, e che il Signore manderebbe tutti i credenti membri della chiesa a farlo. Ma quando Yeshùa "manda" i dodici, stava parlando a loro, i suoi testimoni, non a noi nati duemila anni dopo. Il termine "inviare", in greco, è proprio apostèllo, "invio", da cui apòstolos, "apostolo". Ma come ti ho mostrato con il versetto lucano, solo alcuni tra i discepoli furono da lui designati anche come apostoli e dunque "inviati" a predicare. E lo fecero con successo, "in tutto il mondo", ossia quello romano come si intendeva a quei tempi, non certo in tutto il mondo che ancora non si conosceva neppure. Grazie a loro, oggi i Vangeli sono tradotti in più di 2000 lingue e leggibili in ogni parte della terra; senza di loro, nessuno di noi avrebbe neppure sentito parlare del Cristo e delle sue opere. Dunque, noi tutti non siamo apostoli, ossia "inviati", perché non possiamo testimoniare e lo spirito non rende testimonianza di noi (perché non abbiamo la capacità né l'autorità che viene dallo spirito di dire ad uno storpio "alzati e cammina", questo vuol dire che Dio rende testimonianza con il Suo spirito). Noi siamo credenti, e discepoli (se apprendiamo bene e mettiamo in pratica gli insegnamenti ricevuti dagli apostoli). Essere discepoli credenti significa imparare e mettere in pratica; mathetès è "colui che apprende. Essere credente significa obbedire; pistòs è "colui che è fedele". Solo l'apostolo, l'inviato, può rendere testimonianza perché vide e perché è stato inviato.

Da una lettura attenta della Scrittura, si capisce che i doni dello spirito sono legati in modo inscindibile a Yeshùa e ai suoi apostoli e che cessarono di esistere progressivamente già in seguito alla nascita e il consolidarsi delle prime comunità dei credenti. Con la morte dell'ultimo apostolo, Giovanni (avvenuta tra il 98 e il 117 E.V., secondo le testimonianze patristiche), i doni dello spirito sono divenuti improbabili, e con il consolidarsi della fede non sono stati più necessari. La Lettera agli Ebrei, databile intorno al 60 E.V., già descrive i doni come eventi del passato (Eb 2:4), e dalle Lettere di Paolo si nota una forte diminuzione progressiva dei carismi. In 1Cor 12:4-10 (53 E.V.), i doni sono molteplici e diffusi, ma già nella Lettera ai Romani dell'anno successivo le opere potenti sono scomparse; nella Lettera agli Efesini (56- 58 E.V.), i doni riguardano piuttosto l'edificazione spirituale (Ef 4:11). Oggi, nessuno può resuscitare morti o dire allo storpio "alzati e cammina"; cioè, lo spirito non "rende testimonianza" attraverso il conferimento di opere potenti a chi non è testimone né ha ricevuto autorità. Lo spirito guida, insegna, mantiene il credente sul giusto cammino; le opere potenti che rendevano testimonianza della messianicità di Yeshùa furono concesse durante il periodo della primissima chiesa affinché tutti credessero agli apostoli e la fede sbocciasse.
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Re: Riflessioni sulla legge e la salvezza

Messaggioda mimymattio » lunedì 16 luglio 2018, 17:56

Ciao Luigi, scusami se ti rispondo un po' in ritardo ma ho la moglie al nono mese di gravidanza e siamo sempre occupati per i preparativi. Ti avevo chiesto quando si parla di grazia nella Bibbia. Tu mi hai citato Gal 4:4 e Gv 1:17; bene. Ma questi versetti non dimostrano nulla. Il v. di Gv dice solo che Yeshùa incarna la grazia di Hashèm e che a Mosè fu data la Toràh. Fin qui tutto ok. Ma la mia domanda era un'altra: se secondo te la grazia è intervenuta solo con la nascita di Yeshùa, allora com'è possibile che molti personaggi nel Tanàch siano considerati dei giusti? Giusti significa che erediteranno la vita eterna, giusto? Ma come è possibile, ti chiedo, se la grazia è venuta al mondo molti secoli dopo di Noè, di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, di Mosè? Forse c'è qualcosa che ti sfugge. Nonostante abbiano sicuramente commesso dei peccati, sono considerati dei giusti. Se non è per grazia, perché furono considerati giusti? I patriarchi non avevano ancora ricevuto la Toràh. E in ultima: puoi citarmi un solo versetto del Tanàch in cui un qualsiasi uomo sia considerato giusto solo per le sue opere?
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Re: Riflessioni sulla legge e la salvezza

Messaggioda Luigi » giovedì 19 luglio 2018, 10:06

Ciao mimy
Se scorri i miei ultimi post, e li leggi con attenzione, scoprirai che ho risposto già ,alle tue domande, sui giusti dell'A.T. ,e sulla Grazia... :-)

Ma la mia domanda era un'altra: se secondo te la grazia è intervenuta solo con la nascita di Yeshùa,


Quelli resi giusti nell'A.T., non è mai scritto che lo sono per Grazia, ma per la fede , e per aver confessato la loro iniquità: Abramo ebbe fede in Dio, e gli fu messo in conto di Giustizia;
Egli mi toccò la bocca e mi disse:
«Ecco, questo "il carbone.."ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua iniquità e il tuo peccato è espiato».

Stammi bene
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Re: Riflessioni sulla legge e la salvezza

Messaggioda mimymattio » giovedì 19 luglio 2018, 12:07

Ho letto tutti i tuoi interventi precedenti. A questo punto mi sorge un dubbio: cos'è la grazia? Cos'è la grazia nella Bibbia e per la Bibbia? Forse chiarito questo punto gli altri verranno da sé.

Riguardo ad Abramo, hai saltato un pezzo; Gc 2:21-23: "Abramo, nostro padre, non fu forse giustificato per le opere, quando offrì Isacco, suo figlio, sull'altare? Vedi che la fede cooperava con le opere di lui, e che per le opere quella fede divenne perfetta e si compì la Scrittura che dice: E Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato a giustizia, e fu chiamato amico di Dio." Come puoi vedere è la fede operante di Abramo che lo rese uno tzadiq. Se si è salvati per la fede operante e non per opere soltanto eseguite in modo meccainico come la chiami la misericordia di Hashèm? Non è forse grazia? La grazia è un concetto ebraico molto radicato nella tradizione.
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