Preghiera al Padre o a Yeshua?

Re: Preghiera al Padre o a Yeshua?

Messaggioda mimymattio » martedì 24 aprile 2018, 18:13

Ciao Luigi, tralasci che lo stesso Yeshùa consolò gli apostoli per l'arduo e pericoloso compito che dovevano svolgere: "E Gesù, avvicinatosi, parlò loro, dicendo: «Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. . . Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente» (Mt 28:18a, 20b). Proprio per questo motivo, gli apostoli potevano compiere opere prodigiose e miracoli: perchè Yeshùa era con loro, lo stesso Yeshùa al quale "Dio ha posto ogni cosa sotto i suoi piedi" (1Cor 15:27), lo stesso Yeshùa che ha elargito loro lo Spirito di Dio il giorno di Shauvot (At 2:1-13), come aveva promesso prima di morire (Gv 14:16,17).

Chiedi: "perchè le stesse richieste a LUI non le possiamo fare oggi come loro ??". La risposta per me è ovvia: non siamo gli apostoli, non abbiamo l'incarico di andare dalle genti (i pagani) per portare la Parola di Dio e il suo Regno o per battezzarli (Mt 28:19). Proprio per questo motivo Yeshùa dice ai suoi apostoli di chiedergli (aiteò) ogni cosa e verranno esauditi, non dice di pregarlo.
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Re: Preghiera al Padre o a Yeshua?

Messaggioda bgaluppi » martedì 24 aprile 2018, 20:10

Ciao Luigi, il tema mi appassiona, tanto che tempo fa ci ho scritto un lungo studio, di cui ti copio-incollo alcuni estratti, che seguono. Se hai pazienza, credo che ci troverai spunti interessanti. E scusami se ieri ero un po' scontroso, ho avuto una giornataccia. :-)

I Dodici apostoli, dunque, erano sia αποστολοί (apostolói, inviati), sia πιστοί (pistói, credenti), sia μαθηταί (mathetài, discepoli). Ma soprattutto, avevano dei requisiti che nessun altro discepolo o credente possedeva e può possedere: furono scelti direttamente da Yeshùa per volontà di Dio dopo una notte trascorsa in preghiera (Lc 6:12,13; Mr 3:13, cfr. Lc 6:12), furono a contatto con lui tutto il tempo che fu in vita e anche dopo la sua risurrezione, vennero designati da lui stesso per una missione specifica: essere suoi testimoni nel mondo ed edificare la chiesa, essendone le fondamenta (Mt 28:19,20; Mr 16:15; Lc 24:47,48; At 1:8, cfr. 1Cor 12:28; At 1:2). Anche altri uomini rivestirono certamente un ruolo importante nel processo di edificazione della chiesa; non a caso, le opere ispirate di alcuni di loro fanno parte del Canone delle Sacre Scritture (Giacomo, Giuda e l'autore della Lettera agli Ebrei, oltre a Paolo). Tuttavia, i Dodici ne furono le fondamenta, i capisaldi, e fu Dio stesso ad affidarli al Messia per divenire suoi apostoli: "Io [Yeshùa] ho manifestato il tuo nome agli uomini [i dodici] che tu [Dio] mi hai dati dal mondo; erano tuoi e tu me li hai dati" (Gv 17:5). È scritto anche che "Prima di salire in cielo egli [il Cristo], per mezzo dello Spirito Santo aveva dato istruzioni a coloro che aveva scelto come apostoli" (At 1:2, TILC). Solo gli apostoli furono scelti dal Cristo, e nessun uomo può sceglierne altri in vece di Yeshùa, altrimenti la sua stessa autorità sarebbe messa in discussione. In Mt 28:19 leggiamo: "Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli"; è importante notare come Yeshùa ordini di fare diventare tutti gli uomini dei discepoli, non degli apostoli. Sul testo greco abbiamo "μαθητεύσατε πάντα τὰ ἔθνη" (mathetèusate pànta ta èthne), in cui μαθητεύσατε (mathetèusate) è l'imperativo aoristo di μαθητεύω (mathetèuo), che significa "istruire per rendere discepolo". Tutti coloro che entrano a far parte della chiesa di Cristo, istituita dagli apostoli sono, discepoli, non apostoli, perché non sono stati "inviati" ad istituirla, ma semplicemente devono credere per poter farne parte.

Vediamo ora chi erano gli apostoli secondo la Scrittura. Naturalmente, come abbiamo visto, i Dodici che vissero con lui, ai quali più tardi si aggiunse Mattia, necessario sostituto di Giuda Iscariota perché il numero dodici, profondamente simbolico, fosse completo. In At 1:21-26, davanti a centoventi credenti riuniti (At 1:15), Pietro afferma:

"«Bisogna dunque che tra gli uomini che sono stati in nostra compagnia tutto il tempo che il Signore Gesú visse con noi, a cominciare dal battesimo di Giovanni fino al giorno che egli, tolto da noi, è stato elevato in cielo, uno diventi testimone con noi della sua risurrezione». Essi ne presentarono due: Giuseppe, detto Barsabba, che era soprannominato Giusto, e Mattia. Poi in preghiera dissero: «Tu, Signore, che conosci i cuori di tutti, indicaci quale di questi due hai scelto [ἐξελέξω, exelèxo] per prendere in questo ministero apostolico il posto che Giuda ha abbandonato per andarsene al suo luogo». Tirarono quindi a sorte, e la sorte cadde su Mattia, che fu incluso tra gli undici apostoli.".

Il testo indica che Mattia fu testimone diretto di Yeshùa e della sua risurrezione (e anche Giuseppe, ma non entrò a far parte dei Dodici). Per far sì che la scelta tra i due fosse espletata non per decisione umana, ma per volontà di Dio, il nome venne tratto a sorte in seguito ad una preghiera; l'indicativo aoristo di ἐκλέγομαι (eclègomai) al v. 24, indica un'azione già avvenuta e conclusasi ("hai scelto") e fa capire come Mattia fosse già preordinato ad essere apostolo prima che il suo nome fosse tratto a sorte dai presenti. Da tutto questo passaggio risulta chiaro che il numero dei Dodici era fisso, per il valore simbolico che contiene (erano le dodici colonne della Gerusalemme celeste, Ap 21:14), e che il ruolo di apostolo veniva conferito per volere di Dio stesso (cfr. Gv 17:5), non per decisione umana, e solo ed esclusivamente a coloro che furono testimoni diretti di Cristo e della sua risurrezione. Questo è un requisito fondamentale per possedere il titolo di apostolo di Cristo, che spetta prima di tutti ai Dodici scelti, ed il motivo per cui non può esistere nessuna "successione apostolica"; infatti, chi è testimone non può essere sostituito da chi non lo è, e non può neppure "passare" il ruolo di testimone ad altri non testimoni, poiché chi non vide non può testimoniare ciò che non ha visto; semmai, chi non vide può rendere testimonianza a chi vide, ma non è la stessa cosa che essere testimone diretto.

[...]

Essere testimoni di Yeshùa, averlo visto in vita o dopo la risurrezione (o ambedue le cose), era l'unico requisito per essere considerati suoi apostoli? Paolo, con un resoconto cronologico, ci informa che Yeshùa "apparve a Cefa [Lc 24:34], poi [εἶτα, èita] ai dodici [Gv 20:26]" (1Cor 15:5); dopo ciò (ἔπειτα, èpeita) "apparve a più di cinquecento fratelli in una volta" (1Cor 15:6) e in seguito (ἔπειτα, èpeita) "a Giacomo, poi [èita] a tutti gli apostoli" (1Cor 15:7) e, infine, apparve anche a lui (1Cor 15:8); al v. 6 parla di fratelli [ἀδελφοῖς, adelfòis], mentre al v. 7 parla di apostoli [ἀποστόλοις, apostòlois], quindi si presume che il semplice fatto di apparire a qualcuno dopo la risurrezione non costituisca necessariamente prova di elezione ad apostolato, altrimenti Paolo non avrebbe distinto tra l'apparire "a tutti gli apostoli" e "a più di cinquecento fratelli". Se per essere considerato apostolo di Cristo fosse bastato aver visto Yeshùa dopo la risurrezione, quei cinquecento avrebbero dovuto essere tutti apostoli, ma il testo non specifica che lo fossero o lo fossero divenuti, anzi li distingue chiaramente come "fratelli" da "tutti gli apostoli", a cui Yeshùa apparve successivamente. Inoltre, Paolo afferma che Yeshùa si manifestò "ai dodici" (in realtà al momento erano undici, Mattia è incluso per prolessi) e poi (εἶτα, èita, "poi", "successivamente") a tutti gli apostoli; quindi, con "tutti gli apostoli", Paolo probabilmente non si riferisce solamente ai Dodici, a cui Yeshùa era già apparso, ma anche ad altri (qui inclusi per prolessi), altrimenti sarebbe un'inutile ripetizione di quanto già specificato al v. 5 e non avrebbe senso l'uso di èita (ad indicare uno spazio temporale successivo).

Da tutto ciò si comprende come non bastasse vedere Yeshùa risorto per essere considerati apostoli; era un requisito, poiché Paolo afferma di essere apostolo in virtù del fatto che vide il Cristo (dopo la risurrezione, 1Cor 9:1), ma non era l'unico requisito. Come già discusso, il requisito primario per l'apostolato era la testimonianza diretta della vita, della morte e della risurrezione di Yeshùa. I Dodici e pochi altri furono suoi testimoni diretti, ma Paolo, ad esempio, lo vide soltanto dopo la risurrezione, poiché prima della sua chiamata fu un persecutore della chiesa (At 8:3; 9:1,2,4,5; 26:9-12). Paolo, in 1Cor 9:1, dice con fermezza e senza timore di essere contraddetto: "Non sono apostolo? Non ho veduto Gesù, il nostro Signore?"; lui era apostolo, poiché aveva veduto il Cristo dopo la risurrezione, ma non lo aveva mai conosciuto direttamente quando era ancora nel mondo. Paolo non visse a contatto con Yeshùa, come i Dodici (infatti, non è uno di loro), e non era certamente presente nel giorno della Pentecoste. Non fu testimone diretto come lo furono i Dodici. Perché, dunque, Paolo è apostolo di Cristo? Paolo, a differenza di quei cinquecento fratelli e degli apostoli delle chiese, ricevette il mandato di apostolo da Cristo stesso, diventando suo testimone (Rm 1:1,5; Gal 1:1; 2Cor 1:1; At 9:15; 22:6 ss.; 23:11; 26:16), e fu inviato dallo spirito (At 13:2). Anche Barnaba fu scelto dallo spirito insieme a Paolo (At 13:2,4), ed è definito apostolo in At 14:4; tuttavia, la Scrittura non riferisce che fosse stato scelto da Cristo come Paolo, ma solamente che lo spirito operava tramite lui.

Ecco, dunque, un altro fondamentale requisito per l'apostolato: l'investitura diretta da parte di Yeshùa. L'apostolo di Yeshùa era da lui stesso inviato ad evangelizzare e a costruire la chiesa e doveva essere accolto come se fosse il Cristo stesso, poiché lo rappresentava (cfr. Lc 10:16; 6:40).

[...]

Paolo predisse l'avvento dell'apostasia, già presente in epoca apostolica, che dilagò in seguito alla morte dell'ultimo apostolo (At 20:29,30; 2Tes 2:7); i Dodici, in quanto testimoni diretti di Yeshùa e unici depositari della pura dottrina, garantirono l'unità e la salute spirituale della chiesa finché furono in vita e fecero sì che essa crescesse in modo conforme alla verità, che fu trasmessa loro dal Cristo e dallo spirito per volontà di Dio; morti loro, questa garanzia venne meno per sempre e l'apostasia dilagò: "Quando l'erba germogliò ed ebbe fatto frutto, allora apparvero anche le zizzanie" (Mt 13:26).
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Re: Preghiera al Padre o a Yeshua?

Messaggioda chelaveritàtrionfi » mercoledì 25 aprile 2018, 0:15

A parte il fatto che scrivere in maiuscolo o a testo ingrandito equivale a gridare, come è stato fatto poco più avanti è meglio leggere (ascoltare) e accertarsi come stanno le cose proprio come i Bereani.
« Chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli. » (Luca 6,13)

Il termine apostolo, ben spiegato da Antonio , vuol dire principalmente inviato. Ma l'apostolo era uno studente, un credente (almeno 10 erano giudei) , un madre lingua, un testimone oculare, un designato da Yeshùa a divulgare la parola... un battezzato in spirito santo e quindi in grado di compiere opere simili a quelle di Yeshùa per volere di Dio.
Yeshùa poi designò altri 70 discepoli per divulgare la parola in tutto il mondo. il discepolo può essere considerato uno studente credente.
Gli apostoli erano inizialmente 12. Poi con la morte di Giuda Iscariota venne accolto Mattia. Erano solo 12? Visto che anche Paolo fu considerato apostolo diciamo che i 12 erano i pilastri. Tutti gli altri furono scelti per divulgare in tutto il mondo la parola.. e ciò avvenne già in quel tempo.. Oggi chi è stato incaricato da Yeshùa per portare la parola? Ci sono le scritture. Quelle portano la parola.
Poi c'è chi crede che l'apostolato si trasmette per imposizione delle mani.
Ciò esula dalla scrittura ma è credenza religiosa. Per cui la fantasiosa successione apostolica non esiste... nè Pietro era capo degli apostoli . Anzi l'apostolo amato sta scritto che era Giovanni!
APPARTENGO A NESSUNA RELIGIONE RICONOSCIUTA, NE AD ALCUNA SETTA, QUINDI SONO UN APOSTATA DI QUALUNQUE RELIGIONE O SETTA
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Re: Preghiera al Padre o a Yeshua?

Messaggioda Luigi » mercoledì 25 aprile 2018, 12:44

Chiedi: "perchè le stesse richieste a LUI non le possiamo fare oggi come loro ??". La risposta per me è ovvia: non siamo gli apostoli,

Ma perchè Iairo , il lebbroso guarito, la donna greca ,il cieco di Gerico, ed altri che GLI hanno fatto quelle richieste erano apostoli ?
Su amico , non divaghiamo, e se si vuole si dia una motivazione logica :-)
non abbiamo l'incarico di andare dalle genti (i pagani) per portare la Parola di Dio e il suo Regno o per battezzarli (Mt 28:19).

Quì siamo OT, ma mica erano solo gli apostoli a dover portare l'evangelo a tutte le genti ?
Mica Stefano e Filippo l'evangelista, Timoteo, Sila, Tito.. "per esempio" lo erano ?
Poi amici, ne concludete , che dalla morte degli apostoli, più nessuno ha il mandato di annunciare l'evangelo, come se LO Spirito non è più all'Opera , e che il Cristo ,oggi non abbia una parte del SUO corpo mistico da edificare ?
Poi il Grande Signore ,in Atti 1,..,parlando con gli apostoli, disse che a breve sarebbero stati il Battezzati con Lo Spirito, ma sostanzialmente ,lo ricevettero in 120, e non solo i 12 .
Quindi non è esatto che certe promesse erano solo per i 12.
Poi visto che il Signore non è ancora ritornato, e che c'è un mondo da salvare, non comprendo perchè ai di , il Cristo non può più scegliere ancora altri apostoli come e nel modo che scelse Paolo ed altri discepoli per annunciare l'evangelo ?


Proprio per questo motivo Yeshùa dice ai suoi apostoli di chiedergli (aiteò) ogni cosa e verranno esauditi, non dice di pregarlo.
mimymattio

Caro, non so quante volte ho scritto ,che non sto parlando di pregarLO, ma di semplici richieste come quelle descritte nel testo sacro :-)

Poi ragazzi, quando ho ingrandito il concetto esposto, non era certo per gridare , ma semplicemente per ribadirlo, considerato che non vi era stata risposta, " e non vi è ancora" e alcuni ripetevano che la preghiera va rivolta a DIO.... :-)

Caro Galuppi
Ho letto ancora con attenzione, interesse nonchè in parte condivisibile il tuo studio, che credo sia OT, ma alla fine non risponde alla mia domanda :-)
Luigi
 
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Re: Preghiera al Padre o a Yeshua?

Messaggioda bgaluppi » mercoledì 25 aprile 2018, 14:31

Luigi, purtroppo quando si hanno in testa idee preconcette è difficile che qualcosa che non sia conforme a quell'idea risponda ad alcuna domanda. Questo lo dico perché ne ho fatta molta esperienza proprio su questo forum. Si dice: “non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire”, e ti prego di non prenderla sul personale. I TdG continuano a credere che la santa cena fu la cena pasquale, pur essendo scritto chiaramente che era il giorno di preparazione e che il pane non era azzimo... I cattolici, tra le altre cose, continuano a venerare la madre di Yeshùa come "regina dei cieli" e "intercessore per i peccati", quando la Scrittura afferma che il mediatore è uno soltanto, e che il sacrificio che ha cancellato il peccato una volta e per sempre è il suo soltanto (dunque non necessitiamo di ulteriori mediatori, o di mediatori del mediatore, altrimenti neghiamo l'efficacia salvifica del sacrificio e l'autorità di Cristo stesso); e la venerano pur non essendo scritto da nessuna parte che fosse stata "assunta" in cielo e incoronata regina, e avendo Yeshùa detto che nessuno è salito in cielo se non colui che ne è disceso (ah, ma lei fu assunta "dopo"...). I protestanti invece hanno la fissa della "evangelizzazione" (già operata da coloro che furono investiti da Cristo del mandato di evangelizzare), e i TdG hanno la fissa col nome di Dio e lo sterminio di massa all'arrivo del messia. Ognuno dice di essere la "vera" chiesa, e di possedere la "vera verità". La cosa buffa è che ormai li riconosco non appena scrivono due righe, perché ragionano tutti con un pensiero indotto e parlano sempre delle stesse cose, chi di una chi di un'altra. Se invece provassero a leggere la Scrittura cercando di staccare la testa da ciò che credono, non avendo paura di "perdere la fede" o demolire le certezze acquisite, scoprirebbero un mondo nuovo e meraviglioso, che parla di libertà, buon senso, e non di dottrine. Non lo dico con risentimento nei tuoi confronti, pur scrivendo a te, ma perché ci sono passato anche io, come tutti.

La Scrittura afferma che Yeshùa, tra i discepoli, se ne scelse dodici e li chiamò anche apostoli; non tutti, ma solo quei dodici (è un numero preciso, che esprime una quantità precisa e limitata). Yeshùa disse a quei dodici soltanto di fare discepoli (non altri apostoli) in tutti i popoli, prima di congedarsi da loro; ma ovviamente, si legge ciò che si vuole vedere scritto, e allora quei dodici (che al momento erano undici) diventano "tutti i credenti" e tutti si sentono investiti di una missione apostolica che fu affidata solo a quei dodici (e già portata a termine, perché i Vangeli e le Lettere sono oggi tradotte in oltre 2000 lingue). Non solo, ma tutti credono pure di avere i doni dello spirito, senza rendersi conto perché essi furono concessi in quel periodo storico preciso e limitato. Quando si legge la Bibbia con attenzione si scopre che anche i discepoli predicavano, vero, ma la differenza sostanziale tra loro e gli apostoli era l'autorità (solo gli apostoli, ad esempio, avevano autorità di concedere i doni dello spirito oltre a Dio, vedi episodio del diacono Filippo che predica in Samaria e episodio di Cornelio). I discepoli predicavano ciò che gli apostoli avevano insegnato loro, non predicavano di loro iniziativa o per rivelazione, perché nessun testimone può testimoniare ciò che non ha visto e udito direttamente, e perché neppure a tutti gli apostoli fu concessa rivelazione (che non è ispirazione): “Così dunque, fratelli, state saldi e ritenete gli insegnamenti che [noi] vi abbiamo trasmessi sia con la parola, sia con una nostra lettera” (2Tes 2:15). Inoltre, finché i garanti della dottrina erano in vita (gli apostoli) la predicazione aveva un senso; con l'avvento della predetta apostasia, ognuno ha iniziato a dire la sua e non c'erano più garanti a tamponare e correggere. Gli apostoli erano il riferimento solido e sicuro per tutti. Il problema oggi è che molti pensano di avere autorità apostolica e non si rendono conto che viviamo in tempi di totale apostasia, come predissero gli apostoli e Cristo stesso, e che in realtà non c'è nessun apostolo investito di autorità per predicare e per vigilare sulla dottrina; gli apostoli vigilavano, scrivendo numerose lettere in cui impartivano ordini e consigli alle comunità, che spesso si facevano traviare da falsi maestri o sedicenti apostoli (pensa quanti ce ne sono oggi...). Che orgoglio, che presunzione! Pensare di avere autorità di predicare ciò che fu già predicato "in tutto il mondo" (il mondo romano, quello conosciuto, come dice la Scrittura) da coloro che quell'autorità la ricevettero da Cristo in persona e che videro. Chi c'è oggi che possa dire di aver visto e ricevuto autorità direttamente da Cristo? Beh, a dir la verità ce ne sono molti di pazzi egomaniaci in giro... e fu predetto che ci fossero, dunque non c'è da stupirsi. Il problema è che molti seguono loro, invece di confidare nella Scrittura e nella preghiera (a Dio, come insegna Yeshùa, e non alla madonna o ai santi o agli angeli o ai papi). Ma del resto, ognuno sceglie la propria via da seguire. Una cosa è certa, al di là di tutto: chi prega solo Dio non sbaglia, chi prega altri oltre a Dio non so...

Oggi, come insegna Paolo ai credenti, la fede è un dono di Dio (Ef 2:8): chi riceve il dono della fede, può coltivarla attraverso l'applicazione degli insegnamenti contenuti nella Scrittura, che ci è stata tramandata grazie agli apostoli e a coloro che misero per iscritto tutto ed è tradotta in ogni lingua. L’opera di evangelizzazione è garantita dalla Scrittura, che contiene il verace insegnamento di Cristo. Ma la Scrittura va letta con mente libera da dogmi e dottrine, altrimenti si legge solo ciò che noi vogliamo leggere, e non ciò che è scritto veramente.
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Re: Preghiera al Padre o a Yeshua?

Messaggioda Luigi » mercoledì 25 aprile 2018, 17:06

Luigi, purtroppo quando si hanno in testa idee preconcette è difficile che qualcosa che non sia conforme a quell'idea risponda ad alcuna domanda. Questo lo dico perché ne ho fatta molta esperienza proprio su questo forum. Si dice: “non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire”, e ti prego di non prenderla sul personale.


Ok , non la prendo sul personale, ma non so perchè non si vuole dare risposta alla mia semplice domanda, mentre riporti ogni volta lunghi post, con riflessioni fuori tema, sulla santa cena, venerazione di Maria..,sui protestanti, sui falsi e orgogliosi predicatori. :-)
Poi l'esclusiva degli apostoli che solo loro dovevano predicare.., come sostieni , quì è OT, se vuoi argomentarlo, apri una nuova discussione. :-)

Caro Galuppi, ho letto ancora con attenzione quanto scrivi, ma non so perchè vuoi portare così tanti argomenti, dove io ho fatto una semplice domanda, e non credo che sia difficile dare a questa una risposta , senza per forza divagare su altro, con lunghe considerazioni, ecc. ecc,
Ecco se permettete lo chiedo per l'ennesima volta:

Quando LUI Il Cristo Il Figlio di Dio, tendendo le Mani, dice : venite a me voi TUTTI "noi compresi" ed io vi daro riposo...
le persone che gli erano intorno, comprendevano bene senza alcuna interpretazione..., e si buttavano ai SUOI piedi e gli facevano richiesta "atto cultuale o meno", sapendo che LUI ERA Il Figlio di DIO;
vedi Iairo, che GLI fa richiesta con insistenza..
la donna Siro-Fenicia, che prostratasi GLI fa richiesta e dice: Signore aiutami
Il lebbroso, che prostratosi GLI fa richiesta e dice: Signore, se tu vuoi puoi farlo
La Samaritana, GLI dice: Signore dammi quest'acqua.. e tanti altri
Stefano invoca il Figlio, e GLI fa due richieste.

Quindi Caro , poichè non mi hai risposto, replico la domanda.
Visto che era lecito per loro " e il Grande Signore e Maestro non glielo ha mai impedito..", perchè per noi no ?

ciao
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Re: Preghiera al Padre o a Yeshua?

Messaggioda mimymattio » mercoledì 25 aprile 2018, 17:36

Scusami Luigi, ma tutte le richieste a Yeshùa riportate nei vangeli sono state fatte mentre egli era ancora sulla terra e doveva ancora morire e risorgere.
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Re: Preghiera al Padre o a Yeshua?

Messaggioda Luigi » mercoledì 25 aprile 2018, 18:13

Ok ragazzi , ci rinuncio , visto che per forza di cose , si vuole divagare.
Ciao :-)
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Re: Preghiera al Padre o a Yeshua?

Messaggioda noiman » mercoledì 25 aprile 2018, 18:17

"Quando LUI Il Cristo Il Figlio di Dio, tendendo le Mani, dice : venite a me voi TUTTI "noi compresi" ed io vi daro riposo...
le persone che gli erano intorno, comprendevano bene senza alcuna interpretazione..., e si buttavano ai SUOI piedi e gli facevano richiesta "atto cultuale o meno", sapendo che LUI ERA Il Figlio di DIO;”

Questo è un esempio di bibliolatria, le maiuscole, l’enfasi, mi ricorda qualcuno che ho già letto…..da qualche parte.

Riguardo al Cristo volevo ricordare che il Gesù che voi parlate era un figlio di Israele, il suo vero nome era ישוע o יאושע , non andava a messa alla domenica, ma frequentava la sinagoga di Shabbat, non celebrava Pasqua o Natale, ma Pesàch e Kippur, non ci rivolgeva a lui con il titolo di Sua Santità, parlava una lingua chiamata ebraico ma nella quotidianità parlava aramaico, quando parlava usava le parabole e citava le scritture antiche.
Tutto quello che ha detto prima di diventare scrittura è passato dalle bocche di altri uomini all’inizio ebrei come lui, poi greci latini. Il linguaggio non scritto si è sovrascritto, caricato di significati e gli errori degli scribi sono diventati dogmi .
Shalom
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Re: Preghiera al Padre o a Yeshua?

Messaggioda bgaluppi » mercoledì 25 aprile 2018, 19:11

Noiman, vorrei avere la tua capacità di sintesi e di centrare sempre il punto. :-)
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