Il vero SABATO

France
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Re: Il vero SABATO

Messaggio da France »

Gianni ho riletto, bisogna capire se quel giorno di preparazione era la vigilia di una festa oppure la parasceve che indica la vigilia del sabato settimanale.
Vedi come traduce questo sito

http://yeshua.ilbello.com/Bibbia/Indice.htm
Marco 15
42 Sopraggiunta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato,

Luca 23
54 Era i giorno della parascève e già splendevano le luci del sabato

Lo scritto in lingua originale cosa riporta?
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Gianni
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Re: Il vero SABATO

Messaggio da Gianni »

France, quando ti ho dato la definizione di Parasceve ti ho dato quella più comune, perchè ogni venerdì è una parasceve. Ma ci sono anche i sabati non settimanali delle grandi Feste. Quella settimana ci furono due sabati: la Pasqua e poi il sabato settimanale.
In Gv 19:14 si parla della Parasceve in riferimento alla Pasqua: "Era il giorno della Parasceve della Pasqua".
In questo caso, il termine non si riferisce al venerdì in senso stretto, ma al giorno di preparazione per la festa della Pasqua. Questo dimostra che Parasceve può indicare la preparazione per una festività, non solo per il sabato.
noiman
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Re: Il vero SABATO

Messaggio da noiman »

http://www.biblistica.eu/viewtopic.php?p=82026#p82026
Ne abbiamo parlato e riparlato, pescate qui
Noiman
France
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Re: Il vero SABATO

Messaggio da France »

Perfetto Gianni, quindi la parasceve si intende anche come giorno di preparazione di una festa qualsiasi, Pesach compreso.
Per concludere la morte avvenne in data tre aprile del 30 che era un mercoledì, 14 Nisan vigilia della Pasqua ebraica.
Sulla resurrezione non abbiamo testimonianze attendibili se non quelle dei soldati, ma non fanno testo. Presumibilmente tenendo buoni i tre giorni e tre notti avvenne tra il tardo pomeriggio di sabato e la sera/notte, in questo caso, dato che per gli ebrei il nuovo giorno inizia di sera potrebbe essere stata già domenica.
Grazie a tutti
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Gianni
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Re: Il vero SABATO

Messaggio da Gianni »

Non poteva essere già domenica, France. Ci viene detto nei racconti evangelici che quando Yeshùa fu crocifisso fu chiesto ai militari di affrettare la morte dei condannati perché stava per iniziare il grande sabato della Pasqua, per cui si era nel pomeriggio inoltrato. Arrivati a Yeshùa lo trovarono già morto. Siamo quindi al pomeriggio di mercoledì (lo sappiamo andando a ritroso). Il giorno dopo era Pasqua (grande sabato), di giovedì. Poi ci è detto che il giorno dopo le donne comprarono gli aromi per il cadavere di Yeshùa, e siamo a venerdì. Poi ci è ancora detto che il sabato (settimanale) riposarono, secondo il comandamento, e che al mattino del primo giorno della settimana (domenica) andarono prestissimo (era ancora notte) al sepolcro, che trovarono vuoto.

Di certo Yeshùa spirò mercoledì nel pomeriggio inoltrato e, contando tre giorni interi, si arriva al sabato nel pomeriggio inoltrato.
France
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Re: Il vero SABATO

Messaggio da France »

France ha scritto: martedì 28 gennaio 2025, 2:36 Presumibilmente tenendo buoni i tre giorni e tre notti avvenne tra il tardo pomeriggio di sabato e la sera/notte, in questo caso, dato che per gli ebrei il nuovo giorno inizia di sera potrebbe essere stata già domenica.
Grazie a tutti
Si Gianni volevo dire la stessa cosa, solo che ho messo una e al posto della o. Il tardo pomeriggio di sabato oppure al massimo di sera/notte.
Ok
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Gianni
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Re: Il vero SABATO

Messaggio da Gianni »

:-) .
Andrea Varxhetta
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Re: Il vero SABATO

Messaggio da Andrea Varxhetta »

Gianni ha scritto: domenica 5 gennaio 2025, 11:50 Vero, Margo.
Vorrei proporre una riflessione. Si parla di Toràh come di legge, ma il vero significato de questo vocabolo è "insegnamento". Ora, usando la parola "legge", è facile giocare con le parole, parlando di abrograzione della legge. Provate invece a dire "abrograzione dell'insegnamento di Dio": vi rendere conto dell'enormità?
Dio non cambia, e il suo Insegnamento (Toràh) è eterno.
Il giudeo Yeshùa affermò che neppure un apice della Toràh sarebbe andato perso. Sapete cosè un apice? Faccio un esempio con la prima lettera dell'alfabeto ebraico, di cui allego l'immagine.
Vedete quegli abbellimenti in alto e in basso, sia a destra che a sinistra? Sono apici.
Ora, se neppure uno di quei quattro apici deve andare perso, figuratevi l'intera lettera! E figuratevi l'intera parola e tutte le parole della santa Toràh di Dio.
Buonasera Gianni tanto per capire:
Se un "biblista" prende sul serio sia Genesi 17 che Matteo 5:18, non c'è possibilità di modifica:
​Genesi 17:13-14 definisce la circoncisione come un "patto perenne" Brit Olam, per tutti i discendenti e per chiunque si unisca alla casa di Abramo.
​Se Yeshùa, il Messia, ha confermato che l'Istruzione è eterna, nessun successivo decreto umano ha l'autorità di annullare un Patto (Olam) (Eterno) stabilito da YHWH stesso.
​Il Concilio di Gerusalemme (Atti 15) è un evento storico cruciale, ma la sua decisione fu una soluzione pratica per facilitare l'ingresso dei Gentili nel movimento del Messia, altrimenti la barriera della circoncisione avrebbe impedito l'espansione.
La decisione fu presa da Pietro, Giacomo e gli anziani. Non è Yeshùa stesso che torna per abrogare un suo comando. È un'interpretazione successiva della Torah che, pur appellandosi allo Spirito Santo, crea di fatto un precedente che viola la letteralità di Genesi 17 e Matteo 5:18.
Come spiegarlo?
Shalom
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Gianni
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Re: Il vero SABATO

Messaggio da Gianni »

Buonasera, Andrea. La questione che poni è una delle questioni teologiche più importanti. Ti risponderò, ma intanto invito tutti a partecipare. Non per esprimere opinioni personali, ma ragionamenti basati sulle Scritture. Lascio una traccia: Ebrei 7:12.
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Gianni
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Re: Il vero SABATO

Messaggio da Gianni »

La circoncisione, la Toràh e il concilio gerosolimitano

La domanda che è stata posta è questa: «Considerato che la circoncisione viene definita un patto eterno e che Gesù disse di non volere abrogare la Toràh, come si spiega la decisione del concilio di Gerusalemme di non richiedere più la circoncisione?».

Partiamo da Eb 7:12: “Cambiato il sacerdozio, avviene necessariamente anche un cambiamento di legge”. Questo passo rientra in modo assolutamente centrale nel ragionamento teologico che giustifica perché la circoncisione e altre parti della Toràh mosaica non sono più vincolanti per i gentili (i non ebrei).
In questo versetto c’è una premessa logica per il cambiamento: “Cambiato il sacerdozio, avviene necessariamente anche un cambiamento di legge”.
Il ragionamento dell’omelia agli ebrei costruisce la sua argomentazione confrontando il sacerdozio levitico (guidato da Aronne) con il sacerdozio di Yeshùa, che è “secondo l'ordine di Melchisedec”.
Il vecchio sacerdozio (levitico) era imperfetto, temporaneo e apparteneva alla tribù di Levi. Era legato alla Toràh mosaica (includente la circoncisione) e al sistema dei sacrifici.
Il nuovo sacerdozio (Cristo) è eterno, perfetto e non proviene dalla stirpe di Levi (Yeshùa proviene da Giuda).
Poiché la figura del sacerdote è il punto focale attorno al quale ruotava l'intera vita d'Israele (sacrifici, purificazioni, feste), una volta che il sacerdozio cambia (passando da Aronne a Cristo), tutto il sistema normativo ad esso collegato deve cambiare.
Il mutamento della Legge/Toràh implica che le regole e le pratiche cerimoniali (come la circoncisione, le regole alimentari e il sistema sacrificale) che erano temporaneamente legate al vecchio patto e al vecchio sacerdozio perdono di valore.

La circoncisione era un segno corporeo che identificava l'appartenenza al popolo di Dio, la cui pratica cerimoniale era gestita dai sacerdoti leviti. Se il Cristo, il Messia, è il sommo sacerdote definitivo e il suo sacrificio è perfetto e finale, il vecchio sistema e i suoi segni distintivi (inclusa la circoncisione) sono stati compiuti e superati.
Il sacerdozio è cambiato; quindi, anche la legge e i suoi requisiti esterni sono cambiati. L'adesione al Patto non è più segnata dalla circoncisione, ma dalla fede in Yeshùa e dalla trasformazione interiore (la “circoncisione del cuore”).

Eb 7:12 fornisce la giustificazione teologica cruciale che supporta la decisione del Concilio di Gerusalemme: la legge che richiede la circoncisione è stata mutata e sostituita da una legge superiore, fondata sul sacerdozio eterno del Cristo.

La decisione del Concilio di Gerusalemme (narrata in Atti 15) di non richiedere la circoncisione ai gentili (i non ebrei) si spiega attraverso una comprensione radicalmente nuova del patto e della Torah alla luce della venuta e della risurrezione di Yeshùa il Messia.

L'apostolo Paolo, il principale sostenitore della non-circoncisione per i gentili, sosteneva che la fede in Cristo aveva compiuto il patto in modo superiore. Paolo distingue tra il patto di Abramo (Gn 17:10-14), basato sulla fede e sigillato dalla circoncisione, e la Legge mosaica (il Sinai), data 430 anni dopo. - Gal 3:17.

La vera circoncisione non è più quella fisica (“nella carne”), ma la circoncisione del cuore (della mente, per noi occidentali) operata dallo spirito santo (Rm 2:28-29; Col 2:11-12). L'appartenenza al popolo di Dio non è più definita da un segno esteriore ma da una trasformazione interiore. Richiedere la circoncisione significherebbe negare che la salvezza è un dono gratuito ricevuto tramite la grazia di Cristo.

Si tratta di compimento, non di abrogazione. Yeshùa affermò: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento”. - Mt 5:17.
Il Concilio di Gerusalemme non ha abrogato la Toràh, ma l'ha interpretata come compiuta da Cristo.
Se il Patto è eterno, ciò significa che l'obiettivo del Patto (la comunione con Dio) è eterno. La circoncisione era il segno esterno e provvisorio che identificava il popolo di Dio fino all'arrivo del Messia. Con il Messia il segno non è più necessario per i gentili, poiché il Patto viene compiuto e reso universale in lui.

Il sacrificio del Messia ha sostituito l'intero sistema sacrificale del Tempio, che era una parte fondamentale della Toràh mosaica. Analogamente, la sua opera ha compiuto i segni esterni come la circoncisione.

La decisione finale del Concilio, pronunciata da Giacomo, fu che per i gentili non era necessario circoncidersi (Atti 15:19-20). Questo dimostra che gli apostoli, guidati dallo spirito di Dio, riconobbero che il compimento della Legge in Cristo aveva liberato i gentili dai requisiti cerimoniali.

La distinzione tra ebrei e gentili.
È fondamentale notare che il Concilio non abolì la pratica della circoncisione per gli ebrei divenuti discepoli di Yeshùa. Paolo stesso, essendo ebreo, circoncise Timoteo (At 16:3) per non scandalizzare i giudei, dimostrando che, pur non essendo più necessaria per la salvezza, la pratica poteva continuare per motivi di identità culturale e missione.

Il Concilio stabilì che la circoncisione era non essenziale e non obbligatoria per l'ingresso dei gentili nella comunità di fede, evitando così di trasformare “la Via” in una setta dell'ebraismo con barriere etniche.

In conclusione, il Concilio gerosolimitano non vide la sua decisione come un'abrogazione della Toràh o del Patto, ma come un'interpretazione ispirata del compimento della Toràh e del Patto da parte di Yeshùa, il quale aveva reso il segno fisico superfluo di fronte alla realtà spirituale della fede.
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