La perfezione di Yeshua

Re: La perfezione di Yeshua

Messaggioda bgaluppi » martedì 30 gennaio 2018, 21:05

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Re: La perfezione di Yeshua

Messaggioda Gianni » martedì 30 gennaio 2018, 22:19

Mattia, iniziamo col chiarire che i filologi delle Scritture Greche altro non sono che i critici testuali che confrontando le migliaia di manoscritti disponibili ricostruiscono il testo genuino e redigono poi il testo critico da cui i traduttori ricaveranno le varie versioni bibliche. Tradurre è sempre un po’ tradire e la traduzione stessa è già in sé per certi versi un tradimento, perché qualsiasi traduzione non riuscirà mai a rendere del tutto il vero pensiero dell’originale. I traduttori, poi, sono influenzati dalla loro credenza religiosa. Ma i critici testuali non possono mai essere messi in dubbio. Il loro lavoro è ad altissimo livello e serissimo. Qualora ci siamo dubbi su certi passi perchè hanno pochi manoscritti testimoni, il critico testuale lo segnala. Sui primi due capitoli di Mt non ci sono dubbi. Qualsiasi incongruenza il lettore possa trovarvi è dovuta alla sua non completa conoscenza biblica e si risolve con una seria indagine biblica.

Chiarito ciò, si è sempre supposto che Mt sia stato originariamente scritto in ebraico, ma nessuna prova è mai stata fornita, per cui rimane un’ipotesi (infondata). Studiando la storia della redazione dei tre sinottici, il problema era capire chi ha copiato chi. Ora sappiamo che il primo Vangelo ad essere scritto fu Mr.

Per istruire i nuovi servivano due documenti. Per la conversione si ebbe lo scritto evangelico di Marco. Una volta convertire le persone, bisognava poi istruirle. Ecco allora il ricorso all’insegnamento di Yeshùa. Questo fu attinto da materiale non marciano e che riproduceva la dottrina di Yeshùa, già esistente verso il 50 E. V.. Va infatti notato che quasi tutto il materiale di Matteo e Luca che è indipendente da Marco presenta una raccolta di “detti” (lòghia) di Yeshùa (fonte Q): si tratta di quel materiale che, vedendo l’accordo Matteo-Luca, ne impedisce la derivazione da Marco in cui non è presente.
Questa fonte (detta Q) sembra sia stata di origine ebraica. Sarebbe quella fonte che Papia erroneamente aveva attribuito a Matteo: “Matteo compilò i lòghia in ebraico e ciascuno li tradusse come poté” (Papia in Eusebio, Hist. Eccl., 3,39), dando così origine a quella catena del lui-dice-che-l’altro-ha-detto-che-quell’altro-aveva-detto che.

Tutto ciò lo spiego nella lezione n. 3 (I Vangeli sinottici) del Corso sui Vangeli della Facoltà Biblica, che puoi leggere qui: http://www.biblistica.it/wordpress/wp-c ... ottici.pdf
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Re: La perfezione di Yeshua

Messaggioda bgaluppi » martedì 30 gennaio 2018, 23:26

Allora provo a rispondere a trizzi (ci provo...), che chiede:

perchè c'era bisogno che il concepimento di Gesù avvenisse in modo miracoloso e quindi senza l'intervento di un padre carnale? Cosa sarebbe cambiato in Gesù se fosse nato da una madre e un padre carnali?


Il messia è la ragione per cui tutto esiste e il primogenito di ogni creatura a immagine e somiglianza di Dio, perché preesiste nella mente di Dio prima che Adamo fosse creato; egli è il riflesso di Dio, il rappresentante di Dio in mezzo agli uomini:

“Dio ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio. In lui abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati. Egli è l'immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura; poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui. Egli è il capo del corpo, cioè della chiesa; è lui il principio, il primogenito dai morti, affinché in ogni cosa abbia il primato.” (Col 1:13-18).

Secondo il pensiero ebraico, “Sette cose furono create prima che il mondo fosse: la Torah, il pentimento, il Giardino dell'Eden (Paradiso), Gehinnom, il Trono della Gloria, il Tempio, e il nome del Messia” (Pesachim 54a), e “Il Re Messia nacque fin dall'inizio della creazione del mondo, perché è entrato nella mente [di Dio], prima ancora della creazione del mondo.” (Pesiqta Rabbah 152b).

Come la Torah rappresenta la sapienza di Dio, che è eterna come Dio è eterno, così il messia rappresenta la salvezza di Dio, il Suo amore. È il mezzo per la realizzazione di ciò che Dio si è prefigurato da sempre. Il messia doveva venire “nella pienezza dei tempi”, ossia quando Dio avesse stabilito che l'uomo fosse pronto per riceverlo: “quando giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge” (Gal 4:4, NR); “Ora invece una volta sola, alla pienezza dei tempi, è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso.” (Eb 9:26, CEI); “Già designato prima della fondazione del mondo, egli è stato manifestato negli ultimi tempi per voi” (1Pt 1:20); “In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia, che egli ha riversata abbondantemente su di noi dandoci ogni sorta di sapienza e d'intelligenza, facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo il disegno benevolo che aveva prestabilito dentro di sé, per realizzarlo quando i tempi fossero compiuti. Esso consiste nel raccogliere sotto un solo capo, in Cristo, tutte le cose: tanto quelle che sono nel cielo, quanto quelle che sono sulla terra” (Ef 1:7-10).

Il mondo e l'uomo raggiungono completezza e perfezione attraverso la manifestazione e il potere del messia, che rappresenta il potere e l'amore di Dio.

Il messia è “inviato” da Dio, è “sceso dal cielo” nel momento in cui Dio lo stabilisce. L'espressione “venire dal cielo”, o “da Dio”, come Natanaele afferma rivolgendosi a Yeshùa (“tu sei un dottore venuto da Dio”, Gv 3:2), è ovviamente da non prendersi in senso letterale, perché nessun ebreo penserebbe mai che un uomo sia fisicamente “sceso dal cielo”. Il messia rappresenta la salvezza che Dio decide di elargire all'uomo, la Sua riconciliazione definitiva con l'uomo, che si espleta attraverso la manifestazione di un essere umano in grado di obbedire in modo pieno, verace, spogliando se stesso. È Dio che stabilisce la nascita e manifestazione di un tale uomo, nel momento giusto che Lui decide; dunque, un tale uomo, prescelto e preordinato da Dio, non poteva che venire ad esistere da Dio, per Sua volontà, e non da uomo e per volontà di uomo. Per questo motivo, la sua esistenza non è generata nella carne, ma per opera della potenza e volontà di Dio, nella pienezza del tempo.

Come il primo della nostra specie comparve nel mondo per opera di Dio, generato dalla terra, anche il redentore compare nel mondo per volontà di Dio, generato - come il primo - direttamente da Lui ma attraverso il Suo spirito.

“Il primo uomo, tratto dalla terra, è terrestre; il secondo uomo è dal cielo. Qual è il terrestre, tali sono anche i terrestri; e quale è il celeste, tali saranno anche i celesti. E come abbiamo portato l'immagine del terrestre, così porteremo anche l'immagine del celeste.” — 1Cor 15:47-49
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Re: La perfezione di Yeshua

Messaggioda trizzi74 » mercoledì 31 gennaio 2018, 0:21

Grazie Antonio.Domani cercherò di leggerlo con molta attenzione.
Buona notte.
"Le religioni sono sistemi di guarigioni per i mali della psiche, dal che deriva il naturale corollario che chi è spiritualmente sano non ha bisogno di religioni."
Carl Gustav Jung
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Re: La perfezione di Yeshua

Messaggioda bgaluppi » giovedì 1 febbraio 2018, 8:41

Per quanto riguarda invece il richiamo che Matteo fa a Is 7:14, c'è da dire che il versetto del Tanach non parla di una vergine e non è propriamente un versetto messianico, nel suo specifico contesto. Isaia, infatti, non parla di una vergine ma di una “ragazza” (הָעַלְמָה, haalmàh), anche se la LXX traduce con παρθένος (parthènos, vergine). Allora, perché Matteo lo ricollega alla nascita miracolosa di Yeshùa, facendone un versetto messianico?

In Isaia, il nascituro rappresenta un segno per la Casa di Davide. Il segno è la nascita del bambino, ossia il bambino stesso, non la condizione in cui nasce, che è perfettamente normale. Matteo riprende quel segno e lo applica anche a Yeshùa, poiché l'Emanuele di Is 7:14 rappresenta la presenza divina in mezzo al popolo.
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