Manomissioni nelle Scritture Greche e loro motivazioni

Re: Manomissioni nelle Scritture Greche e loro motivazioni

Messaggioda Gianni » giovedì 23 gennaio 2020, 6:21

Antonio, credo che nel tuo ragionamento tu confonda due piani diversi che riguardano ambedue i non ebrei.
Per spiegarmi, faccio riferimento a quattro piani (o classi, se preferisci): 1. Gli ebrei osservanti che hanno fede; 2: Gli ebrei senza fede; 3. Gli stranieri convertiti; 4: Gli stranieri non convertiti.

Gli ebrei osservanti che hanno fede stanno su un piano privilegiato: sono e rimangono il popolo di Dio. Sono quelli lodati dai profeti d’Israele. Quelli che non hanno fede o che finanche osservano i precetti senza avere vera fede sono quelli contro cui si scagliano i Profeti e che Yeshùa definì sepolcri imbiancati.

Quanto agli stranieri o non ebrei, anche qui abbiamo due classi: i convertiti, che hanno fede e osservano i comandamenti di Dio; tutti gli altri.

Ora, quest’ultima classe (composta da increduli non ebrei) è suddivisa a sua volta in due sottoclassi: A. Increduli che potremmo definire “brave persone”; B. Pessime persone.

Ecco, io credo che tu confonda tra loro queste due sottoclassi, ambedue appartenenti alla classe dei senza fede.

La chiave sta nel verbo τελέω (da te stesso richiamato) di Rm 2:27. Tu dici che “non vuol dire «obbedire», ma «portare ad un fine», «realizzare»”. Non è esattamente così.
In verità, il verbo τελέω ha tre significati principali: portare ad una fine (non ad un fine!); compiere, eseguire un comando; pagare. Paolo afferma in Rm 2:26 che se ‘un incirconciso osserva i precetti della Legge, la sua incirconcisione sarà considerata circoncisione’. Paolo parla qui chiaramente di non ebrei che osservano la Toràh senza essere circoncisi. Al seguente v. 27 ribadisce il concetto: ‘L’incirconciso per natura τελοῦσα la Toràh (la Legge) giudica il circonciso trasgressore della Toràh (Legge)’.
Che valore attribuire qui al verbo τελέω? Non certo “pagare”, ma neppure “portare ad una fine”. In perfetta armonia con il v. 26 in cui Paolo parla di un incirconciso che osserva i precetti della Toràh, al v. 27 continua a riferirsi all’incirconciso che ubbidisce (τελοῦσα) alla Toràh.

Ora, questa situazione dei non ebrei che osservano la Toràh è ben diversa dai non ebrei di cui Paolo ha parlato prima, al v. 14: “Quando quelli delle nazioni, che non hanno legge, seguono per natura la legge, sono legge a sé stessi pur non avendo legge” (TNM). Qui perfino TNM avverte la differenza, tanto che scrive “legge” con la minuscola, a differenza del vv. 26 e 27 in cui pone la maiuscola.
Al v. 14 Paolo parla di quelle che noi definiamo brave persone che si comportano bene. Costoro, se per increduli, danno dei punti a tanti cosiddetti cristiani di facciata.

Tu, Antonio, confondi quest’ultima categoria con quella dei non ebrei convertiti, i quali hanno fede e osservano la Toràh.
Essere brave persone pur non avendo vede, fa comportare bene: non si ruba, non si fa del male e via di seguito. Ma tutto qui. Non si arriverà mai a rispettare il sabato, ad esempio. Quei bravi individui “sono legge a sé stessi pur non avendo legge” (v. 14, TNM). Ma “sono quelli che la osservano [la Toràh] a essere dichiarati giusti”. – V. 13, TNM.

Ultimo punto. Tu dici: “Se i goyim convertiti avessero dovuto osservare la Torah, non si capisce come avrebbero fatto con le norme di purità, di abluzione, e con i sacrifici previsti al Tempio nei 30 anni dopo la morte di Yeshùa. Finché il tempio era in piedi, quei riti dovevano essere messi in pratica in quanto parte integrante della Torah”.
Anche qui, Antonio, confondi due piani: l’Insegnamento (Toràh) vero e proprio e le norme cerimoniali. Il dotto scrittore di Eb, che scrisse quando ancora il Tempio era in piedi e attivo e il sacerdozio vigente, spiega in 7:12: “Cambiato il sacerdozio, avviene necessariamente anche un cambiamento di legge”. È del cambiamento della legge cerimoniale che parla. Suggerisco al riguardo di leggere i capp. 7-10 di Eb.
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Re: Manomissioni nelle Scritture Greche e loro motivazioni

Messaggioda Janira » giovedì 23 gennaio 2020, 9:34

Buongiorno a tutti,
vorrei riprendere il discorso dal versetto di Gal 5:3
Dichiaro di nuovo: ogni uomo che si fa circoncidere, è obbligato a osservare tutta la legge
La prima domanda che mi viene in mente è: perché era (ed è tuttora) fondamentale per un ebreo ortodosso essere circonciso e circoncidere i propri figli?
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Re: Manomissioni nelle Scritture Greche e loro motivazioni

Messaggioda Gianni » giovedì 23 gennaio 2020, 9:47

Perchè è una mitzvàh, un precetto.
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Re: Manomissioni nelle Scritture Greche e loro motivazioni

Messaggioda Janira » giovedì 23 gennaio 2020, 9:54

Sì, ma se non sbaglio, è anche il segno del patto abramitico. Senza essere circoncisi, non si può entrare a far parte del popolo di Israele.
In questo contesto, Gal 5:3 esprime la conseguenza della circoncisione, che è quella di osservare tutta la Torah con il peso della condanna per la trasgressione.
Dopo Yeshua, per fare parte del popolo di Israele ed essere partecipi del nuovo patto, è necessaria la fede in Yeshua,il ravvedimento ed il battesimo (segno del nuovo patto).
A questo punto, per i gentili e secondo me pure per gli ebrei, la circoncisione diventa solo un precetto senza la conseguenza della condanna per il peccato.
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Re: Manomissioni nelle Scritture Greche e loro motivazioni

Messaggioda Janira » giovedì 23 gennaio 2020, 10:32

In 1 cor 7:22 leggiamo:
Poiché colui che è stato chiamato nel Signore, da schiavo, è un affrancato del Signore; ugualmente colui che è stato chiamato mentre era libero, è schiavo di Cristo
I credenti sono schiavi di Yeshua, quindi tenuti a seguire il suo insegnamento, cioè la Torah.
Ultima modifica di Janira il giovedì 23 gennaio 2020, 21:28, modificato 1 volta in totale.
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Re: Manomissioni nelle Scritture Greche e loro motivazioni

Messaggioda Janira » giovedì 23 gennaio 2020, 10:35

Perché allora Paolo attacca così violentemente i Galati? Secondo me, perché ritenevano necessaria la circoncisione per essere partecipi del nuovo patto, ricadendo così nella condanna per il peccato.
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Re: Manomissioni nelle Scritture Greche e loro motivazioni

Messaggioda Janira » giovedì 23 gennaio 2020, 11:47

A questo punto, sorge la questione se tale cambiamento sia una contraddizione dei versetti Mt 5:17-19
Yeshua intendeva dire veramente che tutto doveva rimanere immutato?
Allora ci sarebbe anche una contraddizione con Gv 4:21
Gesù le disse: «Donna, credimi; l'ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre.
Gv 4:23
23 Ma l'ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori
Yeshua profetizza che il sistema del culto al tempio sarebbe cambiato.
Ma secondo me non esiste nessuna contraddizione con Matteo, perché non si tratta di annullare o eliminare, ma vivere in modo diverso. E questo vale anche per la circoncisione.
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Re: Manomissioni nelle Scritture Greche e loro motivazioni

Messaggioda speculator » venerdì 24 gennaio 2020, 16:12

La circoncisione era prima della legge mosaica ed era stata accettata da nostro padre Abraamo.

Il giudeo che non osservava interamente la legge mosaica era maledetto.

Chi non aveva la legge mosaica era giudicato 'senza la legge' quindi era come uno che guida una auto senza volante, senza guida.

Chi si battezzava moriva simbolicamente ed era assolto dai suoi peccati ed era sotto una nuova legge di amorevole benignità di Dio tramite Cristo, dal quale saremo giudicati, avendo la possibilità di vivere per sempre.
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Re: Manomissioni nelle Scritture Greche e loro motivazioni

Messaggioda bgaluppi » domenica 9 febbraio 2020, 2:17

Gianni, questo passaggio del cap.2 di Romani è interessante quanto complesso. Non sono d'accordo sull'uso di telèo in riferimento stretto all'osservanza della legge come proponi. Infatti, il termine che la Scrittura usa sempre in questo senso è terèo (τηρέω), che ritroviamo in Mt 19:17; 23:3; Gv 8:51; 9:16; 14:15; At 15:5; 1Tm 6:14; Gc 2:10; 1Gv 2:3 etc. Paolo, in Rm 2:25, usa πράσσω (pràsso). Al contrario, il verbo telèo non è mai usato in riferimento all'obbedienza ai comandamenti della legge e dunque non si capisce perché dovrebbe essere usato qui in questo senso. A mio avviso, il senso qui è quello di “realizzare”, “compiere”, “esaudire” (Rocci), piú simile a πληρόω in questo caso, ma non così forte.

Il v.14 ha:
ὅταν γὰρ ἔθνη τὰ μὴ νόμον ἔχοντα φύσει τὰ τοῦ νόμου ποιῶσιν, οὗτοι νόμον μὴ ἔχοντες ἑαυτοῖς εἰσιν νόμος
quando infatti i gentili non aventi legge per natura le cose della legge fanno, questi non aventi legge a se stessi sono legge

Da questa frase (anche se usa poièo, come al v.13) si capisce il senso che Paolo dà a telèo: fare per natura le cose richieste dalla legge, ossia compierle, esaudirle istintivamente e anche inconsapevolmente, non necessariamente obbedire (che prevede consapevolezza, intenzione e volontà dettate da un obbligo): “non quelli che ascoltano la legge sono giusti davanti a Dio, ma quelli che la mettono in pratica saranno giustificati”, che siano giudei o stranieri. “Mettere in pratica” significa compiere, realizzare, non necessariamente obbedire in base a obbligo e volontà; se io onoro il padre e la madre anche senza l’intento volontario e consapevole di obbedire ad un comandamento, metto in pratica la legge. È pur vero che qui il termine nòmos è usato con articolo e senza articolo, ma che significa che i gentili non hanno una legge? Certo che ce l'hanno, non sono barbari, hanno la legge romana in ogni caso, e non possono certo avere quella ebraica. Qui Paolo secondo me sta dicendo in linea generale e senza riferimento ad una legge specifica che anche coloro che non hanno una legge ma per natura realizzano le cose richieste dalla legge, è come se l'avessero. Ai vv.10-11, infatti, dice “gloria, onore e pace a chiunque opera bene ... perché davanti a Dio non c'è favoritismo”; chi opera bene (non “chi obbedisce ai dettami della legge”) sarà ben visto da Dio, in quanto Dio guarda le azioni. Le azioni giuste di chi non ha legge sono meglio di quelle ingiuste di chi ha una legge. Legge o non legge, giudei o stranieri, ciò che conta è cosa facciamo; ora, siccome è ovvio che ogni popolo ha una legge, qui sta facendo un esempio in senso lato, senza riferimento ad una legge specifica.

Andando al v.25, Paolo dice che “La circoncisione è utile se tu osservi [πράσσω] la legge; ma se tu sei trasgressore della legge, la tua circoncisione diventa incirconcisione”. Essenzialmente, qui ripete il concetto di prima, ma lo applica ai giudei perché parla di circoncisione: per un giudeo che non osserva la legge, la circoncisione diventa non-circoncisione, ossia lo rende indegno di appartenere ad Israele. Di contro, “Se l'incirconciso realizza le prescrizioni della legge, la sua incirconcisione non sarà considerata come circoncisione? Così colui che è per natura incirconciso, se adempie la legge, giudicherà te, che con la lettera e la circoncisione sei un trasgressore della legge.”. Perché, come dice ai vv.10-11, Dio non guarda il prepuzio, ma le azioni di ogni uomo. Uno straniero che per natura fa cose buone – ossia realizza naturalmente le prescrizioni della Torah, legge di Dio – sarà meglio di un giudeo che non le realizza. L'etnia di appartenenza quindi non conta, “perché davanti a Dio non c'è favoritismo” (v.11).

Per cui, resto dell'opinione che qui Paolo non stia dicendo che l'incirconciso deve osservare la Torah, ma che stia facendo un esempio per far capire che davanti a Dio non conta essere circoncisi o incirconcisi, avere o non avere una legge, ma conta come ci comportiamo. Lo anticipa già al v.6: “Egli renderà a ciascuno secondo le sue [personali] opere”; e lo ribadisce ai vv. 28-29.

Tutto questo è molto interessante perché smentisce chi sostiene che Paolo affermi che la salvezza sussiste per sola fede (Lutero); tuttavia, a mio avviso non supporta l’idea che la salvezza dipenda necessariamente dall’osservanza della Torah, il che implica che nel pensiero paolino il credente non deve necessariamente osservare la legge ebraica, ma che, al contrario, è il giudeo a doverla osservare (questo trova conferma nei vv. 17-24).
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Re: Manomissioni nelle Scritture Greche e loro motivazioni

Messaggioda Gianni » domenica 9 febbraio 2020, 6:44

Tratto la questione al sottotitolo Dio giudica allo stesso modo giudei e pagani - Rm 2:12-16, a pag. 34 di
https://www.biblistica.it/wordpress/wp- ... ROMANI.pdf
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