Processo, condanna a morte ed esecuzione di Yeshùa

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Gianni
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Re: Processo, condanna a morte ed esecuzione di Yeshùa

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Se mi? Ci (farà piacere). :-)
chelaveritàtrionfi
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Re: Processo, condanna a morte ed esecuzione di Yeshùa

Messaggio da chelaveritàtrionfi »

:-)

L’accusa a Yeshùa

Aggiungo dei dettagli agli studi di Gianni, ma come già specificato, prendo spunto da questi per i miei studi. Quanto segue è in riferimento alla lezione 1: “La questione”.

Il Sinendrio accusò Yeshùa di Blasfemia (Matteo 26), ma davanti al tribunale romano ciò non era reato. Occorreva un’accusa adeguata, come quella di essere un sovversivo della nazione, un’istigatore a non pagare i tributi a Cesare oltre che a definirsi “Re dei Giudei” ..: l'accusa di sedizione. (Sedizione: tentativo di rovesciare i poteri dello stato).

Yeshùa, fu interrogato dapprima da Pilato (governatore – prefetto –procuratore romano della Giudea) e poi da Erode Antipa (figlio di Erode I il Grande), perché faceva parte della giurisdizione di quest’ultimo (Luca 23); in entrambe le sedi romane non furono trovate valide accuse per poter condannare l'imputato. I due romani, cercarono di passarsi “la palla bollente”, ovvero la questione che scottava, la vita di un uomo giusto come Yeshùa (Gesù il giusto, lo chiama Giuseppe Flavio). Pilato se ne lavò le mani e tentò per “3 volte” di dissuadere i capi sacerdoti nel loro intento; tentò di cavarsela affliggendo a Yeshùa una punizione, ma ciò non fu ritenuto sufficiente dagli accusatori. Alla fine decise il popolo, scegliendo di liberare l’altro prigioniero, Barabba (Bar abbà - figlio del Padre???) e di condannare a morte Yeshùa (secondo le usanze in prossimità della Pasqua). Buona parte dei Giudei erano favorevoli al dominio romano tanto da consentire anche sacrifici secondo le loro richieste (fonti extrabibliche). Il benestare romano, forse era uno dei motivi per i quali questa parte della popolazione nutriva asti (direi proprio odio) verso i ribelli (in particolare se Galilei) che volevano riconquistare l’indipendenza della Giudea così com’era avvenuto al tempo dei Maccabei.

Al tempo di Yeshùa, nel I secolo E.V., la Palestina era stata divisa in 3 grandi aree governate dai tre figli legittimi di Erode il Grande: Archelao, Filippo e Erode detto Antipa. (Cf. Luca 3)

Archelao (etnarca*) dominava sulle regioni più importanti: la Giudea, la Samaria e l’Idumea.

Filippo (tetrarca**) dominava sulle regioni del nord abitate in gran parte da popolazioni ellenizzate: Traconitide, Gaulanitide, Batanea, Auranitide e Iturea. (Ellenizzazione: processo di mutamento culturale verso l’ellenismo ovvero la cultura greca).

Erode detto Antipa (tetrarca**) dominava sulla Galilea e sulle regioni a nord della Giudea e Perea, a est del Giordano. Il profeta Isaia aveva definito questa regione “la Galilea dei pagani”, e Yeshùa qui andò principalmente a predicare (Marco 4:15).

*etnarca: titolo di un governante inferiore ad un re ma superiore ad un tetrarca.
** tetrarca: titolo di un governante di un quarto di regno (quarta parte).

Nei Vangeli ed in altre scritture, si può leggere che vi erano delle divisioni principali tra i popoli delle diverse aree. In Giovanni 4, per esempio, è riportato che Yeshùa era Giudeo e tra Giudei e Samaritani non si avevano relazioni (incontro tra Gesù e la donna Samaritana). In Matteo 26:69 è riportato, in riferimento a Pietro: “Anche tu eri con Gesù il Galileo”.

Yeshùa (Gesù) era Giudeo o Galileo? Secondo i Vangeli l’annuncio della nascita di Yeshùa avvenne a Nazaret, in Galilea (Luca 1:26). La nascita avvenne a Betlemme, una città della Giudea, dove Giuseppe e Maria si erano recati per il censimento. Lì avvenne il parto. Dopo aver compiuto tutte le prescrizioni, la famiglia tornò in Galilea (Luca 2:4;5-7).

Quindi, Pilato mandò Yeshùa da Erode Antipa perché essendo questi Galileo, faceva parte della giurisdizione del tetrarca romano. Yeshùa era andato ad abitare in Galilea, a Nazaret (per questo venne chiamato Nazareno – Matteo 2:23) e poi Capenaum (Matteo 4:13). Era considerato il profeta che viene da Nazaret (Matteo 21:11) ma i Giudei non accettavano profeti che venivano dalla Galilea. I Galilei erano considerati come “gente dall’accento pesante”; a loro era vietata la lettura in pubblico delle preghiere a causa dell’accento incomprensibile (fonti extrabibliche). Erano Galilei anche molti suoi discepoli come Pietro, Andrea e Giacomo il maggiore, pescatori nel lago di Galilea. Pietro verrà facilmente riconosciuto quale Galileo, la notte dell’arresto di Yeshùa (Mt 27,73 e Mc 14,70). In Galilea, Yeshùa insegnava nelle sinagoghe predicando il "Vangelo del Regno" e compiendo guarigioni (Matteo 4:23), insegnava alle genti nei giorni di Sabato (Luca 4:31), insegnava persino alle genti venute dalla Giudea e dalla città di Gerusalemme, e tra queste vi erano anche dottori in legge e Farisei (Luca 5:17).

I Galilei non erano ben visti nemmeno dai Romani perchè tra loro vi erano molti capi ribelli. Uno di questi era Giuda il Galileo, citato in Atti 5.
Ultima modifica di chelaveritàtrionfi il martedì 4 ottobre 2022, 0:39, modificato 1 volta in totale.
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Gianni
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Re: Processo, condanna a morte ed esecuzione di Yeshùa

Messaggio da Gianni »

Naza, vedo che hai preso a cuore l'argomento. ... Troverai pane per i tuoi denti. ;)
chelaveritàtrionfi
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Re: Processo, condanna a morte ed esecuzione di Yeshùa

Messaggio da chelaveritàtrionfi »

Eh :-) .. ci sono molti elementi. Questa parte mi serve (non so a voi), per avere un quadro d'insieme più chiaro sulla questione. Diciamo che la prima lezione l 'ho commentata :-) . Lascio spazio ad altri utenti per eventuali commenti.
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Re: Processo, condanna a morte ed esecuzione di Yeshùa

Messaggio da Gianni »

Credo che farai anche delle scoperte, Naza; qualcuna sorprendente.
chelaveritàtrionfi
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Re: Processo, condanna a morte ed esecuzione di Yeshùa

Messaggio da chelaveritàtrionfi »

Se le scoperte le farò solo leggendo, bene. Le commenterò. :-) Se le scoprirò io da indizi.. bene 2 volte :-) . Tuttavia lo faccio per me stesso ed anche per chi ha voglia di indagare, cioè pochi. Gli studiosi seri difficilmente leggeranno con interesse ciò che scrive uno che non è considerato al loro livello. Viceversa chi è indottrinato difficilmente accetterà ciò che non è allineato alle loro (degli altri) idee. Quindi, nonostante i toni che spesso uso per scrivere, il modo in cui scrivo ecc. (e tu hai capito perchè ...essendo un bravo psicologo), chi ha "intelligenza" andrà oltre e valuterà il contenuto. Il resto si fermerà al modo. Se volessi farmi una gran cerchia di lettori saprei come fare :-) ... ma come si può notare, voglia zero di andare in quella direzione.

Comunque, dando uno sguardo veloce al resto, ho visto che alcuni argomenti li riprendi. Tra qualche giorno scriverò sul tema ;)
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Re: Processo, condanna a morte ed esecuzione di Yeshùa

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:-) .
chelaveritàtrionfi
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Re: Processo, condanna a morte ed esecuzione di Yeshùa

Messaggio da chelaveritàtrionfi »

Come spunto di riflessione sul tema “la questione”, considererei Giovanni 11 in particolare il tema dei segni. Quindi, in particolare, i versetti dal 49 al 53 ma senza estrapolarli dal contesto e nemmeno dal pensiero ( messaggio) del vangelo giovanneo.
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Re: Processo, condanna a morte ed esecuzione di Yeshùa

Messaggio da Gianni »

Bene, Naza. Ti seguiamo con attenzione.
chelaveritàtrionfi
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Re: Processo, condanna a morte ed esecuzione di Yeshùa

Messaggio da chelaveritàtrionfi »

Mi sento uno studente in questo momento. :d :d Speravo che qualcuno intervenisse ed aggiungesse qualcosa. Va bene. Ci provo a scrivere un commento .. forse un po' lungo, ma spero sia utile e se spazio troppo mi ridimensiono.

Innanzitutto, faccio notare che molte vicende dei Vangeli si svolgono nei paesini attorno al Lago di Tiberiade o Lago Kinneret o Mare di Galilea (mi sento un po' pignolo :-) ). Lo svolgersi di queste vicende segue degli schemi precisi, ma questo è un altro tema.

Per quanto scritto nel mio primo commento, in riferimento alla “Lezione 1 – La questione”, Yeshùa era Giudeo perché nato a Betlemme (di Giudea) ma anche Galileo perché era andato ad abitare a Nazareth e poi a Capernaum (Cafarnao), che erano due città della Galilea sotto la giurisdizione di Erode Antipa. Nei vangeli, Nazareth era una città; tra l’altro sono stati ritrovati dei resti che confermano la sua esistenza. Ora, qui non vi è l’intenzione di indagare sulla veridicità di quanto scritto, ma su ciò che è scritto e sui significati che si possono estrapolare. Questa introduzione, per sottolineare che Yeshùa era chiamato “Nazareno” perché veniva da Nazareth, confermato da Matteo 2,23: “ e venne ad abitare in una città detta Nazaret, affinché si adempisse quello che era stato detto dai profeti, che egli sarebbe stato chiamato Nazareno” e non perchè era Nazireo. Essendo che ho anche accennato ai Galilei, a Nazaret ed a Yeshùa Nazareno, mi è venuta in mente un’obiezione fatta nell’altra discussione, sul Nazareno/Nazireo. Poi chiudo parentesi e continuo con il commento a Giovanni 11: 47-54.

Giovanni il Battista (il precursore), figlio del sacerdote Zaccaria (uno dei sacerdoti del tempio, di una delle 24 classi) e di Elisabetta (Luca 1), era Giudeo, predicava nel deserto della Giudea (Marco 3:1), indossava un vestito di peli di cammello ed intorno ai fianchi una cintura di pelle. Considerando questo aspetto ed anche che la sua alimentazione era a base di locuste e miele selvatico (cft Marco 1,6), che era un “risuscitato dai morti” perché in lui agivano potenze miracolose (Matteo 14:2), possiamo supporre che fosse un “asceta” e/o che aveva fatto voto di Nazireato (pratica descritta nella Bibbia). Anche questo essere “risuscitato dai morti” ha un certo significato, ma non ne discuterò qui.

Nel caso di Giovanni Battista, potremmo forse dire che era Nazireo, ma non certo Yeshùa. Nazareno non vuol dire “Nazireo”, ma proveniente da Nazareth. Gli abitanti di Nazareth erano comunque Galilei e non risulta (almeno secondo la mia analisi) che fossero Nazirei. Tra l’altro i discepoli di Yeshùa mangiavano in maniera diversa rispetto ai discepoli del Battista. Questo è quanto, secondo me, emerge dai Vangeli inclusi nella Bibbia. Chiusa parentesi.

Adesso andiamo al tema in questione: l’accusa. In Giovanni 11: 47-54(NR) leggiamo:
47 I capi dei sacerdoti e i farisei, quindi, riunirono il sinedrio e dicevano: «Che facciamo? Perché quest'uomo fa molti segni miracolosi. 48 Se lo lasciamo fare, tutti crederanno in lui; e i Romani verranno e ci distruggeranno come città e come nazione». 49 Uno di loro, Caiafa, che era sommo sacerdote quell'anno, disse loro: «Voi non capite nulla, 50 e non riflettete come torni a vostro vantaggio che un uomo solo muoia per il popolo e non perisca tutta la nazione». 51 Or egli non disse questo di suo; ma siccome era sommo sacerdote in quell'anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; 52 e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire in uno i figli di Dio dispersi. 53 Da quel giorno dunque deliberarono di farlo morire. 54 Gesù quindi non andava più apertamente tra i Giudei, ma si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Efraim; e là si trattenne con i suoi discepoli.
Il capitolo 11 di Giovanni, riporta uno dei "segni" (miracoli) più importanti di Yeshùa: la risurrezione di Lazzaro di Betània. Questo “segno” è riportato solo in Giovanni e non negli altri Vangeli (sinottici). Secondo alcuni commentatori questi segni, nel Vangelo giovanneo sono 7 e la risurrezione di Lazzaro è il settimo di questi.

Commento.

Nei versetti citati, Gv 11:47-54, i capi dei sacerdoti e i farisei, erano preoccupati di questi segni miracolosi e temevano per la sorte dell’intera nazione. Personalmente ci vedo una preoccupazione per la loro posizione politica all’interno del contesto Romano, piuttosto che un pericolo per la nazione intesa come popolazione di quel territorio. In parole povere, il gruppo (quello del Sinedrio) a cui i Romani avevano concesso di mantenere un certo dominio politico/religioso in ambiente giudaico, avrebbero perso anche questo potere. Il Gran Consiglio, composto da 71 membri (in equal numero sadducei e farisei) con il presidente Nasi ed il vicepresidente Ab-baith-den, poteva essere considerato come un tribunale inferiore della provincia, strutturato secondo un modello gerarchico, ma spogliato dal potere di infliggere la pena capitale; questa aspettava al tribunale Romano. In questo contesto, era meglio che morisse un solo uomo piuttosto che perdere questo potere con tutti i relativi privilegi. Le sessioni ordinarie del Sinedrio erano convocate presso una delle stanze del Tempio di Gerusalemme, mentre le sessioni straordinarie presso la casa del sommo sacerdote che in quel tempo era Caiafa (genero di Anna). Yeshùa fu ritenuto pericoloso a causa dei “segni” che operava in mezzo alla gente; essi avrebbero prodotto un certo effetto sulla gente, ed in maniera negativa nei riguardi dell'ordine del Sinedrio:
48 Se lo lasciamo fare, tutti crederanno in lui; e i Romani verranno e ci distruggeranno come città e come nazione».
Farisei e Sadducei, rappresentavano le due correnti di maggior rilievo all’interno del giudaismo di quel periodo (e del precedente, nell’era del secondo tempio) ma i due gruppi avevano conflitti su varie questioni. I Sadducei includevano principalmente le famiglie sacerdotali e aristocratiche; i loro avi erano i discendenti del sommo sacerdote Sadoc (da cui i Sadociti) e ritenuti, tra i figli di Aronne, coloro che non si erano sviati come gli altri leviti e quindi eredi del servizio del Tempio nella parte consacrata al Signore (Ezechiele 48:10,11). I Farisei (che vuol dire i “separati”, dai loro cugini Sadducei) erano più “vicini” al popolo, sia come ceto sia come ideali, modo di vivere e di ragionare. Giuseppe Flavio in “Antichità Giudaiche" 18:15, scrive:
«Per questi (insegnamenti) hanno un reale ed estremamente autorevole influsso presso il popolo; e tutte le preghiere e i sacri riti del culto divino sono eseguiti conformemente alle loro disposizioni. La pratica dei loro altissimi ideali sia nel modo di vivere sia nei ragionamenti, è l'eminente tributo che gli abitanti delle città pagano all'eccellenza dei Farisei.»
Oltre ai conflitti di ceto, vi erano anche conflitti di ordine culturale e giuridico. Per esempio, i Farisei erano favorevoli all’ellenizzazione, riconoscevano sia la Toràh scritta sia quella ora, mentre i Sadducei non erano favorevoli alla diffusione della cultura greca e riconoscevano solo la Toràh scritta. Inoltre, a differenza dei loro cugini, i Sadducei non credevano nella risurrezione dei morti. Vi erano anche differenze interpretative della stessa Toràh e come applicarla alla vita ebraica.

Questi approfondimenti e specifiche servono per dire che Yeshùa (avendo il titolo di Rabbì), faceva comodo sia alle dottrine dell’una che dell’altra parte. Aveva il favore dei Sadducei quando denunciava il letteralismo, il ritualismo e la tradizione mentre quando poneva l’accento sul messianesimo, sulla risurrezione ed altri temi, aveva il favore dei Farisei. Per questi motivi, è ragionevole dedurre che il Sinedrio si trovò in difficoltà a trovare delle accuse gravi contro di lui agli occhi dei Romani. Ma per quanto scritto appena sopra, ormai questo gruppo di potere giudaico, aveva definito Yeshùa un soggetto pericoloso per la sopravvivenza del loro sistema gerarchico (con i relativi privilegi), all’interno della nazione dominata dai Romani. Inoltre, anche il popolo doveva anche accettare le loro accuse sul Nazareno.

“tutti crederanno in lui”. Se le moltitudini avessero accettato Yeshùa come Messia, (perché sin dai tempi antichi attendevano un liberatore come Ciro di Persia o altri condottieri conquistatori - anche reinterpretando alcune profezie del libro di Daniele) per via dei “segni” (miracoli) che mostrava, a causa della sua predicazione e della sua capacità di richiamare attorno a sé grandi folle, essendo visto dal Sinedrio come un riformatore morale, un violatore del sabato, un oppositore a determinate ideologie, i Romani avrebbero schiacciato il "Gran Consiglio" e annientato il loro ordine “religioso” (filosofico, tradizionale, culturale …..morale). Quindi, era opportuno che venisse messo a morte un solo uomo (Yeshùa) piuttosto che sacrificare l’intera nazione (l'ordine del Sinedrio e la posizione dei suoi membri):
50 e non riflettete come torni a vostro vantaggio che un uomo solo muoia per il popolo e non perisca tutta la nazione».
I versetti successivi, 51 e 52, vengono interpretati come “la profezia di Caifa”, facendo riferimento ad una profezia inconscia o involontaria attribuita per tradizione al sommo sacerdote dai tempi antichi, in cui si credeva che egli avesse la capacità di conoscere le decisioni divine sugli eventi futuri, interpellando due oggetti particolari inseriti all’interno dell’Efod (il pettorale del Sommo Sacerdote, costituito da vari elementi tra i quali 12 pietre): Urim e Thummim (perfetti – forse geometricamente - e lucenti, rivelatori di verità).
51 Or egli non disse questo di suo; ma siccome era sommo sacerdote in quell'anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; 52 e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire in uno i figli di Dio dispersi.
“profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione”. (v,51). Forse il parallelismo con altri passi: "Ha salvato altri e non può salvar se stesso!" (Marco 15:31; Matteo 27:42; Luca 23:35)

e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire in uno i figli di Dio dispersi”(v.52).
"Ho anche delle altre pecore, che non son di quest'ovile; anche quelle io devo raccogliere, ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo pastore." (Giovanni 10:16)

Tuttavia, secondo il mio personale parere, il “profetizzare” di Caifa è riferito alla sua decisione di condannare Yeshùa a morte in un modo o nell’altro, per salvare quella classe di potere, piuttosto che una profezia futura sui popoli e su Yeshùa stesso. Anche “il riunire i figli di Dio dispersi”, è inteso come il riunire i figli di Israele (figli di Dio) che si erano divisi a causa delle differenti correnti ideologiche e tra l’altro, molti erano diventati seguaci di Yeshùa.
54 Gesù quindi non andava più apertamente tra i Giudei, ma si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Efraim; e là si trattenne con i suoi discepoli.
Dopo esser passato sopra ai tempi dell'ignoranza, ora Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di ravvedersi. (Atti 17:30)
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