Manomissioni nelle Scritture Greche e loro motivazioni

Re: Manomissioni nelle Scritture Greche e loro motivazioni

Messaggioda Gianni » giovedì 23 gennaio 2020, 9:47

Perchè è una mitzvàh, un precetto.
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Re: Manomissioni nelle Scritture Greche e loro motivazioni

Messaggioda Janira » giovedì 23 gennaio 2020, 9:54

Sì, ma se non sbaglio, è anche il segno del patto abramitico. Senza essere circoncisi, non si può entrare a far parte del popolo di Israele.
In questo contesto, Gal 5:3 esprime la conseguenza della circoncisione, che è quella di osservare tutta la Torah con il peso della condanna per la trasgressione.
Dopo Yeshua, per fare parte del popolo di Israele ed essere partecipi del nuovo patto, è necessaria la fede in Yeshua,il ravvedimento ed il battesimo (segno del nuovo patto).
A questo punto, per i gentili e secondo me pure per gli ebrei, la circoncisione diventa solo un precetto senza la conseguenza della condanna per il peccato.
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Re: Manomissioni nelle Scritture Greche e loro motivazioni

Messaggioda Janira » giovedì 23 gennaio 2020, 10:32

In 1 cor 7:22 leggiamo:
Poiché colui che è stato chiamato nel Signore, da schiavo, è un affrancato del Signore; ugualmente colui che è stato chiamato mentre era libero, è schiavo di Cristo
I credenti sono schiavi di Yeshua, quindi tenuti a seguire il suo insegnamento, cioè la Torah.
Ultima modifica di Janira il giovedì 23 gennaio 2020, 21:28, modificato 1 volta in totale.
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Re: Manomissioni nelle Scritture Greche e loro motivazioni

Messaggioda Janira » giovedì 23 gennaio 2020, 10:35

Perché allora Paolo attacca così violentemente i Galati? Secondo me, perché ritenevano necessaria la circoncisione per essere partecipi del nuovo patto, ricadendo così nella condanna per il peccato.
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Re: Manomissioni nelle Scritture Greche e loro motivazioni

Messaggioda Janira » giovedì 23 gennaio 2020, 11:47

A questo punto, sorge la questione se tale cambiamento sia una contraddizione dei versetti Mt 5:17-19
Yeshua intendeva dire veramente che tutto doveva rimanere immutato?
Allora ci sarebbe anche una contraddizione con Gv 4:21
Gesù le disse: «Donna, credimi; l'ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre.
Gv 4:23
23 Ma l'ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori
Yeshua profetizza che il sistema del culto al tempio sarebbe cambiato.
Ma secondo me non esiste nessuna contraddizione con Matteo, perché non si tratta di annullare o eliminare, ma vivere in modo diverso. E questo vale anche per la circoncisione.
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Re: Manomissioni nelle Scritture Greche e loro motivazioni

Messaggioda speculator » venerdì 24 gennaio 2020, 16:12

La circoncisione era prima della legge mosaica ed era stata accettata da nostro padre Abraamo.

Il giudeo che non osservava interamente la legge mosaica era maledetto.

Chi non aveva la legge mosaica era giudicato 'senza la legge' quindi era come uno che guida una auto senza volante, senza guida.

Chi si battezzava moriva simbolicamente ed era assolto dai suoi peccati ed era sotto una nuova legge di amorevole benignità di Dio tramite Cristo, dal quale saremo giudicati, avendo la possibilità di vivere per sempre.
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Re: Manomissioni nelle Scritture Greche e loro motivazioni

Messaggioda bgaluppi » domenica 9 febbraio 2020, 2:17

Gianni, questo passaggio del cap.2 di Romani è interessante quanto complesso. Non sono d'accordo sull'uso di telèo in riferimento stretto all'osservanza della legge come proponi. Infatti, il termine che la Scrittura usa sempre in questo senso è terèo (τηρέω), che ritroviamo in Mt 19:17; 23:3; Gv 8:51; 9:16; 14:15; At 15:5; 1Tm 6:14; Gc 2:10; 1Gv 2:3 etc. Paolo, in Rm 2:25, usa πράσσω (pràsso). Al contrario, il verbo telèo non è mai usato in riferimento all'obbedienza ai comandamenti della legge e dunque non si capisce perché dovrebbe essere usato qui in questo senso. A mio avviso, il senso qui è quello di “realizzare”, “compiere”, “esaudire” (Rocci), piú simile a πληρόω in questo caso, ma non così forte.

Il v.14 ha:
ὅταν γὰρ ἔθνη τὰ μὴ νόμον ἔχοντα φύσει τὰ τοῦ νόμου ποιῶσιν, οὗτοι νόμον μὴ ἔχοντες ἑαυτοῖς εἰσιν νόμος
quando infatti i gentili non aventi legge per natura le cose della legge fanno, questi non aventi legge a se stessi sono legge

Da questa frase (anche se usa poièo, come al v.13) si capisce il senso che Paolo dà a telèo: fare per natura le cose richieste dalla legge, ossia compierle, esaudirle istintivamente e anche inconsapevolmente, non necessariamente obbedire (che prevede consapevolezza, intenzione e volontà dettate da un obbligo): “non quelli che ascoltano la legge sono giusti davanti a Dio, ma quelli che la mettono in pratica saranno giustificati”, che siano giudei o stranieri. “Mettere in pratica” significa compiere, realizzare, non necessariamente obbedire in base a obbligo e volontà; se io onoro il padre e la madre anche senza l’intento volontario e consapevole di obbedire ad un comandamento, metto in pratica la legge. È pur vero che qui il termine nòmos è usato con articolo e senza articolo, ma che significa che i gentili non hanno una legge? Certo che ce l'hanno, non sono barbari, hanno la legge romana in ogni caso, e non possono certo avere quella ebraica. Qui Paolo secondo me sta dicendo in linea generale e senza riferimento ad una legge specifica che anche coloro che non hanno una legge ma per natura realizzano le cose richieste dalla legge, è come se l'avessero. Ai vv.10-11, infatti, dice “gloria, onore e pace a chiunque opera bene ... perché davanti a Dio non c'è favoritismo”; chi opera bene (non “chi obbedisce ai dettami della legge”) sarà ben visto da Dio, in quanto Dio guarda le azioni. Le azioni giuste di chi non ha legge sono meglio di quelle ingiuste di chi ha una legge. Legge o non legge, giudei o stranieri, ciò che conta è cosa facciamo; ora, siccome è ovvio che ogni popolo ha una legge, qui sta facendo un esempio in senso lato, senza riferimento ad una legge specifica.

Andando al v.25, Paolo dice che “La circoncisione è utile se tu osservi [πράσσω] la legge; ma se tu sei trasgressore della legge, la tua circoncisione diventa incirconcisione”. Essenzialmente, qui ripete il concetto di prima, ma lo applica ai giudei perché parla di circoncisione: per un giudeo che non osserva la legge, la circoncisione diventa non-circoncisione, ossia lo rende indegno di appartenere ad Israele. Di contro, “Se l'incirconciso realizza le prescrizioni della legge, la sua incirconcisione non sarà considerata come circoncisione? Così colui che è per natura incirconciso, se adempie la legge, giudicherà te, che con la lettera e la circoncisione sei un trasgressore della legge.”. Perché, come dice ai vv.10-11, Dio non guarda il prepuzio, ma le azioni di ogni uomo. Uno straniero che per natura fa cose buone – ossia realizza naturalmente le prescrizioni della Torah, legge di Dio – sarà meglio di un giudeo che non le realizza. L'etnia di appartenenza quindi non conta, “perché davanti a Dio non c'è favoritismo” (v.11).

Per cui, resto dell'opinione che qui Paolo non stia dicendo che l'incirconciso deve osservare la Torah, ma che stia facendo un esempio per far capire che davanti a Dio non conta essere circoncisi o incirconcisi, avere o non avere una legge, ma conta come ci comportiamo. Lo anticipa già al v.6: “Egli renderà a ciascuno secondo le sue [personali] opere”; e lo ribadisce ai vv. 28-29.

Tutto questo è molto interessante perché smentisce chi sostiene che Paolo affermi che la salvezza sussiste per sola fede (Lutero); tuttavia, a mio avviso non supporta l’idea che la salvezza dipenda necessariamente dall’osservanza della Torah, il che implica che nel pensiero paolino il credente non deve necessariamente osservare la legge ebraica, ma che, al contrario, è il giudeo a doverla osservare (questo trova conferma nei vv. 17-24).
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Re: Manomissioni nelle Scritture Greche e loro motivazioni

Messaggioda Gianni » domenica 9 febbraio 2020, 6:44

Tratto la questione al sottotitolo Dio giudica allo stesso modo giudei e pagani - Rm 2:12-16, a pag. 34 di
https://www.biblistica.it/wordpress/wp- ... ROMANI.pdf
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Re: Manomissioni nelle Scritture Greche e loro motivazioni

Messaggioda bgaluppi » domenica 9 febbraio 2020, 11:54

Caro Gianni, mi trovo d’accordo con quanto scrivi. Mi sembra, quindi, che stiamo dicendo la stessa cosa, al di là dei dettagli. Con una sfumatura di differenza.

Ciò che emerge qui, a mio avviso, è che nel pensiero paolino non conta tanto essere circoncisi, ma piuttosto mettere in pratica i comandamenti della Torah (ma attenzione: non obbedire alla Torah). Così, l’incirconciso che non ha la Torah ma la mette in pratica per istinto naturale (senza un intento preciso dettato da obbligo di obbedienza), sarà più giusto di un circonciso che – avendo obbligo di obbedienza (cfr. Gal 5:3) – non la mette in pratica. Tutto questo per dire che Dio non guarda tanto alla condizione esteriore o all’appartenenza etnica, ma piuttosto alle opere messe in atto da ogni uomo.

Tutto il discorso è rivolto specialmente ai giudei, o a certi giudei come anche tu specifichi, che evidentemente si ritenevano superiori in virtù della circoncisione e dell’elezione. Paolo smonta queste convinzioni, affermando che “davanti a Dio non c’è favoritismo” e che “Egli renderà a ciascuno secondo le sue opere”. Tuttavia, per tornare in tema, mi pare che Paolo non affermi che l’incirconciso debba osservare la Torah, altrimenti contraddirebbe se stesso quando scrive “Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù. Ecco, io, Paolo, vi dichiaro che, se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà a nulla. Dichiaro di nuovo: ogni uomo che si fa circoncidere, è obbligato a osservare tutta la legge. Voi che volete essere giustificati dalla legge, siete separati da Cristo; siete scaduti dalla grazia. Poiché quanto a noi, è in spirito, per fede, che aspettiamo la speranza della giustizia. Infatti, in Cristo Gesù non ha valore né la circoncisione né l'incirconcisione; quello che vale è la fede che opera per mezzo dell'amore.” (Gal 5:1-6).

1. “se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà a nulla”. Perché?, Perché
2. “ogni uomo che si fa circoncidere, è obbligato a osservare tutta la legge”

Ogni uomo (non circonciso) che si fa circoncidere è obbligato all’obbedienza, perché diventa ebreo (di contro, chi non è corconciso non è obbligato, ovviamente). Da ciò emerge chiaramente che il convertito che si circoncide diventa ebreo e dunque ha il dovere di obbedire a tutta quanta la Torah, compresi i riti sacrificali e di purità (ciò è valido ancora oggi per lo straniero religioso che si circoncide, eccezion fatta per i molti comandamenti aboliti in virtù dell'assenza del tempio). In effetti, è proprio questo che il Concilio di Gerusalemme in At 15 decide: che i goyim convertiti non debbano essere circoncisi, il che, nel pensiero dei giudei Giacomo e Paolo, significa che non sono sottoposti al giogo della Torah. Si potrebbe obbiettare: allora ciò significa che i goyim convertiti possono disobbedire alla Torah? No di certo, perché credere in Cristo significa obbedire ai suoi comandamenti e perché nel pensiero paolino “quello che vale è la fede che opera per mezzo dell'amore” e “poiché tutta la legge è adempiuta in quest'unica parola: «Ama il tuo prossimo come te stesso»” (Gal 5:6,14). Il credente rinato in Cristo tramite il battesimo non può certo uccidere, commettere adulterio, disonorare il padre e la madre etc., ma non deve neppure preoccuparsi di obbedire alla legge ebraica, non essendo ebreo! Il giudeo Paolo ragiona in termini giuridici: la Torah è la legge ebraica e solo gli ebrei vi sono sottoposti per ordine della Torah stessa, mentre gli stranieri non le sono sottoposti a meno che si circoncidano. Paolo ragionava da giudeo, non da cristiano. Lo stesso faceva Giacomo, che – nonostante la fede in Cristo – non smise mai di osservare la Torah come ogni giudeo. Sarebbe anche assurdo pensare che i goyim convertiti dovessero osservare la Torah “parzialmente”, certe cose si e altre no: dove è scritto questo? Si tratta di pura speculazione. La circoncisione comportava l’obbligo di obbedienza ed è questo che Paolo vuole evitare ai convertiti, i quali sono giustificati tramite la fede in Cristo.

Tuttavia, mi pare che Paolo rinunci al suo obbligo di obbedienza di giudeo circonciso quando include se stesso tra quelli che attendono la salvezza in spirito e per fede in Cristo. Dopo aver detto con estrema autorità che “ogni uomo che si fa circoncidere, è obbligato a osservare tutta la legge”, afferma: “quanto a noi, è in spirito, per fede, che aspettiamo la speranza della giustizia”. Paolo, da circonciso, non aveva l'obbligo di osservanza come ha appena dichiarato? Forse è per questo che circolavano voci su di lui e che Giacomo e gli anziani lo ammoniscono e lo invitano ad andare al tempio con altri giudei per la purificazione e dimostrare che “anche lui osserva la legge”?, “così tutti conosceranno che non c'è niente di vero nelle informazioni che hanno ricevute sul tuo conto; ma che tu pure osservi la legge” (At 21:24). Se da un lato alcuni potrebbero leggere in queste parole una conferma del fatto che Paolo seguisse la halakhah, dall'altro Gal 5:5 sembra asserire qualcosa di diverso e le parole di Giacomo suonerebbero come un gentile "ordine", diciamo un invito, a dimostrare la sua osservanza di giudeo per confutare le voci che circolavano. Del resto, se Paolo era un giudeo osservante, perché mai dovevano accusarlo di non seguire la halakhah come ogni giudeo? Perché mai Giacomo e gli anziani sono costretti a chiedergli di dimostrarlo?

E qui sorge la domanda: possibile che il giudeo Paolo avesse smesso di obbedire alla Torah come ogni giudeo era obbligato a fare e come, evidentemente, gli apostoli di Gerusalemme facevano? Tra tutti i suoi viaggi si recava a Gerusalemme per adempiere agli obblighi prescritti nella Torah? Celebrava Pesach come ogni giudeo doveva fare e come Giacomo il Giusto certamente faceva?
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Re: Manomissioni nelle Scritture Greche e loro motivazioni

Messaggioda Gianni » lunedì 10 febbraio 2020, 9:08

Antonio, rispondo in merito a Gal 5:3: “Ogni uomo che si fa circoncidere, è obbligato a osservare tutta [ὅλον] la legge”.
L’aggettivo ὅλος indica “tutto” nel senso di tutto intero, tutto al completo (cfr. l’uso che Paolo ne fa anche altrove). La Toràh è composta sia dall’Insegnamento vero e proprio di Dio (che include i comandamenti), sia dalla parte rituale. Come sappiamo, la parte rituale fu superata con l’applicazione del sacrificio di Yeshùa che divenne sommo sacerdote in senso spirituale. Paolo sta in pratica dicendo che chi si fa circoncidere ricade nell’obbligo di applicate la Toràh tutta intera (ὅλος), compresa la parte rituale.
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