‭2Ts 2:7-10

‭2Ts 2:7-10

Messaggioda mimymattio » martedì 13 marzo 2018, 17:25

«Infatti il mistero dell’empietà è già in atto, soltanto c’è chi ora lo trattiene, finché sia tolto di mezzo. E allora sarà manifestato l’empio, che il Signore {Gesù} distruggerà con il soffio della sua bocca, e annienterà con l’apparizione della sua venuta. La venuta di quell’empio avrà luogo, per l’azione efficace di Satana, con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi, con ogni tipo d’inganno e d’iniquità a danno di quelli che periscono perché non hanno aperto il cuore all’amore della verità per essere salvati.» - ‭2 Ts 2:7-10‬

Riguardo a questi versetti ne ho sentite di tutti i colori. Io personalmente non ci vedo l'anticristo professato dalle religioni e nemmeno un individuo specifico. Mi sembra che Paolo stia anticipando l'apostasia che subentrerà nella congregazione dei discepoli di Yeshùa, personificandola in un empio. Apostasia che gli apostoli, mentre erano ancora in vita, riuscivano a trattenere.
Riuscite ad aiutarmi e darmi qualche altro spunto per la comprensione?
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Re: ‭2Ts 2:7-10

Messaggioda bgaluppi » martedì 13 marzo 2018, 21:14

Ciao mimy. Ai vv. 4-4 si parla di “uomo del peccato, il figlio della perdizione, l'avversario”, che dovrà essere manifestato assieme all'apostasia prima della venuta del messia (v. 3). Tale personaggio “s'innalza sopra tutto ciò che è chiamato Dio od oggetto di culto; fino al punto da porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando se stesso e proclamandosi Dio” (v. 4).

Iniziamo a fare alcune osservazioni su questi versetti. Tale personaggio è un uomo, poiché è ὁ ἀντικείμενος (ho antikèimenos), “colui che si oppone”. A chi si oppone? A Dio, alla sua legge, naturalmente. Egli si innalzerà sopra a tutto ciò che è oggetto di culto e sopra a Dio stesso e si siederà nel tempio di Dio, proclamandosi Dio. Ciò significa che il tempio dovrà prima essere ricostruito, quindi non può trattarsi simbolicamente dell'apostasia. Anche perché al v. 3 Paolo dice che prima della venuta del messia verrà l'apostasia e sarà manifestato l'empio, indicando chiaramente due eventi diversi (apostasia - empio); l'empio sarà manifestato “a suo tempo” (v. 6), ma dopo il dilagare dell'apostasia, già in atto ai tempi di Paolo ma trattenuta dagli apostoli (v. 7); nel momento in cui gli apostoli saranno morti e l'apostasia sarà dilagata, allora sarà manifestato l'empio (v. 8). Questo “allora” (τότε, tòte) indica un momento temporale successivo al dilagare dell'apostasia in seguito alla dipartita degli apostoli; non ci dà un'indicazione precisa in termini di tempo, ma stabilisce che l'empio sarà rivelato in seguito alla dipartita degli apostoli e al dilagare dell'apostasia.

Dunque abbiamo:

- apostasia già in atto ai tempi di Paolo, ma trattenuta dagli apostoli (falsi maestri che già predicavano false dottrine, spacciandosi per apostoli, 2Cor 11:13; 2Pt 2:1)
- dipartita degli apostoli e dilagare dell'apostasia (nascita della religione di stato, il “cristianesimo”)
- manifestazione dell'empio “a suo tempo”

Io credo — e questa è una mia opinione — che l'empio sarà un falso messia, che si proclamerà tale (e sarà riconosciuto come tale, perché contribuirà a ricostruire il tempio e dare vita ad un rientro in massa degli ebrei in erètz Israel). Forse un uomo politico.
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Re: ‭2Ts 2:7-10

Messaggioda mimymattio » martedì 13 marzo 2018, 21:48

Grazie Antonio. Oltre a 2Ts 2 ci sono altri passi che supportano tale esegesi?
Ciao Jon. Svariate volte sono stati identificati dei messia e poi alla fine non hanno concluso nulla. Uno degli ultimi Rebbe dei Chabad si pensava fosse il messia e al suo funerale molti suoi discepoli erano convinti che risuscitasse.
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Re: ‭2Ts 2:7-10

Messaggioda bgaluppi » martedì 13 marzo 2018, 22:16

Per adesso non mi vengono in mente, ma se li trovo li indico. La cosa interessante è che Paolo afferma che tale personaggio si siederà nel tempio di Dio, proclamandosi Dio. Il tempio di Dio è solo uno, quello di Gerusalemme, di cui Ezechiele predice la ricostruzione, e anche Paolo la predice, evidentemente. Sul proclamarsi Dio, può trattarsi solo di un re messia, in quanto solo il re (e per di più messia) è il rappresentante di Dio in mezzo agli uomini. Il senso deve essere questo. Nessun ebreo accetterebbe mai che un uomo si proclami Dio, se non in senso simbolico nel caso di un messia che ricostruisce il tempio.
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Re: ‭2Ts 2:7-10

Messaggioda bgaluppi » martedì 13 marzo 2018, 23:50

Questo empio opposto a Dio di cui parla Paolo (una sorta di anti-Messia) non è che Armilus, menzionato nei tardi midrashim apocalittici e apparentemente anche nei targum Yonathan e Yerushalmi (devo cercarlo per verificare). Rabbi Yitzchak disse: “Il Figlio di Davide, non verrà fino a quando l'intero mondo non sarà convertito alla fede degli eretici.” (Sanhedrin 97a). Ciò è conforme a quanto afferma Yeshùa: “sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno grandi segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti.“ (Mt 24:24). Su Armilus esiste una vasta tradizione, di cui Paolo sembra essere consapevole. Comunque, qui alcune info:

http://yeshua-mashiach.blogspot.it/2011 ... tempi.html
http://www.jewishencyclopedia.com/articles/1789-armilus
http://messiev.forumfree.it/m/?t=65365923

Naturalmente, sono cose da prendere con le pinze. Però, Paolo fa certamente riferimento ad un individuo, “colui che si oppone” (alla Torah), e si siede nel tempio al posto di Dio, dunque si proclama Dio, o comunque sostituisce la Sua legge. Se non fosse un individuo, non si capisce perché lo chiami “uomo del peccato”; non può essere simboleggiato dall'apostasia, perché è ben distinto da essa (sarà manifestato — cioè reso visibile, noto — dopo l'avvento dell'apostasia, dunque non può essere l'apostasia stessa).
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Re: ‭2Ts 2:7-10

Messaggioda bgaluppi » mercoledì 14 marzo 2018, 0:27

Ho controllato il Targum Yonathan su Is 11:4, e effettivamente sembra che Paolo citi Is 11:4 in riferimento all'empio, l'uomo del peccato della fine dei tempi:

“and he shall smite the sinners of the earth with the word of his mouth, and with the speech of His lips he shall slay Armillus the wicked”, tradotto: “e colpirà i peccatori della terra con la parola della sua bocca, e con il soffio delle sue labbra [la sua parola] ucciderà Armillus il malvagio” — Targum Yonathan, Is 11:4

“E allora sarà manifestato l'empio, che il Signore Gesù distruggerà con il soffio della sua bocca, e annienterà con l'apparizione della sua venuta” — 2Tes 2:8

“Colpirà il paese con la verga della sua bocca, e con il soffio delle sue labbra farà morire l'empio.” — Is 11:4

Leggendo Is 11:4 si potrebbe pensare che “l'empio” sia genericamente ogni essere umano malvagio. Ma il Targum lo identifica in Armilus, e Paolo ne “l'uomo del peccato, il figlio della perdizione, colui che si oppone”. Armilus, secondo la tradizione, sarebbe Belial, il “senza giogo”, ossia senza Torah, come Paolo definisce “colui che si oppone”: “E quale accordo fra Cristo e Beliar? O quale relazione c'è tra il fedele e l'infedele?” (2Cor 6:15). Sarebbe il Gog dei profeti e di Apocalisse.
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Re: ‭2Ts 2:7-10

Messaggioda mimymattio » mercoledì 14 marzo 2018, 0:39

Grandissimo Antonio! Grazie molte, questo passo del Targum pseudo Yonathan ha risolto un po' di dubbi. Adesso mi leggo l'articolo del blog che mi hai consigliato (tra l'altro l'autore di quel sito ha scritto il libro che ti avevo mandato). Mi prendo del tempo per risponderti su questo Armillus.
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Re: ‭2Ts 2:7-10

Messaggioda bgaluppi » mercoledì 14 marzo 2018, 0:40

:-) Ok. Ti lascio la palla... ;)
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Re: ‭2Ts 2:7-10

Messaggioda bgaluppi » mercoledì 14 marzo 2018, 1:30

Riflettevo su 2Tes 2:3, in cui Paolo, relativamente all'empio, usa ἀποκαλυφθῇ (apokalyfthè), che è la terza pers. sing. del congiuntivo aoristo passivo di ἀποκαλύπτω (apokalüpto), che significa rivelare, rendere manifesto, ossia togliere il velo e rendere conoscibile ciò che è nascosto e ancora inconoscibile. Dunque, non possiamo sapere l'identità di questo empio finché essa non sia rivelata. Ed è ovvio che non possa rappresentare simbolicamente ciò che già conosciamo bene e che ci circonda: l'apostasia, la deriva della moralità, il malcostume, il comportamento opposto alla legge di Dio; semmai, sarà qualcuno che si farà promotore dell'apostasia, al punto da renderla legge. Viene da pensare ad un fortissimo personaggio politico, a capo di un impero (Hitler e altri ci hanno già provato). Questo empio è ὁ ἄνθρωπος τῆς ἀνομίας (ho ànthropos tès anomìas), “l'essere umano dell'assenza di legge”, dunque un essere umano (ho ànthropos) che rappresenta un pensiero completamente opposto alla legge di Dio. Ciò è conforme alla descrizione che ne fanno le opere rabbiniche aggadiche tarde e il midrash apocalittico haMashiach Otot:

“racconterà alle nazioni del mondo: "Credete in me. Io sono il vostro Dio, io sono il vostro Cristo e il vostro Dio". Ed immediatamente essi crederanno in lui”. Poi il midrash continua, con descrizioni che ricalcano Apocalisse 19:19 e 20:8,9 sulla guerra di satana, la bestia, Gog e Magog contro il Messia, i santi (Israel) e Gerusalemme. Molto interessante. Dunque, prima sedurrà tutte le nazioni, convincendo ogni uomo ad abbandonare Dio e seguire lui come Dio, poi cercherà di sconfiggere il vero Messia (che sarà manifestato dopo la rivelazione dell'empio) e i suoi santi, ma sarà annientato.

Difficile dunque che l'empio possa essere simbolicamente una condizione, o un modo di essere, poiché Paolo lo chiama “l'essere umano senza legge”, e deve essere ancora rivelato. Sarà qualcuno che — per mezzo di “ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi” (probabilmente falsi miracoli e plateali "segni dal cielo") — si sostituirà a Dio e alla Sua legge, cioè rinnegherà la Toràh e la soppianterà con la sua legge, opposta. Gli uomini non crederanno più in Dio, crederanno in lui, in virtù di quelle opere potenti. Per questo Sanhedrin 97a dice che “Il Figlio di Davide, non verrà fino a quando l'intero mondo non sarà convertito alla fede degli eretici”. Gli uomini credono a ciò che vedono.
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Re: ‭2Ts 2:7-10

Messaggioda mimymattio » mercoledì 14 marzo 2018, 2:10

Qualcosa ancora non mi torna. Interessanti tutti i riferimenti al Targum e alla tradizione nei midrashim, però il testo dice: "Perciò Dio manda loro una potenza d’errore perché credano alla menzogna; affinché tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma si sono compiaciuti nell’iniquità, siano giudicati." (vv. 11,12) A cosa devono credere? Alla menzogna. E qual è questa menzogna? Il seguire l'uomo del peccato, l'empio, il "senza Toràh". Il giudizio da parte di Dio è successivo e conseguente alla "potenza d'errore". E come potrebbe essere? Dio manda "potenza d'errore" e poi giudica chi commette quel errore? Non so. Sembrerebbe che Paolo invece si riferisca al giudizio di Dio successivo alla venuta del messia e alla fine del millennio: "Quando saranno trascorsi i mille anni, Satana sarà liberato dalla sua prigione, e andrà a convincere Gog e Magòg e tutti i popoli del mondo numerosi come la sabbia del mare, e li radunerà per la guerra." - Ap ‭20:7,8‬ ‭(TILC)

Se sto facendo confusione dimmelo.
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