sinedrio ed "espulsione"

Re: sinedrio ed "espulsione"

Messaggioda Daminagor » venerdì 17 novembre 2017, 11:59

Invece di sprecare tante parole (tra l'altro sempre uguali), cara Giorgia, perchè non rispondi alle mie domande e provi a fornire i chiarimenti di cui ho parlato?
Siccome il mesaggio cristiano dovrebbe essere di pace, amore e fratellanza, mi pare legittimo domandarsi se Yeshùa insegnasse o meno il rispetto di una legge ebraica che implica l'ostracismo che, per dirla tutta, non è esattamente una misura molto amorevole...basta guardare gli effetti disastrosi che la sua applicazione ha sui testimoni di geova fuoriusciti. Sai rispondere a questo?
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Re: sinedrio ed "espulsione"

Messaggioda bgaluppi » venerdì 17 novembre 2017, 12:51

Siete andati molto avanti. Rispondo a Daminagor:

E quindi possibile affermare che Yeshùa con queste parole si riferisca alla pratica del cherem? Si potrebbe dire che tale forma di ostracismo è cristiana, essendo stata insegnata anche da Yeshùa?


Come Israel ha fatto notare, Yeshùa insegna al singolo come rapportarsi con colui che fa di testa sua e non ascolta i fratelli della comunità (qui tradotto con "chiesa" ma si riferisce ala comunità degli israeliti, perché la ekklesia dei credenti non esisteva ancora). Non si tratta certo di scomunica, che non poteva essere decretata dal singolo.
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Re: sinedrio ed "espulsione"

Messaggioda ALESSIA » venerdì 17 novembre 2017, 12:57

Faccio fatica a credere che leggendo le parole di Yeshua si possa rimanere confusi.
Rimane confuso che estrapola i versetti dal contesto e ne fa di tutto per demolire la veridicità delle Scritture Greche;
Rimane confuso chi al posto di indagare la Scrittura che si spiega da sola nel suo contesto generale, guarda il comportamento degli uomini e alle loro dottrine che sono estranee alla Scrittura.
E' stato più volte affrontato il tema di Yeshua e la classe sacerdotale del tempo, sono state affrontate in diverse occasioni, tematiche che hanno reso confusione dottrinale, ma niente il virus che attacca alcuni soggetti resiste a tutte le spiegazioni perchè alla base non c'è la volontà di capire ma solo quella di insinuare i dubbi per distruggere.
Personalmente proverei vergogna nel riempire il forum con domande che non hanno nessun senso ma sono prese qua e la su internet. Confido che con l'anno che verrà alcuni cominceranno a ragionare con la propria testa e non con quella degli altri;
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Re: sinedrio ed "espulsione"

Messaggioda Armageddon » venerdì 17 novembre 2017, 12:59

Bgaluppi perché "scomodare" altri fratelli e addirittura la comunità degli israeliti se la cosa doveva rimanere tra i due fratelli coinvolti?
Se il fratello pecca contro di me potevo trattarlo come pagano a prescindere?
Ciò che non comprendo è se la decisione finale spettava comunque al singolo o alla comunità..
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Re: sinedrio ed "espulsione"

Messaggioda bgaluppi » venerdì 17 novembre 2017, 13:08

Non si tratta di amore, pace e fratellanza, si tratta di "vivi e lascia vivere", nel senso che nessuno può obbligare alcuno a vivere in un certo modo, se quello vuol far di testa sua. Yeshùa dice "sia per te come il pagano o il pubblicano", ossia lascialo perdere. Non dice "scomunicalo".

Armagheddon, Yeshùa dice "se un uomo ha peccato contro di te"; il che significa che costui ha violato la legge, ossia la Torah, perché ciò che "è peccato" è stabilito dalla Torah. Cosa fare? Denunciarlo al Sinedrio? No, prima parlaci tu, e magari la cosa si risolve tra voi e "Se ti ascolta, avrai guadagnato tuo fratello"; se non si risolve, parlane con lui davanti a uno o due testimoni, "affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni"; se non ti ascolta, parlane alla comunità (che non è il Sinedrio), così forse ascolterà la comunità. Se persiste, lascialo perdere.

Yeshùa sta insegnando a comportarsi in modo giusto e tale da riportare la pace tra due dissidenti. In presenza di una violazione della legge che reca offesa o danno ad una persona, la prima cosa è cercare di risolvere la cosa. Ciò tutela soprattutto chi ha peccato. Ma se non c'è verso di convincere il peccatore a ravvedersi, ognuno per la sua strada senza sensi di colpa.
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Re: sinedrio ed "espulsione"

Messaggioda Armageddon » venerdì 17 novembre 2017, 13:16

Bgaluppi ok penso finalmente di aver capito :YMPEACE:
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Re: sinedrio ed "espulsione"

Messaggioda bgaluppi » venerdì 17 novembre 2017, 13:19

:-) Pensa a cosa faresti tu. Se un tuo caro amico ti reca un danno e infrange la legge, tu lo denunci subito oppure prima ci parli in tutti i modi possibili, magari con l'aiuto di amici comuni per risolvere la cosa e salvare l'amicizia? ;)
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Re: sinedrio ed "espulsione"

Messaggioda Daminagor » venerdì 17 novembre 2017, 13:31

Grazie Antonio.
In definitiva, tu ritieni che Yeshùa, in quanto rabbi e profondo conoscitore della Legge, non insegnasse ai suoi discepoli che in caso di trasgressioni dovevano sottoporsi all'autorità del beit din ed eventualmente all'ostracismo?
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Re: sinedrio ed "espulsione"

Messaggioda Armageddon » venerdì 17 novembre 2017, 13:35

Pensa a cosa faresti tu. Se un tuo caro amico ti reca un danno e infrange la legge, tu lo denunci subito oppure prima ci parli in tutti i modi possibili, magari con l'aiuto di amici comuni per risolvere la cosa e salvare l'amicizia? ;)


Bgaluppi é ovvio che dipende dal torto subito..personalmente non riesco a fare di questo insegnamento un discorso generale. :YMPEACE:
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Re: sinedrio ed "espulsione"

Messaggioda bgaluppi » venerdì 17 novembre 2017, 14:34

Daminagor, Yeshùa insegna a perdonare il fratello e a riconciliarsi in presenza di un dissidio (Mt 7:1-5; Mt 5:21-26). Ciò è conforme alla Torah. Al punto che il profeta Isaia mette in guardia chi osa presentarsi davanti al Signore in assenza di purezza interiore: “io non posso sopportare l'iniquità unita all'assemblea solenne ... Lavatevi, purificatevi, togliete davanti ai miei occhi la malvagità delle vostre azioni; smettete di fare il male; imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l'oppresso, fate giustizia all'orfano, difendete la causa della vedova!” (Is 1:13,16,17); “Praticare la giustizia e l'equità è cosa che il Signore preferisce ai sacrifici.” (Pr 21:3); “Poiché ho provato diletto nell’amorevole benignità e non nel sacrificio; e nella conoscenza di Dio anziché negli olocausti.” (Os 6:6). Addirittura va oltre:

“amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; poiché egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno lo stesso anche i pubblicani? E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno anche i pagani altrettanto? Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste.” — Mt 5:44-48

Non si tratta di essere conformi alle tradizioni degli uomini, si tratta di essere conformi alla perfezione di Dio. Yeshùa non insegna ad obbedire agli uomini, a quello ci pensavano i farisei; lui insegna ad obbedire a Dio. I suoi insegnamenti non devono essere giudicati e compresi alla luce delle tradizioni, ma alla luce della voce spirituale del Tanach. E comunque, non era certo consuetudine denunciare un fratello al tribunale per un motivo qualsiasi. Giuseppe, dopo aver scoperto che Myriam era incinta, non intende disobbedire alla Torah e decide di lasciarla, ma in segreto: “Giuseppe, suo marito, che era uomo giusto e non voleva esporla a infamia, si propose di lasciarla segretamente” (Mt 1:19). Persino in presenza di una grave violazione, come sul sabato, dovevano esserci testimoni ed era obbligatoria un'ammonizione verbale, prima di essere espletato un processo vero e proprio.
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