Interpretazione delle Scritture Ebraiche
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marco
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Re: Interpretazione delle Scritture Ebraiche
Caro Andrea, non mi va di riportare chiari passi biblici dove l'iperbole la puoi vedere solo tu.
Le guerre di conquista non sono fantasie narrative. Le ragioni umane dietro a quelle guerre, non le discuto.
Homo homini lupus è una caratteristica di tutti gli uomini. Il più forte preda il debole. Funziona così da sempre.
Ma quanto in queste azioni c'è di Dio?
Nella Torà il comando del libello del ripudio viene da Dio. Gesù chiarisce che non fu Dio ma Mosè.
Le guerre di conquista non sono fantasie narrative. Le ragioni umane dietro a quelle guerre, non le discuto.
Homo homini lupus è una caratteristica di tutti gli uomini. Il più forte preda il debole. Funziona così da sempre.
Ma quanto in queste azioni c'è di Dio?
Nella Torà il comando del libello del ripudio viene da Dio. Gesù chiarisce che non fu Dio ma Mosè.
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Andrea Varxhetta
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Re: Interpretazione delle Scritture Ebraiche
Caro Marco, il punto che sollevi non mette in discussione l’Unità della Fonte, ma ne svela la Pedagogia. Quando Yeshùa cita il libello del ripudio (Mt 19:8), non sta smentendo Mosè, ma sta applicando una chiave di lettura fondamentale cioè la distinzione tra il Principio (il progetto ideale del Creatore) e la Concessione (la legge adattata alla fragilità umana).
Nella biblistica ebraica, questo si lega al concetto di Zimzùm (contrazione): HaShem contrae la Sua giustizia assoluta per poter parlare a un uomo immerso nella violenza e nel limite. Le guerre di conquista o le leggi dure non sono "opinioni" di Mosè, ma sono il momento in cui D-o accetta di "sporcarsi le mani" con la nostra storia per non lasciarci senza una guida.
Se D-o avesse dato una Legge tarata sulla perfezione angelica, non sarebbe stata una guida per l'uomo, ma una condanna. Il comando del ripudio o le leggi di guerra erano argini per contenere un male peggiore, concessioni alla "durezza del cuore" necessarie in quel momento storico per educare il popolo, passo dopo passo, verso il Chesed (la Grazia).
Yeshùa non dice che Mosè ha sbagliato, ma dice: "Da principio non era così". Egli riporta lo sguardo alla Fonte originale, togliendo il velo delle concessioni che erano state necessarie per la sopravvivenza di un popolo arcaico.
Dobbiamo quindi distinguere tra ciò che D-o è (Eterno, Misericordioso, Unico) e il modo in cui D-o educa (usando l'alfabeto umano, anche quello violento, per elevarci). Se scambiamo lo strumento pedagogico per il volto definitivo di D-o, restiamo nell'imbarazzo. Se invece capiamo che la Torah è un organismo vivo che accompagna l'uomo dal fango alla Luce, allora tutto diventa armonico.
Il cammino biblico è il passaggio dalla "legge del più forte" (Homo homini lupus) alla responsabilità del Tikkùn. Non c'è un D-o di Mosè e un D-o di Yeshùa: c'è un unico Padre che ha avuto la pazienza di istruirci partendo dalle nostre tenebre.
Shalom u’verachah
Nella biblistica ebraica, questo si lega al concetto di Zimzùm (contrazione): HaShem contrae la Sua giustizia assoluta per poter parlare a un uomo immerso nella violenza e nel limite. Le guerre di conquista o le leggi dure non sono "opinioni" di Mosè, ma sono il momento in cui D-o accetta di "sporcarsi le mani" con la nostra storia per non lasciarci senza una guida.
Se D-o avesse dato una Legge tarata sulla perfezione angelica, non sarebbe stata una guida per l'uomo, ma una condanna. Il comando del ripudio o le leggi di guerra erano argini per contenere un male peggiore, concessioni alla "durezza del cuore" necessarie in quel momento storico per educare il popolo, passo dopo passo, verso il Chesed (la Grazia).
Yeshùa non dice che Mosè ha sbagliato, ma dice: "Da principio non era così". Egli riporta lo sguardo alla Fonte originale, togliendo il velo delle concessioni che erano state necessarie per la sopravvivenza di un popolo arcaico.
Dobbiamo quindi distinguere tra ciò che D-o è (Eterno, Misericordioso, Unico) e il modo in cui D-o educa (usando l'alfabeto umano, anche quello violento, per elevarci). Se scambiamo lo strumento pedagogico per il volto definitivo di D-o, restiamo nell'imbarazzo. Se invece capiamo che la Torah è un organismo vivo che accompagna l'uomo dal fango alla Luce, allora tutto diventa armonico.
Il cammino biblico è il passaggio dalla "legge del più forte" (Homo homini lupus) alla responsabilità del Tikkùn. Non c'è un D-o di Mosè e un D-o di Yeshùa: c'è un unico Padre che ha avuto la pazienza di istruirci partendo dalle nostre tenebre.
Shalom u’verachah
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marco
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Re: Interpretazione delle Scritture Ebraiche
Caro Andrea, non cambiamo le carte in tavola. Gesù sta dicendo che quel comando non viene da Dio. Non stiamo discutendo sull’insegnamento ma sull’autorità di quel comando.
Allora quali altre norme all’interno della Torah non vengono da Dio secondo Gesù?
L'Ammonita e il Moabita non entreranno nella comunità del Signore; nessuno dei loro discendenti, neppure alla decima generazione, entrerà nella comunità del Signore; non vi entreranno mai perché non vi vennero incontro con il pane e con l'acqua nel vostro cammino quando uscivate dall'Egitto e perché hanno prezzolato contro di te Balaam, figlio di Beor, da Petor nel paese dei due fiumi, perché ti maledicesse. Dt 23,4-5
Eppure Gesù è andato nei luoghi dove abitavano i discendenti "maledetti" a predicare che il Regno di Dio è pure per loro.
La sua fama si sparse per tutta la Siria e così condussero a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guariva. 25 E grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano. Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. 2 Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Il comando eterno di DT 23 era da Dio o da Mosè?
Allora quali altre norme all’interno della Torah non vengono da Dio secondo Gesù?
L'Ammonita e il Moabita non entreranno nella comunità del Signore; nessuno dei loro discendenti, neppure alla decima generazione, entrerà nella comunità del Signore; non vi entreranno mai perché non vi vennero incontro con il pane e con l'acqua nel vostro cammino quando uscivate dall'Egitto e perché hanno prezzolato contro di te Balaam, figlio di Beor, da Petor nel paese dei due fiumi, perché ti maledicesse. Dt 23,4-5
Eppure Gesù è andato nei luoghi dove abitavano i discendenti "maledetti" a predicare che il Regno di Dio è pure per loro.
La sua fama si sparse per tutta la Siria e così condussero a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guariva. 25 E grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano. Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. 2 Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Il comando eterno di DT 23 era da Dio o da Mosè?
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Andrea Varxhetta
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Re: Interpretazione delle Scritture Ebraiche
Caro Marco,
perdonami, ma la tua analisi confonde il testo normativo con la sua applicazione profetica. Affermare che Yeshùa stia dichiarando che certi comandi 'non vengono da D-o' è un errore esegetico che ignora secoli di giurisprudenza biblica. Vediamo perché, con i testi alla mano.
Il caso di Deuteronomio 23 e Rut.
Se il divieto di Dt 23,4 fosse una 'maledizione ontologica' da parte di D-o, l'intero libro di Rut sarebbe un'eresia. Invece, Rut la Moabita è la capostipite della dinastia messianica. La tradizione ebraica (si veda il Talmud, Yevamot 76b) spiega che il divieto riguardava i maschi di Moab (che non offrirono pane e acqua) e non le femmine. Questo dimostra che la Legge di HaShem non è mai cieca, ma legata alla condotta e al cuore. Yeshùa, andando verso i 'lontani', non abroga la Legge, ma ne applica la corretta interpretazione profetica (già presente in Isaia 56:3-7).
Su (Mt 19:8), la tua interpretazione cade tecnicamente. Yeshùa non dice che Mosè ha inventato una legge 'senza D-o'. Dice che Mosè ha legiferato 'prous ten sklerokardian umon' (a motivo della durezza del vostro cuore). Nella teologia biblica, questo è il concetto di Legge Pedagogica. D-o ha autorizzato Mosè a regolamentare il male (il ripudio selvaggio) per proteggere la parte debole (la donna). Non è una negazione dell'autorità divina di Mosè, ma una distinzione tra lo Stato Ideale ( in Genesi l'uomo e la donna sono uno) e lo Stato di Emergenza (Deuteronomio: se proprio dovete lasciarvi, fatelo legalmente per non distruggere la donna).
Dividere la Toràh in 'pezzi di D-o' e 'pezzi di Mosè' è un approccio gnostico estraneo alla biblistica. Yeshùa dice chiaramente: 'Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti' (Mt 5:17). Se avesse accusato Mosè di aver scritto leggi false, si sarebbe smentito da solo.
Sarei felice se Noiman potesse confermare come l'esegesi ebraica risolve la tensione tra il rigore di Dt 23 e l'accoglienza di Rut, perché è proprio in quella 'fessura' che si inserisce l'agire di Yeshùa, non come un oppositore di Mosè, ma come colui che ne rivela il fine ultimo (Telos)."
Shavua Tov
perdonami, ma la tua analisi confonde il testo normativo con la sua applicazione profetica. Affermare che Yeshùa stia dichiarando che certi comandi 'non vengono da D-o' è un errore esegetico che ignora secoli di giurisprudenza biblica. Vediamo perché, con i testi alla mano.
Il caso di Deuteronomio 23 e Rut.
Se il divieto di Dt 23,4 fosse una 'maledizione ontologica' da parte di D-o, l'intero libro di Rut sarebbe un'eresia. Invece, Rut la Moabita è la capostipite della dinastia messianica. La tradizione ebraica (si veda il Talmud, Yevamot 76b) spiega che il divieto riguardava i maschi di Moab (che non offrirono pane e acqua) e non le femmine. Questo dimostra che la Legge di HaShem non è mai cieca, ma legata alla condotta e al cuore. Yeshùa, andando verso i 'lontani', non abroga la Legge, ma ne applica la corretta interpretazione profetica (già presente in Isaia 56:3-7).
Su (Mt 19:8), la tua interpretazione cade tecnicamente. Yeshùa non dice che Mosè ha inventato una legge 'senza D-o'. Dice che Mosè ha legiferato 'prous ten sklerokardian umon' (a motivo della durezza del vostro cuore). Nella teologia biblica, questo è il concetto di Legge Pedagogica. D-o ha autorizzato Mosè a regolamentare il male (il ripudio selvaggio) per proteggere la parte debole (la donna). Non è una negazione dell'autorità divina di Mosè, ma una distinzione tra lo Stato Ideale ( in Genesi l'uomo e la donna sono uno) e lo Stato di Emergenza (Deuteronomio: se proprio dovete lasciarvi, fatelo legalmente per non distruggere la donna).
Dividere la Toràh in 'pezzi di D-o' e 'pezzi di Mosè' è un approccio gnostico estraneo alla biblistica. Yeshùa dice chiaramente: 'Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti' (Mt 5:17). Se avesse accusato Mosè di aver scritto leggi false, si sarebbe smentito da solo.
Sarei felice se Noiman potesse confermare come l'esegesi ebraica risolve la tensione tra il rigore di Dt 23 e l'accoglienza di Rut, perché è proprio in quella 'fessura' che si inserisce l'agire di Yeshùa, non come un oppositore di Mosè, ma come colui che ne rivela il fine ultimo (Telos)."
Shavua Tov
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noiman
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Re: Interpretazione delle Scritture Ebraiche
Molto brevemente …. oggi mi tocca cucinare, il cuoco è in ferie…..
Che Gesù fosse andato a predicare nei luoghi dove vissero i Moabiti ho qualche dubbio, considerando che Moab era dove oggi si trova la parte più interna della attuale Giordania. E poi essi erano estinti da oltre un millennio, il loro posto fu preso da altre popolazioni
Ruth era moabita ed entrò a far parte del popolo di Israele, poi …. Sapientemente inserita da Matteo nella genealogia di Gesù al fine di comprendere in modo universalistico la salvezza dei pagani, quindi niente di strano.
Riguardo a Dvarim 23 come mi pare di aver letto da Andrea, il cosiddetto imbarazzo per l’ordine cosi duro di Y*** è in parte risolto, oggi ….. se non mi tocca anche lavare i piatti, risponderò a Andrea, forse ispirandomi alla frase “Un tempo non fu cosi”
Noiman
Che Gesù fosse andato a predicare nei luoghi dove vissero i Moabiti ho qualche dubbio, considerando che Moab era dove oggi si trova la parte più interna della attuale Giordania. E poi essi erano estinti da oltre un millennio, il loro posto fu preso da altre popolazioni
Ruth era moabita ed entrò a far parte del popolo di Israele, poi …. Sapientemente inserita da Matteo nella genealogia di Gesù al fine di comprendere in modo universalistico la salvezza dei pagani, quindi niente di strano.
Riguardo a Dvarim 23 come mi pare di aver letto da Andrea, il cosiddetto imbarazzo per l’ordine cosi duro di Y*** è in parte risolto, oggi ….. se non mi tocca anche lavare i piatti, risponderò a Andrea, forse ispirandomi alla frase “Un tempo non fu cosi”
Noiman
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noiman
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Re: Interpretazione delle Scritture Ebraiche
La domanda di Andrea meriterebbe un buona risposta, il suo ragionamento è molto profondo e sempre bene argomentato, spesso riesce a spiegare tutte le apparenti incongruenze che ci sono nel testo ebraico e altre immaginate da qualche fantasioso forumista. Occorre molto tempo per una completa spiegazione.
Appendiamo dal libro di Bereshit che dalle due figlie incestuose di Lot nascono due figli, di questa storia che apparentemente non rende onore ai patriarchi prende un senso se consideriamo che l’agiografo utilizza questa narrazione imbarazzante come un espediente letterario per un racconto che ci sembra scandaloso e alquanto inverosimile , serve però benissimo per giustificare attraverso la discendenza attraverso i capostipiti due popoli che vivranno al fianco di Israele per molto tempo “La maggiore partorì un figlio e lo chiamò Moav; è il padre dei moabiti di oggi, anche la minore partorì un figlio e lo chiamò Ben ‘Ammi, il padre degli Ammoniti di oggi”(Bereshit 19,37).
Il gioco di parole nei nomi che appare nel testo originale fa da suggeritore, il primo figlio ha sua ragione, מואב potrebbe essere min av, “dal padre” è primo a nascere come figlio di Lot, il secondoבן עמי ben amì’,”figlio del popolo, i nomi sono un suggerimento narrativo per informare il lettore che due popoli Moabiti e Ammoniti, figli dell’incesto avranno un ruolo importante nella storia, tanto è vero che leggiamo che Moshè ordinerà di non attaccare le terre di Moav e Ammon secondo una promessa fatta:“Poiché la diedi a figli di Lot in possesso” (Dvarim 2/19).
I nomi ai figli vengono imposti dalle figlie di Lot, non è la prima volta che la madre impone il nome ai figli, Chavàh (Eva) chiamerà Khàin il primogenito e Set (Bereshit 4:1, 25); non ci viene detto chi chiamò Hèvel (Bereshit 4:2). Di questo ne avevamo già parlato in questa cartella lo scorso luglio.
La storia dei due popoli si intreccia più volte con la storia di Israel, se andiamo a pescare in Bemidbar 25/16-18, Midianiti e Moabiti assumono un ruolo particolare e il testo se analizzato bene ci propone una curiosa differenza tra i due , “Il popolo cominciò prostituendosi con le figlie di Moav”, la lettura è che furono i maschi ebrei a iniziare a intrattenersi ….. “cominciò”, significa che i giovani maschi ebrei entravano nelle tende delle moabite, ma non dovete pensarla come una cosa di un giorno, l’agiografo intendeva dire che questo avveniva già da tempo, i Midianiti all’opposto indussero le loro figlie a prostituirsi, l’utilizzo del verbo tzaròr, “stringi “nel suo significato intensivo, non solo perché è un imperativo, ma mantiene il senso continuativo come zakor, ricorda o shomer, sorveglia, miracolo dei verbi ebraici …. la radice del verbo ttzrr, indica il concetto alle unioni sessuali proibite, “Stringi (tazròr)i Midianiti… poiché essi stringono(tzorerim) voi con i loro inganni” .
Il principio che l’iniziatore di una trasgressione è il principale responsabile, mentre i Moabiti si limitarono a lasciare fare, in entrambi i casi si intende una assimilazione tra Israel e i suoi vicini, questo non rende meglio i Moabiti che furono per il momento risparmiati perchè da questo popolo sarebbe discesa Ruth.
Evviva la profezia….
Non andò meglio quando Bilam complottò contro il popolo di Israel Dvarim 23/4), fu l’asino a rimettere a posto le cose.
Era un asino che aveva studiato Torah.
Noiman
Appendiamo dal libro di Bereshit che dalle due figlie incestuose di Lot nascono due figli, di questa storia che apparentemente non rende onore ai patriarchi prende un senso se consideriamo che l’agiografo utilizza questa narrazione imbarazzante come un espediente letterario per un racconto che ci sembra scandaloso e alquanto inverosimile , serve però benissimo per giustificare attraverso la discendenza attraverso i capostipiti due popoli che vivranno al fianco di Israele per molto tempo “La maggiore partorì un figlio e lo chiamò Moav; è il padre dei moabiti di oggi, anche la minore partorì un figlio e lo chiamò Ben ‘Ammi, il padre degli Ammoniti di oggi”(Bereshit 19,37).
Il gioco di parole nei nomi che appare nel testo originale fa da suggeritore, il primo figlio ha sua ragione, מואב potrebbe essere min av, “dal padre” è primo a nascere come figlio di Lot, il secondoבן עמי ben amì’,”figlio del popolo, i nomi sono un suggerimento narrativo per informare il lettore che due popoli Moabiti e Ammoniti, figli dell’incesto avranno un ruolo importante nella storia, tanto è vero che leggiamo che Moshè ordinerà di non attaccare le terre di Moav e Ammon secondo una promessa fatta:“Poiché la diedi a figli di Lot in possesso” (Dvarim 2/19).
I nomi ai figli vengono imposti dalle figlie di Lot, non è la prima volta che la madre impone il nome ai figli, Chavàh (Eva) chiamerà Khàin il primogenito e Set (Bereshit 4:1, 25); non ci viene detto chi chiamò Hèvel (Bereshit 4:2). Di questo ne avevamo già parlato in questa cartella lo scorso luglio.
La storia dei due popoli si intreccia più volte con la storia di Israel, se andiamo a pescare in Bemidbar 25/16-18, Midianiti e Moabiti assumono un ruolo particolare e il testo se analizzato bene ci propone una curiosa differenza tra i due , “Il popolo cominciò prostituendosi con le figlie di Moav”, la lettura è che furono i maschi ebrei a iniziare a intrattenersi ….. “cominciò”, significa che i giovani maschi ebrei entravano nelle tende delle moabite, ma non dovete pensarla come una cosa di un giorno, l’agiografo intendeva dire che questo avveniva già da tempo, i Midianiti all’opposto indussero le loro figlie a prostituirsi, l’utilizzo del verbo tzaròr, “stringi “nel suo significato intensivo, non solo perché è un imperativo, ma mantiene il senso continuativo come zakor, ricorda o shomer, sorveglia, miracolo dei verbi ebraici …. la radice del verbo ttzrr, indica il concetto alle unioni sessuali proibite, “Stringi (tazròr)i Midianiti… poiché essi stringono(tzorerim) voi con i loro inganni” .
Il principio che l’iniziatore di una trasgressione è il principale responsabile, mentre i Moabiti si limitarono a lasciare fare, in entrambi i casi si intende una assimilazione tra Israel e i suoi vicini, questo non rende meglio i Moabiti che furono per il momento risparmiati perchè da questo popolo sarebbe discesa Ruth.
Evviva la profezia….
Non andò meglio quando Bilam complottò contro il popolo di Israel Dvarim 23/4), fu l’asino a rimettere a posto le cose.
Era un asino che aveva studiato Torah.
Noiman
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Andrea Varxhetta
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Re: Interpretazione delle Scritture Ebraiche
Caro Noiman,
ti ringrazio davvero molto. Mi metto in ascolto e imparo dai tuoi insegnamenti. La tua spiegazione mi ha aperto gli occhi su dettagli che non avrei mai potuto cogliere da solo, specialmente la distinzione tecnica sul verbo tzaròr e la diversa responsabilità tra Moav e Midian.
È incredibile come il testo originale porti a galla una verità così profonda: la Toràh non è un libro di sentenze chiuse, ma un cammino che già prepara la luce di Rut. Grazie per aver messo ordine tra le mie riflessioni e i dubbi emersi, riportando tutto alla giusta misura della lingua ebraica e della storia.
Ti sono davvero grato per la pazienza e per queste perle di saggezza che ci offri, nonostante i tuoi impegni.
Shalom u’verachah,
Andrea"
ti ringrazio davvero molto. Mi metto in ascolto e imparo dai tuoi insegnamenti. La tua spiegazione mi ha aperto gli occhi su dettagli che non avrei mai potuto cogliere da solo, specialmente la distinzione tecnica sul verbo tzaròr e la diversa responsabilità tra Moav e Midian.
È incredibile come il testo originale porti a galla una verità così profonda: la Toràh non è un libro di sentenze chiuse, ma un cammino che già prepara la luce di Rut. Grazie per aver messo ordine tra le mie riflessioni e i dubbi emersi, riportando tutto alla giusta misura della lingua ebraica e della storia.
Ti sono davvero grato per la pazienza e per queste perle di saggezza che ci offri, nonostante i tuoi impegni.
Shalom u’verachah,
Andrea"
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animasalvata
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Re: Interpretazione delle Scritture Ebraiche
Shalom qual’è il pensiero ebraico su Genesi 5,3 “a sua immagine”? Cosa si intende? La forma umana? Il corpo? Qualcos’altro?
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Andrea Varxhetta
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Re: Interpretazione delle Scritture Ebraiche
Shavua Tov a tutti. Mi collego a questa discussione sulle Scritture Ebraiche perché sento il dovere morale di condividere una riflessione molto semplice e logica di quelle che anche chi non ha mai letto la Bibbia potrebbe afferrare al volo, senza bisogno di perdersi in grandi dogmi o teologie strutturate.Janira ha scritto: ↑sabato 3 settembre 2022, 8:34 Baal HaSulam
100. La Torah scritta e la Torah orale - 1
Ho udito su Mishpatim, 1943
La Torah scritta è considerata “risveglio dall’Alto” e la Torah orale è un “risveglio dal basso”. E insieme sono chiamate “sei anni lui servirà; e nel settimo se ne andrà libero”.
È così perché l’essenza del lavoro è in particolare dove c'è resistenza. E questo è chiamato Alma (Aramaico: Mondo) dalla parola He’elem (Occultamento). In seguito, quando c’è l’occultamento, c’è la resistenza e allora vi è posto per il lavoro. Questo è il significato delle parole dei nostri saggi “Seimila anni il mondo, e uno distrutto”. Questo significa che l’occultamento sarà distrutto e non ci sarà più lavoro. Piuttosto, il Creatore gli fa le ali che sono coperture, in modo che egli abbia il lavoro.
Circa due anni fa, quando facevo il pendolare, ho passato due o tre mesi a rileggere e studiare a fondo i lunghi interventi che venivano pubblicati in questa cartella poi, come spesso capita ci sono state interruzioni e è ban creati da chi voleva solo stuzzicare, e mi ero fermato. Ma il succo di quella mi è rimasto dentro ed è da lì che vorrei partire, con totale umiltà e senza alcuno schema precostituito da difendere.
Spesso in ambito biblistico si sente ripetere una frase che a livello di pura logica umana, a me sembra un'assurdità cioè che La Toràh Orale non esiste o non ha valore perché c'è quella scritta.
Ma proviamo a ragionare logicamente. Prendiamo Abramo non aveva in mano un libro stampato, non aveva rotoli consonantici da srotolare sotto la tenda. Eppure conosceva perfettamente la via e la Parola. I profeti non andavano in piazza a leggere un codice di leggi, ma a gridare una memoria viva. La scrittura è arrivata dopo, come un vestito ma il corpo è la voce se la Toràh ebraica è fatta di sole consonante e see elimini la tradizione orale cioè la chiave di come quelle lettere vanno lette e vocalizzate a voce il testo diventa muto, un concept morto sulla carta. Ed è proprio lì che l'Occidente si è impantanato rifiutando la chiave orale, ha preso quelle consonanti nude e ha iniziato a inventarsi letture e traduzioni strampalate, arrivando a storizizzare e tradurre l'intraducibile, come nel caso del Tetragramma, o a inventarsi nomi che non hanno alcun senso teologico. Hanno forzato la pagina scritta perché non avevano l'orecchio per ascoltare la trasmissione.io non sono un accademico, non so usare la tastiera ebraica e non ho una mia Chiesina o una dottrina da proteggere. Però ho avuto la fortuna di vivere per due anni a stretto contatto con un anziano di 97 anni un custode di questa tradizione. In due anni non ho scritto una sola parola su un foglio, ma tutto quello che mi è stato detto oralmente è rimasto impresso nella mia memoria se oggi, nel 2026, posso custodire e comprendere una realtà viva solo grazie alla trasmissione orale da bocca a orecchio, con quale coraggio oggi occidentale può affermare che un intero popolo, che su quella Parola ha fondato la propria carne e la propria identità, non abbia fatto lo certo prima di mettere il testo per iscritto? La Tradizione Orale non è un'invenzione tardiva perché gli Ebrei fedeli alla torah non prevedevano certo che l'occidente si sarebbero appropriati delle scritture, lo faceva in buona fede per prote la e questo è il guscio protettivo che ha permesso a quelle consonanti di non essere deformate dai secoli e dalle manipolazioni esterne. Chi studia la Biibbia portandosi dietro lo schema del nuovo che sostituisce il Vecchio, si trascina un pregiudizio che impedisce di vedere la realtà. Chi invece si accosta al testo senza schemi, capisce che lo scritto è solo la metà della storia forse neanche l'altra metà viaggia da sempre sulla voce di chi ne custodisce la vita.
Shavua Tov
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Andrea Varxhetta
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Re: Interpretazione delle Scritture Ebraiche
Vorrei parlateci noima se ancora c'è altrimenti non mi fanno più parlare e il messaggio è stato rovinatonoiman ha scritto: ↑domenica 14 maggio 2023, 22:05 tutti molto bravi, cerchiamo di rimanere in tema, Gianni questa notte medita e ci scriverà qualcosa di biblico, ma come ho già detto non vivo accanto a un p.c. e non uso nessun telefonino, rispondo quando posso e per fornire risposte ci vuole tempo, ma non sono ancora in vacanza, per ora, l'ormeggio è ancora vuoto e i marinai, chissà!
Noiman