ha mmāyim (ebr. הַמָּֽיִם, le (2) acque) Duale o Pl. Indef.?

ha mmāyim (ebr. הַמָּֽיִם, le (2) acque) Duale o Pl. Indef.?

Messaggioda SarimDavid » giovedì 17 settembre 2020, 0:28

Shalom!
Una parola (ebr. מַ֖יִם , mayim) che potrebbe far pensare al duale e al plurale di indefinibilità.

ha mmāyim [le (due) acque]: l’ espressione ha mmāyim (ebr. הַמָּֽיִם, le (due) acque) è composta dall’ articolo “la” (ebr. הַ , ha) + il sostantivo maschile “(due) acque” (ebr. מָּֽיִם, mmāyim); la mêm prende il dāgẹš forte perché preceduto dall’ articolo e quindi raddoppia il prefisso in (mm). Nonostante (ebr. מַ֖יִם , mayim) sia scritta nella forma numerale duale, cioè un numero > di uno e < di tre, bisogna tenere in mente che non c'erano due specchi d’ acqua a quel tempo, ma uno solo, e che anche l’ acqua versata all’ interno di un recipiente in ebraico viene reso con māyim. Più che essere un duale il vocabolo (ebr. מַ֖יִם , mayim) è un plurale di indefinibilità, probabilmente designa la caratteristica dei liquidi di assumere qualunque forma in base al loro contenitore, perché in Ebraico biblico significa proprio questo, “liquido” e non propriamente “acqua”. Questo vocabolo è uno di quelli che le grammatiche definiscono nomina pluralia tantum, espressione latina che significa “nomi solamente plurali”. Tradurre (ebr. מַ֖יִם , mayim) con “acque” al posto di “acqua” è solo una traduzione stilistica e non l’intenzione dell’ autore sacerdotale di dirigere il lettore verso un'interpretazione. L’ autore crede che ha mmayim (ebr. הַמַּ֔יִם, le (due) acque) faccia parte di ha ššāmayim (ebr. הַשָּׁמַ֖יִם , i (due) cieli) per questo non introduce ha mmayim all’inizio della creazione: “Quando (’ĕlōkîm) cominciò a creare i (due) cieli e la terra estesa..”– Berē’šîṯ 1:1]

Cosa ne pensate?
Grazie per l' attenzione, rimango in attesa di vostre osservazioni in merito.
Shalom!
David
Ultima modifica di SarimDavid il lunedì 21 settembre 2020, 23:52, modificato 1 volta in totale.
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Re: ha mmāyim (ebr. הַמָּֽיִם, le (2) acque) Duale o Pl. Ind

Messaggioda Gianni » giovedì 17 settembre 2020, 8:08

Ciao, Davìd. La desinenza -àim di מַּיִם (màim) potrebbe farlo sembrare un duale, ma così non è. Il termine fa invece parte dei cosiddetti nomina pluralia tantum (espressione latina che significa “nomi solamente plurali”), ovvero sostantivi che possiedono solo la forma plurale, anche se possono riferirsi ad un solo oggetto. L’etimologia di מַּיִם (màim) va ricercata nell’aramaico mayya e nel siriaco mayyn; in accadico è attestata la forma mu.

Non sono d’accordo quando dici che in ebraico biblico significa “liquido” e non propriamente “acqua”. Vero è che in egiziano, in cui il termine compare pure solo al plurale, la sua base etimologica mvy può indicare l’umidità, l’urina e lo sperma e può indicare metaforicamente un figlio; vero è anche che in semitico meridionale la radice aramaica indica non solo l’acqua ma anche un liquido o un succo. Ma non nell’ebraico biblico.

Comunque, il tuo intervento mi ha stimolato a fare un’analisi completa del vocabolo מַּיִם (màim), che ho già iniziato e che pubblicherò nel mio sito.
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Re: ha mmāyim (ebr. הַמָּֽיִם, le (2) acque) Duale o Pl. Ind

Messaggioda SarimDavid » giovedì 17 settembre 2020, 20:24

Shalom, Gianni!
come sempre sei preciso e chiaro nelle spiegazioni.
Non ho compreso se il vocabolo (ebr. מַ֖יִם , mayim) può rientrare tra i plurali di indefinibilità anche se mi hai confermato che è un nomina pluralia tantum.
Come il cieli/o (ebr. שָּׁמַ֖יִם , šāmayim) vite/a (ebr. חַיִּים, ḥayyîm). Penso che non siano dei plurali numerici ma dei plurali di indefinibilità.
Perdona la mia ignoranza qual' ora mi dovessi sbagliare, è solamente la mia sensazione da neofita della Scrittura.
Ricapitolando e correggendo la mia osservazione iniziale relativamente al significato della parola (ebr. מַ֖יִם , mayim):

mayim [le acque]: La desinenza -ayim di (ebr. מַ֖יִם , mayim) potrebbe farlo sembrare un duale, cioè un numero > di uno e < di tre, ma così non è, esso è un plurale di indefinibilità, probabilmente designa la caratteristica dell' acqua di assumere qualunque forma in base al contenitore in cui è versata. Questo vocabolo è uno di quelli che le grammatiche definiscono nomina pluralia tantum, espressione latina che significa “nomi solamente plurali” con funzione di plurale di indefinibilità. Bisogna tenere in mente che non c'erano due qualità d’ acqua a quel tempo, ma una solamente, e che anche l’ acqua versata all’ interno di un’ anfora in ebraico viene reso con mayim: “Fammi bere, per favore, un po’ d’ acqua (ebr. מַ֖יִם , mayim) dalla tua anfora” – Berē’šîṯ 24:43. Altre parole ebraiche che fanno parte dei nomina pluralia tantum con funzione di plurale di indefinibilità sono: cieli/o (ebr. שָּׁמַ֖יִם , šāmayim) vite/a (ebr. חַיִּים, ḥayyîm). Tradurre (ebr. מַ֖יִם , mayim) con “acque” al posto di “acqua” è solo una traduzione stilistica e non l’intenzione dell’ autore sacerdotale di dirigere il lettore verso un'interpretazione.

Gianni, non vedo l'ora di leggere la tua analisi. Quando l' hai pubblicata mi scrivi il link, per piacere?

Grazie
Shalom!
David
Ultima modifica di SarimDavid il venerdì 18 settembre 2020, 13:50, modificato 1 volta in totale.
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Re: ha mmāyim (ebr. הַמָּֽיִם, le (2) acque) Duale o Pl. Ind

Messaggioda Gianni » venerdì 18 settembre 2020, 5:01

Davìd, non so cosa sia il plurale di indefinibilità. Tutti i plurali sono indefiniti in quanto generici. Il plurale italiano acque dipende dal contesto. Non possiamo dire: "L'acqua del fiume Niagara precipita in spettacolari cascate", ma si dice "le acque del fiume"; possiamo però dire che non è il caso di bere l'acqua del Niagara (qui il plurale è inadatto). Nomi solo al plurale li abbiamo anche in italiano, ad esempio: pinze, forbici, occhiali, pantaloni. Traducendo va sempre rispettata la lingua in cui si traduce. Il francese "dans le pantalon" (al signolare) va tradotto nell'italiano plurale "nei pantaloni" (dire pantalone è dialettale tipico del nostro meridione). In Gn 1:2 io tradurrei "un forte vento si agitava sulla suerficie delle acque"; tradurre "dell'acqua" sarebbe qui non conforme all'italiano. Possiamo dire, ad esempio, che una barchetta di carta naviga sull'acqua, ma dobbiamo dire che una nave naviga nelle acque.
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Re: ha mmāyim (ebr. הַמָּֽיִם, le (2) acque) Duale o Pl. Ind

Messaggioda SarimDavid » venerdì 18 settembre 2020, 20:30

Le parole ebraiche (ebr. שָּׁמַ֖יִם , šāmayim) e (ebr. מַ֖יִם , mayim) derivano rispettivamente dall’assiro "mâmi" e "šamâmi", di cui in ebraico מַ֖יִם e שמים. Si suppone che ai singolari primitivi dei due termini ebraici "may" e "šamay" fu aggiunto il suffisso ebraico “im”, per renderli dei plurali di estensione e, questo portò alla formazione del suffisso "ayim". Ad esempio la parola (ebr. מַ֖יִם , mayim) è un particolare plurale di estensione chiamato plurale di superficie: esprime un concetto di superficie come singola unità composto da innumerevoli parti:

“Fammi bere, per favore, un po’ di acque (ebr. מַ֖יִם , mayim) dalla tua anfora” – Berē’šîṯ 24:43 .

Allo stesso modo abbiamo in Ebraico "(ebr. שָּׁמַ֖יִם , šāmayim) "cieli":
"bārā’ [creò] ’ĕlōkîm [’ĕlōkîm] ’ēṯ [’ēṯ] ha ššāmayim [i cieli] we ’ēṯ [e ’ēṯ] hā ’āreṣ [la terra estesa]" - Berē’šîṯ 1:1.


L’ autore sacerdotale descrive una sola raccolta d’acqua che chiama al plurale “mari” (ebr. יַמִּים , yammîm): “E disse ’ĕlōkîm: si ammasseranno le acque da sotto il cielo in un solo luogo…e chiamò l’ammasso di acque yammîm (ebr. יַמִּים , mari)” – Berē’šîṯ 1:9 - yammîm è un plurale di estensione.

Da quello che ho letto è il grammatico Mayer Lambert in EEJ. xxiv. 106 sgg., che enumera non meno di novantacinque parole che terminano in (יִם), che a suo avviso devono essere considerate pluralia tantum.

Gesenius' Hebrew Grammar a pagina 397 classifica le parole (ebr. שָּׁמַ֖יִם , šāmayim) e (ebr. מַ֖יִם , mayim) come plurale di estensione nella fattispecie il plurale di superficie. Egli dice che si tratta di plurali che esprimono una combinazione di varie parti che costituiscono una superficie esterna.
Il plurale di estensione si riferisce in particolare a superfici piane, esprime un concetto di unità composto da innumerevoli parti o elementi separati, come ad esempio nelle parole “acque” (ebr. מַ֖יִם , mayim), “cieli” (ebr. שָּׁמַ֖יִם , šāmayim), “altezze” (ebr. מְּרוֹמִֽים , merômîm, riferito alle altezze dei cieli), “mari” (ebr. יַמִּ֑ים , yammîm, riferito all’ampia superficie del mare), “facce” (ebr. פָּנִים‎ , pānîm, riferito ad una superficie in generale o “stare alla presenza di qualcuno”).

Riscrivendo le mie osservazioni sul termini (ebr. מַ֖יִם , mayim):
ha mmāyim (le acque): la formulazione ebraica ha mmāyim (ebr. הַמָּֽיִם, le acque) è composta dall’ articolo “la” (ebr. הַ , ha) + il sostantivo maschile “acque” (ebr. מָּֽיִם, mmāyim); la mêm prende il dāgẹš forte perché preceduto dall’ articolo e quindi raddoppia il prefisso in (mm). La desinenza -ayim di (ebr. מַ֖יִם , mayim) potrebbe farlo sembrare un duale, cioè una forma numerale > di uno e < di tre, ma così non è. Il plurale in ebraico non viene usato solamente per esprimere un numero di individui o oggetti separati, ma può anche riferirsi a loro in modo collettivo. Il termine “acque” (ebr. מַ֖יִם , mayim) è un particolare plurale di estensione chiamato plurale di superficie, esprime cioè una combinazione di varie parti che costituiscono la sua superficie esterna. Il plurale di estensione, si riferisce in particolare a superfici piane, esprime cioè il concetto di un elemento unico composto da innumerevoli parti o elementi separati, come ad esempio: “acque” (ebr. מַ֖יִם , mayim , riferito alla superficie delle acque), “cieli” (ebr. שָּׁמַ֖יִם , šāmayim , riferito alla superficie dei cieli), “altezze” (ebr. מְּרוֹמִֽים , merômîm, riferito alle altezze dei cieli), “mari” (ebr. יַמִּ֑ים , yammîm, riferito all’ampia superficie del mare), “superfici” (ebr. פָּנִים‎ , pānîm, riferito ad una “superficie” in generale o “facce” nel senso di “stare alla presenza di qualcuno”).

Shalom!
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