Giacobbe e gli angeli di Dio

Re: Giacobbe e gli angeli di Dio

Messaggioda amos74 » lunedì 26 novembre 2018, 22:43

Esatto, le "allucinazioni provvidenziali" di cui parla Rav Benamozegh sono appunto le "visioni profetiche" di cui parla Rambam. E' vero che il testo di Genesi 32 usa la parola uomo ("ish"), ma costui poi si autoqualifica come D-o ( "non ti chiamerai più Giacobbe ma Israele,perché hai combattuto con D-o"), e lo stesso Giacobbe dice di aver visto faccia a faccia "D-o".Sembra appunto una manifestazione teofanica,ed infatti Maimonide interpreta anche questo episodio in chiave di visione profetica.

Ecco l'illuminante esegesi di Rav Lattes su questo brano:

L'episodio è evidentemente allegorico e più che all'individuo Giacobbe si riferisce alla sua discendenza, a quel popolo che si chiamerà il popolo dei figli d'Israele e che dovrà combattere, nella lunga notte della sua storia, contro gli dèi del paganesimo e contro i loro seguaci e che, per quanto ferito, uscirà dalla lotta sempre invitto.

Non è facile spiegare - come accade spesso nei miti e nelle allegorie - tutti i particolari dell'episodio. L'uomo che Giacobbe si trovò improvvisamente di fronte era un angiolo - i dottori del Midrash dicono che era il « genio » di Esaù,- sarò shel Esav-, (perchè ogni popolo ha, secondo la concezione rabbinica, il suo angiolo in Cielo, cioè la sua specifica e immutata individualità nella storia); quell'angiolo era dunque la personificazione delle inimicizie, delle lotte, delle rivalità che per l'uomo giacobbe erano in quel momento rappresentate dal fratello Esaù e che per il popolo d'Israele dovevano incarnarsi prima negli Idumei e al tempo di Erode l'idumeo, nei Romani che, nella terminologia rabbinica, ne ereditarono il nome e i caratteri di fiera ostilità.

Secondo J.H.Hertz (Rav Joseph Herman Hertz,Rabbino Capo del Regno Unito dal 1913 al 1946,n.d.r.) l'episodio rappresenta la crisi della storia spirituale di Gíacobbe: la storia narra cioè il suo incontro coll'essere celeste, il cambiamento del suo nome in quello d'Israel, la benedizione dell'angiolo che aveva lottato con lui e la conseguente trasformazione del suo carattere che, liberatosi dalle cattive e basse passioni, eleva l’anima ai più nobili ideali; (egli non è più Jaaqov, colui che ingannò suo padre e sostituì suo fratello nella primogenitura e nella benedizione, ma è Israel, il campione di D-o, il milite del Signore, il combattente contro le avverse situazioni provocate dalle imponderabili forze della storia, dalle inimicizie teologiche, o dalla malvagità degli uomini e dalle sue proprie passioni).

Bisognerebbe ammettere, secondo la spiegazione data dal dr. J.H. Hertz, che l'angiolo sia l'incarnazione esteríorizzata di quanto c'era di impuro, di immorale, di basso, nello spirito di Giacobbe; ciò che è poco plausibile, perché si tratta di un essere divino, anzi della personificazione di D-o medesimo, d'un angiolo in figura umana con cui - come in altri casi – D-o si scambia e si immedesima: tanto è vero che Giacobbe dice di aver veduto Idd-o coi propri occhi (XXXII, 31), ed una delle interpretazioni date al nome Isràel è- ish raàh el- (l'uomo che- vide D-o). Si potrebbe spiegare l'allegoria, rispettando tutti i simboli e, per dir così, le persone dell'episodio, in questo modo: cioè che fino a quel momento Giacobbe aveva adoperato mezzi poco onesti per ottenere quanto credeva che gli spettasse di diritto, cioè l'astuzia e le vie coperte, e aveva approfittato più delle occasioni propizie che delle sue buone ragioni; ora egli aveva invece combattuto a viso aperto, per quanto fosse solo e fosse stato assalito all'improvviso, come in un'insidia nottuma, da un essere incommensurabilmente più forte di lui e non aveva tratto motivo di orgoglio dalla sua vittoria, ma anzi di profonda umiltà. Sono i due momenti áella sua vita, le due espressioni del suo carattere che il profeta Osea (XII, 4) riassume molto brevemente così: «Nell'alvo materno afferrò il fratello per il calcagno - e colla sua forza combattè contro un essere divino, - combatte coll'angiolo e vinse, - pianse e lo supplicò. – D-o lo trovò a Beth-el, - e là parlo con lui».

Israele deve seguire questo secondo metodo; solo allora la vittoria sarà meritata.

Secondo una leggenda che deriva da antiche fonti della letteratura mistica, l'episodio avrebbe rivestito il carattere e il valore d'una specie di atto di riabilitazione di Giacobbe, sarebbe stato cioè il riconoscimento della sua onestà. L'angelo si sarebbe presentato a Giacobbe sotto le sembianze di Esaù e gli avrebbe detto: «Tu sei un impostore, pechè avevi detto a tuo padre di essere Esaù, il suo primogenito, ciò che era una menzogna». Di fronte a questa accusa, con cui dopo tanti anni egli veniva colpito tornando a casa, Giacobbe si sarebbe difeso, asserendo che quando aveva acquistato la primogenitura egli era diventato di pieno diritto il successore di Esaù. A quest'argomento l'angiolo avrebbe replicato, pronunziando una sentenza di piena assoluzione: «Da ora in poi non ti dovrai più chiamare Giacobbe,- l'impostore- ma Israele, cioè shèar-el, il rimanente di dio di cui parla il profeta Zefaniah (III,13)”. Il rimanente Israele non commette iniquità nè dice menzogne”. Non sarebbe la crisi spirituale di Giacobbe, quale ha voluto scoprirvi il dott. J.H. Hertz, ma la ribellione della sua coscienza, la lotta della sua onestà contro l'accusa d'inganno e d'impostura e contro il dubbio e il rimorso che forse lo mordevano, rivedendo i luoghi della sua giovinezza e preparandosi a incontrare il fratello. Nella notte silenziosa, solo colla sua coscienza, egli aveva vinto la lotta contro il rimorso, ma nelle carni gli erano rimasti i segni dell'aspra battaglia.
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Re: Giacobbe e gli angeli di Dio

Messaggioda mimymattio » lunedì 26 novembre 2018, 23:11

Grazie di aver riportato il testo di r. Lattes sul commento alla parashah. In una derashah alla parashah in questione Rabbi Jonathan Sacks identifica la lotta con "l'uomo misterioso" come una lotta interiore del patriarca. Lotta interiore che poi si esprime concretamente nell'incontro con il fratello Esav. A sostegno di questa interpretazione c'è la richiesta di benedizione da parte di Yakoov al v. 27.
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Re: Giacobbe e gli angeli di Dio

Messaggioda mimymattio » lunedì 26 novembre 2018, 23:50

La nostra Legge religiosa non nega il fatto che Dio governi questa esistenza tramite gli angeli. [....] In alcuni passi i Saggi dicono semplicemente così: Il Santo non fa nulla finchè non ha consultato la famiglia superiore [....] In tutti questi testi, l'intento non è quello che pensano gli ignoranti, cioè che Dio parli, pensi, rifletta e si avvalga dell'opinione di altri: come potrebbe il Creatore avvalersi dell'aiuto di ciò che Lui stesso ha creato? Anzi, tutto questo spiega chiaramente che anche i particolari dell'esistenza, persino la creazione degli organi degli animali, sono stati fatti tramite gli angeli, poichè tutte le forze sono angeli. Quanto è grande la cecità degli ignoranti, e quanto è dannosa! Se tu dici ad uno di coloro che pretendono di essere i sapienti d'Israele che Dio ha mandato un angelo nell'utero della donna per formarvi il feto, questo lo riempirà di meraviglia, ed egli lo accetterà come un atto della grandezza e della potenza di Dio, e come un segno della Sua sapienza; egli crederà anche che l'angelo sia un corpo di luce ardente grande come la terza parte del mondo intero, e tutto ciò gli sembrerà possibile da parte di Dio.
Se invece tu gli dici che Dio ha posto nel seme umano la potenza di formare e di definire gli organi, e che ciò sia l'"angelo", allora egli si stupirà perchè non capisce che il vero atto di grandezza e potenza consiste nel far esistere delle forze che agiscano pur non essendo percepite dai sensi.
I Saggi hanno spiegato che ognuna delle facoltà del corpo è un "angelo", e tanto più lo sono le potenze disseminate nel mondo. [....] I Saggi hanno dunque già spiegato a chi fa uso del suo intelletto che la facoltà dell'immaginazione è chiamata angelo; e l'intelletto è chiamato cherubino.


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Re: Giacobbe e gli angeli di Dio

Messaggioda amos74 » martedì 27 novembre 2018, 9:58

Grande mimymattio!
Questo brano de La Guida dei Perplessi, un'opera grandiosa ed ...impegnativa (ho faticato molto nel leggerla a suo tempo) si sposa a meraviglia con quanto dice Rav Lattes .
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Re: Giacobbe e gli angeli di Dio

Messaggioda bgaluppi » mercoledì 28 novembre 2018, 14:30

Oltretutto, Maimonide scrive con una chiarezza davvero splendida.
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Re: Giacobbe e gli angeli di Dio

Messaggioda Janira » domenica 19 maggio 2019, 22:27

Pochi giorni fa ho partecipato ad uno "studio biblico" sui versetti della lotta di Giacobbe. Volete sapere l'interpretazione strabiliante che ne è venuta fuori? L'essere che lotta con Giacobbe non è altri che.. la-preincarnazione-di-Gesù!!!
Inutile dire che in quello stesso momento ho deciso di non frequentare più i loro incontri... :-(
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Re: Giacobbe e gli angeli di Dio

Messaggioda bgaluppi » domenica 19 maggio 2019, 23:09

Mammamia... È per questo che, fuori da questo forum, evito sempre di parlare di Scrittura con chi appartiene ad una confessione religiosa.
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Re: Giacobbe e gli angeli di Dio

Messaggioda Janira » lunedì 20 maggio 2019, 8:44

Sono arrivata alla stessa conclusione.. :-O
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Re: Giacobbe e gli angeli di Dio

Messaggioda Tony » lunedì 20 maggio 2019, 9:24

Ciao a tutti ,leggevo il testo proprio in questi giorni e leggendolo tutto ho percepito che il cambio del nome di Giacobbe in Israele fosse dovuto alle vicissitudini passate ,per quanto riguarda l'essere che lotta con lui la stranezza rimane , Giacobbe all'improvviso si ritrova a lottare con uno nel mezzo della notte fino all'alba . Altro che Gesù . Con che sicurezza fanno certe affermazioni !!!

Un altro senso che viene dato al fatto che l'essere non dice il suo nome era per evitare che Giacobbe facesse qualche monumento , insomma per evitare l'idolatria del soggetto (dato che era comune dare nomi ai luoghi ecc) . Possibile?
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Re: Giacobbe e gli angeli di Dio

Messaggioda bgaluppi » lunedì 20 maggio 2019, 13:32

Credo che mimymattio e amos abbiano riportato molte informazioni utili, citando grandi commentatori. Seguendo queste indicazioni e leggendo cosa dice obbiettivamente il testo, forse possiamo trarne delle domande. Il testo annuncia chiaramente che Giacobbe lotta con un uomo (אִישׁ֙ ish, e Os 12:4 ci informa che era un malak, un messaggero, lo stesso che incontra a Betel, dunque un malak Yhvh), il quale non può vincere Giacobbe (ma come potrebbe mai un "angelo", addirittura rappresentante di Dio, non essere in grado di prevalere su un uomo?); quest'uomo non riesce neppure a sfuggire a Giacobbe, tanto che gli chiede di lasciarlo andare "perché spunta l'alba" (e doveva pregare, Gen. Rabbah 78:1, Chullin 91a). Al v. 30 è scritto che Giacobbe chiamò quel luogo Peniel perché là "ho visto elohim faccia a faccia e la mia nefesh fu salvata". Giacobbe, grazie a quell'esperienza, può dire di aver visto Dio faccia a faccia e esser stato salvato. Ma sappiamo che nessuno ha mai visto Dio (Gv 1:18). Che significa dunque l'espressione raiti elohim panim el panim (ho visto elohim faccia a faccia) e perché Giacobbe sentiva di necessitare salvezza? Salvezza da cosa? Io credo che essendo l'uomo in questione un malak, ossia un messaggero di Dio, lo stesso che Giacobbe incontra a Betel, e non essendo il malak in grado di prevalere con Giacobbe, tutto il racconto sia una visione o una parabola, come spiegano i commentatori ebrei citati, e contenga un insegnamento, che ci spiega le vicissitudini interiori vissute da Giacobbe in virtù della sua vicenda col fratello Esaù.
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