Interpretazione delle Scritture Ebraiche

Re: Interpretazione delle Scritture Ebraiche

Messaggioda noiman » giovedì 26 aprile 2018, 21:24

Per Stella....... navigavo una volta, ora molto meno……anche se possiedo ancora una barca che usano tutti meno il sottoscritto che paga i conti….. :-(

La rappresentazione ha inizio con la creazione di figure umane, che noi riteniamo come anime incarnate nella dimensione materiale, il numero di queste anime non è citato, ma nel suo contrario la singolarità è predominante.

ויברא אלוהים הת האדם בצלמו בצלם אלהים ברא אתו זכר ונקבה ברא אתם
E Dio creò l’uomo a Sua immagine, lo creò a immagine di Dio; creò maschio e femmina”. (Bereshit 1/27)
Il significato delle parole sono ancora alla ricerca della giusta interpretazione, non è scritto che fu creato un solo essere, ma neanche due esseri, come l’uovo che è uno ma contiene tuorlo e albume. Adamàh “il terroso”, come ama definire Gianni non appartiene al numero, come la terra che è ovunque , da cui viene creata una forma che nella descrizione è assolutamente generica, anche se leggiamo che è stata fatta a immagine e somiglianza.
L’immagine è una sola, le somiglianze sono plurali e infinite quanto più ci allontana dall’immagine.
Ecco perché non si può prendere queste parte del racconto nel senso assoluto letterale.
L’insegnamento è profondo, gli individui muoiono ma la specie sopravvive.
Poi leggiamo che viene estratta Chavàh, la donna. La parola vuole dire “vivente” il senso della maternità e della fecondità …… una donna sola ? oppure come le uova dello storione che sono milioni ? Ci si può a questo punto preoccupare se il letto di Adamo è di buon legno?
Poi leggiamo di Khaìn, …… la storia prosegue

Adamàh e Chavà sono messi in confronto alla morte che la condizione base della materia nel regno di Malkut, ma essi si riavvicinarono , per la prima volta si parlarono, il testo scrive che Adamàh conobbe sua moglie, אשתו ותהר ותהר ותלך את קין והאדם ידע את חוה, la parola ebraica דעת , “daàt” “conobbe “ ha un significato più ampio di quello che esprime la traduzione, non si trattava di sola conoscenza fisica, ma di un qualche cosa di più.
Tramite la loro condizione diedero inizio alla vita, adempiendo anche loro al comandamento “crescete e moltiplicatevi”.
Tutto preordinato? Il Midrash suggerisce:
Parola di Rabbi Shimon : Tutto, quaggiù è ordinato secondo il pensiero celeste. Il filo d’erba spunta soltanto perché lassù , un angelo lo sprona e gli dice: spunta, perché questa è la volontà di Dio”.
Quando ci fu la caduta, le lettere della Torah dovettero assumere una dimensione materiale adatta al mondo di Adamo, un esempio è contenuto in Dvarim (deuteronomio), dove leggiamo la proibizione di portare vesti con fili di lana mischiati a fili di lino, la Torah celeste non poteva ancora contenere questo divieto, il corpo di Adamàh nel Gan Eden era rivestito di una luce spirituale , questo divieto non aveva ancora senso.
Le parole scritte nella Torah che possediamo sono :שעטנז צמר ופשתים,”sha’atnez tsemer u-fishtim” , che significa “ lana e lino tessuti insieme”, ma le consonanti erano in un altro ordine e poteva essere scritto:” satan-az metsar u-tofsim” il cui significato era un avvertimento per Adamàh affinché non sostituisse la veste originaria di luce, con quella di pelle. (Sholem).

Il pensiero è molto forte, la Torah è scritta con le stesse lettere di quella celeste, ma la loro disposizione è destinata a questo mondo, solo che la storia che viene narrata è diversa, solo con l’avvento del Messia le lettere cambieranno ancora una volta la loro disposizione e potremo leggerla in un altro modo.
la mia parola è come fuoco e un martello che frantuma la roccia” dice Geremia . Le schegge che si formano sono altre parole e che portano a altri significati, le parole rinascono di nuovo in 70 volti in un messaggio diverso con contenuti e rivelazioni diverse.


Khàin e Hèvel erano forse fratelli gemelli, in Bereshit è scritto che Adamàh conobbe sua moglie ed essa rimase incinta, partorì Khàin, poi leggiamo che partorì suo fratello Hèvel, non è scritto che rimase di nuovo incinta.
Il testo è poco descrittivo,
ויהאדם ידע את-חוה אשתו ותהר ותלדאת-קין ותאמר קניתי איש את-יהוה

L’uomo conobbe Chavà sua moglie ed essa rimase incinta, generò Khaìn e disse:ho acquistato un uomo con Il Signore” (Bereshit 4/1) viene menzionato solo Khaìn, nel versetto l’autore utilizza un gioco di parole קניתי “qà niti” “ho acquistato “ proviene dalla stessa radice קין, “acquistare” , con il senso di merito, quasi una attribuzione causativa.
I due fratelli sono nati lo stesso giorno, eppure Chavà menziona solo il primo nato, il testo è ancora interpretabile, קין “Khaìn” nasce con l’aiuto del Signore, del fratello Hevel viene solo detto che nasce dopo.
Potrebbero essere gemelli, oppure generati da ovuli diversi, anche la fase temporale è poco chiara.
Possiamo immaginare, una madre unica, due ovuli fecondati da padri diversi?
Quali sono questi padri? Quale significato dare alla frase:” Ho comprato un uomo con il Signore”? A parte il pensiero ebraico, l’immaginazione si è scatenata in una serie di ipotesi, compresa quella che considera Khàin è figlio del serpente.
Il Vangelo di Giovanni ne fa un breve accenno dove è scritto: ”Voi siete progenie del diavolo, ch’è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui”
(Giovanni 8/44).
L’apostolo che conosceva bene le tradizioni e il pensiero ebraico contemporaneo non ha fatto altro che riportare il pensiero di una tradizione orale , sicuramente discussa nell’ambiente farisaico.

In realtà la parola ebraica הבל “Hevel” significa “ soffio”, “ vapore”, quasi ha voler anticipare la sua breve esistenza.
Nelle disgrazie che seguiranno sarà solo Khaìn a vivere , è significativo che viene menzionata in seguito tutta la discendenza di Khàin fino a Lèmech, la scrittura è assolutamente reale , anche se Khaìn il padre di tutti gli assassini del futuro appartiene alla storia, questo significa che la sua discendenza deve essere ricordata, anche se vale il detto che “i figli hanno i denti legati a causa dei padri”
In Bereshit viene anche menzionata la discendenza di Adamàh, dopo che esso conobbe ancora sua moglie, qui il testo fa una introduzione :
Questa è l’enumerazione della posterità di Adamo . Quando Dio creò l’uomo lo fece a somiglianza di Dio, Li creò maschio e femmina, li benedisse e diede loro il nome di Adamo, nel giorno che furono creati.” questa precisazione sembra suggerire un ulteriore distacco dalla discendenza di Khaìn, come si volesse fare un distinguo tra le due discendenze.
Adamàh a cento e un anno genera un figlio, Seth, ancora una volta il testo si ripete : “generò un figlio a somiglianza e immagine propria e gli pose il nome Shet” anche per Shet viene menzionata la sua discendenza fino a Chanòch, (Enoc) , il decimo nella discendenza di Adamàh.
I numeri assumono speciali significati, l’intervallo di dieci generazioni lo ritroveremo in seguito.
La tradizione interpreta il nome, dopo aver trasgredito Adamàh perde la cognizione della lingua del Santo, tutte le lettere si ritirarono da lui , rimasero solo le due ultime lettere la ש la ת ma scritte in senso inverso e generano in nome di Shèt .
Questo fu concesso affinché si mantenesse ancora il collegamento con il mondo di sopra, e fu dunque שת “Shet” attraverso il suo nome a garantirne la discendenza dei giusti per il mondo terrestre.
In questo lungo elenco viene indicato anche quanto essi vissero.
Tutto il racconto e costruito da poche frasi, ricche di sottintesi e dense di significati che richiedono l’interpretazione.
Shalom
Noiman
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Re: Interpretazione delle Scritture Ebraiche

Messaggioda mimymattio » sabato 28 aprile 2018, 16:58

Ciao a tutti. Scusami noiman se intervengo in questa cartella per chiederti un aiuto.
Leggendo la parashà di Qodashim, in Vayikrà 19,19 trovo scritto dalla Nuova Riveduta: "Osserverete le mie leggi. Non accoppierai bestie di specie differenti; non seminerai il tuo campo con due specie di semi, né porterai veste tessuta di due diverse materie."

Il divieto di portare vesti tessute di due materie diverse (frase in corsivo), quale significato può avere? I maestri della tradizione quale spiegazione danno a questo precetto? E sopratutto: è ritenuto ancora attuale? Grazie.
mimymattio
 
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Re: Interpretazione delle Scritture Ebraiche

Messaggioda noiman » sabato 28 aprile 2018, 21:21

Le mescolanze.

Quello che chiede mimymattio è un argomento molto complesso, non entrando nel dettaglio di questa mitzvà posso fornire una piccola spiegazione.

בגד כלאים שעטנז לא יעלה עליך
ed una stoffa tessuta in due specie diverse, detta Shatnez, non venga indossata da te” (vayiqrà 19/19) (levitico)
לא תלבש שעטנז צמר ופשתים יחדיו “ Non indosserai vestiti shatnez, lana e lino tessuti insieme” (Dvarim 22/11) (deuteronomio).
La parola “shatnez “ significa “ibrido”, il risultato dell’unione di due specie diverse.
Questo divieto di mischiare cose diverse è profondamente indicato nella Torah, questo vale per i semi dei campi e per la riproduzione degli animali.
I divieti sono diversi: Kil’ei Behemà sono gli ibridi tra le varie specie di animali. La Torah vieta di ottenere ibridi tra animali di specie diversa.
Kil’ei ha-sadè, kil’ei ha-Kerem “sono anche gli ibridi ottenuti attraverso la semina del campo con diversi cereali.
Kil’ei be‘gadìm shatnez” sono gli ibridi degli indumenti , è vietato di mischiare lino e lana, cioè il prodotto animale con quello vegetale, il divieto intende anche parti cucite in un vestito di materiali diversi, ma non è vietato la sovrapposizione degli stessi, esempio la camicia in lino e la giacca in lana.
Si può indagare a lungo sul perché di questo proibizione, tuttavia anche gli ebrei più osservanti non cercano di spiegare questa mitzvà, ma anzi trovano essenziale e quasi piacevole osservare il precetto che adempie alla volontà di D-o.
Ramban sostiene che queste mizvòt a cui non troviamo spiegazione hanno una loro spiegazione ma che non è stata rivelata.
Tuttavia le interpretazioni non mancano, Nachmanide osserva che dare origine a una nuova specie contraddice il Signore che volle fin dall’inizio le specie divise.
lino e lana sono fili che si possono mischiare con facilità, una proveniente dal mondo vegetale e una dal mondo animale, anche le loro proprietà sono opposte.
Il lino respinge il sudore, mentre la lana che è di origine animale lo assorbe.
Lana e lino non possono essere mescolati perche essi rappresentano “bontà” e “giustizia” che non possono essere ne confuse ne mischiate , solo nel sacro è permessa questa unione perché esso appartiene ai mondi superiori
Eppure questa proibizione va interpretata, la Torah vieta di mischiare lana e lino, ma nel talled è concesso che lo zizzit contenga il lino, aggiunge rav. Dessler:
Secondo Ridbaz la mescolanza è negativa quando non è completezza, ma quando sono in completezza, allora sono abito di mitzvà, e per questo tale mescolanza e permessa per lo zizzit.Il lino ricorda la misura della giustizia che era la misura di Kain, e per questo offri del lino, e la lana simboleggia la bontà che è la forza di Evel

Gli abiti del Coen Gadol sono “Shaatnez” anche il Parochet la tenda del tempio era tessuta con lino e in alcune parti con la lana, l’insegnamento è solo D-o nella sua potenza creativa può rivedere la sua creazione.
Il divieto della mescolanza appartiene a un pensiero che vieta all’uomo di imitare D-o nella creazione, attraverso la manipolazione delle specie è possibile creare nuove creature che secondo il pensiero antico andavano a contrastare l’opera originale del creatore che ad un certo punto considerò l’opera conclusa e perfetta.
I divieti sono molteplici, come quello di non aggiogare insieme l’asino e il bue affinché essi non si uniscano , nello stesso tempo questo è anche un atto di misericordia verso due animali così diversi da non potere lavorare insieme.
Rav.Moshè Somekh in un suo studio pone delle interessanti osservazioni che voglio riportare integralmente:
Da’at Zeqenim (a Devarim): il divieto di indossare lana e lino è stato voluto da H. per evitare che gli uomini riproducessero per se stessi ciò che invece era prescritto negli arredi del Mishkan: la Parokhet era infatti confezionata di lana e lino. Il divieto sarebbe dunque parallelo a quello relativo all’incenso aromatico (qetòret), la cui riproduzione a fini profani è infatti proibita dalla Torah (Shemot 30, 37-38).

Recanati: Colui che indossa mescolanze come lo sha’atnez (< satan ‘az) unisce insieme due forze del male che H. ha voluto separare affinché non portassero a livello di coscienza le trasgressioni di Israel. Il divieto di sha’atnez è connesso con il Midrash sull’episodio in cui Qayin e Hevel hanno voluto recare un’offerta a H. Qayin recò “del frutto della terra” e il Midrash commenta che si trattò di lino; Hevel recò “dei primogeniti del suo gregge e del loro grasso” e il Midrash afferma che si trattò di lana. L’accettazione da parte di H. del dono di Hevel e il Suo rifiuto del dono di Qayin portò al primo fratricidio nella storia dell’umanità. Da qui si evince che lana e lino simboleggiano due elementi inconciliabili.
Bereshit 4,2-8: …Hevel era pastore di greggi e Qayin lavorava la terra. Dopo un certo tempo avvenne che Qayin recò a H. un’offerta dai prodotti del terreno. Hevel portò anch’egli dai primogeniti del suo gregge e dal loro grasso. H. mostrò di gradire Hevel e la sua offerta, mentre non mostrò gradimento per Qayin e la sua offerta. Qayin si irritò molto e il suo volto era abbattuto… Qayin si levò contro suo fratello Hevel e lo uccise.
Midrash Tanchumà, Bereshit, 9:
Qayin recò… dai frutti della terra”, dall’avanzo del suo cibo".
I nostri Maestri dicono che erano semi di lino. Hevel “recò anche lui dai primogeniti del suo gregge e dal loro grasso”, perciò è stato proibito di indossare lana e lino.” Tratto da ( Mescolanze proibite, da un Commento alla parashàt Mishpatim 5776).

L’osservanza di questi precetti è ha garanzia che il cosmo e tutta la materia rivelata mantenga l’aspetto che il Santo ha voluto dare nella sua opera creativa , questo implica che esiste una profonda relazione e corrispondenza tra i mondi superiori e quelli inferiori, questo rapporto è stabile e riconosciuto da entrambi le parti, ogni azione che avviene nel nostro mondo materiale ha implicazioni nel mondo superiore, addirittura è contemplata la possibilità che i meccanismi che inducono un seme o una pianta a crescere sulla terra riceva l’istruzione dal mondo superiore.

Le due emanazioni, quella superiore e quella inferiore sono profondamente connesse in pace e in equilibrio, il concetto di mescolare arbitrariamente variando gli equilibri stabiliti significa distruggere o alterare profondamente l’equilibrio raggiunto.
La stessa ricerca scientifica si occupa da molto tempo di studiare le forze fisiche che mantengono questo universo , gli studi si sono già da tempo confrontati con queste energie e riconosciute fondamentali nel mantenimento di questi equilibri.
Shalom
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Re: Interpretazione delle Scritture Ebraiche

Messaggioda Gianni » domenica 29 aprile 2018, 6:09

Ringrazio Noiman per le sue interessanti (come sempre) delucidazioni.
Quando ha citato le parole di Ridbaz - “Il lino ricorda la misura della giustizia” -, mi è venuto alla mente Ap 19:8, in cui è detto che “il lino fino sono le opere giuste dei santi”. Per certi versi è emozionante vedere quanto l’idea rabbinica che collega il lino alla giustizia sia antica; era già presente nel giudeo Giovanni, che collegò alla giustizia il lino, che era già usato da più di un millennio e mezzo per gli indumenti personali (mutande, veste e turbante) del sommo sacerdote e dei sotto-sacerdoti (che avevano un copricapo al posto del turbante). - Es 28:39-42.

A proposito del divieto di indossare tessuti misti di lana e di lino insieme (Dt 22:11; cfr. Lv 19:19), è spiegato nell’Encyclopaedia Judaica: “L’abbigliamento dei sacerdoti si distingueva perché era esentato dal divieto dello shaatnez. In Esodo 28:6, 8, 15 e 39:29 è prescritto che vari capi siano fatti di un tessuto misto di lino e lana … Se ne ricava che il divieto generale dipendeva dal carattere esclusivo di tale mescolanza, riservata alla sfera del sacro”.
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