Satana nelle Scritture Ebraiche e Greche

Re: Satana nelle Scritture Ebraiche e Greche

Messaggioda ringo » mercoledì 24 aprile 2019, 14:45

Ringo, poni una giusta domanda. Lo stagno di fuoco (Geenna) è un'immagine apocalittica che concretizza il concetto di distruzione, o meglio non-esistenza.


In Matteo 5:29,30 - Matteo 18:9 -Marco 9:45,47 - Luca 12:5 ed altri parlano di "gettare" nella gennna.
Se la geenna rappresenta la non-esistenza come si può essere gettati nella non esistenza quando il verbo gettare implica un luogo?
Matteo 23:33 Serpenti, razza di vipere, come scamperete al giudizio della geenna?

Il vangelo di Matteo parla di giudizio della geenna. Ma se la geenna è la non-esistenza come si può scampare al giudizio della non-esistenza?
Marco 9:43 Se la tua mano ti fa cadere in peccato, tagliala; meglio è per te entrare monco nella vita, che avere due mani e andartene nella geenna, nel fuoco inestinguibile,

Il vangelo di Marco parla chiaramente che la geenna è un fuoco inestinguibile. Come può essere la non-esistenza?


attendo chiarimenti
ringo
 
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Re: Satana nelle Scritture Ebraiche e Greche

Messaggioda marco » giovedì 25 aprile 2019, 21:31

Caro Ringo quelle espressioni usate da Gesù sono allegoriche e devono essere interpretate come tali. Nel suo linguaggio, utilizza spessissimo esempi concreti e quotidiani per far comprendere concetti astratti (celesti). Se li prendi come reali commetti lo stesso errore di chi crede che occorre cibarsi di Cristo mangiando l'ostia consacrata perchè legge alla lettera Gv 6,53 «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita
Prendendo alla lettera le parole di Gesù dovremmo amputarci più parti del nostro corpo ed entrare mutilati nel Regno di Dio.
marco
 
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Re: Satana nelle Scritture Ebraiche e Greche

Messaggioda ringo » giovedì 25 aprile 2019, 21:38

caro Marco
siamo qui per studiare e allora ti chiedo: qual'è l'interpretazione dell'allegoria di cui ho parlato citando alcuni versi dei vangeli?

Dire che è allegorico e poi non spiegare cosa Gesù abbia voluto intendere non mi è di grande aiuto per lo studio.
Ringrazio
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Re: Satana nelle Scritture Ebraiche e Greche

Messaggioda marco » giovedì 25 aprile 2019, 22:05

Caro Ringo che quelle frasi siano un'allegoria non c'è dubbio. Immaginare cosa Dio abbia allestito per l'eternità è un impegno inutile. Credere o non al fuoco eterno dipende da noi. O meglio, dall'idea che ci siamo fatti di Dio. C'è chi crede che la sofferenza basta e avanza già per questa creazione; altri diversamente ritengono che verrà riproposta come punizione eterna nel mondo avvenire.
Personalmente credo che Dio riporterà in vita solo coloro che meriteranno tale Grazia. Gli altri semplicemente nulla. Come se non fossero mai nati.
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Re: Satana nelle Scritture Ebraiche e Greche

Messaggioda bgaluppi » venerdì 26 aprile 2019, 11:10

Concordo con Marco. L'immagine del fuoco inestinguibile è allegorica e tipica del linguaggio apocalittico. Yeshùa cita spesso la geenna, che corrisponde allo stagno di fuoco di Apocalisse. La geenna era un luogo vicino a Gerusalemme in cui tutta l'immondizia e persino i cadaveri venivano gettati per essere consumati da un fuoco che veniva tenuto perennemente acceso. Per cui, quando Yeshùa usava questa espressione, si capiva bene cosa volesse dire.

"E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l'anima; temete piuttosto colui che può far perire l'anima e il corpo nella geenna." – MT 10:28

Nota che l'anima e il corpo non vengono tormentati nel fuoco, ma periscono nel fuoco. Per questo Apocalisse parla di stagno di fuoco che rappresenta la seconda morte, ossia la distruzione, la non-esistenza.

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Geenna
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Re: Satana nelle Scritture Ebraiche e Greche

Messaggioda ringo » sabato 27 aprile 2019, 22:03

Apocalisse 20:10
E il diavolo che le aveva sedotte fu gettato nello stagno di fuoco e di zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta; e saranno tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli.


AP 19 ci parla che la bestia e il falso profeta sono gettati nello stagno di fuoco. Lo stesso stagno di fuoco dove 1000 anni dopo viene gettato il diavolo.
La parola dice pure che saranno tormentati giorno e notto nei secoli dei secoli, quindi come può non esistere un luogo di tormento per i condannati?
AP 21:8 Ma per i codardi, gl'increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda»
.

Nello stesso stagno di fuoco vanno i non salvati.- quindi non vanno nel nulla ma in un luogo di tormento.

Infine

AP 14:9 Seguì un terzo angelo, dicendo a gran voce: «Chiunque adora la bestia e la sua immagine, e ne prende il marchio sulla fronte o sulla mano, 10 egli pure berrà il vino dell'ira di Dio versato puro nel calice della sua ira; e sarà tormentato con fuoco e zolfo davanti ai santi angeli e davanti all'Agnello». 11 Il fumo del loro tormento sale nei secoli dei secoli. Chiunque adora la bestia e la sua immagine e prende il marchio del suo nome, non ha riposo né giorno né notte.


Come può un'anima svanita nel nulla non avere riposo né giorno né notte?
Come può essere tormentata con fuoco e zolfo se non esiste più?
ISAIA 66:24 «Quando gli adoratori usciranno, vedranno
i cadaveri degli uomini che si sono ribellati a me;
poiché il loro verme non morirà, e il loro fuoco non si estinguerà;
e saranno in orrore a ogni carne»
.
Anche Isaia ci dice che coloro che si ribellano al Signore saranno nel fuoco inestinguibile.
attendo risposta
ringo
 
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Re: Satana nelle Scritture Ebraiche e Greche

Messaggioda matteo97 » martedì 7 maggio 2019, 17:58

Ringo, i versetti estratti da Apocalisse da te citati assumono un senso allegorico e di carattere allusivo similmente all'episodio della Divina Commedia in cui Dante incontra nel suo cammino le tre fiere. Pertanto intentare una traduzione letterale è fuori luogo, almeno in questo tipo di genere letterario. Inoltre, se interpretassimo secondo il senso comune ogni riferimento metaforico, allusivo o allegorico presente nella Scrittura nella parabola di Lazzaro e del ricco (Lc 16:19-31) il passo seguente: "Avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abraamo;" (Lc 16:22 N.R.) sarebbe da intendersi oscenamente, anzichè come luogo di riposo dei giusti secondo il giudaismo antico. Infine, riprendendo alcune tue citazioni:
La parola dice pure che saranno tormentati giorno e notto nei secoli dei secoli, quindi come può non esistere un luogo di tormento per i condannati?
-
Nello stesso stagno di fuoco vanno i non salvati.- quindi non vanno nel nulla ma in un luogo di tormento.


Ti domando: può esistere effettivamente un luogo infernale nel quale è posto uno stagno ardente di fuoco e di zolfo ove le anime dei dannati sarebbero consumate per l'eternità? No, per le seguenti ragioni: - L'anima essendo un'entità "spirituale" (e quindi immateriale), scissa dall'organismo umano nel quale risiede ma collocata al suo interno, una volta che se ne diparte dal corpo non può essere contenuta in alcun luogo, tantomeno in un "luogo collocato negli abissi della terra" (da cui il latino infernum) ove è presente del fuoco attizzato da mano non d'uomo. - L'anima essendo immateriale non può bruciarsi e percepire l'effetto del calore, siccome questi sono collegati all'esperienza sensibile del corpo. Quindi non può ardere l'anima, semmai l'immagine allusiva del fuoco eterno è impiegata con lo scopo di rendere l'idea del tormento eterno dello spirito nella Divina Commedia, ad esempio, ma non nella Bibbia, poichè in essa è assente l'idea dell'immortalità dell'anima. Il concetto di immortalità dell'anima è stato introdotto, secondo quanto ho appreso recentemente, da Tertulliano assieme a quello della "Santissima Trinità".

Immagina, inoltre, se degli ebrei del secolo in cui è vissuto Yeshùa rinvenissero l'etichetta di un barattolo sul quale è posto la dicitura: "frutta sotto spirito" non trovandovi però il contenuto. Potrebbero arrivare a pensare che in tale frutta fosse stato suggellato lo spirito animato (ruach) e che Dio avesse dato vita a quel tipo di frutta (sic.)!
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Re: Satana nelle Scritture Ebraiche e Greche

Messaggioda bgaluppi » martedì 7 maggio 2019, 19:51

Inoltre, se interpretassimo secondo il senso comune ogni riferimento metaforico, allusivo o allegorico presente nella Scrittura nella parabola di Lazzaro e del ricco (Lc 16:19-31) il passo seguente: "Avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abraamo;" (Lc 16:22 N.R.) sarebbe da intendersi oscenamente, anzichè come luogo di riposo dei giusti secondo il giudaismo antico.

:))

Ottime considerazioni. Una delle cose importanti da imparare è saper riconoscere se il testo parla in senso letterale, traslato oppure entrambi (quando una situazione è letterale ma esprime anche un insegnamento in senso traslato). L'errore da non fare mai è quello di partire da un'idea preconcetta e leggere il testo letteralmente o in senso traslato a seconda di cosa fa comodo per avvallare quell'idea preconcetta.
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Re: Satana nelle Scritture Ebraiche e Greche

Messaggioda bgaluppi » martedì 7 maggio 2019, 19:52

Matteo, non ho capito una cosa e non devi rispondere se non vuoi. Ma tu hai avuto a che fare coi TdG?
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Re: Satana nelle Scritture Ebraiche e Greche

Messaggioda matteo97 » martedì 7 maggio 2019, 22:00

Sì, come scrissi qui: http://www.biblistica.eu/viewtopic.php?p=61491#p61491. Non fui battezzato, mi avvicinai a loro per curiosità, siccome distribuivano pubblicazioni vicino all'ateneo universitario. Una mattina mi soffermai a prenderne una e i testimoni ivi presenti mi invitarono alle loro adunanze ed a uno "studio su ciò che insegna la Bibbia". Peccato che al posto della Scrittura lessi un'opuscolo delle dottrine geoviste dove per ogni paragrafo sono presenti delle domande in calce alla pagina la cui funzione non è altro che quella di far ripetere al lettore ciò che non appena qualche secondo dapprima ha letto. Inoltre, non mi andò a genio "la politica da doppio standard": sul sito JW.org affermano riguardo alla salvezza che: "Ad ogni modo non sta a noi giudicare chi si salverà o no", eppure a me insegnarono che coloro che si allontanano dall'organizzazione dei TdG (cioè dalla vera Chiesa di Dio) non potranno sperare nella nuova rinascita e, perciò, nella salvezza.
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