Ermeneutica per principianti (e non solo)

Re: Ermeneutica per principianti (e non solo)

Messaggioda bgaluppi » giovedì 5 ottobre 2017, 21:43

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Re: Ermeneutica per principianti (e non solo)

Messaggioda Gianni » venerdì 6 ottobre 2017, 7:50

Le linee guida, Antonio, ci sono fornite – come sempre – dalla logica, dal ragionamento e finanche dal buon senso.
Ma andiamo con ordine e cerchiamo di riprendere la nostra discussione (intitolata “ermeneutica per principianti”) da dove era rimasta arenata per quasi tre mesi.

Stella chiede giustamente di spiegare cosa vuol dire ermeneutica, specificando che non è la stessa cosa di esegesi, anche se sembra uguale. Confondere queste due discipline è stato fatto in passato, anche da parte di studiosi.

Giusto, Stella. Brava! Chiariamolo. Iniziamo con le definizioni:
Ermeneutica = metodologia di interpretazione di un testo scritto
Esegesi = interpretazione critica di un testo per comprenderne il significato

In ambito letterario ciò si applica a qualsiasi testo. Se lo applichiamo alla Bibbia dobbiamo parlare di ermeneutica biblica e di esegesi biblica. Le procedure sono le stesse. Ma non esiste un manuale standard per tutti testi letterari. Per avere un manuale di ermeneutica bisogna prima conoscere bene il testo da interpretare (ad esempio: Divina Commedia, Amleto, Promessi Sposi, Iliade, Bibbia, Odissea) e poi stilare le regole tratte da quel testo e che serviranno solo per quel testo.

Per meglio capirci, faccio un esempio. E prendo come esempio il passo biblico proposto da Mattia:
“Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù. Ecco, io, Paolo, vi dichiaro che, se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà a nulla. Dichiaro di nuovo: ogni uomo che si fa circoncidere, è obbligato a osservare [ὀφειλέτης (ofeilètes)] tutta la legge. Voi che volete essere giustificati dalla legge, siete separati da Cristo; siete scaduti dalla grazia. Poiché quanto a noi, è in spirito, per fede, che aspettiamo la speranza della giustizia. Infatti, in Cristo Gesù non ha valore né la circoncisione né l'incirconcisione; quello che vale è la fede che opera per mezzo dell'amore”. - Gal 5:1-6.

Mattia si concentra sulla parola greca che ho specificato e domanda che esegesi ne può uscire. Mattia osserva anche che se Paolo avesse condannato chi si circoncideva, nascerebbe il paradosso secondo il quale chi non si circoncide è libero dalla "legge".
Limitiamoci allora al v. 3: “Dichiaro di nuovo: ogni uomo che si fa circoncidere, è obbligato a osservare tutta la legge”.

Procediamo. Per prima cosa andiamo al testo biblico vero, traducendolo parola per parola in modo letterale: “Attesto poi di nuovo a ogni uomo venente circonciso che obbligato è tutta la legge mettersi a fare”.
Messo in maniera più chiara, possiamo accogliere la versione di TNM: “Inoltre, rendo di nuovo testimonianza a ogni uomo che si circoncide che ha l’obbligo di mettere in pratica tutta la Legge”, che io aggiusterei (per meglio rispettare il testo originale) così:
“Inoltre, rendo di nuovo testimonianza a ogni uomo che si fa circoncide che ha l’obbligo di iniziare a mettere in pratica tutta la Legge”.
“Si fa circoncidere” rispetta di più il participio presente passivo. “Iniziare a mettere in pratica” rispetta di più il tempo aoristo dell’infinito.
Tradotto liberamente per darne il senso: “Galati cari, Yeshùa ci ha liberati. Perché allora volete diventare schiavi? Se vi fate circoncidere, a che vi è servito, vi serve e vi servirà Yeshùa? Ciò perché, cari miei, chi decide di farsi circoncidere non può fermarsi lì, ma deve iniziare ad osservare tutta quanta la Toràh. Ma così la grazia non ha più senso. Infatti, a voi che volete essere dichiarati giusti da Dio osservando tutta la Toràh, Yeshùa non serve a bel niente. Noi però speriamo nella giustizia di Dio attraverso lo spirito della fede nella grazia che Dio ci ha fatto tramite Yeshùa, in cui non conta né la circoncisione né l'incirconcisione”.

Seguendo il metodo ermeneutico che Gaia degli Elfi aveva ben riassunto:
1. Abbiamo tradotto letteralmente in modo interlineare;
2. Abbiamo individuato la parola che ci interessa: ὀφειλέτης (ofeilètes);
3. Ne abbiamo cercato la definizione nel vocabolario: “Uno che deve ad un altro, un debitore / uno tenuto da qualche obbligazione, costretto da qualche dovere”.
Perché lo scrittore biblico ha scritto ciò che ha scritto, a chi scriveva e cosa voleva dire, lo abbiamo analizzato.
Rimane da capire perché Paolo ha usato proprio la parola ὀφειλέτης (ofeilètes), “obbligato”.
Per capirlo, dobbiamo compiere altri due passi ermeneutici:
A. Qual è il contesto culturale e storico in cui si inquadra il testo?
B. Qual è il significato inteso al suo tempo? In che modo i suoi contemporanei capivano il testo?

A. Secondo i farisei, per ottenere la condizione di giusti davanti a Dio bisognava osservare alla lettera tutti precetti della Toràh.
B. “Obbligato” (ὀφειλέτης, ofeilètes) era quindi chi voleva seguire la via indicata dai farisei. I lettori galati di Paolo dovevano capire che non bastava l’atto di farsi circoncidere, ma che dovevano poi iniziare a mettere in pratica tutti i precetti della Toràh. Dovevano anche capire che se seguivano questa strada, non avevano più bisogno dell’intermediazione di Yeshùa, che Dio aveva inviato per concedere la grazia.
Fin qui l’ermeneutica.

Passando all’esegesi, Mattia osserva che se Paolo avesse condannato chi si circoncideva, nascerebbe il paradosso secondo il quale chi non si circoncide è libero dalla Toràh.
E qui entra di nuovo in gioco la parola “obbligato” (ὀφειλέτης, ofeilètes).

Il vero stupendo paradosso – uno dei meravigliosi paradossi che Paolo stesso propone e che ricaviamo leggendo le sue lettere – è che il credente ha cambiato padrone. Prima era schiavo della Toràh (nel senso inteso dai farisei), ora è schiavo del Cristo. E la parola giusta, quella greca, è proprio “schiavo”, non ‘servo’ come addolciscono le traduzioni. Con un altro paradosso, Paolo sostiene che è questa schiavitù al Cristo che rende liberi.
Chi non si circoncide è libero dalla Toràh? Ma sì, ma lo è come un delinquente che si ritiene libero dal codice penale. Più che libero, è un menefreghista.

E il credente? Il credente è libero dalla Toràh? No davvero. Yeshùa ha garantito che neppure una virgola della Toràh può essere cancellata. La circoncisione, allora? Lo spiega sempre Paolo:
“La circoncisione è utile se tu osservi la legge; ma se tu sei trasgressore della legge, la tua circoncisione diventa incirconcisione. Se l'incirconciso osserva le prescrizioni della legge, la sua incirconcisione non sarà considerata come circoncisione? Così colui che è per natura incirconciso, se adempie la legge, giudicherà te, che con la lettera e la circoncisione sei un trasgressore della legge. Giudeo infatti non è colui che è tale all'esterno; e la circoncisione non è quella esterna, nella carne; ma Giudeo è colui che lo è interiormente; e la circoncisione è quella del cuore, nello spirito, non nella lettera; di un tale Giudeo la lode proviene non dagli uomini, ma da Dio”. - Rm 2:25-29.

Il credente è libero dalla Toràh? Si tenga presente che questa parola significa “insegnamento”. Se poniamo la domanda con la parola giusta, ci si vergogna solo a porla: Il credente è libero dall’Insegnamento di Dio?

Paolo stesso, scrivendo proprio ai galati, dirime la questione. Ma Paolo è molto frainteso dalle religioni, le quali perfino stravolgono le sue parole. Ecco come presentano le sue parole in Gal 2:16: “L'uomo non è giustificato per le opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù” (NR): “L’uomo è dichiarato giusto non a motivo delle opere della legge, ma solo per mezzo della fede verso Cristo Gesù”. – TNM.
Paolo dichiara invece: “L’uomo è dichiarato giusto non a motivo delle opere della legge, a meno che lo siano con la fede nel consacrato Yeshùa”.
Per l’analisi approfondita si veda la mia analisi di Gal 2:16.
http://www.biblistica.it/wordpress/wp-c ... n-fede.pdf
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Re: Ermeneutica per principianti (e non solo)

Messaggioda ilvigilante » martedì 10 ottobre 2017, 18:16

Ciao a tutti,
ottima idea aver riaperto questa cartella.

Vorrei sottoporre ad esame un’espressione che spesso usa Paolo:
“ …siate tutti dello stesso pensiero”
1° Cor 1:10
Flp 2:2
Flp 2:4

Nonché Pietro, 1° Pt 3:8

Come si sa, la dirigenza dei TdG ha sempre voluto dare a queste espressioni un’accezione interpretativa univoca, nel senso che, tutto quanto si interpreti a livello di CD, debba essere pedissequamente creduto e insegnato da tutti gli aderenti, per rimanere tutti ‘dello stesso pensiero’.

Analizzando il contesto, a pelle, credo che questa sia una favola volta a imporre una veduta interpretativa delle Scritture, non già per tenere uniti gli aderenti nello stesso pensiero, ma per contrastare ogni tipo di dissenso e atteggiamento critico.

Quando Paolo in 1° Cor 1:10 esorta fra l'altro a parlare tutti concordemente, credo voglia suggerire di avere un’armonia di intenti per l’oggetto di cui si parla, senza bisticciarsi, trovando l’accordo necessario.
Infatti non può esserci accordo se non c’è pacato confronto e ogni confronto presume uno scambio di idee e di opinioni anziché una corrente di vedute a senso unico cui sottostare e da accettare passivamente.

L’essere uniti nello stesso pensiero io lo vedo più come un modo di essere e di comportarsi, di esprimere la propria personalità modellandola alle qualità di mitezza, equilibrio, armonia, giustizia, amore; qualità che dovrebbero essere obiettivo comune per renderle, appunto, uno “stesso pensiero”.

Se il testo lo consentisse io tradurrei “stesso atteggiamento”, più consono al modo di comportarsi anziché alla pretesa del modo univoco di interpretare le Sacre Scritture cui sarebbe deputato un gruppetto esclusivo di pochi.
E qui vorrei le vostre considerazioni sul testo, perché la mia, sulla base del significato di esegesi proposto da Gianni, vuole essere, appunto, un’interpretazione critica per comprendere meglio.

Un caro saluto
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Re: Ermeneutica per principianti (e non solo)

Messaggioda Alen.chorbah » martedì 10 ottobre 2017, 19:32

Dal versetto 12 in poi: Or voglio dire questo, che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «io di Apollo», «io di Cefa» ed «io di Cristo». 13 Cristo è forse diviso? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete voi stati battezzati nel nome di Paolo? Ecc..... beh questo è quello che hanno prodotto le religioni: divisioni. E da questo che metteva in guardia Paolo, l'allontanamento da Dio e Yeshua per seguire ideologie di uomini.
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Re: Ermeneutica per principianti (e non solo)

Messaggioda Gianni » mercoledì 11 ottobre 2017, 4:29

Caro Ilvigilante, tu parli di interpretazione e di esegesi, e dici “per comprendere meglio”.
Personalmente ti lodo per questa espressione: “per comprendere meglio”.

Se si tenesse sempre presente questo obiettivo, si progredirebbe. Se si applicasse sempre come primo passo ermeneutico, non si seguirebbe come pecoroni i falsi pastori che pretendono di sapere già tutto.

Di fronte ad un testo biblico, occorre per prima cosa domandarsi cosa intendeva dire lo scrittore e come voleva che fossero intese le sue parole.
Per farlo vanno analizzate le sue vere parole, non le traduzioni. Solo dopo possiamo comprendere meglio e fare esegesi.

Applicando queste linee-guida, esaminiamo ora 1Cor 1:10-12. Il raffronto con TNM ci aiuterà a mettere a fuoco il vero pensiero di Paolo.
Al v. 10 TNM traduce “a parlare tutti concordemente”, contro il greco he ha “la stessa cosa diciate tutti” (si tratta quindi di una singola cosa specifica). “Non avere fra voi divisioni” di TNM è conforme al testo originale; si noti "tra voi". “Essere perfettamente uniti nella stessa mente e nello stesso pensiero” (TNM) si allontana ancora dal testo biblico, che ha invece “siate invece tendenti alla completezza in lo stesso pensiero e in lo stesso parere”.

Prima domanda: qual era il problema? Al versetto 11, dopo le esortazioni, Paolo ne espone il motivo. Qui al v. 11 la parolina chiave è gar, “infatti”. Questo “infatti” introduce la ragione dei rimproveri di Paolo, che subito dopo dice: “Ci sono tra voi contese”, e non esattamente “esistono fra voi dei dissensi” (TNM). Al v. 12 troviamo un’altra parola-chiave: òti, “perché”. E il perché è che esistono tra i corinti dei partiti; ne sono citati tre. Tali partiti esistono solo all’interno di quella comunità e sono sorti all’insaputa dei tre a cui si ispirano, Pietro, Apollo e lo stesso Paolo.

Ora, la scelta delle parole da parte di TNM – come hai acutamente evidenziato – è tesa a creare una norma generale ad uso e consumo della dirigenza di Brooklyn, così da uniformare a livello mondiale il modo di pensare fatto ad immagine e somiglianza del gruppetto che si è autoproclamato unico canale tra Dio e l’intera comunità dei credenti.

Analizzando il testo paolino vediamo però che si tratta unicamente di un problema locale sorto a Corinto e che riguardava solo i corinti.
“La stessa cosa diciate tutti”, riguarda il richiamarsi tutti al Cristo e non ad uno dei tre suoi portavoce creando dei partiti.

Se poi teniamo conto che Paolo esorta ad essere “stesso parere”, e ciò a riguardo della questione trattata, va escluso ogni ampliamento a questioni diverse. Non si tratta qui di avere lo stesso pensiero su un intero corpo dottrinale, ma unicamente di avere la medesima γνώμη (ghnòme), la tessa opinione, lo stesso punto di vista; nella fattispecie che il Cristo rimane uno e non è stato diviso in partiti.
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Re: Ermeneutica per principianti (e non solo)

Messaggioda ilvigilante » mercoledì 11 ottobre 2017, 14:35

Grazie Gianni,
infatti ho sempre ritenuto capziosa la spiegazione della dirigenza dei TdG (non più di Brooklin, ma di Warwick).
Una spiegazione distorta a loro uso e consumo, mentre il sottoscritto ha sempre pensato che si trattasse di avere un unico pensiero volto all'insegnamento di Cristo, come giustamente si evince dal contesto.


Appena ne avrò il tempo proporrò un altro passo.

Un caro saluto
ilvigilante
 
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Re: Ermeneutica per principianti (e non solo)

Messaggioda Gianni » mercoledì 11 ottobre 2017, 14:48

Lo esamineremo. :-)
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Re: Ermeneutica per principianti (e non solo)

Messaggioda ilvigilante » mercoledì 11 ottobre 2017, 21:33

Mt 16:19 
Io ti darò le chiavi del regno dei cieli, e qualunque cosa legherai sulla terra sarà stata legata nei cieli, e qualunque cosa scioglierai sulla terra sarà stata sciolta nei cieli”.
Qual è il significato di queste parole?
Cosa simboleggiano le chiavi?
Cosa avrebbe sciolto o legato Pietro?
Sarebbe stato solo Pietro ad avere questo simbolico incarico e ciò che rappresenta?
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Re: Ermeneutica per principianti (e non solo)

Messaggioda Gianni » giovedì 12 ottobre 2017, 3:24

I vv. 17-19 (il 19 fa riferimento alle chiavi) di Mt 16 non hanno corrispondenza negli altri due sinottici. Si tratta quindi di un’aggiunta che fa Matteo. Aggiunta non significa alterazione o modificazione dei fatti. Quei versetti fanno parte della Bibbia. Gli altri due sinottici semplicemente non riportano la replica di Yeshùa alla confessione di fede di Pietro. Giovanni non riporta neppure l’episodio; solo in Gv 6:69 troviamo le parole di Pietro: “Noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Santo di Dio”, ma non sono riferite all’episodio riportato dai sinottici.

“Io ti darò le chiavi del regno dei cieli”. In tutta la Bibbia, sia nella parte ebraica che in quella greca, le chiavi rappresentano una funzione particolare. Non si deve pensare alla chiave moderna che gira nella serratura. L’antica chiave era costituita da un pezzo di legno che aveva sporgenze che corrispondevano ai fori del chiavistello e che spingevano la sbarra interna che bloccava della porta. Il maggiordomo reale portava appesa alle spalle la chiave della città. In Is 22:22 è detto infatti: “Metterò sulla sua spalla la chiave della casa di Davide”; con ciò venne profetizzata la sostituzione di Sebna con Elìachim. La loro funzione era quella di amministrare la casa reale; si trattava della funzione di visir. La chiave ha nella Scrittura anche una valenza simbolica basata proprio sul suo uso da parte chi era preposto alla custodia della reggia. Così, ad esempio, vediamo che l’angelo apocalittico a cui “fu data la chiave del pozzo dell'abisso” (Ap 9:1), con la chiave datagli ha il dominio su satana e sui demòni. Anche oggi si usa il simbolismo delle chiavi quando si consegnano le chiavi di una città.
Detto ciò, ora occorre capire in che senso Yeshùa promette di dare a Pietro “le chiavi del regno dei cieli”. Si noti intanto che non si tratta delle chiavi della chiesa ma del Regno dei Cieli. Riferendosi proprio a questo regno, Yeshùa così rimproverò i dottori della Legge: “Guai a voi, dottori della legge, perché avete portato via la chiave della scienza [“conoscenza” (TNM)]! Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l'avete impedito” (Lc 11:52). Che si tratti del Regno di Dio è confermato da Mt 23:13: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché serrate il regno dei cieli davanti alla gente; poiché non vi entrate voi, né lasciate entrare quelli che cercano di entrare”.
“La chiave della scienza [“conoscenza” (TNM)]” fa riferimento all’interpretazione che i dottori della Legge, gli scribi e i farisei davano dell’insegnamento di Dio. Essa era sbagliata, tanto che essi stessi non entravano nel Regno e impedivano agli altri di accedervi. Ricevendo “le chiavi del regno dei cieli”, Pietro aprirà le porte del Regno a chi vorrà entrarvi. Sebbene qui Pietro sia il primo a cui Yeshùa comunicò questa facoltà - e ciò per via della sua professione di fede, di cui fu il primo -, essa è poi estesa da Yeshùa agli altri apostoli e discepoli, come attestato da Mt 18:18 e Gv 20:22,23.
“Tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli”. I verbi “legare” e “sciogliere” erano tipici dei rabbini per indicare le proibizioni e le concessioni. Nella letteratura rabbinica, infatti, “legare” indica stabilire un obbligo e “sciogliere” indica lo scioglimento da un obbligo. Questa terminologia è presa dalla Bibbia. Si veda, ad esempio, Nm 30:10-14.
Degna di nota è la traduzione di Mt 16:19 fatta dal biblista (e grecista) R. Young: “Qualunque cosa tu possa legare sulla terra dovrà esser stata legata nei cieli, e qualunque cosa tu possa sciogliere sulla terra dovrà esser stata sciolta nei cieli”. Similmente, C. B. Williams, traduttore biblico che fu anche professore di greco: “Qualunque cosa tu proibisca sulla terra dev’essere ciò che è già stato proibito in cielo, e qualunque cosa tu permetta sulla terra, dev’essere ciò che è già stato permesso nei cieli”. Con ciò non s’intende dire che Pietro avesse il potere di dettare legge in cielo, ma solo che Pietro fu l’esecutore di ciò che in cielo era già stato deciso di “legare” e “sciogliere”.
Siccome questo potere di “legare” e “sciogliere” è in relazione alle “chiavi del regno dei cieli”, esso si riferisce all’ingresso nella chiesa, indicando cosa sia necessario e cosa non lo sia per entrarvi e farne parte. Fu proprio Pietro che il giorno di Pentecoste “legò” o rese obbligatorio il battesimo: “Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo” (At 2:38). Fu sempre Pietro che “sciolse” aprendo la porta del Regno di Dio ai non ebrei (At 10:1-48;15:7-9). Anche nella questione della circoncisione, fu Pietro che “si alzò in piedi e disse”, ponendo le basi per “sciogliere” dall’obbligo di circoncidersi. - At 15:6-29.
La decisione maturata circa la circoncisione, dopo la presa di posizione di Pietro al concilio gerosolimitano, illustra bene quanto espresso da R. Young e da C. B. Williams, come riportato più sopra. Non furono Pietro né tantomeno gli altri apostoli a decidere per loro volontà indipendente, ma essi ci arrivarono per volontà di Dio, come traspare dalle loro stesse parole: “Allo spirito santo e a noi è parso bene di …”. - At 15:28, TNM.
La stessa considerazione va fatta per lo “scioglimento” con cui Pietro aprì ai gentili. Non fu decisione sua personale: gli ci volle una visione divina (At 10:1-22) per arrivare a “sciogliere”.
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Re: Ermeneutica per principianti (e non solo)

Messaggioda stella » giovedì 12 ottobre 2017, 4:00

...a te Gianni ed a tutti i forumisti e lettori il mio buon giorno . :-)

grazie per la spiegazione ,
comunque come credo gia' sai , questo ''legare e sciogliere ''uno dei versetti molto discusso ed interpretato in modo e modi diversi ... ;;)

chi ubbidienza alla chiesa ,chi confessare ai fratelli il peccato ,chi confessione riconoscere le responsabilita' ecc..ecc..insomma cio che PIETRO '''o ora forse dire i PIETRI legano o sciolgono qui ,lo fara anche GESU' in cielo . ;;)
l,anima mia. ha sete del Dio vivente
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