Yeshùa ed il divorzio

Re: Yeshùa ed il divorzio

Messaggioda Salvatore Tarantino » martedì 6 agosto 2019, 10:13

bgaluppi ha scritto:Salvatore, ho chiarito sopra alcune cose dopo aver pubblicato perché non volevo sembrare polemico. A volte i blog giocano brutti scherzi... Fai reload.


Figurati, non mi sei sembrato polemico, sicuramente io lo sono stato di più.
Purtroppo io faccio anche i conti col mio tempo ridotto e questo mi può innervosire.
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Re: Yeshùa ed il divorzio

Messaggioda Salvatore Tarantino » martedì 6 agosto 2019, 10:19

bgaluppi ha scritto:Non ci hai mai fatto caso perché ti fermi alla traduzione e ai significati comunemente intesi dalla traduzione e non vai ad approfondire il testo ebraico. Purtroppo le traduzioni traducono termini che spesso non dovrebbero essere tradotti.


Studiare l'ebraico è ampiamente al di là del mio tempo disponibile.
A volte mi avventuro sul greco antico, riguardo a certi versi, ma è appunto un'avventura, perchè ho solo una conoscenza liceale.
Devo accontentarmi di confrontare varie traduzioni e, se non ci sono contestazioni particolari, non vedo il motivo di approfondire ulteriormente.
Ad esempio in questo caso Paolo conferma la traduzione e il significato di Genesi, e considerando ispirate le lettere di Paolo, non ho motivo di mettere in discussione Genesi, tra l'altro confermata anche da tutte le traduzioni che conosco e - a parte che da te - mai messa in discussione da nessuno dei miei interlocutori.
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Re: Yeshùa ed il divorzio

Messaggioda Salvatore Tarantino » martedì 6 agosto 2019, 10:30

Dò una "spiegazione" a Bgaluppi e ad Animasalvata, ma anche a chiunque legge in generale.
Qualche tempo fa ho esaminato tutta la questione matrimonio - ripudio - nuove nozze con un obiettivo: di ogni verso vanno preferite le interpretazioni che non contrastino con altri versi non diversamente interpretabili.
Ritengo di essere giunto a delle conclusioni che soddisfano questo obiettivo.
Ecco perchè trovo poco sensata la scelta (solo per fare due esempi) di attribuire a Mosè un comandamento scritto che invece non è scritto da nessuna parte oppure di riconoscere l'esistenza di un ripudio lecito in favore della donna che nella Legge non esiste.
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Re: Yeshùa ed il divorzio

Messaggioda bgaluppi » martedì 6 agosto 2019, 10:47

Eppure guarda:

Gn 2:18

Καὶ εἶπεν κύριος ὁ θεός Οὐ καλὸν εἶναι τὸν ἄνθρωπον μόνον·
Poi Dio il Signore disse: «Non è bene che l'uomo [essere umano] sia solo» (NR)

Il testo ebraico ha האדם (ha-adam), che significa “essere umano”, fino al v.23b “fu tratta dall'uomo (maschio)” in cui compare per la prima volta il termine ish. È la parte dell'adàm senza il lato che parla, definendo se stesso "uomo maschio" e dando il nome alla donna.

Per questo Paolo usa un linguaggio improprio descrivendo la donna come tratta dall'anèr, il maschio, perché la donna fu tratta dall'anthropos, ossia dall'adàm (la LXX usa ora ànthropos ora τὸν αδαμ traslitterato, e solo dal v.23b usa anèr). Paolo era ispirato, ma non dimenticare che ogni uomo ispirato parla col suo linguaggio e il suo modo di comunicare, in base alla sua cultura. Poi bisogna vedere anche il contesto in cui pronuncia quella frase.
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Re: Yeshùa ed il divorzio

Messaggioda Salvatore Tarantino » martedì 6 agosto 2019, 11:02

Anche se ammettiamo che in "non è bene che l'uomo sia solo", uomo è inteso come umanità, ancora ce ne corre per affermare che l'uomo e la donna erano uniti in un'unica entità.
Non dimentichiamo che in quel momento l'uomo era tutta l'umanità esistente, quindi chiamarlo "uomo" o "umano" sono alternative entrambe corrette.
E' chiaro che una volta creata la donna la scrittura esigeva l'uso di una terminologia meno generica, perchè a quel punto per riferirsi solo all'uomo o solo alla donna non si poteva più parlare genericamente di "umano".
Non mi sembra, quindi, un particolare sufficiente per mettere in discussione Paolo.
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Re: Yeshùa ed il divorzio

Messaggioda bgaluppi » martedì 6 agosto 2019, 12:57

Naturalmente si tratta di una interpretazione teologica, il racconto contiene aspetti simbolici, ma i termini usati nell'ebraico non sono mai a caso, ogni frase e ogni parola nascondono significati inaccessibili attraverso la traduzione, che fanno un dipinto profondo e complesso della natura umana; pensa ai dialoghi tra Dio, l'uomo e la donna dopo il peccato, in cui i due fanno scaricabarile: l'uno accusa la donna, lei accusa il serpente che Dio ha messo nel giardino (dunque accusa Dio). Non si tratta di semplici racconti, ma di una descrizione della natura e delle diversità tra l'essere umano maschio e l'essere umano femmina.

La visione di Paolo è una delle tante interpretazioni, riscontrabile anche nella tradizione se non erro, utilizzata nel contesto per comunicare un messaggio alla chiesa di Corinto al suo tempo. Si tratta di un metodo di stampo midrashico, che utilizza le Scritture estrapolandole a volte dal loro contesto e significato letterale per esporre un pensiero teologico particolare e un significato nuovo a seconda delle situazioni. Questo lo facevano i saggi e lo fa anche Paolo in più di un'occasione. Ma non significa affatto che Genesi affermi una superiorità dell'uomo sulla donna, e infatti non lo fa. Entrambi uomo e donna costituiscono l'adam.

Poi, un autore può essere ispirato, ma non significa che ogni volta che dice "a" stia parlando per conto di Dio; gli autori ispirati parlano anche per se stessi. Può anche darsi che Paolo avesse una visione della donna molto personale (fu mai sposato? Era vedovo? In qualità di giudeo osservante avrebbe dovuto sposarsi, forse lo è stato, non sappiamo). Di certo la sua interpretazione non è conforme al racconto genesiaco, in cui la donna è tratta dall'adàm, che diventa anèr nel momento in cui la parte femminile gli si presenta davanti. Non saprei cosa aggiungere.
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Re: Yeshùa ed il divorzio

Messaggioda animasalvata » martedì 6 agosto 2019, 15:57

Salvatore ci sta che tu hai il tuo pensiero biblico.
Io invece penso che non esiste nella tradizione orale quella domanda ma era formulata solo per fare un tranello perche non esiste nella torah orale una simile cosa. E poi Yeshua parla di norma INCISA,SCRITTA. La tradizione orale allora non era iscritta e ciò trovo poco sensato che Yeshua parlasse in questo modo della tradizione falsa. Tutto qui.
E poi la bibbia si interpreta da se. Abbiamo il modello di esempio di Dio verso Israele oppure di Osea. Tutti esempi che propendono per l'indissolubilita per entrambi nonostante vi sia qualcosa di sconveniente.
Un saluto.
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Re: Yeshùa ed il divorzio

Messaggioda animasalvata » martedì 6 agosto 2019, 16:43

Per Bgalupi,Salvatore,Noiman o chi desidera contribuire ho fatto due domande nella cartella Yeshua sul matrimonio secondo la bibbia. Vorrei capire qualcosa in piu perche ho questi due dubbi.
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Re: Yeshùa ed il divorzio

Messaggioda animasalvata » domenica 18 agosto 2019, 22:02

Ho letto le norme sui sacerdoti e sommi sacerdoti. Entrambi non potevano sposare una ripudiata. Era vietato. E poiche nel nuovo testamento i seguaci del Cristo sono tutti sacerdoti per cui non è lecito loro sposare una ripudiata. Una ripudiata per cosa indecente era sempre una ripudiata. Quindi i seguaci di Cristo non possono prendere una ripudiata anche in caso di adulterio.

Interessante è anche il caso dell'uomo che seduce una vergine non fidanzata. Egli non può mandare via più la donna anche in caso di adulterio.

Secondo l'interpretrazione di Noiman la cosa indecente sono i rapporti incestuosi e non l'adulterio. Seguendo questa logica la fornificazione di cui parla Yeshua non poteva essere l'adulterio,ma i rapporti incestuosi. Ed in effetti Giuseppe uomo giusto non ripudia la moglie per sospetto adulterio per non esporla ad infamia. Di conseguenza quando Yeshua dice ''chi ripudia la moglie eccetto la fornificazione la espone all'adulterio'' non si riferisce all'adulterio come fornificazione perché Giuseppe per sospetto adulterio decise di non ripudiarla. Lui poteva farlo,ma per proteggere Maria da un rischio di adulterio non lo fece. Ne consegue che la clausola della fornificazione non riguarda l'adulterio ma i rapporti incestuosi.
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Re: Yeshùa ed il divorzio

Messaggioda Salvatore Tarantino » lunedì 19 agosto 2019, 13:23

Non tutto ciò che è vietato ai sacerdoti è invece consentito ad altri.
Talvolta si tratta di precetti riservati a loro, altre volte si tratta di precetti validi per tutti che A MAGGIOR RAGIONE devono osservare soprattutto i sacerdoti.
Ad esempio in Ezechiele 44 oltre che non prendere in moglie una ripudiata, è detto loro anche di osservare i sabati e di non mangiare animali morti da sè.
Questi ultimi due precetti sono validi per tutti e, secondo la mia interpretazione che ho già ampiamente esposto, anche il non prendere in moglie una ripudiata; ad ogni modo Yeshùa in seguito è molto più chiaro (chi sposa una donna ripudiata commette adulterio) e Paolo forse ancora di più (se una donna si risposa finchè il marito è in vita si chiamerà adultera).
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