Le mura di Gerico

Le mura di Gerico

Messaggioda Scriptorium » martedì 11 aprile 2017, 10:48

Giosuè 6:20

-Il popolo lanciò il grido di guerra e suonarono le trombe. Come il popolo udì il suono della tromba e lanciò un grande grido di guerra, le mura della città crollarono su se stesse; il popolo salì verso la città, ciascuno diritto davanti a sé, e si impadronirono della città.-

cosa dice l'archeologia in merito?
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Re: Le mura di Gerico

Messaggioda Gianni » martedì 11 aprile 2017, 15:14

In passato si asserì che il crollo delle mura di Gerico sarebbe stato documentato dall'archeologo Garstang, ma ci si dimenticò di aggiungere che ciò fu invece contestato dagli scavi successivi assai più accurati di Miss Kenyon. Le mura di Gerico, stando all'archeologia, erano già cadute prima dell’invasione ebraica.

Reperti archeologici. La collina di es-Sultan è stata ripetutamente esplorata dagli archeologi che volevano confermare il racconto biblico (fu esplorata da Sellin nel 1907-1908; da Garstang nel 1929-36; da Miss Kenyon nel 1952-1958). Secondo il Garstang la città caduta dinanzi al popolo ebraico sarebbe la quarta, che - costruita verso il 1500 a. E. V. - sarebbe stata distrutta da un cataclisma all'inizio del 15° secolo a. E. V.. Questo si accordava – secondo lui – con la data più antica dell'ingresso ebraico in Palestina (15° sec. a. E. V.). Miss Kenyon in una serie di scavi più meticolosi, iniziatisi nel 1952, vi rinvenne ben diciassette strati. La città, già utilizzata come difesa sin dal proto-neolitico (8000-7000 a. E. V.), verso la fine del 3° millennio divenne una piazzaforte eretta contro gli attacchi dei popoli della steppa, provenienti da al di là del Giordano (dall'oriente). La sua distruzione avvenne tra il secolo 18° e 16°, anteriormente quindi alla data proposta dal Garstang e molto tempo prima dell'ingresso degli ebrei in Palestina, che ora si pone verso il 13° secolo a. E. V. (15° per i Testimoni di Geova e secondo la Bibbia stessa). La città a quel tempo era praticamente disabitata; l'anatema di Giosuè trova la sua conferma archeologica in quanto Gerico restò disabitata fino al 9° secolo: “Chiel, di Betel, ricostruì Gerico; ne gettò le fondamenta su Abiram, suo primogenito, e ne rizzò le porte su Segub, il più giovane dei suoi figli, secondo la parola che il Signore aveva pronunziata per bocca di Giosuè, figlio di Nun” (1Re 16:34). Va quindi eliminato il felice concordismo circa la caduta delle mura sorto dopo la prima euforica presentazione degli scavi, ad opera del Garstang. Gli odierni critici vedono perciò nel racconto biblico una presentazione mitica dell'ingresso in Canaan, che sarebbe contraddetto dall'archeologia moderna.

Le interpretazioni esegetiche. Dato che le mura di Gerico più non esistevano al tempo di Giosuè, il Montagnini cerca la spiegazione di questo contrasto ricorrendo al "genere letterario". Gli ebrei, rendendosi conto che se Gerico fosse stata abitata a quel tempo avrebbe reso impossibile la penetrazione ebraica in quella regione così fertile dove “scorre latte e miele” (Es 3:8), videro nelle sue rovine, già esistenti, l'opera di Dio, un prodigio del Signore, che aveva preparato l'ingresso in Palestina smantellandone le mura poste a sua difesa in un epoca anteriore. Questo sarebbe l'insegnamento del passo di Giosuè, nel quale si parla non di un’impresa umana bensì divina; il giro delle mura sarebbe la processione degli ebrei.
Alcuni negano l'identificazione di Gerico con Tell es-Sultan, e attendono l'esumazione di un altro ipotetico tell che racchiuderebbe ancora l'antica Gerico. È però difficile pensare all'esistenza di un'altra città importante vicina al luogo degli scavi, che ha rivelato una importante cultura plurimillenaria.

Forse si può trovare un'altra soluzione. Anche Ai (“mucchio di rovine”) era stata usata dai cananei come luogo di difesa. Dopo la conquista di Gerico, “Giosuè mandò degli uomini da Gerico ad Ai, che è vicina a Bet-Aven, a oriente di Betel, e disse loro: «Salite ed esplorate il paese». E quelli salirono ed esplorarono Ai. Poi tornarono da Giosuè e gli dissero: «Non occorre che salga tutto il popolo; ma salgano due o tremila uomini, e sconfiggeranno Ai»” (Gs 7:2,3). Sembrerebbe strano che i cananei non abbiano per l'occasione utilizzato anche le rovine di Gerico. Un’abitazione temporanea e limitata non lascia tracce archeologiche profonde e può passare inosservata al ricercatore. Dopo la caduta delle mura di Gerico qualche abitazione potrebbe essere stata sfruttata, come nel caso della meretrice. La processione non fece crollare le mura già inesistenti, bensì la "difesa" umana (e non muraria) spaurita dalle processioni ritenute magiche dai cananei. Dopo tale rito propiziatorio, all'udire il grido di guerra (teruàh), ogni ebreo si slanciò "dinanzi a sé" (poiché le mura più non esistevano, ma solo dei pezzi rovinati) e la "difesa della città" cedette senza lotta. Ecco il prodigio: “Avvenne che, appena il popolo ebbe udito il suono del corno e il popolo lanciava un grande grido di guerra, הַחֹומָה [hakhomàh, “la difesa”] crollava. Dopo ciò il popolo salì nella città, ciascuno diritto davanti a sé, e catturò la città” (Gs 6:20, TNM, con inserzione della parola ebraica). Il vocabolo ebraico khomàh, oltre al valore di "mura" di una città (khomat haìr), può avere anche il senso metaforico pure per il caso di Gerico. Khomàh (“difesa”) è usato per indicare l'argine dell'acqua che si eleva come un muro (Es 14:22,29), per una "difesa" di persone (1Sm 25:16; Is 26:1; Ger 1:18;15:20; Am 7:1; passi in cui compare sempre khomàh con il senso di “difesa”). Khomàh è pure utilizzato per il corpo di una ragazza vergine che non cede alle lusinghe (Cant 8:9 e sgg.; Pr 18:11;25:28). Nel caso di Gerico potrebbe indicare gli uomini che difendevano la città come un muro? È possibile. In tal caso non vi sarebbe più il problema della caduta delle mura. C’è nel testo ebraico un’espressione che TNM tralascia e non traduce. Il testo ebraico haהַחֹומָה תַּחְתֶּיהָ (hakhomàh takhtèyah), che Diodati traduce: “Le mura caddero sotto di sé” (Did). Takhtèyah può tradursi anche “a motivo d’esso”, riferendolo al teruàh o grido di guerra. Quando tutto il popolo si mise a gridare dopo il settimo giro, la guarnigione di difesa cedette. Il passo si potrebbe quindi tradurre come segue: “E soffiarono [i sacerdoti] nelle trombe; e avvenne che quando il popolo ebbe udito il suono delle trombe diede in un grande grido [teruàh] e la guarnigione cadde a motivo di esso. Il popolo salì, ciascuno dinanzi a sé e s’impadronì della città”. - Gs 6:20, traduzione conforme all’ebraico.
Va notato che nella letteratura ebraica extrabiblica le mura non sono menzionate. L'Ecclesiastico (Siracide o Ben Sira, apocrifo) nel suo elogio dei padri (il passo, nella LXX, è in 46:2), pur ricordando la caduta delle varie città, non parla delle mura di Gerico. La versione greca del libro canonico di Giosuè (la LXX), non comprendendo più bene l'originale ebraico, applicò la caduta alle "mura" (khomàh) anziché alla guarnigione di “difesa” (khomàh). Da qui nacque l’errore. Infatti, la parola ebraica khomàh (“difesa”) fu tradotta dai LXX con la parola greca τὸ τεῖχος (to tèichos, letteralmente “il muro”). Questa traduzione fu pure accolta dalle Scritture Greche, i cui autori usavano – come si sa – la versione biblica dei LXX. Così, nella Lettera agli ebrei si ha: “Le mura di Gerico caddero” (Eb 11:30, TNM). Si noti il plurale che lo scrittore di Eb usa: τὰ τείχη (ta tèiche, “le mura”). L’equivoco era progredito. L’ebraico aveva usato il singolare “la difesa” (hakhomàh), interpretato dai LXX con il singolare “il muro” (to tèichos). In Eb diventa il plurale “le mura” (ta tèiche).
Il passo biblico vuole solo porre in enfasi il fatto che la conquista di Gerico, necessaria per penetrare in Palestina, non fu opera di potenza umana, bensì divina, come canta il Salmo 44:3: “Essi non conquistarono il paese con la spada, né fu il loro braccio a salvarli, ma la tua destra, il tuo braccio, la luce del tuo volto, perché li gradivi”.
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Re: Le mura di Gerico

Messaggioda Scriptorium » martedì 11 aprile 2017, 18:39

il Cristiano di oggi, tenendo fede alle prove archeologiche, agli studi stessi, ma anche della Bibbia e della sua Parola, come dovrebbe approcciarsi ai racconti che la stessa contiene? i racconti della Bibbia, culturalmente validi giacché sono essi colonna portante della nostra civiltà e della nostra religione, vanno presi come un messaggio? come una non verità ma al tempo stesso un mito della verità stessa?
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Re: Le mura di Gerico

Messaggioda noiman » martedì 11 aprile 2017, 21:14

Gianni.... Magnifico, ottima analisi.
Su questo argomento non conoscevo nulla.
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Re: Le mura di Gerico

Messaggioda Gianni » mercoledì 12 aprile 2017, 6:38

Grazie, Noiman. :-)

Caro Scriptorium, sei così certo che i racconti della Bibbia siano colonna portante della nostra civiltà? Se ti riferisci alla religione cristiana quale fondamento della cultura occidentale ed europea in particolare, mi pare che la Bibbia c’entri poco e nulla. Tale cultura ha casomai il suo fondamento religioso in quella chiesa apostata del quarto secolo, fondata da un imperatore romano pagano che fuse il paganesimo latino con la religione apostata sorta dopo la morte degli apostoli, ovvero la Chiesa Cattolica Romana. Questa istituzione pagano-politica tenne nascosta la Bibbia per secoli e secoli, vietandone perfino la lettura.

I racconti della Bibbia non sono “culturalmente” validi; sono validi storicamente. È invece l’ignoranza popolare, fomentata dalla religione, ad avere trasformato i fatti storici narrati dalla Bibbia in presunti miti.

La storia biblica è vera storia.

Rimando a questi studi:

Il genere letterario storico
http://www.biblistica.it/wordpress/wp-c ... torico.pdf

Norme della storiografia biblica
http://www.biblistica.it/wordpress/wp-c ... iblica.pdf
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Re: Le mura di Gerico

Messaggioda Daminagor » mercoledì 12 aprile 2017, 9:27

La storia biblica è vera storia.

Mi permetto umilmente di intervenire. Storia è qualcosa che è possibile provare senza dubbio attraverso prove documentali, testimonianze o indagine scientifica/archeologica. Se un racconto non rispecchia al 100% dei fatti verificabili, non credo si possa definire storia.
Un esempio (ma ce ne sono tanti) è quello della fuga dall'Egitto. Mi sono sempre chiesto come fosse possibile che centinaia di migliaia di uomini e donne (probabilmente milioni) lascino per sempre l'egitto (diminuendone in maniera sensibile la popolazione) dopo che era stato colpito da piaghe terrificanti... e di ciò non si trova accenno diretto in alcun documento egizio.
Altro esempio sono alcune popolazioni come i Girgashiti che vengono nominate ma non si trova alcun tipo di riscontro della loro esistenza nella storia.
Con questo non intendo che la Bibbia sia falsa storicamente o che narri vicende non accadute, dico piuttosto che gli eventi narrati non sono accaduti esattamente come descritto in termini di tempi, luoghi, protagonisti e proporzioni. Come mai riusciamo a trovare prove archeologiche di cose accadute milioni di anni fa ma non riusciamo a trovare prove certe di molti fatti narrati come storici nella Bibbia? O meglio, non troviamo prove che si siano svolti COME dice la Bibbia. Mi pare evidente che la narrazione delle imprese ebraiche sia stata enfatizzata per rendere tali vicende più epiche di quanto in realtà non fossero...questa non è storia, è propaganda. Faccio un esempio stupido: se io dico che la città X è stata conquistata nell'anno Y da 500mila uomini in sella a cavalli alati che sparavano saette dagli occhi, ma in realtà quella città X era già mezza abbandonata, e magari gli uomini erano 2mila ed erano poco più che dei predoni del deserto....non sto scrivendo un resoconto storico, sto scrivendo un poema epico. Ben altra cosa..
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Re: Le mura di Gerico

Messaggioda bgaluppi » mercoledì 12 aprile 2017, 10:12

Vi propongo di approfittare di questa discussione interessantissima e chiederei a Gianni di aiutarci a imbastire un approfondimento didattico serio — se lui vuole. Possiamo continuare qui oppure trasferirci in una cartella apposita e aprire una discussione dedicata: Bibbia e storia.
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Re: Le mura di Gerico

Messaggioda Daminagor » mercoledì 12 aprile 2017, 10:23

Vi propongo di approfittare di questa discussione interessantissima e chiederei a Gianni di aiutarci a imbastire un approfondimento didattico serio — se lui vuole. Possiamo continuare qui oppure trasferirci in una cartella apposita e aprire una discussione dedicata: Bibbia e storia.


Ottima idea Antonio. La cosa mi interesserebbe tantissimo e credo anche a molti altri utenti del forum :)
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Re: Le mura di Gerico

Messaggioda Gianni » mercoledì 12 aprile 2017, 10:23

Daminagor, quello storico è un genere letterario biblico che ha le sue proprie norme, che ho esposto nel mio studio sopra citato.

Quanto all’assenza di riferimenti alla fuga degli ebrei nei documenti egizi, dovresti sapere che gli egizi e gli altri popoli antichi omettevano regolarmente di narrare le proprie sconfitte. Non così nella Bibbia, perché gli ebrei narrarono anche le loro più turpi e vergognose azioni. Si chiama “candore biblico” e, tra l’altro, è una delle prove interne dell’autenticità della Sacra Scrittura.

Riguardo ai ghirgasei (Gn 10:6,15,16; 1Cron 1:8,13,14), non è affatto vero che – come sostieni – non si trovi alcun tipo di riscontro della loro esistenza nella storia. Nei testi ugaritici si trovano i nomi “Girgash” e “Ben-Girgash”, e sono citati dagli storici come conferma indiretta dell’esistenza dei ghirgasei. – Cfr. Othniel Margalith, The Sea Peoples in the Bible, pag. 58.

Permettimi di dire che occorrerebbe parlare a ragion veduta e dopo aver indagato seriamente, non per sentito dire.
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Re: Le mura di Gerico

Messaggioda Daminagor » mercoledì 12 aprile 2017, 10:54

Nei testi ugaritici si trovano i nomi “Girgash” e “Ben-Girgash”, e sono citati dagli storici come conferma indiretta dell’esistenza dei ghirgasei


Il fatto di trovare un paio di nomi che possono ricondurre indirettamente ad un popolo non mi pare una prova storica. Se prendiamo per prove storiche dei riferimenti (anche un pò scarni) allora tutto è storia..anche re Artù e i draghi nella cultura cinese.

Permettimi di dire che occorrerebbe parlare a ragion veduta e dopo aver indagato seriamente, non per sentito dire.


Io, come hai delicatamente fatto notare, non sono di certo preparato quanto te ma riesco a capire cosa è una prova e cosa non lo è. Ti pongo la questione in questi termini: perchè gli studiosi, se leggono ad esempio l'epopea di Gilgamesh o qualunque altro racconto appartenente ad uno specifico popolo (e privo di riscontri storici) lo classificano come mito, leggenda, poema epico...mentre quando si tratta di Bibbia allora li è tutta storia vera? Se si parte da questo presupposto fideistico è ovvio che si cerca ogni appiglio per dimostrare che la Bibbia è storicamente precisa...ma semplicemente non si può. Persino Bright, che fu notoriamente credente convinto, affermò in più occasioni che non esistono prove ne certezze documentabili riguardo l'esodo o altre vicende presunte storiche. Il fatto che gli egizi non annotassero le sconfitte lo posso capire..ma resta il fatto che non si tratta di una battaglia come tante.. si tratta di un paese che viene colpito e decimato da orribili piaghe e si svuota di milioni di individui... davvero vogliamo credere che se la cosa fosse stata davvero così colossale, nemmeno mezzo papiro sia stato scritto (o disegnato) in proposito? Ripeto, io sarò un ciuccio male informato, ma riconosco quando la fede porta a porre in secondo piano i fatti e la razionalità, per lasciare spazio alla convinzione e alle acrobazie intellettuali per trovare a tutti i costi conferma di cose che non sono confermabili. Detto ciò, ribadisco il mio interesse ad approfondire in una eventuale sezione "Bibbia e storia"
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