Il vento biblico o lo «spirito» religioso?

chelaveritàtrionfi
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Re: Il vento biblico o lo «spirito» religioso?

Messaggio da chelaveritàtrionfi »

AEnim ha scritto: sabato 5 settembre 2026, 18:07

Ora si verifica che osservando le diavolerie (links) di cui si serve Chelaverità come la pagina che ci ha restituito le occorrenze di anothen, esistono dei campi disciplinari in cui non siamo più di fronte al, a volte striminzitissimo, numero di occorrenze con cui ci si trova a lavorare nella letteratura 'religiosa', diciamo così, e questo è ancora più vero per pneuma. Ed abbiamo decide e decine di occorrenze.

Il chè mi ha fatto venire un sacco di ulteriori ... dubbi.
Infatti πνεῦμα è parte del linguaggio fisiologico con cui alcuni autori greci pre-giovannei, inclusi medici, descrivono respirazione, movimento, dentro/fuori, alto/basso, provenienza, direzione, e formazione del bambino in fase embrionale, gestazione e parto, un altro la formazione degli organismi vegetali, e in altri contesti ancora è riferito ai venti, alle direzioni, al calore, al movimento, oltre che ai processi vitali di esseri umani ed animali.

Ora se potrei anche dubitare che qualunque greco avesse conoscenze naturalistiche o filosofiche sufficienti, tuttavia dal medico prima o poi tutti ci vanno, anche quelli di misero vocabolario, o gli ci va la nonna, o una familiare partoriente, o il figlio piccolo, o l'amico, o il conoscente.
I lettori del Quarto Vangelo vivevano in un ambiente ellenistico-romano nel quale la cultura non circolava soltanto nelle scuole. Potevano ascoltare le Scritture in greco e incontrare, attraverso la vita sociale e urbana, parole e concetti appartenenti a tradizioni diverse.

Ciò poteva avvenire negli spazi pubblici, nei portici e nei luoghi di incontro, attraverso discussioni, insegnamento orale e forme di comunicazione filosofica. Questo non significa che ogni persona conoscesse la filosofia in modo specialistico, ma rende ancora meno giustificata l'idea di un ambiente linguistico rigidamente limitato anche volendosi attenere alla LXX, ad altri testi e insegnamenti orali circolanti.

L'agorà, inoltre, era uno spazio pubblico di commercio, incontro e comunicazione. Gli Atti ci offrono un esempio concreto: ad Atene Paolo discuteva nell'agorà ogni giorno con quelli che vi si incontravano e subito dopo vengono menzionati anche filosofi epicurei e stoici (At 17,17-18). Naturalmente questo non significa che ogni persona presente nell'agorà fosse filosofa ma non possiamo nemmeno dedurre la povertà semantica della lingua dal semplice fatto che i destinatari non fossero filosofi professionisti.


Non possiamo nemmeno escludere gli usi di pnèuma attestati in ambito fisiologico, in relazione al respiro e ai processi vitali, né possiamo presumere che ogni accezione non appartenente al linguaggio quotidiano fosse necessariamente estranea alla competenza linguistica dei destinatari.
Per me contano i documenti scritti perchè li possa verificare. "Ora i bereani .. accolsero il messaggio con grande entusiasmo e esaminarono ogni giorno le Scritture per vedere se questi insegnamenti erano veri". Atti 17:11 BSB
AEnim
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Re: Il vento biblico o lo «spirito» religioso?

Messaggio da AEnim »

Ricerca su anothen con addentellati in tema di ispirazione parte 3/3.

Eravamo arrivati qui https://www.biblistica.eu/viewtopic.php?p=93934#p93934
e proseguo.

Avevo anticipato che a tutto quanto sopra Filone fornisce ciò che ancora manca.

Una cautela preliminare è importante: non troviamo in Filone una semplice equazione πνεῦμα = “ispirazione”. Troviamo però qualcosa di molto più concreto: πνεῦμα è una realtà divina che viene da Dio, entra/agisce nell'anima, la muove, le dà conoscenza, sapienza e capacità profetica, e Filone usa esplicitamente il linguaggio del «soffiare dentro» e del «venire dall'alto».
Brill + altri

1. Filone, De virtutibus 217-218:
Parlando di Abramo, Filone scrive che, quando egli è «posseduto»/ispirato, tutto in lui cambia; e poi arriva la formulazione straordinaria:
τὸ γὰρ θεῖον πνεῦμα ... ἄνωθεν ἐμπνευσθὲν ...

Il senso è:
«lo spirito divino, soffiato in lui dall'alto, prese dimora nella sua anima...»

e Filone prosegue dicendo che questo spirito modifica anche il corpo, la voce e l'effetto che la parola di Abramo produce sugli ascoltatori. La bibliografia specialistica cita precisamente De virtutibus 217-218 come esempio della concezione filoniana dello spirito divino che viene “breathed upon [Abraham] from on high” e prende dimora nella sua anima.
dokumen.pub

Abbiamo: πνεῦμα divino / ἄνωθεν — dall'alto / ἐμπνέω — soffiare dentro / ψυχή — anima / cambiamento della persona /
voce persuasiva / capacità di parlare.
Cioè: soffio / dall'alto / interiorità / modificazione della persona / parola.

2. De opificio mundi 135: il parallelo con Genesi 2,7
Filone interpreta il soffio della creazione dell'uomo e parla di un: πνεῦμα θεῖον «spirito divino» che viene soffiato dentro l'uomo.
La bibliografia specialistica segnala esplicitamente De opificio mundi 135 come uno dei passi fondamentali in cui Filone parla dello spirito divino respirato nell'essere umano, distinguendolo dalla semplice aria.
thetbs.org + altri

Filone non si limita a dire: uomo = corpo + aria.
Il pneuma divino è associato alla forza, al vigore, alla capacità razionale dell'uomo. Uno studio recente sulla pneumatologia filoniana sintetizza il punto così: il pneuma dato da Dio all'uomo rende il nous capace di conoscere Dio, pensare e agire razionalmente.
MDPI
Quindi ancora: soffio / pneuma / facoltà interiore / conoscenza/azione.

3. De specialibus legibus 1.36-38:
il pneuma come potenza che rende possibile conoscere Dio
Filone interpreta il soffio divino nell'uomo come ciò che rende possibile la vita razionale e il rapporto con Dio. La letteratura specialistica collega esplicitamente Spec. Leg. 1.36-38 alla concezione filoniana del pneuma divino che permette all'uomo di ricevere la conoscenza di Dio.
obinfonet.ro
E questo è significativo perché non è semplicemente «spirito» come sostanza.
È una potenza divina che opera nell'interiorità umana.

4. De gigantibus 22-25: qui entra addirittura l'ispirazione profetica
Filone parte da Genesi 6,3 e poi passa a Esodo 31,3:
Dio chiamò Bezalel e lo riempì dello spirito divino, con sapienza, intelligenza e conoscenza.
E Filone dice esplicitamente che in queste parole viene fornita una definizione di che cosa sia lo spirito di Dio. Poi passa a Numeri 11,17, dove Dio prende dello spirito che è su Mosè e lo pone sui settanta anziani.
dokumen.pub + altri

Quindi per Filone:
πνεῦμα θεοῦ / σοφία / σύνεσις / γνῶσις
spirito di Dio / sapienza / comprensione / conoscenza.
E'precisamente la rete concettuale con cui Filone interpreta quei passi biblici.
Filone dice anche che lo spirito può venire sull'uomo, ma normalmente non vi rimane permanentemente; nel caso eccezionale di Mosè può invece rimanere a lungo.
sbl-site.org + altri

Quindi abbiamo anche:
spirito / discesa/venuta sull'uomo/ stato particolare / capacità conoscitiva/profetica.

5. Filone arriva persino a descrivere la propria esperienza di interpretazione ispirata.
In De somniis II, 252 parla dello spirito divino in rapporto alla propria attività interpretativa; gli studi su Filone lo collegano direttamente alla sua concezione dell'ispirazione come esperienza in cui una realtà divina insegna alla mente dall'interno, portandola a una conoscenza alla quale altrimenti non arriverebbe.
Cambridge University Press + altri

E in De specialibus legibus 3,1-6 Filone racconta esperienze nelle quali si sentiva portato verso l'alto da un'ispirazione mandata da Dio, con l'anima elevata e la mente occupata da realtà divine.
Scribd

Quindi abbiamo ormai tutta la catena:
spirito divino / viene dall'alto / entra/agisce nell'anima / la muove/eleva / produce conoscenza / produce parola/interpretazione.

6. Cosa succede rispetto a Giovanni 3
Non possiamo dire: «Giovanni ha copiato Filone.» Sarebbe una conclusione enormemente più forte dei dati.

Ma possiamo dire che nel mondo giudaico ellenofono del I secolo abbiamo attestata una concezione di
πνεῦμα come soffio/spirito divino che il divino soffia dentro l'uomo; che può essere concepito come proveniente «dall'alto»; che esso agisce sull'anima; che produce sapienza, conoscenza, capacità di parlare; e che può produrre una particolare condizione di ispirazione/profezia.

Brill + altre

E questo è precisamente il tipo di spettro semantico-concettuale utile per non passare da paralleli latino-greco.

Possiamo dire quindi che
la scelta giovannea di πνεῦμα + πνέω si colloca in un universo linguistico nel quale il campo del “soffio” poteva comprendere anche l'azione invisibile e vivificante di una potenza divina sull'interiorità umana. In Filone, contemporaneo di Giovanni, il πνεῦμα divino può essere “soffiato dall'alto” nell'anima, prendervi dimora e produrre sapienza, conoscenza, trasformazione e capacità profetica.

Possiamo mettere in fila
Esiodo: ἐμπνέω / soffiare dentro / voce poetica.
Filone: πνεῦμα divino / ἄνωθεν / ἐμπνέω / ψυχή / sapienza/conoscenza/parola.
Giovanni: γεννηθῇ ἄνωθεν → πνεῦμα → πνεῖ ὅπου θέλει → φωνή → trasformazione dell'uomo.

e significa che abbiamo documentato che i mattoni linguistici e concettuali con cui la nostra intuizione stava costruendo il parallelo pneuma - pnei - empneo esistevano realmente nel greco del periodo.

E il dato filoniano De virtutibus 217-218 — «lo spirito divino ... dall'alto ... nell'anima» è probabilmente il riferimento più importante di tutti.
dokumen.pub

Il greco pneuma possiede già, prima e contemporaneamente a Giovanni, una rete di associazioni fra soffio, spirito divino, provenienza dall'alto, ingresso nell'anima, trasformazione, sapienza e ispirazione.


Bibliografia di appoggio:


John R. Levison, “Inspiration and the Divine Spirit in the Writings of Philo Judaeus,” Journal for the Study of Judaism 26/3 (1995), pp. 271-323. È probabilmente lo studio specialistico più direttamente pertinente a quello che stiamo facendo: πνεῦμα, ispirazione, profezia e rapporto fra Genesi e Filone.
Brill
Articolo di Levison (Brill)

David T. Runia, Philo of Alexandria and the Timaeus of Plato, Brill, 1986 — particolarmente utile per capire come Filone rielabora il pneuma biblico attraverso categorie filosofiche greche; è citato nella bibliografia specialistica sul passo di Leg. All. 1.31-42.
ndl.ethernet.edu.et

George H. van Kooten, Paul's Anthropology in Context: The Image of God, Assimilation to God, and Tripartite Man in Ancient Judaism, Ancient Philosophy and Early Christianity, Mohr Siebeck, 2008, pp. 269-297: utile per il rapporto fra antropologia filoniana, pneuma e assimilazione a Dio.
ndl.ethernet.edu.et

R. Feldmeier, Gottes Geist: Die biblische Rede vom Geist im Kontext der antiken Welt, Tria Corda 13, Tübingen, 2020: particolarmente utile per confrontare Sapienza, Filone e altri testi giudaici nel quadro della concezione dello spirito come mediazione fra Dio trascendente e mondo umano.
sbl-site.org


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Da tutto mi è rimasta fuori una citazione perchè mi è emerso che Giuseppe Flavio non venga considerato validi come 'contemporaneo' di Giovanni, per motivi che non ho avuto tempo di approfondire.
Quindi mi limito a riportare la citazione perchè è bella.

Nel primo libro delle Antichità giudaiche, Giuseppe Flavio parafrasa Genesi 1 e scrive:
πνεύματος δ᾽ αὐτὴν ἄνωθεν ἐπιθέοντος
cioè qualcosa come: «mentre un πνεῦμα la percorreva/soffiava dall'alto».
E subito dopo: γενέσθαι φῶς ἐκέλευσεν ὁ θεός - «Dio comandò che si producesse/divenisse la luce».
Perseus
Nella stessa frase abbiamo: πνεῦμα + ἄνωθεν + movimento + Dio + γίγνομαι (generarsi/divenire).
E soprattutto Giuseppe Flavio, secondo alcune analisi filologiche, usa qui πνεῦμα nel senso più plausibile di vento, non di “Spirito di Dio”: il termine è anartro e manca l'aggettivo θεῖον che Giuseppe usa altrove quando intende esplicitamente il πνεῦμα divino.

Quindi possiamo dire: Il collegamento concettuale fra πνεῦμα, movimento, aria/soffio, vita e generazione è perfettamente documentato nel greco naturalistico antico; inoltre, in un autore giudaico greco vicino cronologicamente a Giovanni, Giuseppe Flavio, troviamo πνεῦμα + ἄνωθεν proprio in un contesto di creazione e di divenire.


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In questa coda riprendo dalla mia precedente postilla su Sapienza (testo della letteratura giudaica in lingua greca) https://www.biblistica.eu/viewtopic.php?p=93935#p93935

Se Sapienza 9,17 "non contiene tutto quanto nella stessa frase ed il testo non dice esplicitamente che il πνεῦμα è lo strumento attraverso cui viene data la sapienza, ma le due azioni divine sono accostate e appartengono allo stesso ragionamento, tuttavia non dobbiamo/possiamo trasformare l'accostamento in una causalità esplicita,
nel Tanakh invece troviamo certamente:
Dio che dà sapienza/conoscenza all'uomo;
Dio che mette il suo spirito nell'uomo;
rûaḥ come principio di vita, ispirazione, profezia e capacità ricevuta da Dio;
Dio che fa provenire qualcosa dal cielo/dall'alto.

Ma è molto difficile trovare tutti questi elementi combinati esattamente nello schema:
Dio / manda il proprio spirito / dall'alto / nell'uomo / affinché conosca ciò che da solo non conosce
Noi invece li abbiamo trovati, ma non nel Tanakh ebraico.


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Detto ciò ora dovrei approfondire meglio come in Giovanni si possa passare fino a 'nuova nascita', quale retroterra ci offre il greco, se è davvero una novità oppure no.
Un'altra ricerca molto lunga che non so se potrò fare a breve, perchè ho davvero un sacco di cose da fare se no resto senza riscaldamento questo inverno.


[ho corretto qualche refuso che mi dava fastidio e aggiunto un paio di grassetti]
Ultima modifica di AEnim il domenica 6 settembre 2026, 21:26, modificato 2 volte in totale.
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Re: Il vento biblico o lo «spirito» religioso?

Messaggio da AEnim »

Una mia vaga impressione su tutta la faccenda è questa.
Vi ho citato l'ambiente culturale dei bujews e jewbu (casomai cercate sulla wiki per i primi approfondimenti), ovvero direi 'intellettuali' che in modi diversi frequentano e padroneggiano tre linguaggi, quello ebraico, quello buddhista, e quello occidentale.
Ne ho esperienza per questo motivo:
molti testi sul buddhismo sono scritti da queste persone, e questi testi scritti da persone immerse nella cultura ebraica, molto spesso sono i migliori per orientare occidentali verso il buddhdharma. Hanno svolto proprio questo negli anni: ed allora ad un certo punto delle domande te le fai. Che razza di operazione è questa?
Io stessa come buddhista sono loro figlia.
Ora queste persone che sono in una terra di confine fra tre menti hanno una abilità estrema ad esprimersi sul filo della lama di un rasoio. Li legge un ebreo e capisce quel che conviene e non ha nulla da ridire, li legge un buddhista occidentale o anche uno autoctono lo stesso, li legge un occidentale tout court uguale.
Riescono a 'tenere a bada' tre pubblici diversi ed a muovere qualcosa in ciascuno. Tutto quello che ne viene fuori è sempre 'ecocompatibile', ciascuna dimensione culturale che li anima diventa ecocompatibile con tutte le altre.
Puoi toccare i punti in cui due culture si avvicinano fra loro e parlare a ciascuno in un modo che sembri si stia parlando di lui, con la stessa identica frase che a ben guardare a me invece sembrerà un po' troppo ambivalente e ambigua.
Il mio problema fu che mi creavano un buddhismo ecocompatibile :D quindi appetibile, ma poi vado e trovo statue, ancora statue, tante statue, statue molto grandi, statue sempre più grandi, e inchini, inchini, inchini. Ma non me la hai scritte le statue dentro i tuoi libri però! Perchè? Allora ti dici: ma chi caspiterina sei tu che mi ha scritto questo libro? Indaghi e trovi che l'autore di base appartiene alla cultura ebraica. A maggior ragione mi dovevi dire che c'erano le statue! E questo sul fronte dei jewbu, cioè persone di cultura ebraica. Poi ci sono i bujew, cioè persone di estrazione ebraica (sono ebrei) che si sono convertite e per esempio sono diventati grandi monaci e maestri buddhisti e che hanno una capacità di spiegare, assolutamente fedele alla materia 'buddhadharma', capace di spiegare all'occidente e senza particolari compromessi, solo che spesso lo sanno fare molto meglio di chi è rimasto sempre e solo nella propria tradizione. La differenza è fra una 500 e la formula 1. Evidentemente si conoscono, almeno lettariamente gli uni con gli altri.
A volte però rispetto ai primi i jewbu quando vai a fare le pulci, trovi che qualcosa non quadra.

Quindi io posso immaginare effetti dovuti al fatto che diverse persone in diverso modo vivessero a cavallo fra più culture ed in un crocevia di culture.
Ad un certo punto ti ritrovi che non sai più quando stiamo andando su questa tera e ti chiedi come chi, dove quando, e ti domandi in mezzo a cosa sei capitata: la risposta è dentro di te e però è sbagliata.

Qualcosa non c'è ne Tanach così come lo abbiamo visto, però comincia piano piano ad apparire sempre più dagli scritti del sapienziale giudaico in lingua greca, attraverso filone, nei vangeli, in Giuseppe Flavio, etc.

Li chiamano fenomeni di inculturazione.
Tipo volevi un buddhadharma senza etichetta e senza statue, ecocompatibile, ed hai fatto nascere un business psicosettario, ma senza statue!, in cui la gente si incarta perchè le sono venuti a mancare dei dispositivi di salvaguardia, che nell'originale però c'erano. Molti alla fine hanno detto: però no, preferisco dove ci sono le statue. :D Ho visto le più strane stranezze e i più originali percorsi.
E' un caso, un esempio, ma ce ne sono tanti altri.

Insomma leggo Giovanni, tengo a mente l'ebraismo, e mi accorgo che invece non so proprio dove sono.
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Re: Il vento biblico o lo «spirito» religioso?

Messaggio da Gianni »

Naza, tu scrivi: «I lettori del quarto Vangelo vivevano in un ambiente ellenistico-romano nel quale la cultura non circolava soltanto nelle scuole. Potevano ascoltare le Scritture in greco e incontrare, attraverso la vita sociale e urbana, parole e concetti appartenenti a tradizioni diverse».

Seguo il tuo pensiero e rispondo (ma mi costringi a ripetermi).

L'ambiente culturale ellenistico-romano del primo secolo influiva in modo determinante sulla ricezione del termine πνεῦμα (pnèuma) da parte dei primi lettori del cosiddetto quarto Vangelo (espressione errata, perché questo termine è sempre riferito alla buona notizia orale, mai ad uno scritto). Per un pubblico urbano e plurilingue, il vocabolo non era una categoria teologica astratta o isolata, ma una parola viva, carica di risonanze sia dalla tradizione ebraica (la Septuaginta) sia dalla filosofia e dal linguaggio popolare greci.

I livelli di comprensione del lettore del primo secolo
- L'orizzonte filosofico ellenistico (stoicismo e fisica greca)
Nel mondo greco-romano, pnèuma indicava letteralmente il "soffio", il "vento" o il "respiro". Nella filosofia stoica, capillarmente diffusa nel tessuto urbano, lo pnèuma era inteso come il principio vitale ed immanente che pervade, anima e tiene unito il cosmo intero (la materia sottile o «anima del mondo»).
Il lettore greco capiva quindi lo pnèuma come un'energia invisibile ma estremamente reale, capace di penetrare la materia, dare la vita e connettere il divino all'umano.

L'orizzonte biblico-Settanta (la rùakh ebraica). Poiché i lettori di Giovanni ascoltavano le Scritture nella versione greca della Septuaginta (LXX), il termine pnèuma traduceva l'ebraico רוּחַ (rùakh); richiamava la forza creatrice di Dio che "aleggiava sulle acque" (Genesi 1:2) e il soffio che infonde la vita nell'uomo (Genesi 2:7). Evocava il soffio profetico che investe i re, i giudici e i profeti per compiere le opere di Dio.

La specificità giovannea: che cos'era lo pnèuma per i lettori di Gv?
Alla luce di questo bagaglio culturale, la narrazione giovannea guida il lettore a comprendere lo pnèuma secondo dinamiche ben precise:
- Un principio di rigenerazione ontologica (Gv 3:1-8): nel dialogo con Nicodemo, il gioco di parole tra "vento" e "vento" (pnèuma) sfrutta direttamente la semantica greca. Il lettore capisce che come il vento sfugge al controllo e alla vista, così lo pnèuma è un principio di origine divina che opera una ricreazione dall'alto (ánothen), contrapposta alla debolezza della carne (sàrcs).
- La fonte della vita vera (Gv 6:63): “È lo pnèuma che dà la vita, la carne non giova a nulla”. Il lettore percepisce lo pnèuma come la forza cosmica e divina che sola può impartire la vita eterna (zoè), differenziandola dalla mera sussistenza biologica (psychè).
- La presenza del Cristo glorificato (Gv 7:39; 20:22): il lettore intende lo pnèuma come la modalità con cui Yeshùa risorto rimane presente nella storia. L'atto di alitare sui discepoli nel giorno di Pasqua (“Ricevete lo pnèuma santo”) richiama immediatamente la creazione dell'uomo, segnalando l'inizio dell'umanità nuova. Qui lo pnèuma è chiaramente il soffio-vento.
- Il paràkletos (Gv 14–16): nell'ambiente giuridico e sociale romano, il paràkletos era l'avvocato, l'assistente o il difensore chiamato al fianco. I lettori comprendevano che lo pnèuma non era un'influenza impersonale, ma una presenza attiva, il "consolatore" o "vento della verità" che guida alla comprensione profonda degli insegnamenti di Yeshùa.

Per i lettori di Gv, lo pnèuma non era semplicemente un concetto dottrinale: era la forza divina, invisibile e dinamica che trascende la natura umana, sfugge ai confini delle istituzioni terrene e introduce l’essere umano nella realtà stessa di Dio.
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Re: Il vento biblico o lo «spirito» religioso?

Messaggio da Gianni »

AEnim, complimenti per la tua ben documentata trattazione. :-)
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Re: Il vento biblico o lo «spirito» religioso?

Messaggio da AEnim »

Gianni ha scritto: domenica 6 settembre 2026, 16:27 AEnim, complimenti per la tua ben documentata trattazione. :-)
Gianni, prima o poi bisognerà iniziare a fare ampie parafrasi in linguaggio corrente dei vv. 2-12 come abbiamo, anzi, avete, fatto nell'altro thread.
Io non mi azzardo; ne sto tentando una che però fa ridere i polli, quindi non chiedetela a me :D , nella quale sto cercando di rendermi ragione dei forse apparenti misunderstanding fra Gesù e Nicodemo, e mi vengono fuori come fossero creati nella narrazione da Giovanni per chiarificare ai lettori greci, forse.
Ma il tutto senza uno straccio di prova della mia ipotesi e nemmeno so se riesco a coordinare il tutto e dare una ragione a tutto almeno fino a verso 10 incluso.
Dall'11 in poi sottoscrivo rinuncia per sfinimento, nemmeno ci provo :d
La mia carriera da filologa finisce qui :d Porta via un sacco di tempo, sono lenta come una lumaca, nonostante il servitore robotico che mi va a prendere i libri sugli scaffali, me li porta etc. (pensa se dovevo alzarmi dalla sedia ogni volta! ed averli io letti tutti prima per sapere cosa andare a cercare e dove) e se ci dovevo campare non avrei messo insieme il pranzo con la cena :D
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Re: Il vento biblico o lo «spirito» religioso?

Messaggio da Gianni »

:-) ...
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Re: Il vento biblico o lo «spirito» religioso?

Messaggio da chelaveritàtrionfi »

Invece ecco il mio punto di vista :-) :-) :

Uso l’espressione “Quarto Vangelo” come termine tecnico per indicare il Vangelo chiamato “secondo Giovanni”, secondo l’ordine di successione delle Scritture Greche (NT), e per distinguerlo dai tre sinottici.

Pnèuma era certamente una parola viva, carica di risonanze provenienti sia dalla tradizione della LXX sia dalla filosofia e dal più ampio linguaggio greco.

Pnèuma nella LXX è utilizzato per rendere rùach. Ma è interessante osservare la distinzione terminologica in Genesi: in Genesi 1:2 troviamo πνεῦμα Θεοῦ (pnèuma Theù), mentre in Genesi 2:7 troviamo πνοὴν ζωῆς(pnoèn zoès).

Abbiamo quindi pnèuma, riferito a Dio, e pnoè, termine appartenente alla stessa famiglia lessicale, riferito al soffio, all’alito o all’atto del soffiare associato alla vita.

Quando i lettori e gli uditori di lingua greca, leggevano o ascoltavano “pnèuma” nel primo secolo, avevano quindi a disposizione sia i significati che il termine presenta nella LXX — tra cui soffio, vento, respiro e, in determinati contesti, il riferimento all’azione o alla potenza divina — sia quelli attestati nella più ampia letteratura giudaica greca che circolava negli ambienti sinagogali. Oltre alla LXX abbiamo, ad esempio, Sapienza e Siracide, con riferimenti alla dimensione dell’uomo, alla guida e all’azione divina, senza dimenticare le risonanze provenienti dalla filosofia, dal linguaggio greco e dall’ambiente medico. Tutti riferimenti esistenti da decenni o secoli.

Questi testi, pur non avendo tutti lo stesso valore, sono importanti perché testimoniano il mondo linguistico e culturale greco-giudaico nel quale il termine pnèuma veniva utilizzato e poteva essere compreso.

In termini più chiari, pnèuma può fare riferimento anche a una realtà invisibile ma reale e vivificante, associata alla vita e all’animazione del corpo; e questo concetto presenta interessanti analogie con l’uso di pnèuma nella medicina greca antica.

Tornando a Gv 3,8 abbiamo innanzitutto una costruzione caratterizzata dalla ripresa della stessa radice: πνεῦμα … πνεῖ … πνεύματος.

Il primo pnèuma compare in τὸ πνεῦμα ὅπου θέλει πνεῖ, “il pnèuma soffia dove vuole”. Qui pnèuma è immediatamente associato al verbo pnèi, “soffia”, richiamando concretamente l’azione del soffiare. Ma il versetto non si ferma al pnèuma che soffia.

Nella seconda parte troviamo ὁ γεγεννημένος ἐκ τοῦ πνεύματος, “colui che è nato dal pnèuma”.

Abbiamo quindi, nello stesso versetto, il pnèuma che soffia e colui che è nato ἐκ τοῦ πνεύματος, “dal pnèuma”. Il testo passa così dall’azione percepibile del pnèuma che soffia alla nascita che avviene “dal pnèuma”.

Il gioco linguistico nasce proprio dalla polisemia del termine: il medesimo pnèuma può evocare, a seconda del contesto, il vento, il soffio, il respiro e altre realtà comprese nel suo campo semantico, mentre il verbo pnèi richiama concretamente il soffiare.

È il contesto a stabilire quale accezione sia pertinente, senza che l’analogia con il vento imponga automaticamente un unico significato.

L’analogia può essere quindi tra l’effetto del pnèuma che soffia, ragionevolmente il vento, e l’effetto dell’azione del pnèuma nella nascita ἄνωθεν. Il vento è percepibile nei suoi effetti, ma non è controllabile né se ne determina il percorso; allo stesso modo, Yeshùa descrive l’azione del pnèuma nella nascita.

Ma qui compare un ulteriore elemento fondamentale. In Gv 3,3 e 3,7 troviamo ἄνωθεν (ànothen), che può essere inteso sia come “di nuovo” sia come “dall’alto”. Non abbiamo quindi soltanto la polisemia di pnèuma, ma anche l’ambiguità di ἄνωθεν.

La sequenza del testo è quindi significativa: prima compare la necessità di nascere ἄνωθεν, “di nuovo” o “dall’alto”; poi Gv 3,8 collega questa nascita al pnèuma, mostrando il pnèuma che soffia e, subito dopo, colui che è nato ἐκ τοῦ πνεύματος, “dal pnèuma”.

E qui torniamo al punto iniziale. Il secondo pnèuma va interpretato in relazione al tema della nascita e quindi anche alla possibilità di un principio vivificante. Se indaghiamo la terminologia greca antica, troviamo infatti una concezione nella quale il pnèuma è collegato alla vita e all’animazione del corpo attraverso il respiro.

L’atto di respirare non era concepito semplicemente come immissione ed emissione di aria nei polmoni, ma, nella fisiologia antica, era collegato ai processi attraverso i quali venivano mantenute le funzioni vitali. Il lessico greco registra infatti pnèuma anche nel senso di “respiro”, “respirazione” e “soffio di vita”.

Questo non è un concetto che sto introducendo arbitrariamente, ma lo troviamo nella tradizione greca antica e nella terminologia medico-filosofica.

Nel cosiddetto pneumatismo, sviluppatosi in età ellenistica, compare infatti il concetto di πνεῦμα ζωτικόν (pnèuma zotikón), il soffio o principio vitale, sviluppato nella tradizione medica greca e associato anche all’anatomista e fisiologo greco Erasistrato, del quale conosciamo la dottrina soprattutto attraverso testimonianze e fonti successive.
(nota: le numerose fonti solo per testimonianza e verifica)
https://www.britannica.com/science/pneumatism
https://www.britannica.com/biography/Er ... us-of-Ceos
https://research-portal.uu.nl/en/public ... ical-pers/
https://wellcomecollection.org/works/v96sq9xu

La tradizione la ritroviamo anche in Galeno, De placitis Hippocratis et Platonis, libro VII, 3:
τὸ μὲν οὖν κατὰ τὰς ἀρτηρίας πνεῦμα ζωτικόν
Dunque, il pnèuma presente nelle arterie è zōtikón, cioè vitale.
https://galenus-verbatim.huma-num.fr/ur ... K-grc1:7.3

“Si diceva che pneuma zotikon (noto come spiritus vitalis o spirito vitale) trasportasse il calore e
vitalità attraverso il corpo e pneuma psychikon (noto come spiritus animalis o spirito animale) ha trasferito questa vitalità nell'attività psichica e ha trasmesso il superiore funzioni dell'anima attraverso i nervi”
- Margaret Cavendish e la vita vegetale, 306 nel finale:
https://www.researchgate.net/publicatio ... table_Life

La stessa terminologia ricorre nella tradizione latina. Plinio il Vecchio, nella Naturalis Historia, parlando della fisiologia e della funzione delle arterie, utilizza il termine spiritus e parla anche di vitalem spiritum, inserendosi nella tradizione medico-fisiologica relativa allo spiritus e al respiro vitale.

vitalem spiritum.
Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, Libro XI, 89 (Paragrafo 220)
https://penelope.uchicago.edu/thayer/l/ ... 11%2A.html

Plinio chiama spiritus anche ciò che i Greci chiamavano “aria”.
proximum spiritus, quem Graeci nostrique eodem vocabulo aera appellant.
Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, Libro II, 4 (Paragrafo 10)
https://www.latin.it/autore/plinio\_il\ ... _ii/04.lat

Il passo Sapienza 15:11 è significativo:
11 ὅτι ἠγνόησεν τὸν πλάσαντα αὐτὸν καὶ τὸν ἐμπνεύσαντα αὐτῷ ψυχὴν ἐνεργοῦσαν καὶ ἐμφυσήσαντα πνεῦμα ζωτικόν
Poiché non riconobbe colui che lo plasmò, colui che gli infuse ψυχή (psiché) operante e gli insufflò πνεῦμα ζωτικόν (pnèuma zotikón), cioè un pnèuma vitale.
https://www.scrutatio.it/bibbia/lettura/el/lxx/27/15

Questo passo è particolarmente interessante perché mette in relazione ψυχή e πνεῦμα ζωτικόν all’interno della descrizione dell’animazione della vita umana.

Ma è soprattutto significativo per il nostro discorso perché πνεῦμα ζωτικόν, espressione che appartiene anche alla terminologia medico-fisiologica greca, compare qui in un testo giudaico ellenistico. Il passo colloca infatti il pnèuma zotikón nel contesto dell’origine e dell’animazione della vita umana.

Abbiamo quindi una testimonianza concreta del fatto che il linguaggio del soffio o del principio vitale apparteneva sia alla medicina sia alla terminologia giudaica greca relativa alla vita dell’uomo.

Quanto a Filone, la sua opera è particolarmente importante perché mostra come, nel giudaismo ellenistico, il linguaggio del pnèuma potesse essere utilizzato anche in relazione alla vita, all’animazione e all’azione divina.

Per Filone, in Genesi 2:7, il soffio con cui Dio anima l’uomo viene interpretato come una realtà divina proveniente da Dio e comunicata al nùs umano. Filone mette inoltre in relazione il “soffiare dentro” con l’“ispirare”, collegando così il pnèuma alla vita e alla capacità dell’uomo di ricevere una realtà superiore.

Questo diventa particolarmente evidente nella profezia: quando il pnèuma divino opera nel profeta, questi diviene strumento della parola divina. L’ispirazione può quindi essere intesa come il “soffio divino” che entra nell’uomo, lo vivifica e lo rende capace di ricevere e trasmettere una parola che non proviene esclusivamente dalla sua iniziativa personale.

Filone offre così una testimonianza importante di come, nel mondo greco-giudaico, il pnèuma potesse richiamare non soltanto il vento o il respiro intesi come realtà fisiche, ma anche una realtà invisibile, vivificante e capace di agire nell’uomo.
Per me contano i documenti scritti perchè li possa verificare. "Ora i bereani .. accolsero il messaggio con grande entusiasmo e esaminarono ogni giorno le Scritture per vedere se questi insegnamenti erano veri". Atti 17:11 BSB
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Gianni
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Re: Il vento biblico o lo «spirito» religioso?

Messaggio da Gianni »

Naza, un’altra lunga carrellata? Di nuovo?

Tu scrivi: «Quando i lettori e gli uditori di lingua greca, leggevano o ascoltavano “pnèuma” nel primo secolo, avevano quindi a disposizione sia i significati che il termine presenta nella LXX — tra cui soffio, vento, respiro e, in determinati contesti, il riferimento all’azione o alla potenza divina — sia quelli attestati nella più ampia letteratura giudaica greca che circolava negli ambienti sinagogali. Oltre alla LXX abbiamo, ad esempio, Sapienza e Siracide, con riferimenti alla dimensione dell’uomo, alla guida e all’azione divina, senza dimenticare le risonanze provenienti dalla filosofia, dal linguaggio greco e dall’ambiente medico».

Poi esplori i significati di πνεῦμα (insistendo sulla sua polisemia), spaziando nella terminologia greca antica, nella terminologia medico-fisiologica greca e perfino terminologia medico-filosofica e nella tradizione medico-fisiologica latina. Ti manca solo di dire cosa pensava di πνεῦμα un pastore di pecore al tempo di Pericle!

Ora, che ce ne facciamo di tutta questa tua disamina? Qui stiamo parlando dei lettori e delle lettrici di Giovanni, non di un bibliotecario della biblioteca di Alessandria.

Di nuovo non capisco cosa intendi tu per il secondo πνεῦμα. Per il primo concordiamo sul fatto che si tratta di vento, mi pare, perché è detto che soffia.

E il secondo?
Tu dici: «È il contesto a stabilire quale accezione sia pertinente, senza che l’analogia con il vento imponga automaticamente un unico significato». Ovvio che sì! Ma intanto l'analogia c'è.
Poi suggerisci: «Il secondo pnèuma va interpretato in relazione al tema della nascita e quindi anche alla possibilità di un principio vivificante». Concordo, specificando che si tratta di rinascita, non di semplice nascita, e che «un principio vivificante» non è una possibilità, ma la condizione (e non si tratta «un principio» generico).

Ora, mettendo in fila tutti significati che tu, spaziando, hai trovato per πνεῦμα, abbiamo (alla rinfusa):
- spirito
- vento
- collegamento alla vita e all’animazione del corpo attraverso il respiro
- lo πνεῦμα presente nelle arterie
- termine medico-filosofico
- termine greco medico-fisiologico
- termine latino medico-fisiologico

E ora? Se ti domando che mai sia quel secondo πνεῦμα giovanneo, mi dici che mi hai già risposto.

Da parte mia analizzo il testo biblico di Gv 3 e do la precedenza al verbo che vi compare, perché gli ebrei rifuggivano dai concetti astratti e guardavano all’azione. In Giovanni, il verbo in questione è γεννάω, che indica il generare, il produrre, il far nascere. Ma la sua portata va oltre il semplice atto biologico: nel dialogo con Nicodemo, viene caricato di un significato teologico e spirituale che è unico e rivoluzionario.

In Gv 3:8 abbiamo
ὁ γεγεννημένος ἐκ τοῦ πνεύματος, “il fatto nascere dallo πνεῦμα”
La forma verbale è al passivo, al participio perfetto (azione compiuta). Abbiamo qui una nascita provocata ovvero subita dal soggetto.

Al v. 6 abbiamo un parallelo: τὸ γεγεννημένον ἐκ τῆς σαρκὸς σάρξ ἐστιν (“il fatto nascere dalla carne è carne”), καὶ τὸ γεγεννημένον ἐκ τοῦ πνεύματος πνεῦμά ἐστιν (“e il fatto nascere dallo πνεῦμα è πνεῦμα).
Di nuovo un passivo al participio perfetto (azione compiuta).

Al v. 3: ἐὰν μή τις γεννηθῇ ἄνωθεν, “se non qualcuno è fatto d’un tratto nascere di nuovo / dall’alto”.
Qui abbiamo sempre il passivo ma al congiuntivo aoristo.
Questo aoristo è molto chiarificatore. Chi viene fatto nascere di nuovo / dall’alto subisce un’azione stupenda: è introdotto d’un tratto nel Regno di Dio. Possono esserci dubbi su Chi fa rinascere?

Il v. 5 abbina poi “fatto d’un tratto nascere” allo πνεῦμα e all’acqua: γεννηθῇ ἐξ ὕδατος καὶ πνεύματος, “è fatto d’un tratto nascere da acqua e πνεῦμα”, insieme (la preposizione ἐκ regge ambedue).

Evito la domanda su cosa sia lo πνεῦμα, ma vi pare che πνεῦμα abbia a che fare col respiro, le arterie, la filosofia, la medicina o la fisiologia?
AEnim
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Re: Il vento biblico o lo «spirito» religioso?

Messaggio da AEnim »

Mizzica Chelaverità! Erasistrato e quell'altro passo di Sapienza mi mancavano proprio.

Gianni, però noi non vogliamo solo capire cosa Giovanni fa dire a Gesù nel verso 8,
inevitabilmente vogliamo capire tutto il prima e il dopo, tutto il dialogo con Nicodemo, quindi tutta la scena la vogliamo ricostruire risalendo ai presupposti ed al non detto, vogliamo capire cosa fa Giovanni come narratore, come maneggia il linguaggio, come maneggia la possibilità di equivoci e misunderstanting, se nell'usare il doppio registro, la polisemia e l'ambivalenza dei termini, fa il meglio o toppa da qualche parte, come gestisce il lettore greco esterno alla sua 'bolla', e quello che non conosce l'ebraico e l'ebraismo, eccetera.

Ora tutto questo percorso che abbiamo fatto con Chelaverità a me ha fatto cambiare sguardo sul personaggio di Nicodemo, sul dialogo con Nicodemo.
Nicodemo potrebbe non essere semplicemente "quello che non capisce" ma un altro personaggio oltre al Gesù che parla, che ha esattamente il problema inverso, ovvero possiede e padroneggia anche lui "troppi" linguaggi differenti.
La sua prima risposta potrebbe essere letta come una domanda sul tipo di linguaggio che Gesù sta usando, sullo stabilire il registro sul quale si vuole comunicare.
Come se Giovanni sapendo che a leggere possa essere uno qualsiasi dei tanti pubblici greci disponibili stia ad un tempo cercando sia di usare un linguaggio che parla al greco come all'ebreo ellenistico come al giudeo che conosce il greco, ed allo stesso tempo voglia condurre il lettore per esclusione delimitando i sensi entro un preciso recinto e registro però ancora ambivalente, cioè che abbia riferimenti comprensibili per il greco, quindi mutuali dalla sua cultura. Qualcosa del genere.
Perchè inevitabilmente Giovanni deve sapere che verrà letto da greci che si sono interessanti niente o poco di cose ebraiche approfonditamente.
E come se tu stessi dicendo: si ma a me in fondo interessa stabilire cosa ha detto Gesù.
Invece noi stiamo guardando tutto, e forse la domanda "cosa ha detto Gesù" è l'ultimo dei problemi, perchè è Giovanni che scrive nella sua particolare condizione di scrivere veramente tanti anni dopo, di scrivere in greco, di scrivere in un periodo critico, di rischiare di essere letto da la qualunque, eccetera.
Ma in fondo anche tutte queste cose servono a capire cosa ha detto Gesù, e perchè lo ha detto in quel modo perchè in quel momento Gesù è un personaggio, ed è Giovanni che lo crea in un certo modo, che gli fa dire delle cose in un modo e non in un altro, e che costruisce dinamiche narrative e comunicative.
מחלוקת לשם שמים