Invece ecco il mio punto di vista

:
Uso l’espressione “Quarto Vangelo” come termine tecnico per indicare il Vangelo chiamato “secondo Giovanni”, secondo l’ordine di successione delle Scritture Greche (NT), e per distinguerlo dai tre sinottici.
Pnèuma era certamente una parola viva, carica di risonanze provenienti sia dalla tradizione della LXX sia dalla filosofia e dal più ampio linguaggio greco.
Pnèuma nella LXX è utilizzato per rendere
rùach. Ma è interessante osservare la distinzione terminologica in Genesi: in Genesi 1:2 troviamo πνεῦμα Θεοῦ (
pnèuma Theù), mentre in Genesi 2:7 troviamo πνοὴν ζωῆς(
pnoèn zoès).
Abbiamo quindi
pnèuma, riferito a Dio, e
pnoè, termine appartenente alla stessa famiglia lessicale, riferito al soffio, all’alito o all’atto del soffiare associato alla vita.
Quando i lettori e gli uditori di lingua greca, leggevano o ascoltavano “pnèuma” nel primo secolo, avevano quindi a disposizione sia i significati che il termine presenta nella LXX — tra cui soffio, vento, respiro e, in determinati contesti, il riferimento all’azione o alla potenza divina — sia quelli attestati nella più ampia letteratura giudaica greca che circolava negli ambienti sinagogali. Oltre alla LXX abbiamo, ad esempio,
Sapienza e
Siracide, con riferimenti alla dimensione dell’uomo, alla guida e all’azione divina, senza dimenticare le risonanze provenienti dalla filosofia, dal linguaggio greco e dall’ambiente medico. Tutti riferimenti esistenti da decenni o secoli.
Questi testi, pur non avendo tutti lo stesso valore, sono importanti perché testimoniano il mondo linguistico e culturale greco-giudaico nel quale il termine
pnèuma veniva utilizzato e poteva essere compreso.
In termini più chiari,
pnèuma può fare riferimento anche a una realtà invisibile ma reale e vivificante, associata alla vita e all’animazione del corpo; e questo concetto presenta interessanti analogie con l’uso di
pnèuma nella medicina greca antica.
Tornando a Gv 3,8 abbiamo innanzitutto una costruzione caratterizzata dalla ripresa della stessa radice: πνεῦμα … πνεῖ … πνεύματος.
Il primo pnèuma compare in τὸ πνεῦμα ὅπου θέλει πνεῖ, “il
pnèuma soffia dove vuole”. Qui
pnèuma è immediatamente associato al verbo
pnèi, “soffia”, richiamando concretamente l’azione del soffiare. Ma il versetto non si ferma al
pnèuma che soffia.
Nella seconda parte troviamo ὁ γεγεννημένος ἐκ τοῦ πνεύματος, “colui che è nato dal
pnèuma”.
Abbiamo quindi, nello stesso versetto,
il pnèuma che soffia e colui che è nato ἐκ τοῦ πνεύματος, “dal pnèuma”. Il testo passa così dall’azione percepibile del
pnèuma che soffia alla nascita che avviene “dal
pnèuma”.
Il gioco linguistico nasce proprio dalla polisemia del termine: il medesimo
pnèuma può evocare, a seconda del contesto, il vento, il soffio, il respiro e altre realtà comprese nel suo campo semantico, mentre il verbo
pnèi richiama concretamente il soffiare.
È il contesto a stabilire quale accezione sia pertinente, senza che l’analogia con il vento imponga automaticamente un unico significato.
L’analogia può essere quindi tra
l’effetto del pnèuma che soffia, ragionevolmente il vento, e l’effetto dell’azione del pnèuma nella nascita ἄνωθεν. Il vento è percepibile nei suoi effetti, ma non è controllabile né se ne determina il percorso; allo stesso modo, Yeshùa descrive l’azione del
pnèuma nella nascita.
Ma qui compare un ulteriore elemento fondamentale. In Gv 3,3 e 3,7 troviamo ἄνωθεν (
ànothen), che può essere inteso sia come “di nuovo” sia come “dall’alto”. Non abbiamo quindi soltanto la polisemia di
pnèuma, ma anche l’ambiguità di ἄνωθεν.
La sequenza del testo è quindi significativa: prima compare la necessità di nascere ἄνωθεν, “di nuovo” o “dall’alto”; poi Gv 3,8 collega questa nascita al
pnèuma, mostrando il
pnèuma che soffia e, subito dopo, colui che è nato ἐκ τοῦ πνεύματος, “dal
pnèuma”.
E qui torniamo al punto iniziale. Il secondo
pnèuma va interpretato in relazione al tema della nascita e quindi anche alla possibilità di un principio vivificante. Se indaghiamo la terminologia greca antica, troviamo infatti una concezione nella quale il
pnèuma è collegato alla vita e all’animazione del corpo attraverso il respiro.
L’atto di respirare non era concepito semplicemente come immissione ed emissione di aria nei polmoni, ma, nella fisiologia antica, era collegato ai processi attraverso i quali venivano mantenute le funzioni vitali. Il lessico greco registra infatti
pnèuma anche nel senso di “respiro”, “respirazione” e “soffio di vita”.
Questo non è un concetto che sto introducendo arbitrariamente, ma lo troviamo nella tradizione greca antica e nella terminologia medico-filosofica.
Nel cosiddetto pneumatismo, sviluppatosi in età ellenistica, compare infatti il concetto di πνεῦμα ζωτικόν (
pnèuma zotikón), il soffio o principio vitale, sviluppato nella tradizione medica greca e associato anche all’anatomista e fisiologo greco Erasistrato, del quale conosciamo la dottrina soprattutto attraverso testimonianze e fonti successive.
(nota: le numerose fonti solo per testimonianza e verifica)
https://www.britannica.com/science/pneumatism
https://www.britannica.com/biography/Er ... us-of-Ceos
https://research-portal.uu.nl/en/public ... ical-pers/
https://wellcomecollection.org/works/v96sq9xu
La tradizione la ritroviamo anche in Galeno,
De placitis Hippocratis et Platonis, libro VII, 3:
τὸ μὲν οὖν κατὰ τὰς ἀρτηρίας πνεῦμα ζωτικόν
Dunque, il
pnèuma presente nelle arterie è
zōtikón, cioè vitale.
https://galenus-verbatim.huma-num.fr/ur ... K-grc1:7.3
“Si diceva che pneuma zotikon (noto come spiritus vitalis o spirito vitale) trasportasse il calore e
vitalità attraverso il corpo e pneuma psychikon (noto come spiritus animalis o spirito animale) ha trasferito questa vitalità nell'attività psichica e ha trasmesso il superiore funzioni dell'anima attraverso i nervi”
- Margaret Cavendish e la vita vegetale, 306 nel finale:
https://www.researchgate.net/publicatio ... table_Life
La stessa terminologia ricorre nella tradizione latina. Plinio il Vecchio, nella
Naturalis Historia, parlando della fisiologia e della funzione delle arterie, utilizza il termine
spiritus e parla anche di
vitalem spiritum, inserendosi nella tradizione medico-fisiologica relativa allo
spiritus e al respiro vitale.
vitalem spiritum.
Plinio il Vecchio,
Naturalis Historia, Libro XI, 89 (Paragrafo 220)
https://penelope.uchicago.edu/thayer/l/ ... 11%2A.html
Plinio chiama
spiritus anche ciò che i Greci chiamavano “aria”.
proximum spiritus, quem Graeci nostrique eodem vocabulo aera appellant.
Plinio il Vecchio,
Naturalis Historia, Libro II, 4 (Paragrafo 10)
https://www.latin.it/autore/plinio\_il\ ... _ii/04.lat
Il passo Sapienza 15:11 è significativo:
11 ὅτι ἠγνόησεν τὸν πλάσαντα αὐτὸν καὶ τὸν ἐμπνεύσαντα αὐτῷ ψυχὴν ἐνεργοῦσαν καὶ ἐμφυσήσαντα πνεῦμα ζωτικόν
Poiché non riconobbe colui che lo plasmò, colui che gli infuse ψυχή (
psiché) operante e gli insufflò πνεῦμα ζωτικόν (
pnèuma zotikón), cioè un
pnèuma vitale.
https://www.scrutatio.it/bibbia/lettura/el/lxx/27/15
Questo passo è particolarmente interessante perché mette in relazione ψυχή e πνεῦμα ζωτικόν all’interno della descrizione dell’animazione della vita umana.
Ma è soprattutto significativo per il nostro discorso perché πνεῦμα ζωτικόν, espressione che appartiene anche alla terminologia medico-fisiologica greca, compare qui in un testo giudaico ellenistico. Il passo colloca infatti il
pnèuma zotikón nel contesto dell’origine e dell’animazione della vita umana.
Abbiamo quindi una testimonianza concreta del fatto che il linguaggio del soffio o del principio vitale apparteneva sia alla medicina sia alla terminologia giudaica greca relativa alla vita dell’uomo.
Quanto a Filone, la sua opera è particolarmente importante perché mostra come, nel giudaismo ellenistico, il linguaggio del
pnèuma potesse essere utilizzato anche in relazione alla vita, all’animazione e all’azione divina.
Per Filone, in Genesi 2:7, il soffio con cui Dio anima l’uomo viene interpretato come una realtà divina proveniente da Dio e comunicata al
nùs umano. Filone mette inoltre in relazione il “soffiare dentro” con l’“ispirare”, collegando così il
pnèuma alla vita e alla capacità dell’uomo di ricevere una realtà superiore.
Questo diventa particolarmente evidente nella profezia: quando il
pnèuma divino opera nel profeta, questi diviene strumento della parola divina. L’ispirazione può quindi essere intesa come il
“soffio divino” che entra nell’uomo, lo vivifica e lo rende capace di ricevere e trasmettere una parola che non proviene esclusivamente dalla sua iniziativa personale.
Filone offre così una testimonianza importante di come, nel mondo greco-giudaico, il
pnèuma potesse richiamare non soltanto il
vento o il respiro intesi come realtà fisiche, ma anche una
realtà invisibile, vivificante e capace di agire nell’uomo.
Per me contano i documenti scritti perchè li possa verificare. "Ora i bereani .. accolsero il messaggio con grande entusiasmo e esaminarono ogni giorno le Scritture per vedere se questi insegnamenti erano veri". Atti 17:11 BSB