Continuità tra Scritture Ebraiche e Scritture Greche

chelaveritàtrionfi
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Re: Continuità tra Scritture Ebraiche e Scritture Greche

Messaggio da chelaveritàtrionfi »

Scusami Gianni, dici che ci sono conclusioni errate. Ok possiamo analizzarle


Sì, ho scritto un post troppo lungo e si è fatta confusione perché si erano accavallate troppe questioni insieme. Va benissimo trattare una cosa per volta e con calma.

Però, iniziando dalla tua spiegazione sui capitoli scambiati, non saprei :-)

L'idea del diverso ordine dei capitoli (mettendo il capitolo 6 subito dopo il 4) sembra logica per far quadrare la geografia, ma è un'ipotesi vecchia che oggi non sostiene più nessuno per tre motivi molto semplici:

1. I manoscritti antichi dicono il contrario: Se fosse stato un errore di un copista, da qualche parte nel mondo dovremmo avere almeno un vangelo antico con i capitoli nell'ordine da te proposto (4, 6, 5, 7). Invece non esiste. Tutti i papiri e i manoscritti più antichi ritrovati dagli archeologi, come il Papyrus 66 e il Papyrus 75 che risalgono a quasi duemila anni fa, hanno tutti quanti lo stesso identico ordine di oggi: 4, 5, 6, 7. Potete verificare la stabilità storica di questi antichissimi papiri giovannei direttamente in questa scheda di Bible Hub:
https://biblehub.com/q/Evidence_for_cla ... n_5_23.htm

2. All'epoca non c'erano i fogli sciolti: Quando è stato scritto questo vangelo, i testi non si scrivevano sui quaderni o sui libri moderni con le pagine che si possono staccare e mischiare per sbaglio. Si scrivevano sui rotoli di papiro, che erano strisce uniche e lunghe metri. In un rotolo continuo è materialmente impossibile "mischiare i fogli" per errore, a meno che qualcuno non si sia messo a ritagliare e rincollare pezzi di papiro al contrario, cosa che non avrebbe alcun senso.

3. A Giovanni non importa la geografia: magari chi ha scritto il vangelo non voleva fare un diario di viaggio preciso di dove andava Gesù giorno per giorno (come fanno invece gli altri tre vangeli). Giovanni si muove per blocchi teologici legati alle feste ebraiche. Nel capitolo 5 Gesù è a Gerusalemme per parlare del Sabato, nel capitolo 6 va in Galilea perché si avvicina la Pasqua e deve fare il discorso del Pane della Vita.

http://orvillejenkins.com/theology/unityjesusgod.pdf

Quindi, secondo i dati raccolti , i viaggi di Gesù sembrano "sballati" dal punto di vista geografico non per un errore di un copista , ma perché l'autore ha deciso di montare le scene in questo ordine per motivi puramente simbolici e religiosi. L'ordine che abbiamo oggi è l'unico originale.
Per me contano i documenti scritti perchè li possa verificare. "Ora i bereani .. accolsero il messaggio con grande entusiasmo e esaminarono ogni giorno le Scritture per vedere se questi insegnamenti erano veri". Atti 17:11 BSB
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Gianni
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Re: Continuità tra Scritture Ebraiche e Scritture Greche

Messaggio da Gianni »

Caro Naza, i manoscritti più antichi di Gv che possediamo sono su papiro e in forma di codice (ovvero l'antenato del nostro libro moderno), e non su rotolo.
Questa è una scoperta importante fatta dalla critica testuale nel ventesimo secolo, che ha rivoluzionato la comprensione della trasmissione del testo. I frammenti più celebri che dimostrano questa realtà sono:
- Il Papiro Rylands (P52): questo è il più antico frammento conosciuto delle intere Sacre Scritture Greche. Contiene pochi versetti del capitolo 18 di Gv (18:31-33 e 18:37-38) su entrambi i lati. Il fatto che il testo sia scritto su entrambe le facciate è la prova definitiva che faceva parte di un codice. È datato alla prima metà del secondo secolo (tra il 125 e il 175).
- Il Papiro Bodmer II (P66): questo manoscritto, datato intorno all'anno 200, è un codice che contiene la stragrande maggioranza di Gv. È un esempio perfetto di come i discepoli di Yeshùa adottarono il formato del codice molto presto per le loro Scritture.

La presenza di questi antichi codici in papiro è significativa non solo per la loro età, ma anche perché dimostra che Gv fu copiato e diffuso in un formato «moderno» (il codice) già nel secondo secolo. La scoperta del P52 ha anche aiutato a confutare le teorie che volevano lo scritto di Giovanni composto in epoca molto tarda.

L'ipotesi che i capitoli 4, 5 e 6 di Gv siano stati disposti in modo errato da uno scriba, e che l'ordine originario potesse essere 4 → 6 → 5 → 7, è un'idea coerente con i dati testuali e topografici; merita una seria valutazione accademica.

1) Continuità geografica: se si mette Gv 6 dopo Gv 4, i capitoli 4 e 6 formano un blocco galilaico, mentre i capitoli 5 e 7 formano un blocco gerosolimitano. Questa sequenza è più logica di quella attuale, che prevede un improvviso spostamento da Gerusalemme (cap. 5) alla Galilea (cap. 6) e poi di nuovo a Gerusalemme (cap. 7).

2) Coerenza tematica: il capitolo 4 e il capitolo 6 condividono temi simili:
- Acqua vs. pane: Gv 4 parla dell'acqua viva (Samaritana); Gv 6 parla del pane della vita.
- Segni in Galilea: entrambi i capitoli riportano miracoli compiuti da Yeshùa in Galilea (la guarigione a distanza e la moltiplicazione dei pani).

3) La struttura dei "segni": in Gv 2:11, il primo segno è a Cana (Galilea). In Gv 4:46-54, il secondo segno è a Cana (Galilea). In Gv 6, la moltiplicazione dei pani è considerata da molti il terzo grande segno (cfr. Gv 6:14: "questi è veramente il profeta che deve venire nel mondo"). Se si sposta Gv 5 (che è a Gerusalemme) dopo Gv 6, i segni in Galilea rimangono tutti insieme (2:1-11; 4:46-54; 6:1-15).

4) La festa di Pasqua: Gv 6:4 menziona che "la Pasqua, la festa dei Giudei, era vicina". Questo indicatore temporale si legherebbe meglio all'ascesa di Gesù a Gerusalemme per la festa di Gv 5 (che non specifica la festa) e Gv 7 (festa delle Capanne), creando una sequenza temporale più graduale.

L’ipotesi che uno scriba abbia confuso i fogli è tecnicamente possibile in un codice (non in un rotolo), poiché i fogli potevano essere rilegati male. Ci sono poi da considerare le «famiglie di codici», in cui le copie delle copie hanno seguito il primo esemplare.

Diversamente, caro Naza, devi pensare a errori madornali di Giovanni, il quale però mostra essere un ottimo conoscitore della geografia palestinese e perfino della topografia.
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Re: Continuità tra Scritture Ebraiche e Scritture Greche

Messaggio da animasalvata »

AEnim ha scritto: giovedì 9 luglio 2026, 0:02
chelaveritàtrionfi ha scritto: mercoledì 8 luglio 2026, 20:04 Avevo suggerito di leggere Giovanni 5 (in particolare i due versetti che ho proposto) perché in qualche modo c'entrano con tutto questo.
Ci proverò da domani in poi, che fra il 22 e il 27 ci sta in mezzo il 23.
Questo resta critico nonostante il verbo sia τιμάω ovvero l'ebraico כבד che è il verbo del comandamento "onora il padre e la madre", e non sia, per esempio προσκυνέω / שחה e nemmeno nessuno degli altri verbi che si usano in ebraico riferiti a Dio incluso nel decaologo.
Resta critico per via del paragone in quanto si parla di onorare il figlio come il padre.
Il punto però non è solo il verbo in sé, ma il livello di onore che il contesto assegna al destinatario.
E' un problema perchè è si vero che nell'ebraismo si onorano genitori, re, profeti, persone autorevoli;
ma l'onore supremo appartiene pur sempre a Dio.
Quindi sembra che Giovanni atribuisca al Figlio lo stesso tipo di onore attribuito al Padre.

Domani mi dedicherò agli altri versi.
Il punto è proprio questo quel “proprio come” come va interpretato? Uguaglianza totale o similitudine?

La parola è kathos bisognerebbe analizzare questa parola greca e come viene utilizzata nel nuovo testamento?
noiman
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Re: Continuità tra Scritture Ebraiche e Scritture Greche

Messaggio da noiman »

Il lettuccio.
Il primo rimprovero non riguarda la guarigione, ma il fatto che il guarito trasporti il proprio lettuccio, gesto che poteva essere interpretato come trasporto di un carico durante lo shabbat, vietato esplicitamente in Geremia.
E chiaro che la confusione sulla famoso lettuccio, barella è strumentalizzato, di shabbat non era vietato a un infermo di usare un sostegno, come poi i poveri redattori di Giovanni hanno fatto un pò di confusione tra מיטה letto con מטה verga, bastone, anche la LXX si incasina con il letto di Jacov in Bereshit 47/31 a proposito del letto di Jacov questa volta è tradotta come bastone, è intenzionale la provocazione dello shabbat, anche la festa dei Giudei non specificata potrebbe essere lo shabbat , e da qui che inizia il distacco, altro che continuità tra scritture ebraiche e quelle greche.
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Re: Continuità tra Scritture Ebraiche e Scritture Greche

Messaggio da AEnim »

Vi chiedo scusa ma io semplicemente non riuscivo ad 'astrarre' i versetti sul giudizio indicati da Chelaverità dal contesto. Quindi volevo solo segnalare cosa avevo esaminato per poi poter arrivare lì, giusto perchè mi si annotasse quali eventuali strafalcioni stavo prendendo. Ma non ho pensato che era inevitabile che poi quegli argomenti si aprissero anche molto.

Quindi giuro che mi taccio (di nuovi argomenti) finchè non abbiate esaurito tutti quelli involontariamente messi in ballo su cui volete dire qualcosa.
Ultima modifica di AEnim il venerdì 10 luglio 2026, 18:08, modificato 1 volta in totale.
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Re: Continuità tra Scritture Ebraiche e Scritture Greche

Messaggio da AEnim »

Riguardo all'ordine dei capitoli ed al percorso di Viaggio, Gianni scrive:
2) Coerenza tematica: il capitolo 4 e il capitolo 6 condividono temi simili:
- Acqua vs. pane: Gv 4 parla dell'acqua viva (Samaritana); Gv 6 parla del pane della vita.
cap. 4 Samaria / Acqua : semplice acqua di pozzo / acqua viva / parola che guarisce
cap. 5 Giudea / Acqua: acqua che dovrebbe guarire / però non guarisce per 38 anni / parola che guarisce

cap. 4 Gesù parla e una persona crede e poi "molti Samaritani di quella città credettero in lui" (senza miracoli) / Gesù guarisce attraverso la sua parola, un funzionario regio va ad incontrarlo in Galiea (lui non sembra Galileo) e crede addirittura prima di verificare l'esito della guarigione a distanza
cap. 5 Gesù guarisce attraverso la sua parola / ma quei Giudei di Gerusalemme (per alcuni accademici: le autorità di Gerusalemme (?)) contestano la sua autorità / allora Gesù parla.

In entrambi i capitoli guarisce solo con la parola senza contatto fisico.

Nel capitolo 4 'Gesù 'compie l'opera del Padre portando vita (qualsiasi cosa significhi)'.
Nel capitolo 5 'Gesù compie l'opera del Padre anche di sabato'.

Se mi ci impegno magari ne trovo altri di accostamenti.

A seconda delle priorità che si danno al contenuto dei capitoli e a seconda delle similitudini o differenze a cui si fa caso l'ordine dei capitoli dovrebbe cambiare (?).

Quanto ai percorsi di viaggio:
perchè non dovrebbe essere verosimile che io vada a Gerusalemme e mantenga Gerusalemme come mio punto centrale di riferimento partendo di volta in volta da lì e lì ritornando prima della successiva ripartenza? Non si può dire quale avrebbe dovuto essere il percorso di Viaggio. Non sembra un 'diario di viaggio' non si specifica quasi mai a che ora parte, con quali mezzi di viaggio, o altri particolari che troveremmo in un diario di viaggio. Se ci sono dati in questo senso sono occasionali e non sistematici.

Viaggiando ci sono mille motivi per fare percorsi apparentemente incongruenti, ma ciò dipende dalle mille condizioni inattese che si possono verificare.
Ultima modifica di AEnim il venerdì 10 luglio 2026, 18:10, modificato 1 volta in totale.
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Re: Continuità tra Scritture Ebraiche e Scritture Greche

Messaggio da AEnim »

noiman ha scritto: venerdì 10 luglio 2026, 11:36
Il lettuccio.
Il primo rimprovero non riguarda la guarigione, ma il fatto che il guarito trasporti il proprio lettuccio, gesto che poteva essere interpretato come trasporto di un carico durante lo shabbat, vietato esplicitamente in Geremia.
E chiaro che la confusione sulla famoso lettuccio, barella è strumentalizzato, di shabbat non era vietato a un infermo di usare un sostegno, come poi i poveri redattori di Giovanni hanno fatto un pò di confusione tra מיטה letto con מטה verga, bastone, anche la LXX si incasina con il letto di Jacov in Bereshit 47/31 a proposito del letto di Jacov questa volta è tradotta come bastone, è intenzionale la provocazione dello shabbat, anche la festa dei Giudei non specificata potrebbe essere lo shabbat , e da qui che inizia il distacco, altro che continuità tra scritture ebraiche e quelle greche.
Noiman
Lo so che durante shabbat non è vietato ad un infermo usare un sostegno.
Purtroppo non possiamo usare - volendo limitarsi ad usare strumenti accademicamente accettati - il Talmud perchè è stato messo per iscritto in epoca successiva, allora l'accademico dice 'd'accordo ma non abbiamo testimonianza scritta che ci dia certezza che tutto fosse pienamente in vigore [codificato] già in quel periodo'. E con questa mossa quanto presente nel Talmud ci viene sempre escluso. Quindi lavoriamo con un handicap.
Per dare una 'prova' valida dovremmo trovare qualcosa nel Tanakh, ma nemmeno quello servirebbe perchè tanto se proprio uno voleva fare polemica poteva dire che quando usa il bastone o trasporta la sua barella non era - per sua stessa dichiarazione - più infermo.
Purtroppo fra l'altro non lo conosco bene tutto il Tanakh e non sono stata capace di trovare altro che Geremia. Non so se tu puoi trovare qualcosa nel Tanakh che rende evidente che era possibile per lui portare quel bastone o riportarsi a casa la barella. Io non saprei che percorso dimostrativo fare.

Pensa che i miei catechisti neucatecumenali andavano oltre e dicevano:
se le acque avessero brulicato di sabato nessuno avrebbe potuto calarlo nell'acqua perchè avrebbe infranto lo shabbat. Nulla di tutto questo è scritto ovviamente, almeno questo; troppa grazia sant'antò :D , però alla gente viene in mente. Puoi non dire, non scrivere, le cose, ma sapere o perchè sai che alla gente vengono in mente da sole.
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Re: Continuità tra Scritture Ebraiche e Scritture Greche

Messaggio da chelaveritàtrionfi »

Caro Gianni, grazie per i dettagli storici sui codici. Sì, quella scoperta è stata di fatto importante, ma ci tenevo a evidenziare che proprio questi documenti mostrano un’opera compatta e stabile.

Sulla datazione in epoca tarda dipende a quando ti riferisci. Probabilmente alludi alle vecchie ipotesi sollevate in passato ad opera di alcuni studiosi della scuola di Tubinga (forse anche altri), che collocavano il Quarto Vangelo alla fine del secondo secolo. Se invece parliamo del periodo successivo al 70 d.C., calza benissimo con l’epoca che avevo citato nel mio lungo post. Ma ne parliamo più avanti, perché al momento hai proposto il tema dell’ordine dei capitoli

L'idea che i capitoli 4, 5 e 6 di Giovanni siano stati disposti in modo errato da uno scriba distratto — e che la sequenza originaria potesse essere 4, 6, 5 ,7 è un'ipotesi che, come dici bene, merita seria valutazione accademica.

Il punto è che questa valutazione mi sembra ci sia già stata. Facendo una piccola ricerca ho trovato spiegato che l'ipotesi della dislocazione del testo e la divisione in blocchi geografici risalgono alla prima metà del Novecento e furono formulate dal teologo Rudolf Bultmann.

Nella sua opera, Bultmann espresse la tesi in questi termini:

«La tesi è stata sostenuta, occasionalmente anche in tempi molto antichi, ma con forza dall'inizio di questo secolo, che l'ordine originale del testo [di Giovanni] sia stato alterato, mediante uno scambio di fogli o con altri mezzi. …Si deve presumere che l'ordine attuale del nostro Vangelo non derivi dall'autore. …Non basta considerare un semplice scambio di pagine di un codice sciolto, poiché le sezioni che sembrano richiedere un cambio di posizione sono di lunghezza diversa. L'ipotesi più plausibile è che il Vangelo di Giovanni sia stato redatto a partire dai resti letterari dell'autore sulla base di singole pagine manoscritte, lasciate senza un ordine preciso. In ogni caso, la forma attuale del nostro Vangelo è dovuta all'opera di un redattore»
(pp. 11-12)

L'esegesi contemporanea sembra che consideri tale ipotesi ampiamente superata.


Riporto una parte del documento di sintesi degli studi accademici in materia:
«L'unica alternativa plausibile, sostenuta (ad esempio) da Thomas L. Brodie, è che queste aporie siano intenzionali e che all'autore non importasse se la storia avesse un senso geografico e cronologico, poiché il significato doveva essere interpretato in termini puramente teologici»
https://isthatinthebible.wordpress.com/ ... th-gospel/

A questo proposito ti chiedo direttamente: quali prove documentali o archeologiche hai a supporto di questa inversione? La pura logica geografica, o il fatto che per noi lettori moderni i viaggi di Gesù "tornino meglio", non è una prova scientifica. È solo un’ipotesi che sembra non essere più considerata. Se mi sto sbagliando, mi citeresti per favore chi la sta proponendo ancora oggi nella critica testuale recente?

Nella critica testuale, per spostare intere sezioni servono riscontri fisici nei manoscritti, non supposizioni. E se il 100% dei codici antichi, delle varianti e dei frammenti al mondo (inclusi il P52 e il P66 che hai citato) ha sempre e solo l'ordine attuale: 4, 5, 6, 7 — e se davvero non esiste un solo frammento antico al mondo che conservi la tua sequenza — questo è un dato concreto, oggettivo e insuperabile che oggi abbiamo.

Inoltre, ci sarebbe un problema di logica materiale legato alla struttura fisica dei fascicoli, rilevato dallo stesso Bultmann quando ricordava che le sezioni hanno lunghezze diverse.
Inserire per errore l'intero blocco del capitolo 6 (71 versetti) in mezzo alle attuali sezioni narrative avrebbe richiesto che i punti di aggancio combaciassero perfettamente dal punto di vista grammaticale e sintattico, senza lasciare la minima interruzione o frase spezzata all'inizio e alla fine dei blocchi scambiati.
Invece, le transizioni del testo greco in tutti i codici sono assolutamente fluide e prive di anomalie sintattiche nei punti di contatto. Una coincidenza meccanica così perfetta, se fosse davvero l'effetto di un errore accidentale di assemblaggio, sarebbe statisticamente e materialmente possibile?.

Sicuramente l''autore mostra una conoscenza precisa della topografia palestinese, ma la organizza in funzione di una struttura teologica e liturgica, non secondo una cronologia lineare. L'apparente incongruenza geografica o la distribuzione dei segni riflettono semplicemente questa tecnica redazionale, in cui la narrazione è subordinata al significato dottrinale. I problemi di transizione esistono solo se si pretende di leggere il testo como un diario di viaggio moderno, mentre i dati testuali confermano la stabilità di questa struttura fin dall'archetipo dell'opera.
Per me contano i documenti scritti perchè li possa verificare. "Ora i bereani .. accolsero il messaggio con grande entusiasmo e esaminarono ogni giorno le Scritture per vedere se questi insegnamenti erano veri". Atti 17:11 BSB
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Gianni
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Re: Continuità tra Scritture Ebraiche e Scritture Greche

Messaggio da Gianni »

Caro Naza, escludendo l'ipotesi di uno scambio di fogli, le incongruenze geografiche in Giovanni (ad esempio il passaggio dal capitolo 5 a Gerusalemme al capitolo 6 in Galilea) tu dici che troverebbero spiegazione principalmente nella natura teologica e letteraria di Gv e nella sua peculiare concezione della geografia, che è al servizio del messaggio spirituale più che della cronaca storica.

Vero è che in Gv i luoghi non sono semplici coordinate geografiche, ma portatori di significato teologico. Gli spostamenti di Yeshùa non seguono sempre una logica cronologica, ma illustrano un percorso spirituale.

Se consideriamo, per così dire, una mappa della rivelazione, la geografia giovannea disegna un itinerario della fede. Ad esempio, il movimento da Cana a Cana nei primi capitoli, passando per Gerusalemme e la Samaria, non sarebbe solo un viaggio fisico, ma rappresenterebbe l'espansione della rivelazione di Yeshùa dal cuore del giudaismo fino ai confini del mondo conosciuto.

Se guardiamo al simbolismo dei luoghi, Gerusalemme, con il suo Tempio, è il centro dell'opposizione e del rifiuto, ma anche il luogo dove si compie il sacrificio di Yeshùa. La Galilea è il luogo dell'inizio del ministero e della manifestazione della sua gloria. La Samaria rappresenterebbe il superamento delle barriere etniche e religiose.

Ipotizzando un principio di coerenza tematica, la successione dei capitoli in Gv sarebbe guidata da connessioni tematiche e teologiche, più che da una sequenza temporale o geografica lineare.
- Connessione tematica tra capitoli 5 e 6: il capitolo 5 si conclude con un aspro dibattito di Yeshùa con i giudei sulla sua autorità e sulla testimonianza delle Scritture (Gv 5:39-47). Il capitolo 6, che inizia in Galilea, può essere visto come una «dimostrazione pratica» di ciò che Yeshùa ha affermato a Gerusalemme: egli è il vero pane disceso dal cielo, che dà vita al mondo. La connessione è quindi teologica, non geografica.
- Il "segno" e il discorso: la moltiplicazione dei pani (Gv 6) è un "segno" (σημεῖον) che introduce il lungo discorso sul "pane della vita". Questo discorso, a sua volta, si ricollega alle discussioni precedenti sulla manna nel deserto e sull'insegnamento di Yeshùa.

Le parole chiave della teologia giovannea: "gloria" (δόξα) e "ora" (ὥρα); questi termini, non i confini geografici, determinerebbero la struttura e il ritmo del racconto. "L'ora" di Gesù, il momento della sua passione e glorificazione, è il centro focale verso cui tutto converge. La geografia si adatterebbe a questo disegno.

Ciò, però, a spese di gravi incongruenze. Messo da parte l’approccio storico, si accoglierebbe quello teologico. La supposta coerenza teologico-letteraria (ricostruita) deve far finta di non vedere le incoerenze del testo (così come ci è giunto), della geografia e della cronologia.

Personalmente, caro Naza, riconosco Giovanni nella coerenza teologico-letteraria ma non lo riconosco nelle incoerenze geografiche e cronologiche.

Giovanni ha uno stile particolare: gioca sui fraintendimenti e sui malintesi, si avvale dei doppi sensi delle parole, dell’ironia, delle ambiguità. In tutti questi casi di dubbio, questo è spazzato via dalla verità. Trovare la verità dietro un dubbio è stimolante e percorre la strada giusta. Cercarla dietro errori geografici e cronologici mi pare troppo.

Questa è la mia opinione, diversa dalla tua. Potremmo semplicemente concludere questo aspetto dicendo: Tizio dice che, Sempronio dice che, Caio dirà quel che dirà, lasciando che ciascuno si faccia la sua idea.

Passiamo alla prossima questione? A vostra scelta. :-)
chelaveritàtrionfi
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Re: Continuità tra Scritture Ebraiche e Scritture Greche

Messaggio da chelaveritàtrionfi »

Caro Gianni, a me interessa scavare e trovare ciò che è vero, perché non ho un'opinione che deve essere per forza quella. :-)

Nel messaggio precedente hai fatto accenno a lasciare la questione della valutazione dei capitoli al campo accademico, ma il campo accademico, da ciò che possiamo leggere, ha escluso lo scambio dei fogli, dimostrando e argomentando esattamente perché l'ipotesi di Bultmann fosse insostenibile. Su questo sono intervenuti proprio gli esperti di critica testuale e dei manoscritti, che hanno spiegato come non fosse materialmente possibile scambiare quei fogli. Non si tratta solamente di “Tizio” dice o “Caio” dice. Ma se tiriamo in ballo gli accademici dobbiamo in qualche modo tenerne conto, no?

Se tu riconosci ciò, sebbene siano lecite le riflessioni che fai, dobbiamo in ogni caso prenderne atto. I documenti antichi di cui abbiamo parlato, attualmente, sono la prova della compattezza e stabilità del testo con i capitoli disposti così come sono. Le incongruenze geografiche ci sono e bisogna semplicemente prenderne atto, qualunque fosse il motivo dell'autore. Non per forza dobbiamo trovare una spiegazione logistico-cronologica per armonizzare tutto a tutto a tutti i costi.

Prendendo atto che al momento i dati sono questi e che i capitoli sono esattamente nell’ordine che abbiamo oggi, possiamo certamente dare le nostre opinioni e, accanto alle riflessioni acute che giustamente fai, ci potrebbero essere altri motivi per i quali l’autore abbia scelto questo tipo di narrazione .

Per esempio, sulla linea di autorevoli studiosi, possiamo notare che in Giovanni in modo particolare lo spazio geografico non fornisce semplici dati logistici, ma funziona come una vera e propria scenografia teologica strutturata sull'alternanza tra Luce e Tenebre:
«la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta» (Gv 1,5) - CEI 1974 laparola.net.

In questa prospettiva, i tre scenari principali non seguono una mappa stradale, ma un ritmo redazionale preciso:

La Galilea (Scenario della Luce): È il luogo dell'accoglienza, della manifestazione della "gloria" e dei grandi simboli della rivelazione vitale. Nel cap. 2 (primo miracolo - segno- a Cana) il testo sottolinea che «manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui» (2:11); nel cap. 4 (secondo segno a Cana) leggiamo che «quando però giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero con gioia» (4:45) dopo l'annuncio dell'acqua viva alla Samaritana; nel cap. 6 (moltiplicazione dei pani) le folle lo seguono ed egli si rivela liberamente come "Pane della Vita" proprio nel contesto teologico in cui «era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei» (6:4). L'acqua, il pane e la cornice liturgica della Pasqua non si incastrano per un errore di rilegatura, ma definiscono l'identità del dono divino nello spazio dell'accoglienza, legando il segno dei pani alla manna dell'Esodo.

Gerusalemme / La Giudea (Scenario delle Tenebre): È il luogo del Tempio ma anche il centro del potere religioso in cui Gesù viene contestato e dove ha luogo la persecuzione. Appena Gesù vi mette piede, l'atmosfera cambia meccanicamente: nel cap. 5 (guarigione del paralitico) inizia lo scontro e il testo dice che «i Giudei cominciarono a perseguitare Gesù» (5:16); nei capp. 7-8 (festa delle Capanne) si muove tra le paure fino al momento in cui «allora raccolsero pietre per scagliarle contro di lui» (8:59); nel cap. 10 (festa della Dedicazione) si ripete la tensione e «i Giudei portarono di nuovo delle pietre per lapidarlo» (10:31).


La Samaria: Nel cap. 4 funge da "terra di mezzo" poiché abbatte la millenaria barriera etnica e religiosa ricordata nel testo, dove si nota che «i Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani» (4:9), anticipando l'estensione universale della salvezza oltre i confini del Tempio di Gerusalemme (4:21-23).

I vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca) seguono un ritmo lineare: un unico grande viaggio dalla Galilea a Gerusalemme. Giovanni spezza questa cronologia e crea un movimento continuo avanti e indietro proprio per mettere in scena il dramma del Prologo: «la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta» (1:5).

I problemi di transizione geografica e la distribuzione dei Segni esistono, come ho scritto nel messaggio precedente, solo se si pretende di leggere il testo come un diario di viaggio moderno. Si tratterebbe di un codice teologico e non di un errore stradale :-) :-)

Detto questo, possiamo assolutamente passare a un altro argomento, ma aspettiamo che intervengano anche gli altri.

Io seguirei il tuo schema, Gianni, con l’ordine che hai proposto.

Prima però, per collegare logicamente il discorso, vorrei che affrontassimo la datazione del Quarto Vangelo, se vi sta bene. Io per un po' taccio fino a quando chi vuole intervenire abbia il tempo di esprimersi.
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