Caino e Abele

AEnim

Re: Caino e Abele

Messaggio da AEnim »

Certo traslitterare dimenticandosi di leggere una shin è grossa :D
noiman
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Re: Caino e Abele

Messaggio da noiman »

Bene... AEnim sono contento che abbia ricevuto la tua risposta, io non ci sarei arrivato …… :-O
Riguardo se l’offerta dei due fratelli ci siamo già posti la domanda all’inizio della discussione se si trattava di una offerta, un dono o un sacrificio spontaneo o richiesto, come hai giustamente osservato si parla di offerta generica sia per Khàin che per Hével, abbiamo già considerato che si parla di מנחתו “minchatò” “la sua offerta” , questo termine sarà utilizzato in futuro per indicare l’offerta dei prodotti vegetali, nel testo non è menzionato il ”korban” che distingue le offerte animali, solo con Noàch compare il sacrificio a titolo di restituzione degli animali che erano stati salvati.
Il concetto del sacrificio come restituzione è definito solo in Dvarim: ”E non ci si presenterà davanti al Signore a mani vuote, ognuno secondo le sue possibilità”, secondo il benessere che il Signore tuo Dio ti ha dato” (Dvarim 16/16-17), il dono ricevuto all’inizio è corrispondente al sacrificio.

Il sacrificio è il simbolo dell’obbedienza a qualche cosa che non si comprende ma si esegue in obbligo alla prescrizione, la fisicità del sacrificio impegna il rituale nella massima espressione e sottrae i significati, una specie di narcosi che è l’espressione del potere, il massimo di questo stato lo ritroviamo nei sacrifici dei popoli mesoamericani. Il sacrificio prescritto esclude la misericordia e la bontà, l’adempimento è l’unica condizione richiesta, la regola adempie alle condizioni della misura , del quando , come e dove , escludendo ogni cosa che non sia quella prescritta.
Ma in tutta la prima parte del libro di Bereshit nulla di tutto questo è menzionato, al lettore il racconto appare come un relitto di un racconto arcaico, nessuna spiegazione, la dimensione fortemente antropomorfica del racconto certamente non incoraggia le speculazioni, ecco perché la fantasia del midrash si scatena maggiormente, D-o è seduto in panchina e non parla, ma sicuramente gli astanti non erano in grado di ascoltare.
Quando ero alla prima elementare c’erano due quaderni e basta, il primo con la copertina di carta oleosa blu, i secondo con la copertina rossa, erano gli anni 50 e prima di pensare di iniziare a scrivere qualche mese si facevano solo aste e pochi altri segni che si copiavano dalla lavagna, bisognava imparare a stare sopra la riga e non fare le orecchie al quaderno, rigorosamente si usava la matita di legno e principalmente il quaderno blu, solo dopo si ricopiava “in bella” sul quaderno rosso e con quello si prendeva la medaglia a fine settimana, l’inchiostro nel calamaio lo trovammo in prima elementare solo dopo natale, con grande solennità il bidello introdusse il calamaio nel buco sullo scrittoio rimasto vuoto, la matita di legno fu sostituita dal pennino e rimase per disegnare. Tutto questo era parte di un progetto pedagogico e sembra che abbia funzionato per molti anni.
Noiman


AEnim

Re: Caino e Abele

Messaggio da AEnim »

Insommai hai una quindicina d'anni almeno più di me, io, dopo la matita, penna a biro.
Grazie per le spiegazioni. Bisogna che mi metta d'impegno a cominciare ad approfondire offerte e sacrifici.
noiman
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Iscritto il: domenica 20 aprile 2014, 22:41

Re: Caino e Abele

Messaggio da noiman »

Un saluto a AEnim e Maria Grazia .... se ci leggono ancora
Sempre in connessione con il sacrificio o offerta spontanea o meno di Khaìn e di Hével rimane da completare trasportando significanti e significati nel libro di Bereshit nell'episodio della richiesta di Dio di sacrificare Itzkàk.

Quando H chiese ad Avrahàm di sacrificare il proprio figlio, la richiesta non significava solo sacrificare il figlio e di conseguenza la propria discendenza ma il punto fondamentale che questa richiesta andava contro la sua visione del mondo. Secondo Kierkegaard in questo processo di sacrificio ha subito “una sospensione teologica “, a favore delle regole comuni che governavano gli uomini per la loro sopravvivenza, la sostituzione con un atto di pura, purissima fede…viene messo in discussione con il dubbio che i comandamenti divini devono essere necessariamente moralmente positivi.
Indipendentemente dalla sua natura il paradosso del sacrificio di Avrahàm è basato su un rapporto fra la divinità e l’uomo inteso come servo-obbediente, una sfida teologica tra un richiedente come sfidante e provocatore e il suo servo sulla terra, la richiesta è di offrire quanto di più caro dispone il servo, la vita di suo figlio e la accettazione della distruzione della sua discendenza, è interessante considerare come pausa temporale le parole introduttive al racconto” dopo questi fatti”, una parentesi temporale in cui Avrahàm aveva un solo figlio, se ne avesse avuti dieci la sfida non si sarebbe mai realizzata, Avrahàm del resto è consapevole del fatto che non ci sarebbe stato un altro Izchàk , il rimorso per quanto aveva fatto lo avrebbe perseguitato nel resto della sua vita, (Soloveitchik ), il senso teologico del concetto di sacrificio subisce una deformazione, quando Avrahàm mostrò la sua volontà di offrire qualche cosa che non poteva essere contraccambiato Dio rinuncia al suo desiderio di effettuazione del dono, , la fonte di questa affermazione la trovate nel libro :” Sul Sacrificio –di Moshè Halbertal, Giuntina a pag. 145 , “Hevèl e Khain offrirono dei sacrifici ma motivati dalla aspettativa di ricevere una ricompensa, terra più fertile, greggi più numerose, il sacrificio di Itzkhàk offre l’opportunità di uscire dal regno dello scambio, ma cosa può sostituire Itzkhàk ?”

Sacks si pone la domanda: perché un uomo il cui nome significa padre delle genti e virtualmente un modello di padre deve essere disposto a sacrificare i figli, anzi l’unico figlio, perché non ha offerto la sua vita in cambio di quella del figlio?

Ma se consideriamo che tutto il racconto è costruito per indicare un modello allo scopo di condannare il sacrificio dei figli, non raro nella cultura del tempo, ma soprattutto voleva scardinare la connessione tra la religione domestica che comprendeva la famiglia e il potere assoluto di proprietà dei padri che per diritto ereditario lo trasferivano al primogenito, la visione biblica nel suo insieme non privilegia mai la primogenitura ma la paternità non intesa come proprietà ma tutela.
Shabbat Shalom
Noiman

Speculator3
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Re: Caino e Abele

Messaggio da Speculator3 »

Dio non aveva specificato quando doveva avvenire il sacrificio. Il tempo del sacrificio era a disposizione di Abramo.
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