Yeshùa ed il divorzio

Re: Yeshùa ed il divorzio

Messaggioda animasalvata » martedì 6 agosto 2019, 15:57

Salvatore ci sta che tu hai il tuo pensiero biblico.
Io invece penso che non esiste nella tradizione orale quella domanda ma era formulata solo per fare un tranello perche non esiste nella torah orale una simile cosa. E poi Yeshua parla di norma INCISA,SCRITTA. La tradizione orale allora non era iscritta e ciò trovo poco sensato che Yeshua parlasse in questo modo della tradizione falsa. Tutto qui.
E poi la bibbia si interpreta da se. Abbiamo il modello di esempio di Dio verso Israele oppure di Osea. Tutti esempi che propendono per l'indissolubilita per entrambi nonostante vi sia qualcosa di sconveniente.
Un saluto.
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Re: Yeshùa ed il divorzio

Messaggioda animasalvata » martedì 6 agosto 2019, 16:43

Per Bgalupi,Salvatore,Noiman o chi desidera contribuire ho fatto due domande nella cartella Yeshua sul matrimonio secondo la bibbia. Vorrei capire qualcosa in piu perche ho questi due dubbi.
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Re: Yeshùa ed il divorzio

Messaggioda animasalvata » domenica 18 agosto 2019, 22:02

Ho letto le norme sui sacerdoti e sommi sacerdoti. Entrambi non potevano sposare una ripudiata. Era vietato. E poiche nel nuovo testamento i seguaci del Cristo sono tutti sacerdoti per cui non è lecito loro sposare una ripudiata. Una ripudiata per cosa indecente era sempre una ripudiata. Quindi i seguaci di Cristo non possono prendere una ripudiata anche in caso di adulterio.

Interessante è anche il caso dell'uomo che seduce una vergine non fidanzata. Egli non può mandare via più la donna anche in caso di adulterio.

Secondo l'interpretrazione di Noiman la cosa indecente sono i rapporti incestuosi e non l'adulterio. Seguendo questa logica la fornificazione di cui parla Yeshua non poteva essere l'adulterio,ma i rapporti incestuosi. Ed in effetti Giuseppe uomo giusto non ripudia la moglie per sospetto adulterio per non esporla ad infamia. Di conseguenza quando Yeshua dice ''chi ripudia la moglie eccetto la fornificazione la espone all'adulterio'' non si riferisce all'adulterio come fornificazione perché Giuseppe per sospetto adulterio decise di non ripudiarla. Lui poteva farlo,ma per proteggere Maria da un rischio di adulterio non lo fece. Ne consegue che la clausola della fornificazione non riguarda l'adulterio ma i rapporti incestuosi.
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Re: Yeshùa ed il divorzio

Messaggioda Salvatore Tarantino » lunedì 19 agosto 2019, 13:23

Non tutto ciò che è vietato ai sacerdoti è invece consentito ad altri.
Talvolta si tratta di precetti riservati a loro, altre volte si tratta di precetti validi per tutti che A MAGGIOR RAGIONE devono osservare soprattutto i sacerdoti.
Ad esempio in Ezechiele 44 oltre che non prendere in moglie una ripudiata, è detto loro anche di osservare i sabati e di non mangiare animali morti da sè.
Questi ultimi due precetti sono validi per tutti e, secondo la mia interpretazione che ho già ampiamente esposto, anche il non prendere in moglie una ripudiata; ad ogni modo Yeshùa in seguito è molto più chiaro (chi sposa una donna ripudiata commette adulterio) e Paolo forse ancora di più (se una donna si risposa finchè il marito è in vita si chiamerà adultera).
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Re: Yeshùa ed il divorzio

Messaggioda bgaluppi » lunedì 19 agosto 2019, 14:21

Salvatore, ma Paolo non sta parlando di matrimonio, fa solo un esempio per esporre il suo pensiero su altro (il vincolo della legge del peccato, di cui parla al cap. 6 e da cui Cristo libera con la morte, e da cui siamo liberi con la "morte in Cristo"). E poi, a chi sta parlando? A giudei, forse? Sta parlando "a gente esperta di legge", non "della legge". Non parla della Torah, perché nòmos non fa riferimento esclusivo alla Torah, ma anche alla legge in genere. Se qui facesse riferimento alla Torah, vorrebbe dire che i destinatari di Romani erano esclusivamente giudei maestri della legge, perché i pagani convertiti non erano affatto esperti "della legge", ma potevano essere esperti "di legge", come Paolo dichiara.

“Infatti la donna sposata è legata per legge al marito mentre egli vive; ma se il marito muore, è sciolta dalla legge che la lega al marito.” - Rm 7:2

Non parla di legame indissolubile o di regole matrimoniali, ma di legame di legge quando si è sposati, che cessa di esistere con la morte. La morte libera dalla legge. Nota bene che non dice che la donna è libera dal legame col marito, ma dalla legge che la lega al marito. E non dall'ex marito da cui ha divorziato (parla di due sposati, non divorziati, quindi è ovvio che siano legati per legge). Lo stesso vale per l'uomo, che certamente è legato per legge alla moglie mentre quella vive, ma se lei muore è libero dalla legge che lo lega a lei. Dunque non parla di vincolo matrimoniale come fa Yeshùa, ma di vincolo della legge. “La legge ha potere sull'essere umano [ànthropos] per tutto il tempo ch'egli vive” vuol dire che l'uomo, in vita, è soggetto alla legge (e se muore non lo è più). La morte libera dal vincolo della legge, e libera dal vincolo del peccato (per cui chi è "morto in Cristo", è libero dalla legge del peccato, di cui parla subito prima al cap. 6). Che c'entra il matrimonio?

Poi, che Yeshùa vieti ad un uomo di sposare una ripudiata in senso assoluto è assolutamente impossibile, perché aggiungerebbe un comandamento alla Torah, anzi insegnerebbe a non fare ciò che la Torah non vieta ma ammette. Il libello di ripudio serviva alla donna proprio per potersi risposare in serenità. È per questo che - come abbiamo discusso - Yeshùa sta parlando di una ripudiata senza giusta causa.
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Re: Yeshùa ed il divorzio

Messaggioda Tony » sabato 31 agosto 2019, 17:53

Ciao , in questo post è stato preso in considerazione anche quello che fece Giuseppe quando lascio segretamente sua moglie per non esporla ad infamia , la bibbia dice che era un uomo giusto (Matteo 1:18-20) . C'entra niente col discorso del divorzio ?
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Re: Yeshùa ed il divorzio

Messaggioda bgaluppi » sabato 31 agosto 2019, 19:03

Provo a risponderti biblicamente, anche se ci sono delle cose che a mio parere non tornano in questi versetti. Mt 1:18 dice che Maria "era stata promessa sposa a Giuseppe". Dunque i due avevano formalizzato il kiddushin, il fidanzamento, ma non erano ancora formalmente sposati perché lei "prima che fossero venuti a stare insieme [coabitazione], si trovò incinta per opera dello Spirito Santo". Si era formalmente sposati nel momento in cui si andava a vivere insieme e si consumava (nissuin). Tuttavia, come abbiamo già detto, i fidanzati erano già considerati sposati con la promessa di matrimonio, tanto che per ripudiare una fidanzata occorreva il ghet (atto di ripudio).

Vediamo il v.19, traducendolo letteralmente:

Ἰωσὴφ δὲ ὁ ἀνὴρ αὐτῆς δίκαιος ὢν καὶ μὴ θέλων αὐτὴν δειγματίσαι ἐβουλήθη λάθρᾳ ἀπολῦσαι αὐτήν

Yosef il marito di lei giusto essente e non desiderante lei esporre come esempio decise segretamente mandare via lei

L'aggettivo δίκαιος (dìkaios) significa "giusto" in senso biblico, ossia di chi osserva la legge. Il termine δειγματίζω (deigmatìzo) è un verbo usato pochissimo anche negli autori classici e nella Bibbia lo troviamo unicamente qui e in Col 2:15, dove è usato col suo significato proprio di "esporre come esempio" (Rocci, Thayer). Non significa affatto "esporre ad infamia", come rende la NR, ad esempio; ossia, il termine non ha necessariamente una connotazione negativa.

A cosa si riferisce dunque il testo quando dice che Yosef era "giusto" e non voleva esporla come esempio, per cui decide di ripudiarla in segreto? Si capisce leggendo Num 5:11-31. Ai vv. 20-21 è scritto:

"Ma se ti sei sviata ricevendo un altro invece di tuo marito e ti sei contaminata, se un altro che non è tuo marito ti ha fecondata, allora il sacerdote farà giurare la donna con un giuramento di maledizione e le dirà: 'Il Signore faccia di te un oggetto di maledizione e di esecrazione in mezzo al tuo popolo, facendoti dimagrire i fianchi e gonfiare il ventre'".

Esporla come esempio significava portarla al sacerdote, per cui lei sarebbe divenuta "oggetto di maledizione e di esecrazione" in mezzo al popolo. Ecco forse perché la NR traduce con "esporla ad infamia" in senso negativo. Giuseppe, essendo giusto, avrebbe dovuto obbedire a questo comandamento, secondo la legge, ma non volle farlo, per cui decise di ripudiarla di nascosto. Il ghet non necessitava di un'approvazione della corte, bastava il consenso tra le parti. Giuseppe tuttavia non intendeva trasgredire la legge perché era giusto, dunque aveva due possibilità: 1.condurla dal sacerdote ed esporla inevitabilmente ad infamia, perché era assodato che lei fosse incinta, o 2. ripudiarla. Scelse la seconda opzione, da realizzare "in segreto", per non esporla ad infamia in mezzo al popolo.

Quello che non capisco è come potesse Giuseppe ripudiarla in segreto, visto che sul documento di ripudio doveva essere riportato ovviamente anche il nome del ripudiante e dunque Maria sarebbe stata una donna incinta ripudiata con in mano un documento che indicava il nome di chi la ripudiava. Non ci sarebbe stato modo che Maria non risultasse esposta. Altra cosa che non torna è che il testo afferma che Giuseppe era giusto, ossia ligio osservante, ma allo stesso tempo non voleva obbedire al comandamento esposto in Num 5:11-31 per non esporla. La sua giustizia però gli imponeva di ripudiare la fidanzata, ma il ripudio non avrebbe potuto in alcun modo restare segreto, né sarebbe stato possibile mandarla via senza atto di ripudio, perché la Torah lo comanda.

Molti critici sostengono che i capp. 1-2 di Matteo non siano originali e siano scritti da qualcuno che non conosceva bene il Tanach e la legge ebraica. A sostegno di questa teoria ci sono molti elementi.
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Re: Yeshùa ed il divorzio

Messaggioda bgaluppi » sabato 31 agosto 2019, 19:54

Voglio dire che il termine dìkaios sembra qui usato più in senso "cristiano" che biblico.
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Re: Yeshùa ed il divorzio

Messaggioda Tony » sabato 31 agosto 2019, 20:44

In che senso "cristiano" ?
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Re: Yeshùa ed il divorzio

Messaggioda bgaluppi » sabato 31 agosto 2019, 20:51

Biblicamente, il senso di "giusto" è "osservante della legge". Qui sembra usato in senso di chi fa un'azione giusta, un'opera buona, che sarebbe il non voler esporre Maria ad infamia. Ma la Torah, in un caso simile, prescrive di condurre la moglie dal sacerdote; un giusto, biblicamente parlando, avrebbe obbedito a questo comandamento, perché altrimenti sarebbe un "ingiusto". La condotta giusta è intesa come ligia obbedienza alla Torah, perché è scritto: "Metterete in pratica le mie prescrizioni e osserverete le mie leggi, per conformarvi a esse. Io sono il SIGNORE vostro Dio." (Lv 18:4, cfr. Lv 20:22; 22:31; 25:18; Num 15:40; Dt 4:6; 7:12 etc.). Giuseppe non vuole che Maria fosse esposta, dunque decide di ripudiarla. Ma il ripudio “in segreto” non ha senso, biblicamente, né praticamente. Maria sarebbe stata una giovane donna incinta senza marito, con in mano un atto di ripudio (obbligatorio) che doveva attestare il nome del ripudiante.
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